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Il flagship Cimbali Group allestito in sinergia da queste eccellenze italiane per la Milano Design Week è un’ode alla cultura ciclistica e a rituali senza tempo, ispirati da design e progresso. Ne abbiamo parlato con Jacopo Bambini, Group Marketing Director Cimbali Group e Leonardo Basso, Marketing & Product Manager Basso Bikes

Il magico pensiero di Gianni Brera sosteneva che la bici di Fausto Coppi, pedalata dopo pedalata, diventasse parte del suo corpo. Il giornalista, o meglio, il poeta soprannominato ‘Giôann’, descriveva questo processo d’assimilazione in modo lirico, dando voce alla sua anima milanese e sublimando uno spirito d’osservazione acuto, figlio delle tanto frenetiche, quanto ispirate, abitudini quotidiane della città-culla del design. 

Il flagship store composto da Faema e Basso Bikes per l’attuale Milano Design Week, in quel di via Forcella, riassume ed eleva queste commistioni di suggestioni, mondi e culture. Macchine del caffè e telai iconici. Rituali e passioni. Il connubio tra queste aziende non è figlio del caso, ma di una nazione, l’Italia, e del suo DNA: del naturale amore per la bellezza e per la condivisione di patrimoni senza tempo, destinati all’eterna celebrazione reciproca. 

80 anni di storia l’una, quasi mezzo secolo per l’altra. Se l’archivio fotografico Faema, qui esposto, non fa altro che immergerci nell’epica ciclistica, dimensione in cui l’omonimo team ha anche avuto modo di sostenere il ‘Cannibale’ Eddy Merckx; le sue macchine, invece, ci conducono all’intersezione della massima artigianalità italiana e del consapevole progresso. E lo stesso vale per le geometrie Basso Bikes, che allungano e restringono ogni fuga prospettica, mostrandosi in tutta la loro potenza artistica ed evoluzione storica. 

Jacopo Bambini, Group Marketing Director Cimbali Group e Leonardo Basso, Marketing & Product Manager Basso Bikes ci permettono di esplorare ancora più a fondo questo ‘match in heaven’, dialogando tra le affinità culturali, estetiche e sportive dei due brand, e calandole in questa speciale settimana milanese. 

Cosa vuol dire oggi tramandare ed evolvere l'eredità aziendale, ma anche l'impatto e la rilevanza culturale, di eccellenze come Faema e Basso Bikes? 

Jacopo Bambini – Group Marketing Director, Cimbali Group

“È sicuramente una missione e, allo stesso tempo, un’impresa molto sfidante. L’heritage del brand Faema, costruito in oltre 80 anni di storia, ha un peso tutt’altro che trascurabile. Siamo riusciti ad ottenerlo anche grazie alla nostra marcata presenza in quello che è stato un ciclismo leggendario. Mi riferisco, per esempio, al legame indelebile con miti come Eddy Merckx. Per questo motivo, sentiamo – e sento anche a livello personale – tutto il valore, la responsabilità conferita dal nostro passato, specie in relazione a un nostro caposaldo: l’innovazione. 

Il nostro è un patrimonio da custodire e valorizzare, dunque, e rappresenta una sfida per il futuro. Non voglio che Faema venga percepito solo come un’eccellenza storica. Vogliamo calare nel presente, e nell’avvenire, le nostre peculiarità: mi riferisco in particolare alla milanesità del brand, alla sua profonda connessione con la vera essenza di Milano, fatta di design e progresso tecnologico. Basti pensare alla macchina E61, nata nel 1961: fu una vera rivoluzione, l’equivalente dell’intelligenza artificiale per le macchine da caffè di allora... Questa storia aziendale, come tante altre, deve spingerci a guardare avanti con coerenza.

La nostra filosofia non ci vuole al centro del palcoscenico. Vogliamo dare spazio alle persone e ai loro talenti. Mi piace dire che è l'utilizzatore, il barista a salire sullo stage, il nostro ruolo sta nel fornirgli gli strumenti migliori per farlo. Questo è uno degli elementi che accomuna Faema a Basso Bikes: così come accade con il ciclista, anche il barista è, in modo differente, un protagonista. Noi siamo al suo fianco, facciamo sì che possa esprimersi al meglio.”

Leonardo Basso – Marketing & Product Manager, Basso Bikes

“Sono nato e cresciuto, letteralmente, dentro l’azienda di famiglia. Dopo diverse esperienze professionali, ci ho fatto ritorno. Non ho sentito il ‘peso’ di dover far parte di Basso Bikes, ma dentro di me ho sempre saputo che il mio destino sarebbe stato questo. Era iscritto nel mio DNA, nelle impronte lasciate dai miei familiari. Oggi porto e portiamo avanti un bellissimo percorso, cercando di attualizzarlo. 

