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A corredo di un’esperienza che ci ha visto esplorare il territorio di Chamonix con The North Face, abbiamo avuto l’opportunità di dialogare con una delle atlete più interessanti del panorama internazionale ultra trail running, Ida Sophie Hegemann, che ci ha offerto un punto d’osservazione particolarmente prezioso, da cui poter indagare la natura più intima di questa disciplina

‘More than a place. It’s a mindset’. Questo il claim che ha accompagnato una speciale attivazione The North Face, che ci ha visto esplorare le montagne di Chamonix, lungo la coda finale dell’UTMB, attraverso la nuova Offtrail Ultra. ‘It’s a calling that connect us.’ prosegue questo manifesto trail, rispecchiando, implicitamente, l’approccio a questa dimensione sportiva di Ida Sophie Hegemann.

La sua storia con il trail running è nata come una deviazione da un percorso atletico che sembrava già segnato. Dopo un’adolescenza trascorsa tra pista, strada e alcuni anni marchiati dagli infortuni, una gara in montagna affrontata senza particolari aspettative si è trasformata, per l’appunto, in una vocazione. A cui sono seguite, in sequenza, nuove distanze, adattamenti, esplorazioni di territori unici e, soprattutto, un nuovo mindset.

Oggi, la chiave per comprendere la corsa e l’esistenza di Ida Sophie Hegemann pare essere racchiusa nella capacità di considerare la misura personale, o meglio, il proprio limite come una vetta da raggiungere e conquistare. Le lunghe distanze in solitaria si mostrano come forma d’indagine personale, componendo una condizione rara, in cui la natura cessa di essere semplice scenario per assumere la forma d’interlocutrice.

È su questo stesso terreno che si innesta il rapporto con The North Face: una collaborazione che Hegemann descrive come un percorso di crescita atletica e personale, costruito sulla curiosità, sulla sperimentazione e sulla libertà di cercare luoghi e sfide ancora sconosciute. 

Ida Sophie Hegemann for The North Face
The North Face Chamonix experience
The North Face Chamonix experience
The North Face Chamonix experience

Nel presentarti, dici spesso che sei arrivata al trail running per pura coincidenza, dopo gli esordi su pista. Di che coincidenza si tratta? E cosa ti ha fatto innamorare del trail running e della sua componente ultra?

“Ho frequentato una scuola privata dove mi allenavo per la corsa su pista e su strada, ma ho trascorso diversi anni alle prese con svariati infortuni e, per molto tempo, sono riuscita a gareggiare a malapena. Poi, quasi per caso, mi sono iscritta a una gara in montagna semplicemente per divertirmi. Alla fine l’ho vinta e, proprio grazie a quel risultato, sono stata invitata a partecipare alla Transalpine Run. In quel momento non sapevo neppure davvero che cosa fosse il trail running. All’improvviso, davanti a me si è aperto un mondo completamente nuovo. Fin dall’inizio ho avuto la sensazione che, attraverso il trail running, avessi riscoperto il mio amore per la corsa stessa. Ho ritrovato il piacere di competere contro me stessa, di spingere più in là i miei limiti, di provare a diventare il più veloce possibile e, al tempo stesso, di scoprire fin dove e con quale rapidità il mio corpo fosse in grado di arrivare. Credo di essere sempre stata naturalmente attratta dalle lunghe distanze. Amo la sfida, ma anche quella straordinaria successione di momenti di esaltazione e difficoltà che si attraversano durante le gare molto lunghe. In questo senso, assomiglia alla vita stessa: le cose sono imprevedibili e ti viene continuamente chiesto di adattarti. Probabilmente è proprio questa imprevedibilità ad affascinarmi più di ogni altra cosa nell’ultrarunning. Ogni gara ti restituisce qualcosa. Ti rivela aspetti nuovi di te stessa, nuove aree su cui lavorare, nuove debolezze da comprendere e nuove possibilità di miglioramento. Amo profondamente questo processo.”

 

Parlando della tua disciplina, hai sottolineato il suo essere solitaria. Cosa ispira in te la solitudine di questo sport?

“Associo in maniera naturale la solitudine alla libertà, alla pace e alla concentrazione. Significa anche raggiungere uno stato in cui mi sento completamente connessa con la natura che mi circonda. Amo diventare intensamente consapevole del mio corpo: percepire ogni muscolo al lavoro, sentire me stessa avanzare e, infine, entrare in quello stato di flow in cui ogni cosa sembra trovare naturalmente il proprio posto.”

 

You’ve conquered some of the most iconic races in the world of ultra trail running. What’s the secret to crossing the finish line first after challenges that are as epic as they are deeply human? How do you overcome the battle against yourself and your own limits?

