Se l’UTMB è un ecosistema in costante movimento, Casa Vibram ha rappresentato un suo perfetto riflesso. Osservato dall’alto dall'Aiguille du Midi, lo spazio dipinto dall’ottagono giallo e dal suo impatto sull’immaginario sportivo outdoor è divenuto un punto d’incontro di visioni e filosofie, tutte, a proprio modo, contaminate e in grado di contaminare la legacy di Vitale Bramani. A dimostrarlo, le testimonianze di Abby Bucknall per Vibram FiveFingers e Nina Sun per Kailas
Tutto si muove, nel brulicante scenario di Chamonix, eccitato dall’epico flusso sportivo UTMB. E tutto si è mosso attorno e dentro Casa Vibram. Punto di partenza, il corpo, la sua espressione, e le infinite possibilità esplorative racchiuse in quest’innata matrice umana. Punto d’arrivo, lo spartito naturale, laddove il gesto fisico trova la sua massima essenza, e la sua prima ragione.
Un costante moto tanto individuale, quanto relazionale, scandito dall’intreccio tra Vibram e sue luminose realtà limitrofe, nel caso di Vibram FiveFingers, o suoi partner consolidati, nel caso di Kailas, che nei trail attorno a Casa Vibram ha fatto testare la nuova Fuga FX Pro. Connessioni che, già a prima vista, nel corso di specifiche attivazioni, si sono rivelate sotto forma di filoni culturali, comunitari, tecnologici, persino artistici, condivisi. E che nel rapporto con natura e movimento continuano a trovare un eterogeneo compimento.
A descrivere tutto ciò, due testimonianze d’eccezione: Abby Bucknall, Vibram FiveFingers Head of Global Marketing, e Nina Sun, Kailas FUGA Brand Director.





Abby Bucknall – Vibram FiveFingers Head of Global Marketing
Casa Vibram ci ha permesso di tornare alle origini di Vibram FiveFingers, e di vedere la sua evoluzione nel tempo. Che dati originari di Vibram FiveFingers sono rimasti radicati nel corso e nella direzione contemporanea del brand? E cos’hanno rappresentato e continuano a rappresentare il corpo e il suo movimento, per FiveFingers?
“Se torniamo alla concezione originaria di Vibram FiveFingers, l’intuizione di Robert Fliri nasce dalla montagna. Per questo essere a Chamonix ha assunto per noi un significato particolare: il progetto affonda le proprie radici in questo ambiente, da qui che tutto ha avuto origine. Robert ripeteva spesso: “Your body likes to play”, il corpo ama giocare. Credo che l’essenza di Vibram FiveFingers risieda proprio in quest’idea. Nella natura la si percepisce nella sua forma più immediata. Pietre, rocce, continue variazioni del terreno sollecitano il piede a muoversi, adattarsi e rispondere ogni volta in maniera differente. Anche per questo la nostra presenza a Casa Vibram è stata così significativa: ventiquattro anni dopo, abbiamo voluto mostrare quanto Vibram FiveFingers rimanga fedele a quell’intuizione originaria. A Casa Vibram abbiamo esplorato, allo stesso tempo, un’altra dimensione: il rapporto tra movimento e allenamento in palestra. Significa riconoscere l’importanza di allenare i piedi, acquisire una maggiore consapevolezza del proprio corpo attraverso il movimento e svilupparne le possibilità. Non parlerei semplicemente di diventare ‘più forti’, perché non è esattamente questo il punto. Ci interessa comprendere fino a che punto il movimento possa ampliare ciò che il corpo è capace di fare. Sono queste le due direttrici della nostra filosofia: esplorare e assaporare la natura da una parte, allenare il corpo in palestra dall’altra. Due contesti differenti attraverso cui continuare a indagare il corpo e le possibilità del suo movimento.”
Abbiamo vissuto un’esperienza di ‘Forest Bathing and Exploration’ sulle montagne che circondano Casa Vibram. In un momento storico preciso come la settimana dell’UTMB, dove la performance fisica dialoga con la natura, che tipo di dialogo altro ha voluto proporre Vibram FiveFingers con gli elementi, terreno su tutti?