Facciamo le cose nel nostro stile, come piacciono a noi, al meglio delle nostre possibilità. Siamo convinti che, là fuori, ci sia una comunità che vive il ciclismo e il prodotto con la nostra stessa passione. Il nostro compito è quello di restare sempre in prima linea, cercando di costruire un senso di appartenenza attorno a prodotti che – se vogliamo essere sinceri – nessuno ‘deve’ davvero avere. Eppure, c’è chi li sceglie, chi decide di investirci. E lo fa con uno spirito che, a mio avviso, ha qualcosa di speciale. Da ciclista praticante, mi esalta vedere persone che investono il proprio tempo libero – la cosa più preziosa di cui disponiamo – pedalando su qualcosa che abbiamo costruito. Questa è la parte più romantica del nostro lavoro. Ed è anche quella che mi fa sentire pienamente coinvolto, ogni giorno.

Ora, stiamo portando avanti diversi progetti che hanno l’obiettivo di avvicinare sempre di più le persone all’azienda, anche fisicamente: vogliamo invitarle nel territorio di Bassano del Grappa, il nostro territorio, che per noi ha un valore sacro. L’idea, nel prossimo futuro, è di creare spazi autentici, come quello che abbiamo allestito per questa Design Week, dove poter interagire, scambiare idee e condividere valori.”

Proseguiamo sulla connessione naturale tra Faema e Basso Bikes, sviluppata negli ultimi anni ed elevata, durante questa Milano Design Week, da uno spazio espositivo condiviso, ispirato dalla musa ciclistica. Che significati porta con sé questa sinergia?

Jacopo Bambini – Group Marketing Director, Cimbali Group

“Come dicevo, il legame con il ciclismo è sempre stato fondativo per Faema. Credo sia per una ragione tanto semplice, quanto profondamente significativa: il caffè, le macchine da caffè, e il ciclismo condividono un elemento fondamentale, la passione. La passione per la qualità in tazza. La passione per la corsa. La passione per la condivisione di momenti con una comunità, in grado di segnare il tempo, e di diventarne parte.

Faccio un esempio personale di questa commistione culturale: mio zio, Marino Vigna, è stato campione olimpico su pista ai Giochi di Roma 1960. Successivamente, ha assunto il ruolo di Direttore Sportivo del Team cycling Faema, proprio quando correva Merckx. Oggi ha 87 anni, l’ho visto proprio l’altro giorno: abbiamo partecipato ad un evento MUMAC, il Museo della macchina per caffè di Cimbali Group, focalizzato sul Made in Italy. Era appena stato al Museo del Ghisallo. In lui sento una passione incredibile per il ciclismo e per Faema: racconta sempre di allenamenti e corse mitiche, di leggende delle due ruote con cui è entrato in contatto… Queste emozioni pure rappresentano un patrimonio.

Quando guardo foto di un ciclismo epico, immancabilmente appare la maglia Faema. Il ciclismo è nella nostra identità, un’identità che stiamo esponendo qui a Milano, attraverso una galleria fotografica atta a celebrare i nostri 80 anni, in cui ovviamente compaiono anche composizioni ciclistiche. E un’identità che negli anni abbiamo recuperato, ad esempio quando siamo tornati ad essere partner del Giro D’Italia.

In definitiva, credo che un aspetto chiave del rapporto Faema-Basso Bikes sia questo: il rito del caffè diventa, per molti sportivi e ciclisti, come il gesto quotidiano di salire in sella. È un qualcosa che accompagna la vita di ogni appassionato.”

Leonardo Basso – Marketing & Product Manager, Basso Bikes

“La collaborazione con Faema prosegue da oltre cinque anni. Nel tempo, ha dato vita a diverse attivazioni e momenti estremamente significativi. Per Faema, il ciclismo è un valore e un pilastro fondamentale. Ricordo che già mio padre aveva a che fare con l’azienda. Anche mio zio – Marino Basso, campione del mondo nel 1972 – si confrontava con Faema quotidianamente. Da una parte, c’era una grande ammirazione per la squadra. Dall’altra, c’era un enorme spirito competitivo, perché ha sempre gareggiato per team rivali. 

