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Oro Mondiale a Budapest, argento olimpico a Parigi, il recordman canadese e atleta adidas ci guida nel suo percorso umano e nell’arte in costante evoluzione degli 800 metri

Per alcuni, gli 800 metri rappresentano la disciplina più temibile del vasto regno dell’atletica: un fragile punto d’incontro tra frenetica strategia e controllo del ritmo, un delicatissimo equilibrio, in costante divenire, tra riflessione, istinto e massima esplosione cinetica. 

Per Marco Arop, recordman canadese, già oro Mondiale e argento olimpico, nonché specialista entrato di diritto nel gotha dell’atletica internazionale, gli 800 metri rappresentano il perfetto crocevia tra una virtuosa educazione familiare, una chiara autoesigenza volta al costante miglioramento, e un desiderio di trasmissione valoriale alle generazioni che lo seguiranno sul tartan. 

Il nativo di Khartoum, Sudan, allevato dalla tranquilla gentilezza a base di foglie d’acero, lontano dalla guerra civile che demoliva il suo Paese d’origine, pare vivere il mezzofondo come la raccolta e, allo stesso tempo, la condivisione di un testamento umano. Come un educato manifesto alla bellezza insita nel superamento dei propri limiti. Nell’orgoglio dei propri cari. Nel ghiaccio nelle vene. Nel fuoco dell’esempio. 

La pallacanestro è stata la tua prima passione sportiva. Al di là del celebre episodio relativo al tuo allenatore di basket liceale, che ti ha spinto verso l’atletica, cosa ti ha realmente portato a scegliere questa disciplina? Cosa hai trovato negli 800 metri di così speciale? E quanto della tua formazione cestistica hai trasposto in pista?

“Mi sono innamorato della pallacanestro durante le scuole medie. È diventata fin da subito una mia grande passione. In quegli anni ho imparato lezioni fondamentali, dentro e fuori dal campo. Ho compreso il valore del duro lavoro e della disciplina, l’importanza del gioco di squadra e dell’essere un atleta capace di ascoltare, migliorandosi attraverso il confronto con i propri allenatori. Quando ho deciso di passare all’atletica, tutti quegli insegnamenti si sono rivelati estremamente preziosi. Naturalmente, la principale differenza è il passaggio da uno sport di squadra, dove si compete e si cresce insieme, a una disciplina individuale come l’atletica, dove tutto dipende da te.”

In diverse interviste hai sottolineato quanto la tua famiglia abbia influenzato profondamente la tua identità. In particolare, hai sempre menzionato il ruolo cruciale di tua madre. Puoi condividere un ricordo, un’immagine o un aneddoto che aiuti a capire quanto le persone a te care abbiano inciso sul tuo percorso umano e sportivo? 

“La mia famiglia rappresenta tutto per me. Ha avuto l’impatto più significativo nel definire la persona che sono oggi. Mia madre è stata l’elemento che l’ha tenuta unita: osservare la sua fede, la sua forza nell’affrontare le difficoltà, mi ha offerto un modello straordinario da seguire nella mia vita, sia in pista che fuori. Entrambi i miei genitori hanno fatto ogni cosa in loro potere per garantire a me e ai miei fratelli protezione, stabilità e opportunità. Per questo nutro per loro un profondo rispetto e un amore immenso. Anche i miei fratelli condividono questa esperienza. Da bambini litigavamo spesso, ma oggi non potremmo essere più uniti di così. La famiglia è il mio punto di riferimento costante: qualunque cosa accada, sappiamo di poter contare gli uni sugli altri.”

Il mezzofondo è considerata una delle discipline più complesse dell’atletica: un equilibrio costante tra dolore, ritmo, strategia, resistenza aerobica, condizionamento anaerobico, intuito e opportunismo. Come affronti mentalmente ogni gara, alla luce di queste complessità? E come sei riuscito, in tempi relativamente brevi, a sviluppare una comprensione così profonda di una specialità che solitamente richiede anni per essere pienamente assimilata?

