L'oceano ha il potere di lasciare un segno nell'anima, la sua vastità resta impressa nel cuore di coloro che crescono cullati dai suoi moti. Per Mark Clinton, fotografo cresciuto tra la bellezza selvaggia delle spiagge settentrionali di Sydney, il mare è stato sia un rifugio, che un maestro
I suoi primi anni di vita sono trascorsi tra la tranquilla introspezione regalata dalla tavola e i paesaggi tanto desolati, quanto suggestivi dell'outback australiano. È in questo universo di contrasti, dove l'indomita bellezza costiera incontra la vasta e irriducibile distesa desertica, che il rapporto di Clinton con la fotografia ha iniziato a prendere forma. La sua macchina fotografica diviene qui un'estensione del desiderio di catturare la fugace perfezione naturale.
Attraverso l'obiettivo, Clinton trova un modo per entrare in contatto con il mondo del surf, usandolo come mezzo per immergersi in quella cultura. La sua fotografia si evolve, poi, oltre il semplice riflesso del suo amore per la natura, diventando un modo per tradurre l'intangibile: la bellezza, lo spazio, l'emozione in poesia visiva.
Ripercorrendo il suo ancora giovane viaggio, Mark parla con una tranquilla riverenza, palesando una profonda comprensione di come gli elementi a lui più cari abbiano inevitabilmente marchiato sia il suo approccio professionale, che il suo spirito.





OCEANI
“Sono cresciuto vicino a Manly, sulle spiagge settentrionali di Sydney, in Australia, a circa cinque minuti di distanza dalle colline, con alle spalle vaste distese di terra selvaggia. Sono alto un metro e novanta, da piccolo ero estremamente scoordinato, e i miei genitori hanno cercato di farmi praticare ogni tipo di sport possibile: basket, calcio, football, tennis... Non mi sono mai piaciuti gli sport di squadra. Mi sono sempre orientato verso sport collaterali, come la MTB e, soprattutto, il surf. Ogni giorno era un'opportunità per sperimentare la purezza naturale e ora, mentre mi muovo e vivo in città diverse per lavoro, mi rendo sempre più conto di quanto mi manchi quella purezza. Ricordo la prima volta che ho lasciato l'Australia: è stato terrificante. Non poter vedere l'oceano e rilassarmi a fine giornata. Per me è sempre stato importante stare nella natura, sentirmi immerso in quel senso di spazio aperto, in una bellezza grezza e astratta, nelle sue forme, nei suoi colori e nelle sue strane geometrie. Questi scenari hanno sprigionato il mio amore per la fotografia.
Parlando delle origini della mia fotografia, mi viene sempre in mente un giorno in particolare: il 23 marzo 2005. C'era un'enorme mareggiata ed eravamo vicini alla spiaggia. Mi feci accompagnare da mia madre dopo la scuola - avevo 11 anni - armato di una piccola macchina fotografica point-and-shoot, in questo spot di 'big waves' vicino Manly, chiamato Deadmans. Ci ho trascorso molto tempo e ho vissuto molti momenti cruciali della mia vita in quel posto. Quella mattina, Kelly Slater, il GOAT, stava surfando e ho immaginato che ci fosse ancora la possibilità che fosse in giro. Quello è stato il giorno in cui ho iniziato a fotografare il surf e ad essere parte della cultura, della comunità che caratterizza da sempre questo sport, senza dover surfare io stesso grandi onde. Ero arrivato a un punto in cui i miei amici approcciavano onde sempre più grandi e ho pensato: “Questo è il mio livello”. Così, ho iniziato a scendere dalla macchina e scattare direttamente con un obiettivo lungo che, col tempo, ho imparato ad amare.
Quando ho affrontato grandi onde, ho affrontato anche molte delle mie paure, e l’ho fatto grazie all'obiettivo della macchina fotografica. Il mio percorso è iniziato con il surf e ho trascorso la maggior parte della mia adolescenza e dei miei primi vent'anni completamente fissato con la sua scena: lo stile di vita, la cultura che lo circonda, l'ambiente e tutti i piccoli surf trip in macchina... Ripensandoci, mi rendo conto che l'Australia ha probabilmente il livello più alto di talenti nel surf e di varietà di onde. Ogni costa offre qualcosa di diverso; c'è molto da scattare.”


