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Nike ACG e SG Cortina si legano in una significativa partnership, manifestata attraverso il design di uno speciale kit, che verrà indossato esclusivamente domani, nella partita contro l’HC Gherdëina. Per l’occasione, abbiamo esplorato la cultura hockeystica di Cortina e il radicamento di questo sport in un territorio unico, ma anche la naturale simbiosi tra lo spirito esterno e interno al rink del leggendario Stadio del Ghiaccio.

“La montagna è un qualcosa d’imponente. Un qualcosa che sta lì, fisso, esposto. Per giocare ad hockey devi essere la stessa cosa: duro, duro come la roccia”. La giovane voce del portiere Anna Corte Sualon si unisce al tipico aroma di canederli e vino rosso che pervade qualsiasi ristorante ampezzano. Sulla parete, alcuni ritagli di giornale ricordano i 18 Scudetti conquistati dal club in cui è cresciuta, e sta continuando crescere: l’SG Cortina. 

Alle spalle della guardiana della cage per la squadra U-19, invece, una finestra, e lo spettacolo visivo di una skyline innevata con pochi eguali al mondo. “Stare sul ghiaccio è come stare sulla neve. Ho sempre associato le personalità dei giocatori di hockey a quelle delle persone di montagna. Sul ghiaccio, tutto è meraviglioso e, allo stesso tempo, ricco d’incognite. È importante sapere dove sei, cosa devi fare, come devi farlo. Lo stesso vale qui fuori, sulle Dolomiti: quando l’insieme tra te e quello che ti circonda è perfetto, tutto funziona”. 

Non è un caso che questo prospetto internazionale, metta in relazione l’universo esterno e quello interno al rink. In fondo, è una questione di simbiosi culturale. Di affinità di registri, emotivi e sensoriali. Anna è erede consapevole di una gloriosa patria italiana dell’hockey su ghiaccio. Una città incantata e incantevole, riconosciuta come ‘Perla Alpina' e ‘Regina delle Dolomiti’. E un feudo di puck e bastoni, come suggerisce il suo ecosistema sociale, ancor di più le monumentali architetture del suo Stadio del Ghiaccio. 

Nike ACG & SG Cortina Hockey special kit

“Sono orgoglioso di vestire la maglia della mia città”, sottolinea all’ombra di tribune intagliate nel legno, come fossero opere d’artigianato locale, il collega-portiere della prima squadra Aldo Pompanin. Anche lui giovanissimo, eppure già simbolo di un club sinonimo di territorio, e di un territorio sinonimo di hockey. “Giocare in un luogo che ha potuto ammirare campioni leggendari è un qualcosa d’indescrivibile. Oltre alla bellezza oggettiva di questo Stadio, ogni volta che entro qui è come se mi immergessi nelle storie che contiene e tramanda… Provo la stessa sensazione anche tra le vie della città, dove tanti dei campioni del passato conducono ancora la loro vita”. 

Definito dai tipici dettagli estetici di ogni netminder, il classe 2005 cristallizza in diapositive i luoghi che l’hanno plasmato. Menziona foto d’epoca appese nei bar di Corso Italia, chiacchiere estive incentrate su power play e tattiche in costruzione, buzzer-beater tramandati dalle fredde correnti del Boite... “L’hockey in queste valli è una cosa di famiglia. In casa ne ho sempre parlato. Ancora oggi analizzo ogni partita con mio padre e mio fratello. Quando cammino per Cortina, gli abitanti mi fermano, domandandomi della singola prestazione o del corso della stagione. Nell’hockey, il nome di Cortina è arrivato in alto, molto in alto: è un bene del territorio e va rispettato come tale”. 

“Bastano pochi giorni per percepire la storia di questo club, le sue unicità, il suo contatto con il contesto che lo circonda... Per capire la grande cultura hockeystica di Cortina”, gli fa eco con un idioma diverso, ma con identico trasporto, il difensore Jakob Stöffling. Allevato da un hotspot europeo della disciplina, la Svezia, e dai suoi laghi ghiacciati che, ciclicamente, assumono i connotati di rink da fiaba, questo studente itinerante del gioco è già riuscito ad assorbire le sfumature più liriche del rapporto tra l’hockey e Cortina. “Prima di Cortina, non mi era mai capitato di giocare in un rink al chiuso con vista diretta sulle montagne. Anche solo allenarsi su questo campo è pazzesco. A dire il vero, non mi era proprio mai capitato di esplorare un territorio del genere. Ogni giorno puoi vivere qualcosa di diverso, là fuori: che sia sciare, fare una sessione di hiking, o qualsiasi altra attività outdoor. Amo vivere la natura, oltre all’hockey. E amo viverli insieme, come accade spesso nel mio Paese natale. Per questo, Cortina è perfetta”. 