“Amo mettermi alla prova, e il mezzofondo è stato, finora, la sfida più dura ma anche la più gratificante che abbia mai affrontato. Il numero di variabili coinvolte per diventare un atleta competitivo in questa disciplina è davvero enorme. A mio avviso, i due elementi più importanti sono la pazienza e la costante volontà di migliorarsi. Quando ho iniziato, non avevo alcun senso del ritmo o della tattica di gara. È stato attraverso l’allenamento mirato (tutto il merito va al mio allenatore) e la sperimentazione di strategie diverse in gara che ho potuto cominciare a comprendere a fondo questa specialità. È un processo di crescita continua, che richiede fiducia, dedizione e tempo.”

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Il biennio 2023-2024 è stato straordinario per te, un periodo segnato da numerosi successi, tra cui l’oro mondiale e l’argento olimpico. Quali emozioni ti porti dentro di quei momenti a Budapest e Parigi? E quali nuove motivazioni o riflessioni ha innescato in te un traguardo come il record nazionale canadese sugli 800 metri?

“I successi ottenuti in questi ultimi due anni hanno sbloccato dentro di me un livello di fiducia che mai avevo provato prima. Sin dall’inizio del mio percorso nell’atletica, uno dei miei obiettivi è stato quello di diventare il miglior specialista mondiale sugli 800 metri. Ora sento davvero quel traguardo alla mia portata.”

Stai anche esplorando la distanza dei 1500 metri. Cosa ti ha spinto verso questa nuova sfida e come descriveresti oggi Marco Arop come atleta? Qual è la tua identità sportiva e in che direzione stai cercando di evolverla?

“Ho sempre avuto l’ambizione di diventare un grande mezzofondista e, per padroneggiare gli 800 metri, sapevo che avrei dovuto costruire anche una dimensione di eccellenza sui 1500. Negli anni, grazie al lavoro con il mio allenatore Chris Woods, ho potuto migliorare molto la mia forza e la mia resistenza. Confrontarmi con i migliori interpreti del 1500 è una sfida che sto vivendo con entusiasmo. Anche se non sono ancora dove vorrei essere, riesco a percepire chiaramente i progressi fatti, e questo mi conferma che sto andando nella direzione giusta. Continuo a considerarmi uno specialista degli 800, ma man mano che miglioro anche nei 1500, la possibilità di affrontare entrambe le distanze nei grandi eventi diventa sempre più concreta.”

Nel tuo percorso verso l'eccellenza atletica, come si inserisce il rapporto con un brand iconico e innovativo come adidas? Poco tempo fa siamo stati ospiti dell'evento 'Road to Records': a questo proposito, che tipo di supporto ti sta offrendo la collaborazione con adidas nella ricerca di prestazioni storiche sugli 800 e 1500 metri?

“adidas è stata al mio fianco in ogni fase della mia carriera professionistica. Abbigliamento tecnico, calzature innovative, la possibilità di lavorare con uno dei migliori team del settore… Il supporto del brand ha alimentato e continua ad alimentare concretamente il mio percorso verso l’eccellenza. Senza adidas, non sarei dove sono oggi.”

Hai detto: “Ho osservato e studiato altri atleti anche fuori dalla mia specialità e ne ho tratto ispirazione. Credo che sia quasi un dovere fare lo stesso per gli altri, per coloro che mi seguono e chiedono un aiuto, un consiglio...” Hai spesso espresso il tuo desiderio di ispirare le nuove generazioni. Da dove nasce questo ideale e perché senti il bisogno di condividere la tua esperienza? Al di là dei tuoi successi sportivi, consideri questa missione uno dei tuoi obiettivi principali per il futuro?

“Se non fosse stato per gli atleti che mi hanno preceduto, nemmeno avrei saputo che questo tipo di percorso fosse possibile. Sarò per sempre grato a chi ha aperto la strada prima di me, e spero di poter fare lo stesso per chi mi seguirà. La mia carriera, come molte cose nella vita, avrà un inizio e una fine. Credo sia mio dovere dare il massimo mentre sono in attività e attingere ispirazione da ogni fonte possibile. Quando tutto sarà finito, potrò voltarmi indietro con orgoglio per ciò che ho realizzato, e spero che anche la prossima generazione di atleti possa fare lo stesso, magari anche grazie al mio contributo.”