“Per noi l’attività di Forest Bathing ha rappresentato un’opportunità per ritrovare il proprio radicamento nella natura, concedendosi un momento per respirare. Credo che Vibram FiveFingers possa incarnare questa possibilità anche all’interno di contesti legati alla performance. Significa ritrovarsi con sé stessi e, al tempo stesso, vivere quel tipo di connessione all’interno di una comunità. Si può condividere la stessa esperienza con altre persone, ma ciò che ciascuno percepisce rimane profondamente individuale, perché dipende dal modo in cui ci si muove, da ciò che si sente, dal modo in cui si appoggia il piede. È precisamente per questo che abbiamo voluto creare un momento di calma nel cuore di tutto ciò che accadeva a Chamonix. Abbiamo esplorato anche la dimensione sonora, attraverso la voce di Robert Fliri stesso e la musica, cercando di comprendere come questi elementi possano rendere l’esperienza ancora più profonda. In ultima analisi, per noi si è trattato e si tratta di portare l’esplorazione sensoriale alla sua espressione più compiuta.”




Nell’attività era compresa, per l’appunto, anche un’esperienza di ascolto immersivo, ennesima contaminazione artistica nel cosmo Vibram FiveFingers. Che ruolo gioca il mondo dell’arte, inteso nel suo senso e nelle sue ramificazioni più ampie, nella vision Vibram FiveFingers?
“Il fatto stesso che Vibram FiveFingers presenti cinque dita separate conferisce già al prodotto una dimensione artistica. È un riflesso del nostro corpo, della forma umana. Da qui, tendo a interpretarlo attraverso i sensi. C’è la vista, con l’immediata presenza visiva delle dita, e poi il suono: quello prodotto dal piede a contatto con il terreno, lo scricchiolio, il movimento stesso delle dita… Tutto questo può entrare in relazione diretta con la musica. E poi c’è il gusto, se proviamo a collocarlo all’interno di uno spettro sensoriale ancora più ampio. Tutto questo, a mio avviso, appartiene alla sfera artistica. La domanda, allora, diventa: come possiamo far convergere tutti questi elementi nell’universo Vibram FiveFingers? Perché FiveFingers non è semplicemente un prodotto. È un universo a sé, attorno al quale si è sviluppata una vera e propria cultura. Una volta entrati in quel mondo, nel momento in cui si indossa il primo paio, l’esperienza ritorna ad una condizione quasi infantile. È come diventare bambini e riscoprire il piacere del gioco. Ed è qualcosa di meraviglioso.”
Negli spazi di Casa Vibram tradizione ed heritage sono stati mostrati all’interno di una traiettoria in costante evoluzione, fatta di progresso e innovazioni tecnologiche. Vibram FiveFingers è un chiaro manifesto di questa tendenza: dove e quali sono, a tuo avviso, gli spazi che FiveFingers potrà ancora esplorare in futuro?
“Credo che ci stiamo muovendo sempre più verso la dimensione del wellness. Più riflettiamo su Vibram FiveFingers e sulle direzioni che potrà intraprendere in futuro, più iniziamo a considerarla non tanto come una calzatura, quanto come un’interfaccia sensoriale. Come una seconda pelle. Come, allora, proiettare nel futuro quell’heritage e i principi più autentici su cui FiveFingers è stata costruita? Come può diventare sempre più un tutt’uno con chi la indossa, ad ogni livello? Credo che una parte significativa del nostro potenziale futuro risieda proprio qui: nell’esplorare ancora più a fondo questa relazione, fino a rendere Vibram FiveFingers sempre più integrata con il corpo stesso.”



Nina Sun – Kailas FUGA Brand Director
Vibram è nata nel climbing e nel modo d’intenderlo di Vitale Bramani. Nel tempo, ha allargato la propria visione a molte altre discipline, trail running su tutte, come ha palesato la sua presenza assoluta nello scenario UTMB. Il vostro percorso è affine. Partendo da questa consapevolezza, puoi raccontarci qualche dato fondativo della storia Kailas, del suo rapporto con Vibram e con l’immaginario sportivo tutto?
