Il Running contemporaneo, non è più soltanto una pratica sportiva, ma un territorio di sperimentazione continua, dove innovazione ingegneristica ed estetica si intrecciano, dando forma a nuove possibilità cinetiche. La adidas Adizero adios Pro Evo 3 si colloca in questo percorso come ulteriore punto di svolta.
Questa nuova evoluzione della linea Adizero, non rende questa scarpa solo uno strumento più performante, ma un’estensione naturale del gesto atletico. Un oggetto che traduce dati, ricerca e visione in una forma concreta, capace di incidere sulla velocità con cui un corpo attraversa lo spazio, superando quelle che un tempo sembravano barriere insormontabili.
In questa conversazione con Patrick Nava, Global GM of adidas running, emerge una visione più profonda che va oltre il prodotto per interrogare il futuro stesso del running—non solo come disciplina, ma come linguaggio culturale in continuo divenire. Un processo in continua evoluzione nel tentativo di ridefinire i parametri della velocità, spostando ancora una volta il limite di ciò che è possibile.

In una recente intervista hai descritto l’archivio adidas come un luogo in cui vive la storia più profonda dello sport. Quali sono, secondo te, gli ingredienti essenziali per costruire la narrazione sportiva del presente e continuare a plasmarla attraverso adidas Running?
“Credo sia importante partire da quello che adidas è sempre stata. Alla base del brand ci sono due pilastri principali: il calcio e il running, insieme all’atletica. Se si guarda all’archivio—e anche a ciò che oggi alimenta Originals—una parte significativa nasce proprio da queste due categorie, che erano anche le passioni di Adi Dassler. Sono due discipline che rappresentano forme diverse di universalità. Il calcio è lo sport globale per definizione, mentre la corsa è quello più accessibile per partecipazione. Insieme definiscono gran parte del DNA adidas.
Per me, il running ha un ruolo molto specifico nel futuro del brand: deve esserne il motore. Non solo in termini di performance, ma come principale veicolo di innovazione e come base su cui costruire l’archivio delle generazioni future.”
Oggi un brand può ancora costruire un’epica sportiva?
“Sicuramente sì. La cultura si costruisce attraverso comportamenti, codici condivisi—e puoi scegliere se essere parte attiva nel plasmarla o restarne spettatore. Io preferisco la prima opzione.
Se guardiamo alla corsa oggi, è evidente come stia uscendo dall’ambito puramente sportivo per influenzare altri territori culturali. Credo che questo sia legato a una ricerca più ampia di presenza, di consapevolezza da parte delle nuove generazioni. Per questo, anche se continuiamo a guardare alla nostra storia—che ha contribuito a definire la cultura sportswear—il nostro sguardo è rivolto al futuro. L’archivio è un riferimento, non una destinazione. Quello che conta è ciò che costruiamo adesso.”
Hai parlato della volontà di creare successo immediato oggi, costruendo qualcosa che le generazioni future potranno ereditare. Come si inserisce la adidas Adizero adios Pro Evo 3 in questa visione?
“Per noi adidas Running si fonda su due pilastri: innovazione e rilevanza culturale. Il successo degli ultimi anni nasce proprio dall’equilibrio tra questi due elementi. Siamo partiti con la Adizero Pro Evo 1 nel 2023 e da lì abbiamo sviluppato la Evo SL, che ha tradotto l’innovazione ad alte prestazioni in un prodotto più accessibile, mantenendo però una forte identità di design.
Adizero significa riduzione. Vuol dire eliminare tutto ciò che è superfluo, togliere distrazioni per permettere all’atleta di esprimere il massimo del proprio potenziale. La linea Evo è la nostra Formula 1: un prodotto mai finito, sempre in evoluzione.
Con la adidas Adizero adios Pro Evo 3 ci siamo concentrati su tre elementi: schiuma, struttura in carbonio e tomaia. La schiuma è oggi la più leggera e reattiva che abbiamo mai sviluppato—circa il 50% più leggera rispetto alla versione precedente. L’elemento in carbonio è stato ridisegnato in modo più minimale, migliorando ammortizzazione e flessibilità. La tomaia, invece, riprende i materiali del kitesurf: estremamente leggeri, ma resistenti. Questi elementi definiranno anche l’identità futura di Adizero, che poi verrà tradotta in prodotti più commerciali.”


Nella running industry contemporanea, cosa definisce davvero credibilità e differenziazione? E quanto contano storytelling ed estetica visiva?
“Ci sono due fattori fondamentali. Il primo sono i risultati. Puoi parlare di innovazione quanto vuoi, ma se non vinci maratone, mezze maratone o gare su pista, non sei credibile. Con Adizero, negli ultimi anni, adidas ha vinto una quota significativa delle gare più importanti. Questo è il dato più concreto. Il secondo è la percezione. Se chi corre—sia a livello professionale che amatoriale—riconosce quella credibilità e inizia a scegliere i tuoi prodotti, allora sei sulla strada giusta.
Per quanto riguarda lo storytelling, funziona solo se è basato su qualcosa di reale. Senza una base solida, è difficile essere autentici. I runner capiscono molto velocemente se ciò che racconti è vero o solo una narrazione.”
Ti sei definito molto analitico nello studio dei materiali e del design. Se dovessi descrivere la adidas Adizero adios Pro Evo 3 da un punto di vista scientifico, cosa la rende così avanzata?
“C’è un dato che sintetizza tutto: il peso. È la prima scarpa da running a scendere sotto i 100 grammi. Probabilmente questo dato sarà quello che tutti ricorderanno di questa scarpa. Per anni questa è stata una soglia quasi simbolica. Esiste una letteratura che dimostra come ogni 100 grammi in meno possano migliorare la running economy di circa l’1%. Con la adidas Adizero adios Pro Evo 3 siamo passati da 132 grammi a 97. Può sembrare poco, ma su una maratona la differenza si sente. Nei nostri test in laboratorio abbiamo registrato un miglioramento della running economy di circa l’1,6% rispetto alla EVO 2. Tradotto in tempo, su una maratona da due ore, significa iniziare a ridurre margini importanti, avvicinandosi alla barriera delle due ore. Ma il peso non è il fine. È solo uno degli elementi. L’obiettivo è creare la scarpa più veloce possibile. E oggi crediamo che la adidas Adizero adios Pro Evo 3 rappresenti questo.”







