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La Campeggia come sorgente, le valli e i patrimoni culturali che circondano questo social camping come onde, o fiamme, concentriche, in grado di unire trail e significato condiviso. Riviviamo Ring of Fire, l’evento frutto della sinergia tra Rayon Vert ed Arc’Teryx

“Bound by a wild desire | I fell into a ring of fire”, osservando il social camping de La Campeggia, e le dolci valli piemontesi che lo circondano, mentre corpi e menti di ogni dove le attraversano, i versi di Johnny Cash non fanno che allargare i rispettivi riferimenti, divenendo metafore molto più ampie, e stratificate. 

Compongono la naturale colonna sonora di un evento unico nel suo genere: nominato, non a caso, Ring of Fire. Una due giorni che attecchisce nel desiderio selvaggio del trail, così come nella sete d’esplorazione su cui fonda questa pratica, composta dalle comune prospettive di Rayon Vert ed Arc’Teryx: visioni tese verso la contaminazione culturale e, per l’appunto, circolare di una delle discipline-simbolo dell’universo outdoor. 

Cadere in questo Ring of Fire ha portato a tratteggiare un cerchio, con gambe e occhi, nelle ondulate e sublimi colline che hanno prodotto nientemeno che Fausto Coppi, nome scolpito nel mito ciclistico. Soprattutto, ha permesso di vivere il trail come esperienza immersiva, come ponte naturale verso temi quali la sostenibilità pensata, ed applicata, la scoperta territoriale, culinaria e musicale, la pura condivisione e il divertimento, e ancora l’apertura a differenti, eppure affini pratiche, come lo yoga e l’attivismo di Protect Our Winters.

“I went down, down, down and the flames went higher”. Fiamme come onde concentriche, dunque, che facciamo raccontare da alcuni dei diretti protagonisti di un weekend che ha riunito persone giunte da Milano, Austria, Bulgaria e oltre, permettendo la costituzione di una community a sé stante e confermando le liriche suggestioni del cantautore noto come ‘Man in Black’: ‘The taste of love is sweet | When hearts like ours meet”.

Ring of Fire event by Rayon Vert and Arc’teryx
Ring of Fire event by Rayon Vert and Arc’teryx

Ring of Fire. Partiamo dall’esperienza specifica della run, che ha dato il nome stesso all’evento. Che sensazioni hai vissuto? E quali immagini o momenti sono rimasti impressi nella tua mente?

Isaac Lim: “È stata la prima volta che affrontavo una distanza del genere, 21 chilometri. Devo essere sincero: avevo molta paura, ma era una sensazione mista, fatta di paura, per l’appunto, entusiasmo e gioia. A metà run, le ginocchia hanno iniziato a farmi leggermente male e ho pensato: questa è una delle cose più dure che abbia mai fatto correndo. Ma mi ero promesso che avrei resistito, e così è stato. Ho concluso la run, e ne sono davvero orgoglioso. Un’immagine che mi è rimasta impressa è arrivata subito dopo il primo ristoro. C’era la prima salita, la prima cima collinare, e all’improvviso mi sono trovato davanti questo paesaggio aperto, sconfinato. Mi sono fermato. Ero completamente rapito, sono rimasto qualche istante a osservare tutto. In quel momento mi sono ricordato del perché ho iniziato a fare trail. A volte è un percorso solitario. I miei amici non sempre capiscono perché lo faccio o perché mi renda così felice. Quel momento mi ha ricordato che, se faccio trail, è perché questa disciplina mi fa sentire vivo.”

Sofia Cremaschi: “Sicuramente la cosa più bella di questa corsa, e dello spirito che Rayon Vert cerca di portare avanti, è la community: vedere così tante persone, sia locali che internazionali, riunirsi insieme... È un’immagine che mi scalda sempre il cuore. È stato bellissimo poter condividere vari momenti, tra cui questa run, con persone con cui spesso esistono solo scambi digitali. Persone che condividono una grande stima reciproca e una visione comune, anche rispetto a ciò che ognuno porta avanti nei propri territori. Ritrovarsi e vivere insieme un’esperienza del genere è davvero importante. Poi, ovviamente, non posso non menzionare la natura: tutto il paesaggio circostante, le colline... Questo è un luogo a cui sono molto legata, perché seguo il percorso de La Campeggia fin dalla sua nascita. Ero anche all’inaugurazione, quindi per me, ormai, questo posto è un po’ come casa.”