“Non credo che esista davvero una formula segreta. La sensazione che si prova quando si riesce ad andare oltre ciò che si credeva essere il proprio limite è incredibilmente gratificante, e tutti gli altri momenti, positivi o negativi, fanno semplicemente parte di quel processo. Bisogna essere mentalmente forti, ma è anche necessario conoscere sé stessi in maniera estremamente profonda. Devi saper leggere il tuo corpo e la tua mente, comprendere che cosa ti sta accadendo e, nonostante questo, essere ancora capace di metterti alla prova e continuare a spingere quando le cose diventano difficili. In quei momenti cerco sempre di ricordare a me stessa quanto amo stare all’aria aperta e quanto profondamente amo correre. Tornare a quella sensazione mi aiuta ad affrontare i limiti del mio corpo. Non credo affatto che esista un trucco. Si tratta piuttosto di comprendersi, accettare i momenti difficili e continuare ad attraversarli.”

 

Il nostro media vede lo sport come sinonimo di arte. Quali sono, nella tua visione, i punti di contatto tra l’ultra trail running e la dimensione artistica? Quando muovi il tuo corpo nella natura, ti senti un’artista?

“Mi piace molto questa domanda, perché ho studiato architettura e ho sempre avuto un rapporto molto importante con l’arte. Quando ero all’università e si avvicinava una consegna, soprattutto nei momenti in cui sentivo di aver bisogno di nuove idee o di ispirazione, uscivo semplicemente e andavo ad allenarmi. E rientravo, dopo aver corso, con moltissimi pensieri nuovi. Per questo sento davvero che il trail running, e la natura stessa, abbiano sempre alimentato la parte più artistica di me. Direi che esiste qualcosa di intrinsecamente artistico nel trail running stesso. Guardi costantemente qualche metro davanti a te, cercando di individuare la linea migliore possibile. In questo senso, può essere paragonato allo sci alpino. Guardi una montagna e ti chiedi: come posso raggiungere la cima? Oppure, una volta arrivata lassù, in che modo troverò la mia personale via per tornare a valle? In questo processo c’è qualcosa di molto vicino all’arte. Ci sono interpretazione, istinto e improvvisazione. Poi ci sono tutti i colori, gli odori e i suoni che incontri mentre ti muovi nella natura. Rimangono con me quasi come pennellate impresse nella mente. Assorbi tutte queste impressioni mentre corri, a volte senza nemmeno pensarci consapevolmente.”

 

Proseguendo la precedente domanda, il tuo sport ovviamente ti pone in contatto costante con la natura. Che sensazioni ti attraversano esplorando scenari di tutto il globo grazie al movimento del tuo corpo? E che dettagli naturali ti affascinano o meravigliano maggiormente?

“Credo che, quando trascorri così tanto tempo sui sentieri, finisci per vivere ogni stagione in maniera completamente diversa. Devi continuamente adattare te stessa, e il tuo sport, alla natura, anziché pretendere che sia la natura ad adattarsi a te. C’è qualcosa di molto speciale in questa relazione. Una delle cose che amo di più è quando sotto di te si stende uno spesso strato di nuvole o di nebbia bassa. Cominci a correre salendo lungo una montagna mentre tutto rimane nascosto sotto le nuvole e poi, improvvisamente, raggiungi la vetta e ti ritrovi al di sopra di esse. Per me è una delle esperienze più belle che si possano immaginare. Momenti come questi generano una quantità enorme di emozioni positive. In generale, ogni volta che esco a correre, semplicemente, mi sento felice. Quasi senza eccezioni, torno a casa sentendomi meglio di come mi sentivo prima di uscire.”

Ida Sophie Hegemann for The North Face
The North Face Chamonix experience

You’re part of a brand that has shaped not only trail running, but outdoor culture as a whole: The North Face. How has that relationship influenced your evolution, both as an athlete and as a person?

“Fin dall’inizio è stato un onore entrare a far parte di questo team. Abbiamo tutti un rapporto molto forte con il brand e ho subito notato le personalità estremamente distinte di ogni atleta del team. Ognuno è un personaggio a modo proprio e penso che sia proprio questa individualità a rendere tanto il team, quanto il brand, così speciali. Trovo molto gratificante la possibilità di ispirare e motivare altre persone semplicemente facendo ciò che ami più di ogni altra cosa. Nel mio caso significa correre nella natura. Forse è la cosa più semplice che si possa immaginare e, al tempo stesso, mi sembra uno dei più grandi privilegi che si possano avere. Il brand mi ha certamente aiutato a crescere, non soltanto come atleta, ma anche come persona. Mi ha aiutato a diventare più sicura di me stessa, più coraggiosa nel provare cose nuove e più curiosa nell’esplorare l’outdoor. Mi ha incoraggiata a continuare a cercare luoghi sconosciuti e nuove sfide, e ad avvicinarmi sia alla mia carriera, che al mondo che mi circonda, con un vero senso.”

