L'energia delle Fashion Week è connessa alle emozioni senza filtri dell'immaginario sportivo
Chris Rajaon ha esplorato molti volti della fotografia, in ognuno dei quali è riuscito a riflettere la sua visione unica. Il percorso artistico lo ha portato dalle passerelle chic di Parigi ai roboanti motori delle corse automobilistiche, fino al più recente spettacolo olimpico. È qui, tra la dinamicità e l'emozione del gesto atletico, che Chris ha scoperto una nuova, altra dimensione, quella che riecheggia profondamente nel suo amore e nella sua connessione di lunga data con l'immaginario sportivo.



Può raccontarci il tuo percorso fotografico? Cosa ti ha fatto appassionare, inizialmente, a questa forma d’arte?
“All'inizio la fotografia è nata come una passione, fotografavo tutto e vedevo la lente come un modo per esprimere la mia creatività. Quello che mi è sempre piaciuto della fotografia è la sua libertà, la possibilità di scattare quello che si vuole, di viaggiare, di visitare nuovi luoghi, di conoscere nuove persone da tutto il mondo.”
“Credo di aver sempre voluto fare il fotografo fashion. Intorno al 2014, ho iniziato a seguire alcuni fotografi che facevano street style. Dato che una delle più importanti fashion week si svolge a Parigi, ho voluto provare a lanciarmi in questo contesto. Probabilmente è stato il modo più 'semplice' per iniziare a fare fotografia fashion, perché tutto avviene per strada, in pubblico. Ha plasmato il mio occhio, la mia visione. A causa della grande concorrenza, devi spingerti oltre ed essere più creativo, distinguerti. La fashion week parigina mi ha costretto ad esplorare nuovi orizzonti, che hanno sempre più plasmato il mio stile nel corso degli anni. La fotografia sportiva è un qualcosa di recente. L'anno scorso ho iniziato a occuparmi di eventi automobilistici e le Olimpiadi sono il mio secondo evento sportivo. È stato fantastico poterle ritrarre”.




Come hai sviluppato il tuo stile fotografico? Hai avuto dei particolari punti di riferimento?
“Attraverso le fashion week. Per me è stata la migliore scuola per imparare, e devo ammettere che, in un certo senso, non è molto diversa dalla fotografia sportiva. Devi essere veloce a cogliere l'attimo in pochi secondi, pochi minuti, se sei fortunato. Devi essere consapevole dell'ambiente e dello spazio. Ecco perché, a mio avviso, esiste un legame tra la fotografia sportiva e quella street della settimana della moda. Questo lato della della fotografia sportiva mi ha subito affascinato: può sembrare una novità, per me, ma allo stesso tempo non la è.”
“La maggior parte delle mie ispirazioni giunge dai miei amici, anche loro fotografi. Sono quasi 10 anni che continuiamo a spronarci a vicenda, credo che questo mi abbia aiutato a crescere. Ora voglio fare più eventi sportivi. Come molte persone, ho sempre amato e guardato lo sport, soprattutto il calcio e la pallacanestro fin da bambino, quindi poter fotografare alcuni dei più grandi atleti del mondo è stata una sensazione davvero straordinaria.”




Com'è stato essere parte delle Olimpiadi di Parigi 2024?
“Sono nato e cresciuto a Parigi ed ero molto eccitato alla sola idea che i Giochi Olimpici si svolgessero qui a casa mia. Ero anche un po' spaventato, perché negli ultimi anni ci sono stati grossi problemi qui in Francia. La città era completamente blindata, la sicurezza e la polizia erano ovunque: per i parigini è stato a tratti terribile, un sacco di traffico, un sacco di problemi. Ma dopo la cerimonia di apertura, in cui tutto è andato bene, credo che tutto sia filato liscio. Ho iniziato ad andare agli eventi quasi ogni giorno e l'atmosfera era incredibile. Sono felice che Parigi abbia mostrato una buona immagine dei francesi e che abbia creato un'atmosfera unica.”



Dopo aver vissuto l'esperienza olimpica, secondo te cosa rende grande, o iconica, una fotografia sportiva?
“Una grande foto sportiva dipende da due criteri: il contesto, specie se si tratta di un momento storico, e le espressioni sui volti degli atleti, che siano di gioia o di tristezza. Inoltre, in questi eventi ci sono centinaia di fotografi, quindi bisogna distinguersi. Se un fotografo riesce a distinguersi e a fare qualcosa di visivamente diverso nei pochi secondi a disposizione, questo renderà grande la sua foto. Durante le Olimpiadi ero tra la folla, non ero accreditato né lavoravo con l'organizzazione dell'evento. Ero da solo, sugli spalti, a fotografare i diversi sport. È stata un'esperienza pazzesca. L'evento migliore che ho avuto l’opportunità di fotografare è stato, probabilmente, l'universo dell'atletica leggera, l’evento che secondo me rappresenta di più le Olimpiadi. È stato un sogno che si è avverato.”