Filippo Bortolotti: “Sono rimasto davvero colpito dalla bellezza di questi luoghi. Nonostante sia di Torino, non conoscevo affatto la zona, non c’ero mai stato, ed è stata una scoperta incredibile. Mi ha colpito molto la varietà del terreno lungo il percorso: continui cambi che rendevano ogni tratto diverso, anche all’interno di un paesaggio apparentemente simile. C’erano sempre dettagli che rendevano ogni momento unico. Il percorso era bellissimo, perfetto per l’evento. E poi c’è stato questo forte senso di community: persone da contesti diversi, gruppi che si formavano e si scioglievano, ritmi che cambiavano. Ti ritrovavi a correre con qualcuno che non conoscevi, a scambiare due parole, a scoprire qualcosa di nuovo... È stata un’esperienza molto ricca, anche da questo punto di vista.”

Miryana Ivanova: “Mi è piaciuta davvero tantissimo la run. Era chiaramente ben organizzata. C’era un equilibrio perfetto tra salite, discese e tratti pianeggianti: non risultava mai sbilanciata. Era tutto molto armonico, e lungo il percorso c’erano punti panoramici incredibili. Ricordo in particolare un momento nella seconda metà della run. Stavamo salendo e pensavo: questa sarà probabilmente l’ultima salita… Speriamo ne valga la pena. Poi, siamo arrivati in cima e si è aperta questa vista bellissima sulla valle. Mi sono persino fermata, cosa che faccio raramente durante una gara, per scattare una foto e girare un video. Questo dà l’idea di quanto fosse speciale.”

Ring of Fire event by Rayon Vert and Arc’teryx
Ring of Fire event by Rayon Vert and Arc’teryx
Ring of Fire event by Rayon Vert and Arc’teryx

Il social camping de La Campeggia è stato il fulcro di questa due giorni che, però, ha anche permesso di entrare in contatto con l’intero territorio che circonda Costa Vescovato. Com’è stato esplorare la realtà de La Campeggia e le colline che la circondano?

Isaac Lim: “Onestamente, è stato incredibile. Se non fosse stato per Ring of Fire, non avrei mai scoperto La Campeggia né questa regione. Per me è stata un’introduzione perfetta a questa fetta d’Italia. Ho davvero percepito la forza del campeggio, dello stare semplicemente insieme agli altri in un luogo come questo. Mi ha aiutato a comprendere molto più a fondo il contesto del posto. E la cena a Valli Unite è stata straordinaria. Tutta l’esperienza ci ha messo in connessione con chi produce il vino, con chi lavora il cibo... Voglio sicuramente tornare qui. Non è una cosa che finisce questo weekend: è una porta che si è aperta. Mi piacerebbe portare qui altre persone, dall’Austria. La Campeggia è un progetto significativo, mi ha ispirato molto quello che stanno costruendo.”

Sofia Cremaschi: “Come diceva Federica durante la talk, La Campeggia è un’esperienza di campeggio sociale. Sono riusciti a prendere questo spazio e metterlo a disposizione sia del territorio, che di una comunità outdoor più ampia, fatta anche di collettivi e individui che arrivano da fuori per attraversare questo territorio. Per me, per Rayon Vert e per tutta la community milanese, è sempre stato un punto di riferimento molto importante. Anche per chi si muove in bici, ad esempio: è un posto che permette di scoprire quanti percorsi e trail fantastici ci siano nei dintorni, e quanto siano accessibili anche da città come Milano. Ogni volta che torno qui ritrovo quel senso di autodeterminazione e di connessione dal basso che cerchiamo di sostenere e promuovere. Qui esiste un esempio concreto: produzioni locali, collaborazione, forte legame con il territorio, ma anche grande apertura verso l’esterno, verso nuove idee e pratiche... Sono nata e cresciuta a Milano, ma vivo molto gli spazi outdoor, anche per lavoro, e vedere realtà del genere mi fa pensare a un possibile futuro diverso. È un modello di vita che sento sempre più vicino.”

Filippo Bortolotti: “Avevo già sentito parlare de La Campeggia da amici che erano stati qui, e per me è arrivata al momento giusto. Quest’anno volevo iniziare a muovermi di più con la tenda, esplorare la pratica del campeggio, e partire da un posto del genere è stato perfetto. Mi ha davvero aperto una prospettiva: esistono luoghi che offrono servizi fantastici, costruiti con quello che hanno a disposizione. Questa è stata la mia impressione. In più, conoscevo già Valli Unite, perché ci lavoro indirettamente: nel locale con cui collaboro a Torino utilizziamo i loro vini. Quindi, non conoscevo la zona, ma c’era già un filo che mi collegava ad essa. Quando ho visto il nome Valli Unite, ho proprio pensato che si stesse chiudendo un cerchio. Sono stati due giorni di connessioni continue, piccoli elementi che si univano tra loro. Io sono un grande fan di queste realtà e di questi paesi, di chi prova a far emergere qualcosa di autentico fuori dai grandi centri.”