“Per comprendere le fondamenta della nostra relazione con Vibram, e le origini stesse di Kailas nell’immaginario sportivo, bisogna partire dal nostro fondatore, Baggio Zhong. Da giovane ha vissuto lo sport in maniera estremamente intensa: è stato alpinista, ciclista e ha corso su pista, oltre ad aver gareggiato nel motocross, vincendo diversi campionati. Allo stesso tempo, era un ingegnere. Dopo il successo ottenuto con la sua precedente attività imprenditoriale, ha deciso di dedicarsi a ciò che amava realmente: lo sport. In Cina, all’epoca, la cultura outdoor era ancora relativamente circoscritta e le persone che praticavano queste discipline erano molto poche, ma lui ne aveva già intuito il potenziale. Nonostante questo, a venticinque anni ha fondato Kailas. L’alpinismo ha rappresentato un punto di partenza naturale. Il nostro founder aveva già scalato diverse grandi vette e quelle esperienze hanno contribuito a definire l’orientamento originario del brand. Non molto tempo dopo, Kailas è arrivato sull’Everest. Poi, qualcosa ha iniziato a cambiare. Molti alpinisti hanno iniziato a correre, e noi abbiamo iniziato ad osservare con attenzione quel fenomeno. Intorno al 2006 o 2007 abbiamo portato anche un team all’UTMB, perché risultava chiaro come stesse emergendo qualcosa di nuovo. Da quel momento, ha preso progressivamente forma l’idea di sviluppare il trail running in Cina. Abbiamo un territorio straordinariamente ricco di montagne e, naturalmente, una popolazione enorme: il potenziale era evidente. Intorno al 2011, il nostro fondatore ha iniziato a riflettere seriamente su questa direzione. Nel 2013, poi, ha subito un gravissimo incidente sugli sci, senza che questo, però, abbia interrotto il suo rapporto con lo sport. Proprio in quel periodo abbiamo iniziato ad affrontare con maggiore decisione lo sviluppo di calzature specifiche per il trail running. Un paio d’anni più tardi, Vibram ci ha presentato una nuova mescola: Vibram Megagrip. Quella tecnologia è diventata il punto di partenza della prima Fuga. Sono arrivate Fuga Pro e, successivamente, le serie EX e G. Poi, il concept ha continuato ad evolversi. Se osserviamo dove si trovano oggi Kailas e Vibram, quindi, vediamo una relazione cresciuta lungo una traiettoria condivisa: nata dalla montagna, sviluppatasi attraverso la sperimentazione tecnica e progressivamente intrecciata all’evoluzione stessa del trail running.”
Casa Vibram ha rappresentanto lungo l’UTMB un luogo d’incontro, di storia ed evoluzione. Kailas con che spirito ha deciso di fondere le proprie radici cinesi con quelle italiane di Vibram, così come il proprio ethos con quello dell’ottagono giallo? E la Fuga FX Pro, testata in una run condivisa, come incarna questo connubio?
“Credo che, prima di tutto, alla base di questa relazione ci sia un’amicizia autentica. Le persone alla guida delle due aziende sono amiche e condividono una sensibilità molto simile. Sono entrambe estremamente creative, dotate di grande immaginazione e costantemente spinte dal desiderio di sperimentare qualcosa di nuovo. Quando si incontrano, può bastare sedersi insieme, scambiarsi qualche idea e, all’improvviso, dire: “Facciamo questo. Proviamo quest’altro”. Tra loro esiste un’autentica energia creativa. Allo stesso tempo, condividono un’attenzione quasi ossessiva per il prodotto. Potremmo quasi definirli dei product nerd: osservano ogni minimo dettaglio, interrogandosi continuamente sul perché qualcosa sia stato progettato in un determinato modo e su come possa essere ulteriormente migliorato. Inoltre, entrambi i brand possiedono una conoscenza molto approfondita dei materiali, ed è naturale che le conversazioni tra i team finiscano per rivolgersi al futuro: come potrebbe essere la prossima scarpa, in quale direzione potrebbero evolvere i materiali, quale prodotto dovremmo immaginare successivamente... Tra Kailas e Vibram esiste anche una prossimità molto concreta. Il centro Vibram si trova a circa venti chilometri da noi e questo ci permette di mantenere un confronto costante tra le due realtà. La Fuga EX Pro è un’espressione molto chiara di questa relazione: integra tecnologie come Vibram Litebase, per la leggerezza, e Vibram Megagrip, per garantire aderenza in condizioni estreme. In montagna il grip è fondamentale. Offre sicurezza, ma permette anche di preservare energie. La stessa attenzione riguarda la stabilità e la conseguente prevenzione degli infortuni. Per questo, ogni elemento della suola è progettato per rispondere ad un’esigenza precisa. La scarpa era stata inizialmente concepita per atleti élite, ma attraverso il testing abbiamo scoperto che le stesse soluzioni potevano offrire benefici anche a runner di livelli differenti. In fondo, è proprio questo il senso della nostra collaborazione: tradurre una conoscenza precisa del movimento, del terreno e dei materiali in tecnologie capaci di aiutare concretamente le persone a muoversi in montagna.”


