Il giovane filmmaker canadese presenta i film ‘OBIBINI’ e ‘PRIMITIVE’, che saranno proiettati all’ONA Short Film Festival
Questo articolo è parte della collana editoriale introduttiva all’ONA Short Film Festival. Il 5, 6 e 7 settembre, l’Isola veneziana di San Servolo mostrerà storie di sports outdoor, natura e consapevolezza ambientale, e noi saremo ancora Media Partner di questo meraviglioso evento dedicato alla settima arte.
La surf culture è adrenalina, azione e stile, ma è anche storytelling. Ben Lalande porta all’ONA Short Film Festival le pellicole ‘OBIBINI’ e ‘PRIMITIVE’: due viaggi in dimensioni surfistiche che riescono a combinare esperienze individuali, rivoluzioni collettive e il potere globale di questa eternamente-ispirata scena sportiva.
La creatività di questo giovane filmmaker canadese ci conduce nelle coste ghanesi e canadesi, mostrando l’impatto del surf sulle nuove generazioni e le sue evoluzioni contemporanee. Women empowerment e legacy familiare sono i due temi principali di questi affascinanti documentari, che evidenziano il valore universale di una pratica che continua a cambiare significato nel tempo e nello spazio, diventando strumento di progresso sociale e civile, così come scuola di vita.
Lalande ci ha raccontato il suo rapporto con il surf e le ramificazioni di questa connessione nella sua ricerca visuale e narrativa. Gustatevi le sue parole prima di osservare ‘OBIBINI’ e ‘PRIMITIVE’.

Il tuo rapporto con la surf culture è evidente, ci parleresti di questa speciale connessione?
“Sono originario dell’East Coast canadese, e quella zona non è particolarmente nota per il surf. Arrivo da Quebec City e per raggiungere l’oceano più vicino bisogna viaggiare per 6 ore e arrivare nel Maine, Stati Uniti. Sono cresciuto andando lì, durante l’high school riuscivo a surfare due o tre volte all’anno. Amavo farlo. Poi ho deciso di fare il college negli USA e, da quel momento in poi, sono riuscito a immergermi realmente nel surf. Oggi tanti miei amici e conoscenti hanno a che fare con questa cultura. Sono registi, atleti, musicisti... Per questo, anche se ultimamente mi sono concentrato su progetti commerciali non legati al surf, sono molto felice di portare all’ONA due progetti legati a questa cultura. Il surf è una grossa parte di ciò che sono, mi ha plasmato come persona”
Come trasponi la surf culture nella settima arte?
“Amo i classici film di surf, dove tutto è energia e azione, infondono anche dei messaggi positivi, ma il rischio è che rimangano dei contenitori vuoti... In produzioni come ‘OBIBINI’ e ‘PRIMITIVE’ racconto delle storie di surf che aggiungono strati narrativi e culturali alla semplice dimensione sportiva. Sento che il surf sta diventando sempre più accessibile, la sua nuova generazione è globale: non parliamo più solamente di Hawaii o Australia, ma anche di continenti fino a poco fa atipici, come quello africano. Un’altra evoluzione che mi affascina è quella del surf femminile, che ho deciso di esplorare con la community ghanese dell’Obibini Surf Club. Non ho raccontato storie di atleti top, ma di esseri umani ispirati dal surf”



All’ONA presenterai i corti OBIBINI e PRIMITIVE, puoi introdurli al nostro pubblico?
“OBIBINI racconta una community di surfiste ghanesi. Per me è stato eccitante passare del tempo tra le onde con loro. Surfano benissimo su tavole vecchie e rotte, e rivoluzionano la società locale con il loro esempio. In altri luoghi ho sempre vissuto la diffidenza dei surfisti, molti pensano più allo stile e all’appropriazione dei propri spot. Queste ragazze non sono interessate al parere degli altri, vogliono surfare e fanno di tutto per farlo. È incredibile assistere all’impatto che hanno sulle persone che le circondano. Poi, nelle coste ghanesi tutti mi hanno accolto positivamente, c’è una differente prospettiva culturale che mi ha incantato. PRIMITIVE è la seconda pellicola che verrà presentata all’ONA, e narra la storia di Kalum Bruhweiler, un surfista canadese di Tofino. Tramanda una legacy familiare, fondata sul rapporto con la natura e sull’autosostentamento. Mi ha fatto capire che non abbiamo bisogno di tutto nella vita. Bastano la famiglia, il surf e il coraggio di mettersi in gioco là fuori. La sua testimonianza è un memo per la società contemporanea, mostra un tipo di vita antico, ma ancora possibile, che ti rende forte mentalmente e fisicamente. Entrambi i film mi hanno insegnato delle lezioni di vita fantastiche, e spero facciano lo stesso con gli spettatori”



Ora incontrerai le onde dell’Isola di San Servolo, che sensazioni ti accompagnano verso Venezia e l’ONA Short Film Festival?
“È divertente, perché è passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho partecipato fisicamente ad un Festival. Negli ultimi anni i miei film sono stati selezionati per vari Festival, ma non sono riuscito a presenziare. Sarà una nuova ‘prima volta’. Sono eccitato. È strano presentare i propri film e parlarne davanti al pubblico, le luci sono su di te e ti attraversano sensazioni particolari... Sarà interessante ritrovarsi in quella posizione. Non vedo l’ora d’incontrare gli altri creativi dell’ONA e condividere storie con loro. Poi, in Italia sono stato solo a Milano. Non vedo l’ora di vedere Venezia e di trovarmi nell’Isola di San Servolo...”
Visitate il sito onafilmfestival.com per ottenere maggiori informazioni e partecipare a questo suggestivo evento.









