Le immagini esaltano il movimento sportivo nella ricerca visuale di questo fotografo e sperimetatore britannico

Il movimento porta ad esplorare noi stessi e ciò che ci circonda, ma porta anche ad esplorare la creatività visuale, come dimostra la filosofia fotografica di Matt Moran. La lente di questo fotografo britannico è un laboratorio sperimentale che spesso incrocia la produzione con l’elemento sportivo. La galleria di Moran è un intreccio di sensazioni e soluzioni cromatiche elevate dalla cinesi, e viceversa: un lungo viaggio in costruzione tra echi di fotografi leggendari e opzioni stilistiche contemporanee, a volte persino anticipatorie.

“Ho sempre sentito intorno a me la fotografia. È qualcosa che mi ha sempre interessato e che ho sviluppato nel tempo, soprattutto a partire dal periodo universitario, quando ho potuto viaggiare, circondarmi di persone che avessero gusti simili ai miei e scoprire tante tecniche di stampa differenti. Le prime figure a cui mi sono ispirato sono stati i fotografi Magnum, così come i classici contemporanei americani, come Alec Soth. Per quanto riguarda lo sport, invece, da ragazzo ho giocato a rugby, quando mi sono spostato a Londra mi sono dato al ciclismo e durante il periodo pandemico ho iniziato a correre molto nelle campagne del Devon, insieme a mio fratello. Negli anni sono stato assistente per diversi fotografi fashion, così durante quelle corse mi è venuta l’idea di collegare una fotografia artistica, più fashion, al running e ad altri sport che amo, come il ciclismo. Da piccolo passavo ore a guardare il Tour de France in televisione...”

L’esplorazione è fatta di dettagli e curiosità, spiega Matt. Dove c’è un grande evento sportivo, ci sono sempre significativi particolari che non vengono notati. Dove c’è un grande atleta, c’è sempre una chiave d’accesso estetica e narrativa che nessuno ha trovato. Le sue immagini raccontano questo, mostrando schegge di una running culture futuristica, di un’atipica dimensione cycling e di un’illimitata celebrazione del movimento.

“Lavorare per altri fotografi mi ha dato fiducia nell’approcciare differenti stili. Mi piace sfocare, usare il flash e particolari elementi, angoli e colori. Amo giocare on gli estremi, con la luce e l’oscurità. Sono concentrato sul mostrare ed elevare i movimenti, voglio amplificare la velocità, lo sforzo, la gioia: il mio obiettivo è esagerare quello che accade nella realtà. Le mie foto sono un’accumulazione di tutto quello che m’ispira, e penso sia in qualche modo liberatorio non essere legati ad un’estetica monolitica. Ogni progetto e ogni evento determinano la mia direzione estetica. Spesso non ho un brief, rispondo semplicemente a ciò che mi trovo di fronte. Credo che tutto sia interessante intorno alla performance: le luci, la pistola di partenza, la tecnologia, i piccoli dettagli che solo in pochi notano. Andare sotto la pelle delle cose è stimolante”

Il Mondiale di ciclismo di Glasgow, i test di Rory Leonard, la London Marathon, Hoka, and wander e Dosnoventa: il flusso creativo di Moran tocca lo sport su differenti livelli, viene nutrito e potenziato da esso, e gli permette di danzare tra l’opera di reportage e quella di invenzione artistica-fashion. Grazie ad un chirurgico lavoro di postproduzione, negli scatti del britannico risulta, così, impercettibile il confine tra lavoro commerciale e progetto personale.

“Sono sempre stato esposto al mondo fashion e trovo positiva l’influenza che sta avendo nell’immaginario sportivo, soprattutto da un punto di vista fotografico. Molti dei miei lavori personali hanno portato a collaborazioni con brand: sento che è arrivato il momento giusto per l’apertura dei brand ad approcci fotografici differenti rispetto a quelli tradizionali. Tutto sembra in qualche modo connesso e io provo ad avere lo stesso approccio per tutti i progetti. Poco tempo fa ho scattato la Great North Run di Newcastle, città dove attualmente vivo con la mia ragazza, e quel progetto personale mi ha portato prima ad un lavoro commissionato sulla Night of the 10k PB, poi ad una fanzine e, infine, ha sbloccato un lavoro in Giappone per and wander... In generale amo vivere i miei lavori come scrapbook, album di ritagli in cui la postproduzione giocano un ruolo chiave. Tanto del mio impegno arriva dopo aver scattato, mi piace molto lavorare sulle gradazioni dei colori, sul trattamento di ogni scatto e sul processo di stampa”

“Mi piacerebbe fotografare le Olimpiadi a Parigi”, conclude Moran parlandoci del suo futuro e del suo presente, diviso tra lunghe corse nel nord dell’Inghilterra, dove copre 50 miglia (80 chilometri) ogni settimana, e shooting in giro per il globo, “E mi piacerebbe seguire un atleta per un progetto a lungo termine, per esempio durante l’avvicinamento ad una grande manifestazione. Mi intriga avvicinare un giovane talento e vederlo esplodere. L’UTMB (Ultra-Trail du Mont-Blanc) e la corsa in Kenya sono altri due temi che mi affascinano. Da un punto di vista sportivo, invece, voglio provare a correre la maratona di Londra sotto le 2 ore e 40... Vedremo!”