Avete deciso, in parallelo all’UTMB, di proporre un’attivazione che ha permesso a molte persone di ‘Leggere la Montagna’, specie gli scenari del Monte Bianco. Come mai avete scelto di celebrare la partnership con Vibram attraverso l’esplorazione e la scoperta geologica?
“Credo sia nato tutto in maniera molto naturale, perché entrambi proveniamo dalla montagna. Kailas e Vibram condividono un legame profondo con questo ambiente, ed è proprio questo uno degli elementi che ci unisce. L’idea, quindi, è parsa quasi inevitabile: veniamo dalla montagna, condividiamo questo legame, perché non esplorarlo insieme? Al di là di questo, Kailas e Vibram sono partner estremamente vicini. Considero le due aziende partner strategici su scala globale, attraverso molteplici dimensioni. In questo senso, la nostra collaborazione sembra nata in totale naturalezza.”
Come nel caso di Vibram, anche il vostro nucleo filosofico palesa una pratica sportiva diretta, ovvero passione, una costante spinta verso il progresso tecnologico, ed anche una cifra culturale, dimostrata, per esempio, dal vostro stesso nome… Alla luce di questo, Kailas come interpreta la vita outdoor e il suo immaginario sportivo? E come interpreta il rapporto con gli elementi climatici?
“Credo che, prima di tutto, dovremmo chiederci perché le persone scelgano di andare nella natura. Là fuori ci si confronta con ogni genere di difficoltà: tempeste, neve, piogge intense, la possibilità di perdersi, di rimanere senza cibo o di trovarsi senza un riparo. Ci si espone agli elementi e, talvolta, a pericoli reali. Perché lo facciamo? Perché siamo fatti così. Semplicemente, andiamo. Per me, la prima ragione è molto semplice: apparteniamo alla natura. Gli esseri umani hanno trascorso milioni di anni vivendo al suo interno, mentre la storia della nostra esistenza nelle città moderne è, in confronto, estremamente breve. C’è ancora qualcosa dentro di noi che continua a richiamarci verso ciò che è selvaggio. Oggi questo assume un significato ancora più profondo. In Cina abbiamo città immense, con oltre venti milioni di abitanti, e una parte considerevole della vita quotidiana si svolge davanti agli schermi: il telefono, il computer, uno schermo dopo l’altro. È facile sentirsi sopraffatti o perdere il proprio orientamento. La natura offre la possibilità di ritornare a sé stessi, di rivolgere nuovamente lo sguardo verso l’esterno e confrontarsi direttamente con il mondo fisico. Esiste un richiamo della natura, e credo che le persone continuino ad avvertirlo. Ma esiste anche un’altra dimensione. Il progresso umano è sempre dipeso dal desiderio di esplorare, di mettersi alla prova e di avanzare verso l’ignoto. È lo stesso impulso che ci ha portati ad attraversare il pianeta, a raggiungere la Luna e a guardare oltre. Senza questo spirito di esplorazione, l’umanità mai avrebbe conosciuto lo sviluppo che l’ha condotta fin qui. Il trail running offre un modo particolarmente immediato di vivere questo impulso. Serve relativamente poco: un paio di scarpe, qualche provvista essenziale, e nell’arco di una mattinata si possono percorrere decine di chilometri attraverso le montagne per poi tornare a condividere il pranzo con gli amici. Da questo punto di vista, è una disciplina che si inserisce in maniera sorprendentemente naturale nella vita contemporanea. Credo che sempre più persone scopriranno il trail running proprio in questo modo. La nostra responsabilità è aiutarle a viverlo in sicurezza e con piacere. Gli elementi saranno sempre lì: in fondo, sono parte di ciò che ci spinge verso l’outdoor. Ciò che la tecnologia può fare è aiutarci ad affrontarli.”







