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Rachel McDonald, vincitrice dell’ONA Best Photography award, condivide pensieri ed emozioni sul rapporto virtuoso tra il popolo Lakota e i cavalli

Questo articolo è parte della collana editoriale ispirata dall’ONA Short Film Festival.

Nella Riserva Indiana di Pine Ridge, Sud Dakota, il rapporto ancestrale tra essere umani e cavalli assume nuovi significati. L’Indian Relay è uno sport tradizionale, una cultura antica tramandata di generazione in generazione. Oggi, grazie alla no-profit Sage to Saddle e alla squadra Dancing Warrior, riesce anche ad incidere sulla vita e sulla società dei giovani Lakota. L’omonimo documentario, diretto da Rachel McDonald e Peter Goetz, ci porta nelle vaste e magiche badlands del Midwest, dove l’oscurità e l’autodistruzione vengono sconfitte dalle falcate di nobili purosangue, e dove la sensibilità umana rima con quella equina. William ‘Grandpa Shorty’ Brewer e gli adolescenti Kaden Brings Plenty, Arianna Holiday e Joe Fasthorse sono solo alcuni dei protagonisti di questo viaggio culturale e sportivo: sono figure che riescono a connettere passato e presente, mostrandoci le unicità del popolo Lakota, confidandoci le sue difficoltà, ed evidenziando l’importanza essenziale di un team come Dancing Warrior per il suo futuro.

‘Dancing Warrior’ è stato premiato nella categoria Best Photography dell’ONA Short Film Festival, ricevendo uno dei suggestivi trofei creati da SURI Studio ed ispirati alla granseola veneziana. Noi concludiamo la collana editoriale di quest’edizione intervistando la sua regista Rachel McDonald e scoprendo nuovi dettagli di quest’evocativa produzione documentaristica.

Rachel McDonald, Dancing Warrior Director

Innanzitutto, puoi raccontarci che sensazioni ha vissuto osservando da vicino uno sport tradizionale come l’Indian Relay?

“Sono stata semplicemente ipnotizzata e affascinata dalla qualità atletica e dalla saggezza di questi giovani. Penso che in pochi abbiano assistito da vicino a questo tipo di sport, ed è stato estremamente divertente farlo. L’intera opportunità è stata una sorta di dono, anche alla luce del valore culturale e storico di questa pratica per il popolo Lakota. Volevo che molte più persone osservassero questi ragazzi gareggiare, comprendessero l’aspetto culturale di questa pratica, e ammirassero l’irreale qualità atletica dei Dancing Warrior”

‘Dancing Warrior’ è l’epitome contemporanea del rapporto senza tempo tra il popolo Lakota e i cavalli. Come ha vissuto questa connessione e che emozioni ti hanno dato i suoi protagonisti?

“È stato speciale, mi sono sentita fortunata quando ci hanno accolto e fatto avvicinare a loro e ai loro cavalli. Caden è un atleta fenomenale, il capitano, quello che tutti tendono ad emulare. Ariana, invece, ha una profonda, quasi mistica connessione con questi animali, e i suoi compagni riconoscono questo fatto. Sono tutti una grande famiglia, e tutti parlano del legame tra Arianna e i cavalli, definendolo come qualcosa di unico. Mi ha confidato di aver perso il padre da giovane, e che lo sente reincarnato nel suo cavallo. Quando cavalca, dice di sentire la sua voce. E quando si distrae, o la sua mente si perde nella confusione esterna, il cavallo lo sente immediatamente, e glielo fa notare. Lo stesso processo accade all’inverso. È una connessione veramente significativa”

Puoi parlarci di questo team? Che ambiente lo circonda? E perché hai deciso di focalizzare così tanto il tuo racconto sui dettagli che popolano questo sport?

“Dancing Warrior è una delle squadre che partecipa al programma doposcuola dall’organizzazione Sage to Saddle. Programmi come questo aiutano i ragazzi Lakota ad attraverso il duro periodo invernale, a proteggerli dall’abuso dalle dipendenze e dai lati oscuri della Riserva, e a riconnetterli con sport tradizionali. Nel film, però, abbiamo voluto concentrarci sulla celebrazione di questo gruppo di persone. Ariana, per esempio, riesce ad ispirare pur essendo così giovane... Durante l’intervista mi ha riferito di come molte persone lascino la Riserva per ottenere una vita migliore: a suo avviso, dovrebbero andare per poi tornare, e migliorare le condizioni di questi luoghi. Mi vengono i brividi pensando a queste frasi, a questi ragionamenti. Durante le riprese, aveva appena 15 anni. Eravamo una crew piccola, ma ero accompagnata da uno dei miei DP preferiti, che è anche mio partner nella vita. Volevamo sentire e mostrare l’anima di tutto ciò che ci circondava, evidenziandone il lato spirituale. La nostra idea era quella di ritrarre una storia intima, focalizzandoci sui dettagli che ritenevamo importanti. Durante l’edit, per esempio, abbiamo scelto di accostare l’occhio di un cavallo a quello di un ragazzo Lakota. C’era così tanta umanità in quel meraviglioso occhio equino connesso ai giovani Lakota...”