 

Parliamo ora dell’ultima novità della collezione trail di The North Face, la nuova Off-Trail Ultra. Quali sono le tue impressioni sulla scarpa? E sei stata coinvolta personalmente nel suo sviluppo o nel fornire feedback al brand durante le varie fasi del processo?

“Sono molto fortunata ad avere la possibilità di partecipare al processo di sviluppo dei prodotti. Dal momento che siamo un team trail globale relativamente piccolo, noi atleti possiamo essere coinvolti in maniera molto diretta e personale e abbiamo l’opportunità di fornire feedback durante le diverse fasi dello sviluppo. Per noi atleti rappresenta un vantaggio enorme ed è qualcosa che apprezzo sinceramente. Credo che, alla fine, sia possibile vedere questo livello di collaborazione riflesso nei prodotti stessi. Dietro ogni scarpa c’è una quantità straordinaria di ore di lavoro. Vengono testate in moltissime condizioni differenti e sottoposte a un’enorme varietà di sollecitazioni. Come atleti trascorriamo ogni giorno correndo su trail estremamente tecnici e impegnativi, quindi possiamo testare i prodotti fin dalle primissime fasi e comprendere abbastanza rapidamente ciò che funziona e ciò che, invece, necessita ancora di essere migliorato. Della Off-Trail Ultra apprezzo in particolare la sensazione di leggerezza. Allo stesso tempo, offre un grip incredibile e restituisce una percezione molto diretta del contatto con il terreno. Credo sia un’ottima scarpa per chi ama trascorrere il proprio tempo sui sentieri, ma desidera anche la libertà di spingersi oltre i percorsi più convenzionali. È particolarmente adatta a terreni più tecnici e propriamente off-trail, pur consentendo di muoversi con grande velocità. È una scarpa che trasmette realmente una sensazione di rapidità.”

 

Sei molto giovane, classe 1997. Tanti e tante ultra trailer arrivano alla piena maturazione in età più avanzata, proprio per l’evoluzione della componente mentale. Come hai raggiunto una tale maturità mentale in così poco tempo? E la tua mente come processa una gara ultra?

“Ho scoperto la corsa quando avevo dodici anni e molto presto ho iniziato ad allenarmi ogni giorno. Quindi, la corsa rappresenta una parte enorme della mia vita da allora. Lungo il percorso ho attraversato moltissimi momenti positivi e negativi. Ci sono stati i successi, naturalmente, ma anche grandi battute d’arresto e infortuni, come dicevo prima. Proprio grazie a queste esperienze posso dire di conoscere il mio corpo estremamente bene. Conosco i miei punti di forza, ma comprendo anche le mie debolezze. E quando trascorri così tanto tempo da sola sui sentieri, soprattutto durante allenamenti molto lunghi, hai a disposizione una quantità enorme di tempo per riflettere. Sei semplicemente lì, sola con te stessa. Con il passare degli anni, tutto questo finisce per insegnarti moltissimo su chi sei. Sono convinta che quando fai qualcosa che ami davvero, qualcosa che rappresenta autenticamente la tua passione, proprio attraverso quella cosa diventi più forte. È così che vivo la corsa. Vivo ciò che amo profondamente, e questo mi dà forza. Allo stesso tempo, continuo a imparare. Continuo ad attraversare momenti difficili e continuo a commettere errori, ma anche questo fa parte del percorso. Ogni lezione che impari, e persino ogni fallimento che vivi, ti lascia qualcosa. Diventi più forte proprio grazie a quell’esperienza. Credo che questo faccia semplicemente parte del processo attraverso cui si diventa atleti.”

 

Nel tuo contatto con il trail running, gioca un ruolo fondamentale anche la comunicazione, per mezzo di serie digitali e podcast. Perché hai deciso di porti al mondo anche come storyteller? E che tipo di messaggi speri di trasmettere attraverso quest’impegno parallelo?

“Non credo sia mai stata una decisione presa consapevolmente. Sono semplicemente me stessa e, in qualche modo, tutto si è sviluppato naturalmente. Sono molto felice di avere l’opportunità di utilizzare la mia voce per contribuire alla crescita di questo sport e, spero, anche per aiutarlo a evolversi. La cosa che per me più conta è poter ispirare le persone più giovani e, in particolare, le ragazze e le giovani donne a uscire e scoprire i sentieri in prima persona. Mi rende sempre grata sentire racconti di coloro che sono state incoraggiate da uno dei miei video, o da qualcosa che ho condiviso. Quando qualcuno viene da me e mi dice: ‘Ho fatto la mia prima corsa perché ho visto quello che stavi facendo tu’, per me significa moltissimo. C’è qualcosa di profondamente gratificante nell’incoraggiare le persone a provare cose nuove, a uscire dalla propria zona di comfort e, magari, a scoprire dove possano trovarsi i propri limiti. È un modo estremamente positivo di restituire qualcosa al mondo.”

Ida Sophie Hegemann for The North Face
The North Face Chamonix experience
The North Face Chamonix experience