MONTAGNE
“A 23 anni ho viaggiato in Nuova Zelanda e sono entrato in contatto con un ‘local’ che mi ha consigliato e mostrato i migliori spot nell'estremo sud del Paese. Ci siamo incontrati in un pub di un centro universitario, pieno di giovani che facevano festa. Durante una serata trascinante, abbiamo finito per incontrare uno dei suoi amici più stretti, che all'epoca era uno sciatore. Gli ho condiviso il fatto che ero sempre stato attratto dai toni scuri e lunari, come quelli del surf invernale, ero affascinato da scenari freddi, dal blu intenso. Quando mi ha suggerito di provare a fotografare lo sci, ho scherzato con lui, dicendogli che mi avrebbe potuto insegnare a sciare, introducendomi in quel mondo. Qualche mese dopo sono tornato in Nuova Zelanda e mi sono trovato a fare i conti con un gruppo di sciatori professionisti. Ho imparato a fatica, ma me ne sono andato con una nuova passione per la neve. E da quel momento è stato vero amore.”



PROSPETTIVE
“Non sono mai stato attratto dai 'grandi' scatti fatti solo per documentare super prestazioni o catturare momenti iconici. Nel surf, per esempio, si vede questo processo in posti come Nazaré, con le su caratteristiche onde giganti, nello sci, invece, vale lo stesso per celebri montagne. A livello personale, sono sempre stato più interessato a momenti circoscritti e singolari, alle onde o a picchi nascosti e sublimi, che mi parlano a modo loro. Nel surf australiano, c'è un termine che indica un particolare tipo di onda chiamata 'Slab', un'onda grande, pesante e spessa che si trova tipicamente sopra una barriera corallina. È quello che cerco: ambienti intimi, ruvidi e incontaminati.
Ho sempre cercato di mantenere un discreto livello di forma fisica, ma non sono mai stato attratto dagli scatti in condizioni estreme. Mi concentro sul mantenermi costantemente in salute e in forma, ma la maggior parte dei miei approcci sono puramente creativi, cerco di comunicare una sensazione o un sentimento nel mio lavoro, qualunque esso sia. Ultimamente, l'opportunità di lavorare con uno sciatore professionista come Lucas Pinheiro Braathen è stata pazzesca. Non ho mai lavorato con un atleta così performante. Vederlo scendere dalle piste e sottoporsi a una serie infinita d'intense sessioni d'allenamento, dalla mattina alla sera, è davvero impressionante.”