ONA è anche sinonimo di storytelling sportivo. Cosa significa per te essere una storyteller e cosa cerchi in storie come Dancing Warrior?

“Amo e guardo molti sport. Ho lavorato con diversi atleti e sono felice quando riesco ad entrare nella loro sfera umana, a raccontare una storia più grande, che non riguarda solo il loro talento fisico. Per me tutto ruota attorno ai personaggi. Quando crei una tangibile connessione con loro, e riesci a comprendere la loro connessione con lo sport, puoi veramente raccontare storie che abbiano un impatto sociale o emotivo. La realtà dei Dancing Warrior è unica, sotto questo punto di vista. Quando li abbiamo incontrati alla Crazy Horse Ride, non sapevamo quello che avremmo fatto. Loro viaggiano per competere con altre squadre della Riserva, e siamo diventati loro compagni per qualche giorno. All'inizio siamo semplicemente stati al loro fianco. Una volta introdotti e accolti da 'Grandpa Shorty', ho cominciato a ragionare sulla storia e a vederla rivelare naturalmente. ‘Grandpa Shorty’ è l’anziano della Riserva e l'allenatore dei Warrior, ci ha accolto calorosamente, seguito da tutti i ragazzi. Mi sono sentita parte di una famiglia, insieme a mio figlio che, ad appena 6 mesi, ci ha accompagnato in questa meravigliosa esperienza. Quando non lo tenevo in braccio, lo lasciavo ai ragazzi Lakota, che lo mettevano sui loro pony. Dal primo secondo, ‘Grandpa Shorty’ si è palesato come un grande saggio. Lo circondava così tanto rispetto... Lui ama questi ragazzi e loro ricambiano il suo amore. È un ex poliziotto, nonno di Caden e padre putativo di Arianna, ma tutti lo chiamano ‘Grandpa Shorty’. Emanata calore e dolcezza, ma anche un senso di protezione e mentalità da coach. È là fuori tutti i giorni a guidare i ragazzi, pronto a dare feedback per ogni gara ed allenamento. È stato fantastico assistere all’operato di un incredibile coach, mentore e nonno, un uomo che dedica tutto sé stesso alle nuove generazioni della Riserva. Nutre una passione vera e vuole plasmare il futuro delle nuove generazioni, mostrando loro una via alternativa alle brutte abitudini: quella legata ad uno sport così radicato nella cultura e nella storia Lakota. Ci sentiamo ancora telefonicamente, tra qualche settimana parteciperà con me e Kaden ad un Festival”

A San Servolo avete vinto il Best Photography Award ONA Shortfilm Festival, che reazione hai avuto?

“Non ci aspettavamo di vincere un premio all’ONA. Sono arrabbiata, perché non sono riuscita a venire a Venezia, ma contenta perché Peter Goetz, il mio directing e producing partner, è riuscito a raggiungere San Servolo all’ultimo secondo. Vincere un award è un'aggiunta incredibile... Faccio film per connettermi con il pubblico e per gustarmi l'intero processo. E voglio raccontare storie a cui tengo veramente. Sento di avere successo quando il pubblico costruisce un legame vero con le mie produzioni. Quindi, vincere un premio è un 'bonus' incredibile. Mostrare questa storia a Venezia, poi, ad un pubblico italiano così distante da Pine Ridge e dal popolo Lakota, è stato fantastico. Eravamo veramente eccitati dalla sola idea... Vincere un premio è stato, veramente, il livello successivo!”

Gli altri vincitori dei premi ONA: Best Cinematography / Rythm of Water, Best Adventure / Belove- A Life At Sea, Best Sountrack / Neon Noir, Ocean Conservation Award / Coexistence, Life Achievement / Thør Heyerdahl – Kon Tiki Expedition, CAI Award / Belov A Life At Sea, Unesco Heritage & Urban Regeneration – Università Iuav di Venezia / I Am The Nature.

Visitate il sito onafilmfestival.com per ottenere maggiori informazioni, scoprire i vari film e restare aggiornati sulla prossima edizione.