Oggi, Basso Bikes e Faema stanno cercando di diffondere ulteriormente la cultura del caffè applicata al mondo del ciclismo. Stiamo lavorando su mercati emergenti, come quelli asiatici, dove questi temi sono ancora nuovi e stanno attecchendo con forza. L’obiettivo è portare il binomio caffè-bici alle persone, alle community di tutto il mondo. 

Durante questa Milano Design Week, abbiamo deciso di presentarci con un’esposizione che raccontasse le aziende, mettendo in dialogo due prodotti che all’apparenza sembrano distanti, ma che – grazie alla rispettiva storia e al comune contatto con l’universo del design – sono in realtà molto più vicini di quanto si possa pensare.”

Entrando ancor più nel vivo del tema di questa settimana, e osservando le bici, così come le foto e le macchine esposte nel cuore di Milano, che ruolo ha giocato e continua a giocare il design nella visione di Basso Bikes e Faema?

Leonardo Basso – Marketing & Product Manager, Basso Bikes

“L’estetica e il design sono sempre il punto di partenza nello sviluppo di ogni prodotto. Sono componenti fondamentali del nostro approccio e, ovviamente, tengono sempre conto della storia cinquantennale dell’azienda, così come dei suoi prodotti più iconici – alcuni dei quali sono esposti qui.

Viviamo il mercato in un modo molto personale: siamo una delle poche realtà a conduzione familiare rimaste tra i produttori di bici, questo ci consente di portare avanti un percorso autentico, legato alla nostra identità e, di conseguenza, alla nostra interpretazione del design.

Quando esploriamo una nuova direzione, ci ispiriamo al design del passato, a ciò che ha fatto mio padre, cercando però di costruire qualcosa di nostro: oggetti che siano coerenti con il presente e che, allo stesso tempo, continuino ad elevare il nostro modo d’intendere il ciclismo. In Basso Bikes, design e performance vanno di pari passo. In un ciclismo che ha ormai raggiunto nuovi pubblici e ambienti, travalicando la sfera sportiva e divenendo un vero e proprio linguaggio – un modo per comunicare, esprimersi e rappresentarsi –, il fattore estetico non può che giocare un ruolo cruciale. Difatti, pur restando presenti in competizioni ciclistiche di spicco, ora non costruiamo solo e unicamente bici per ciclisti pro: le costruiamo per chi, come noi, crede in una visione diversa della cycling culture contemporanea. 

Abbiamo la fortuna di avere pilastri e fondamenta solide, che ci permettono di restare coerenti. Vogliamo creare prodotti senza tempo, prodotti che sul piano tecnico siamo ai più alti livelli di mercato, aggiungendo poi la nostra distintiva visione estetica. Credo sia questo a renderci rilevanti. Un esempio perfetto di questa sintesi tra passato e presente è la nuova Sempre Veloce, lanciata a gennaio. Quando ho visto il suo design, mi sono emozionato.”

Jacopo Bambini – Group Marketing Director, Cimbali Group

“Il Duomo, simbolo di Milano, è anche parte del nostro logo. Questo ci dice molto: il legame con la città dove Faema è nato è qualcosa di profondo, direi perfino di viscerale. In un momento come la Design Week, quando il design milanese si apre al mondo, la nostra presenza significa rafforzare ancora di più questa connessione. Milano non è solo una città italiana: è un crocevia, un porto di scambio privo di mare. È un punto d’incontro di culture, visioni, approcci diversi. Ed è qui che il design si fa racconto e linguaggio universale.

Per noi il design non è solo estetica, anche se la bellezza ha sicuramente un suo ruolo. Il design, in Faema, significa portare soluzioni all’utilizzatore. Vuol dire ergonomia, semplicità d’uso, funzionalità in grado di garantire una qualità in tazza di assoluta eccellenza. Anche in questo caso, il paragone con le bici Basso Bikes è immediato… C’è poi un altro aspetto che per Faema è fondamentale: la personalizzazione, il vero ‘tailor made’. Non a caso, il nostro payoff è ‘The Art Machine’. Non intendiamo le macchine come oggetti da mettere su un piedistallo, sia chiaro, ma come forme d’arte che possano adattarsi al gusto e al talento di ogni persona. 

Non c’è occasione migliore della Milano Design Week per condividere questo tipo di visione. Parliamo di un momento in cui talenti di ogni tipo, da ogni parte del mondo, si incontrano, si raccontano e cercano di lasciare un segno. In un contesto storico e geopolitico tutt’altro che semplice, come quello che ci circonda, crediamo che anche attraverso il design si possa contribuire a un messaggio di valore, di apertura e di bellezza condivisa.”