SINERGIE
“La Nuova Zelanda ha un'enorme presenza nel freeride e freestyle sciistico, ed è lì che ho costruito le mie basi. Quando mi sono innamorato dello sci, tutto ruotava intorno a queste due discipline. Sapevo che le gare di sci 'tradizionale' erano molto diffuse in Europa, ma non avevo idea del loro livello e dalla loro importanza. Ad Agosto, Lucas mi ha contattato per fare delle foto. Uno dei nostri amici comuni, che condivideva con lui uno sponsor, ci ha messo in contatto. Mi ha incuriosito, quando mi ha detto: “Ci stiamo allenando con Lucas e ci piacerebbe che tu venissi a condividere il tuo approccio fotografico”. Non sapevo nulla delle canoniche gare di sci. Sapevo solo che questi atleti erano di un altro livello.
Così, sono andato, ho conosciuto Lucas e la squadra, e ho iniziato a comprendere quanto serva per essere un atleta di quel calibro. Ho anche iniziato a scoprire cosa significhi lo sci per lui. Prima di lasciare la Nuova Zelanda, mi ha chiesto di seguirlo per tutta la stagione, fino alle Olimpiadi. Ho chiamato alcuni amici che avevano un passato nello sci, perché non avevo idea del circuito di Coppa del Mondo e di quanto fosse intenso. Uno di loro, Jossi Wells, molto rispettato nel mondo del freestyle, mi ha dato una conferma: “Se c'è qualcuno con cui dovresti farlo, è Lucas. Voi due entrerete in sintonia, raggiungendo un livello più profondo di creatività condivisa.”
Mi sono preso qualche settimana per pensarci e poi ho deciso di buttarmi in quest'avventura. Ora, sono passati poco più di due mesi ed è stata una corsa sfrenata. Ho sempre lavorato a progetti in cui l'impegno più duraturo era di circa sei settimane, quindi impegnarsi a fondo per un'intera stagione invernale, assistendo al suo svolgimento tappa dopo tappa, è stato pazzesco. Il tempo è volato. Ho partecipato solo ad alcune gare e sessioni di allenamento, ma vedere la devozione del team, la dedizione e l'energia che mettono nell'aiutare una persona a inseguire i propri sogni - sogni in grado d'ispirare tanti altri - è incredibile.
Ho conosciuto molte persone di alto livello nei rispettivi ambiti, ma Lucas mi ha davvero sorpreso, sotto tanti punti di vista. Sono entusiasta di poterlo definire un amico. La sua capacità di passare dall'assoluta conoscenza della performance, e mi riferisco a dettagli tecnici come le condizioni delle lamine degli sci, alla direzione creativa, come la creazione e lo sviluppo di un progetto, è incredibile. Trova persino il tempo di cercare mobili e oggetti sconosciuti in giro per il mondo. A volte mi chiedo: “Come fai ad avere tempo per tutto questo?” Ha davvero una mentalità ambiziosa, sia sulle piste che fuori. Sono felice di far parte di questo viaggio e sono curioso di vedere dove arriverà, al di là del semplice sci. Sarà davvero interessante vedere cosa succederà.”



SCENARI
“Se penso a ciò che mi ha sempre ispirato, devo mettere al primo posto la musica. Ascolto sempre qualcosa durante lavoro, che si tratti di montaggio, riprese, shooting, ecc. È la musica che guida il mio stato d'animo. Le mie due più grandi ispirazioni in termini di ascolto sono Jon Hopkins, un produttore britannico, e Brian Eno. Le loro qualità artistiche e le loro storie sono incredibili. Quello che ho imparato da loro è semplice: segui il tuo istinto. Odio essere legato all'etichetta di fotografo d'azione o di sci. In fin dei conti, sono solo un fotografo. Scatto ciò che mi piace e non credo che continuerò a fotografare lo sci per sempre. Finché faccio foto e le uso come trampolino di lancio per continuare la mia evoluzione, sono contento.
Se dovessi scomporre la mia filosofia fotografica, posso dire che la mia volontà è sempre stata quella di catturare scatti che mettano in rima l'azione e il paesaggio. Mi piace poter fotografare qualcosa o qualcuno in un modo che non sia immediatamente ovvio, che non sia troppo letterale. Mettere qualcosa davanti al mio obiettivo, regolare la gradazione e spingere l'immagine un po' più in là di quello che era in quell'effettivo momento... Sono cose che mi hanno sempre ispirato.
Per mia fortuna, ho avuto l'opportunità di viaggiare molto, soprattutto nei luoghi che ho sempre voluto visitare e fotografare. Ora si tratta di trovare il soggetto giusto, ascoltare la sua storia e seguire la sua passione, documentandola a modo mio. Adoro immortalare luoghi fantastici, ma ciò che mi attira davvero è una persona appassionata di qualcosa. È questa la cosa che più m'ispira. Purché non si tratti di alberi: sono stanco di fotografare alberi (sorride ndr). Credo di aver coronato molti dei miei sogni attraverso i viaggi, ora mi chiedo: ‘Cosa c'è dopo? Qual è il prossimo, entusiasmante, percorso da seguire?’.”


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