Nike ACG & SG Cortina Hockey special kit

Bisogna essere duri come una roccia per giocare ad hockey, introduceva Anna Corte Sualon, ma anche intensi, curiosi, vivi, come confida l’involontario ‘realismo magico’ di Jakob Stöffling, contaminato, con ogni probabilità, dalle stesse visioni che ispirarono la penna di Dino Buzzati. Al crocevia di queste metafore e correnti letterarie, sgorga il flusso vitale dell’hockey ampezzano, insieme alle interpretazioni dei suoi protagonisti contemporanei. 

“Nella mia vita, l’hockey e la montagna sono sinonimo di libertà”, alimenta questo processo d’interdipendenza l’attaccante Nicolò Remolato, “Vengo da Bolzano, una città più grande e, per molti versi, differente. A Cortina, sto riuscendo a dedicare molto tempo a me stesso: cosa di cui ho sempre sentito il bisogno, e che si è resa ancora più necessaria da quando indosso una maglia così pesante, con lo Scudetto cucito sul petto. Dopo una partita, se devo pensare, o anche solo di staccare la testa, lo faccio. Esco e vado a camminare tra queste montagne. Respiro la loro aria e mi ricarico…”.

Oltre al campionato sovranazionale AHL. Oltre alla Serie A, manifestazione che in questo club centenario vede l’attuale detentore del titolo. Oltre a schedule stagionali e piani partita specifici. Oltre, perfino, al lusso e alla sfarzosità a cui viene spesso associata questa suggestiva conca, posta ad oltre 1200 metri d’altitudine.  

Nell’Oltre, sembra dunque trovare piena affermazione la condizione di uno sport-essenza della ‘cortinesità’: una condizione rara, dove l’energia viene sprigionata tanto da ingaggi o slapshot, quanto dal contesto ambientale che li circonda. La stessa energia veicolata dal connubio tra SG Cortina e Nike ACG.   

Da queste corrispondenze, scaturisce una celebrazione non convenzionale dello spirito all-conditions, matrice tanto dell’identità ACG, quanto degli istinti, dei pensieri e dei gesti concentrati nello Stadio del Ghiaccio: un’ode alle naturali risonanze tra il battito dolomitico e il codice genetico hockeystico locale, riflessa nelle sagome di quella che, senza dubbio alcuno, si presenta già come una maglia di culto. 

Nike ACG & SG Cortina Hockey special kit

La velocità sul ghiaccio che diventa battito naturale e tessuto. L’ethos dolomitico che si trasla in narrazione materica. Mezzo secolo di un brand sinonimo d’innovazione, e di risposte alle sfide più estreme del pianeta, che prosegue nel peculiare connubio con una comunità sportiva di montagna. “Quando ho visto la maglia, me ne sono innamorato…”, “È qualcosa di differente: continuo a guardare il design frontale, legato alle montagne che ci circondano, è stupenda…”, commentano all’unisono i giocatori, passandosi le divise che verranno indossate esclusivamente nel match di domenica 7 dicembre contro l’HC Gherdëina valgardena.it

Accavallano prime impressioni quasi fossero dei cambi volanti: “Il legame con ACG avrà un impatto sul grande pubblico, specie sulle nuove generazioni, siano esse nelle grandi città o nei paesini attorno a Cortina…”, “Molta più gente capirà quanto è figo l’hockey. Semplicemente, non vedo l’ora di mostrare la divisa ai miei amici…”, e ancora, “È la prima volta che vedo un brand come ACG legarsi ad una squadra di hockey, spero che questo progetto rivoluzioni le prospettive del nostro sport, specie qui in Italia. Il design dei numeri, poi, è pazzesco, sa di vintage e futuro”. 

“Siamo gasati”, tira le fila l’ultima voce ad esprimersi, per tradizione la più nobile e perentoria, quella del capitano Marco Sanna. Raccoglie il puck sulla sirena, denotando lo spessore richiesto a chiunque indossi il grado più elevato in divisa SG Cortina: a chiunque incarni la lunga, lunghissima schiera di appassionati cresciuti in questa porzione d’Italia con l’hockey nelle vene, per poi divenirne massimi esponenti.  

“Per noi l’hockey è una professione, certo, ma è prima di tutto una passione”, conclude riassumendo le testimonianze di coloro che stanno seguendo il suo esempio, e le sue indicazioni, “Se non fosse così, non giocheremmo a questo livello, non saremmo sempre in viaggio tra i principali rink d’Italia e delle Alpi, non avremmo raccolto la sfida di rappresentare un club così storico e non riusciremmo a convivere con il lato più estremo della nostra disciplina: il continuo, meraviglioso mix di pericolo ed eccitazione che la caratterizza. E che ce la fa amare…”. 



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SG Cortina