Miryana Ivanova: “Non ero mai stata qui prima, e ho davvero amato i paesaggi e tutto ciò che ho visto intorno a me. Mi è piaciuta molto anche l’idea alla base del community camping. In Bulgaria, almeno per quanto ne so, non esiste qualcosa di simile. È stato bello vedere come il team de La Campeggia gestisce questo spazio: come condivide modi accessibili per permettere alle persone di venire, montare la propria tenda e connettersi in un contesto fuori dalla città, immerso nella natura. Mi è piaciuto molto anche il loro approccio alla sostenibilità: riutilizzano, riducono gli sprechi, e tutto è locale. Per esempio, gli avanzi della colazione sono stati trasformati nel cibo che abbiamo mangiato a pranzo... È davvero notevole: zero sprechi. Mi piace molto quello che stanno facendo.”

Ring of Fire event by Rayon Vert and Arc’teryx
Ring of Fire event by Rayon Vert and Arc’teryx

L’idea di circolarità, alla base del nome stesso Ring of Fire, si è espansa verso pratiche e temi affini al trail stesso, quali yoga, condivisione collettiva, musica e cibo locale. Quanto è importante, nel tuo modo d’intendere e vivere il trail, il fatto che possa fungere da ponte verso queste altre dimensioni?

Isaac Lim: “È molto importante. Il trail running non è un’attività isolata. Io non sono solo un runner: ci sono tante altre parti di me. Amo la musica, amo incontrare persone, parlare con loro, conoscere chi prepara il cibo, da dove arriva, capire i paesaggi e le tradizioni… È tutto interconnesso. Ogni elemento alimenta l’altro: musica, sottoculture, running... Se pensi a una persona, è fatta di molti strati, e l’allenamento è solo uno di questi. Durante questa esperienza, tutto si è intrecciato in modo molto potente.”

Sofia Cremaschi: “Per me è fondamentale che lo sport, trail compreso, sia un mezzo per creare community e connessioni. Lo spirito di Rayon Vert è sempre stato questo: sì, c’è attenzione alla performance e allo sport, ma è anche uno strumento per incontrarsi, conoscersi, costruire relazioni... Oggi è molto bello vedere come l’attività outdoor venga sempre più percepita come uno spazio sano, in cui condividere esperienze. Il trail running, come altri sport, si inserisce perfettamente in questa visione.”

Filippo Bortolotti: “Parliamo di una funzione cruciale del trail. Anche nel mio piccolo, a Torino, cerco di costruire una community che non parli solo di corsa o performance, ma che includa tutto ciò che fa parte del background creativo e culturale dei runner. Eventi come questo dimostrano che questo ti approccio funziona. Ridurre tutto alla sola corsa sarebbe limitante, persino noioso. Correre da soli o con altre persone sono due esperienze completamente diverse, soprattutto a livello mentale. Integrare altri elementi, come musica, vino e cibo, arricchisce tutto, rende anche la corsa stessa più stimolante. Le persone sono più coinvolte, più curiose, più aperte a scoprire cose nuove. Alla fine si creano sempre connessioni: c’è sempre qualcosa in comune. Mettere insieme questi elementi, se lo fai bene, è potentissimo.”

Miryana Ivanova: “Mi piace molto il fatto che la corsa possa mettere in contatto persone con interessi e professioni diverse. Puoi incontrare persone con conoscenze e prospettive così differenti… E imparare molto da loro, semplicemente condividendo la stessa passione per il trail. Trovo sia un qualcosa di speciale. In questa occasione, il trail mi ha persino portata in Italia: dimostrazione di come questa disciplina possa anche portarti, mostrarti, luoghi nuovi.”

Proseguendo la domanda precedente, un momento estremamente significativo del weekend è stata la talk cogestita da La Campeggia e Protect Our Winters. Come hai vissuto questa testimonianza condivisa? E cosa ti ha lasciato?

Isaac Lim: “Ciò che mi ha colpito di più è stata l’attività finale, quella legata ai telefoni. Ci è stato chiesto di riflettere sui trasporti pubblici che ci permettono di raggiungere i nostri luoghi outdoor del cuore, e su come, in generale, scegliamo di raggiungerli. Mi ha fatto pensare molto. Sono orgoglioso di dire che ho sempre usato la bici o i mezzi pubblici: non ho mai davvero considerato l’auto. Però mi ha fatto anche riflettere su come si muovono gli altri, soprattutto i miei amici. Quando voglio portarli su un trail un po’ lontano, come posso iniziare questo tipo di conversazione? POW mi ha fatto capire quanto sia importante partire dal proprio contesto, dalla propria comunità, prima ancora di pensare a cambiamenti più grandi. Può sembrare difficile, alla fine sei solo una persona... Ma hanno parlato anche di questo: iniziare in piccolo, aprire conversazioni, organizzarsi meglio...”

