Scopriamo la tanto evocativa, quanto minimalista lente del fotografo australiano

Le linee possono comunicare. La geometria può ispirare. E nell’ordine possiamo trovare la più pura estetica, questo spiega la lente del fotografo australiano Chris Caporaso. In un mondo sempre più confusionario e artificioso, le sue visioni elevano la bellezza della semplicità sportiva, così come dei suoi protagonisti e strumenti. Eppure, il 37enne cresciuto ad Adelaide è parte attiva della complessità atletica, perché divide il suo tempo tra il lavoro di match analyst di football australiano con la sua produzione fotografica: un incrocio tanto atipico, quanto fruttuoso.

“Sono cresciuto ad Adelaide, e i primi ricordi sportivi sono legati ai GP di Formula 1 che ho visto con mio padre. Ero ossessionato dalle macchine, da piccolo continuavo a disegnarle. Ho ancora impressi nella mente i nomi e l’estetica delle Benetton, così come delle Rothmans... Il tempo mi ha portato a diventare un match analyst di un team professionistico di football australiano. Durante la pandemia, quando abbiamo dovuto isolarci da tutti per continuare il campionato, sono stato per un centinaio di giorni sulla Gold Coast. La situazione mi stava drenando. Così ho portato la camera con me e ho cominciato a fotografare. Ho scoperto la fotografia da teenager, e ho sempre portato macchine fotografiche con me durante i viaggi familiari. Solo dal 2020 ho capito quanto avessi bisogno di questo outlet: la fotografia mi sta dando equilibrio nella vita di tutti i giorni e, allo stesso tempo, mi sta permettendo di sviluppare progetti da freelance paralleli al mio lavoro. Grazie alla lente riesco a lasciare da parte il football e le sue dinamiche caotiche per qualche ora, liberandomi la mente”

Le visioni di Chris sono figlie di un percorso accademico e umano votato al gusto estetico. Ispirato dall’architettura di Frank Lloyd Wright e da un percorso nel design, lo stile fotografico di Chris è all’incrocio tra il documentarismo contemporaneo, la freschezza social e le vibes fashion connesse all’universo streetwear. 

“Penso che il mio stile fotografico sia sempre in evoluzione, ma abbia una consistenza costante. Il miei primi studi di design e la mia passione per l’architettura sono sicuramente le fondamenta per la mia produzione visuale. Amo l’estetica monocromatica. E amo immergermi nelle culture, rappresentare le loro unicità. Sono stato molte volte a New York…penso mi abbia influenzato molto, per me è sempre fantastico camminare con le cuffiette, e catturare quello che succede nelle strade e nella metropolitana. Il mio immaginario sportivo si concentra soprattutto sulla Formula 1, sul tennis e sulle sneakers. Sono stato incredibilmente fortunato a visitare il paddock della F1 in alcune occasioni, e apprezzo le auto come arte in sé, l'aerodinamica e l'innovazione che le contraddistinguono e che formano linee aggressive e curve piacevoli, rendendole piuttosto fotogeniche.... Lo stesso accade quando guardo una partita di tennis. Durante un torneo come l'Australian Open, i colori e le linee perfette sono così esteticamente piacevoli che si prestano a composizioni interessanti. Per me è quasi poetico come quella serie di linee perfette formi una forma tra cui si vince e si perde in uno sport così storico. Le sneakers sono un mio interesse da sempre e fanno parte della mia identità. Ho trascorso molto tempo a fotografare le sneaker sia per cultura che per pubblicità. Il mio paio preferito di sempre è la Nike Air Max 1 Atmos Elephants, ma la sneaker che mi ha fatto entrare in questa cultura è la Nike Air Max 90 Infrareds. In questo momento probabilmente sto indossando delle New Balance 990s.V6 grigie. Nella mia fotografia voglio che le persone sentano qualcosa attraverso le mie immagini. Posso essere un po' minimalista, mi piace che le mie immagini siano pulite e che usino la profondità in modo da dirigere lo sguardo. Voglio che tutto sia allineato e che i colori si completino a vicenda.... Come la maggior parte dei creativi, a volte sono il più grande critico di me stesso".

Ora diviso tra lo studio tattico di uno sport unico al mondo e lo sviluppo di una carriera creativa, Chris prosegue nella sua ricerca di dettagli eleganti e spazi essenziali. “Nell’ultimo periodo ho piantato un seme nella mia testa e nel mio subconscio”, conclude l’australiano, “Mi piacerebbe compiere una transizione definitiva nel mondo creativo. L’ambiente del football è stimolante, mi appaga aiutare la squadra e stare al fianco di giocatori e allenatori, ma ho il sogno, o meglio, la speranza di potermi dedicare completamente alla creatività. Magari un giorno succederà”.