Sofia Cremaschi: “È stata una testimonianza molto interessante, soprattutto riguardo il tema della mobilità: qualcosa su cui mi interrogo spesso. A Milano è una questione molto presente: molte persone si muovono in bici o con i mezzi pubblici. Io stessa ho un’auto, ma la uso esclusivamente per uscire dalla città e raggiungere luoghi meno accessibili. Sono sempre stata sensibile al tema della sostenibilità ambientale, ma incontri come questo spingono a porti ancora più domande: cosa posso fare di più? Quali alternative posso adottare? Come posso contribuire, nel mio piccolo, a migliorare il contesto in cui vivo?”

Filippo Bortolotti: “Sono rimasto molto colpito, e anche un po’ sorpreso, addirittura quasi dispiaciuto, di non conoscere una realtà come POW. L’intervento è stato coinvolgente: chi parlava trasmetteva una grande energia e un senso di forte impegno. Ti veniva voglia di capire di più. È bello vedere che temi così ampi vengano affrontati nel mondo outdoor, in modo concreto e vicino a quello che ognuno di noi può fare. La conversazione mi ha lasciato tanti spunti. Vorrei approfondire meglio il progetto, capire come funziona e come si può applicare la sua filosofia, anche in piccolo, nella propria quotidianità o nella propria community. Anche solo prendere esempio può fare la differenza.”

Miryana Ivanova: “Mi sento molto fortunata a vivere in una città, in Bulgaria, da cui posso raggiungere la montagna con i mezzi pubblici: è un lusso. Ma capisco bene il problema, perché non ho un’auto. Se voglio uscire dalla città, devo organizzarmi con amici o pianificare tutto in anticipo. A volte servono due ore per raggiungere un posto che in auto richiederebbe trenta minuti. Per questo mi è piaciuta molto l’idea del trasporto condiviso: gruppi di persone che si organizzano e dicono ‘vado qui, passo da lì, unisciti se vuoi’. È qualcosa che già faccio, ad esempio per rientrare a casa da Sofia. È una soluzione molto valida, soprattutto finché il trasporto pubblico non sarà più sviluppato nel mio Paese.”

Ring of Fire event by Rayon Vert and Arc’teryx
Ring of Fire event by Rayon Vert and Arc’teryx
Ring of Fire event by Rayon Vert and Arc’teryx

L’evento è frutto della visione comune di Rayon Vert e Arc’teryx, com’è stato trovarsi ad essere parte di questa sinergia?

Isaac Lim: “È stato davvero bello. Quello che fa Rayon Vert è speciale. Li seguo da tempo, è una realtà unica. E Arc’teryx, beh, è un grande brand, lo conoscono tutti. La cosa interessante è proprio questa collaborazione tra una grande azienda e una realtà più piccola come Rayon Vert. È importante, perché permette ai team più piccoli e creativi di esprimersi. I grandi brand hanno risorse, ma spesso hanno bisogno di quella direzione creativa che realtà più indipendenti possono offrire. Quando metti insieme questi due mondi, si crea qualcosa di nuovo per chi sta nel mezzo: per chi vive l’outdoor, ma anche la cultura e lo stile. Ring of Fire è un esempio perfetto di come questa collaborazione possa funzionare.”

Sofia Cremaschi: “È stato bellissimo. Siamo molto ‘friends and family’: sia a livello personale, che con il mio collettivo, Sleep Mode, ho sempre avuto legami con Rayon Vert e Arc’teryx Italia. Ring of Fire è stato speciale anche perché abbiamo potuto mostrare a chi veniva da fuori l’energia della community outdoor milanese e quello che siamo riusciti a costruire in questi anni. Apprezzo molto anche il fatto che Arc’teryx sia riuscito a creare connessioni autentiche con le community, lasciando loro spazio e voce. Il brand è importante, ma è fondamentale valorizzare ciò che nasce dal basso. Questo ha reso tutto molto naturale: ci siamo sentiti davvero a casa.”

Filippo Bortolotti: “Seguo Rayon Vert praticamente da quando è nato. L’ho scoperto all’inizio del mio percorso e ho subito pensato: ‘Ecco, questa è la visione che stavo cercando’. Quando ho visto l’evento, sono impazzito. E quando ho ricevuto la conferma di partecipazione, ancora di più. La cosa più forte è stata entrare in contatto con persone che avevo sempre visto solo online, come il vostro team. Seguo Athleta su base quotidiana. Incroci di questo tipo cambiano tutto. Ti fanno sentire parte di qualcosa, non solo rappresentato da quel qualcosa. Creare una connessione reale rende tutto più autentico, più vero.”

Miryana Ivanova: “Devo essere sincera: per me era tutto piuttosto nuovo. Però, mi è piaciuto molto vedere quanto bene abbiano collaborato. I loro valori e la loro energia sono allineati, e questo ha creato un’atmosfera forte e coerente. È sembrato un incontro organico tra ciò in cui queste realtà credono e il modo in cui l’evento ha preso forma.”

Ring of Fire event by Rayon Vert and Arc’teryx