loader image

Sulla ‘Montagnetta’, storica e unica vetta milanese, il nerazzurro si apre a nuove dimensioni, grazie al connubio con Nike ACG. Raccontiamo questa sinergia all’interno di una speciale collana editoriale, in questo caso raccogliendo alcune voci della crew Crusher Running, che ha dato vita ad una gara trail a tinte interiste, fondendo socialità ed epicità sportiva

Lautaro Martínez urla verso San Siro. Lo chiama a sé, ed ogni anello non fa che ricambiare la sua energia. Ha appena rimesso in sesto una partita, quella con il Pisa, nata nella bufera e proseguita negli imprevisti. L’aria è elettrica, epica, ed è solo destinata ad ingrossarsi, fino all’estasi finale del 6-2. La risalita dallo 0-2, vestita dal Quarto Kit, diventa simbolo esplicito dell’esperienza outdoor: delle sue fatiche, delle sue estasi. 

A poche ore di distanza, un analogo flusso di emozioni viene plasmato dalla community running Crusher, impegnata in una gara trail sui percorsi della ‘Montagnetta’. Pioggia e pozzanghere. Condivisione emotiva e carica reciproca. Nello spartito di assonanze tra l’universo calcistico e outdoor, intessuto da Inter per celebrare la sinergia con ACG, c’è anche spazio per una dimensione running che sa come comunicare con il Beautiful Game contemporaneo, mettendo in ulteriore luce l’essenza interista dell’oggi. E del domani. 

Scopriamo come attraverso le voci di alcuni dei runner che hanno partecipato a questo speciale, ed epico, evento. 

Monte Stella Inter x Nike ACG run
Monte Stella Inter x Nike ACG run
Monte Stella Inter x Nike ACG run

Uno sport individuale, la corsa, ed uno di squadra, il calcio. Eppure, nel vostro caso la corsa diventa uno strumento di collettività. Come comunicano il concetto di squadra calcistica e quello di community running? 

Sofia Verme: “Il punto d’incontro sta nello spirito comune che si ritrova tanto nelle squadre di calcio, quanto nei gruppi run, come Crusher. Quando si parla di community, il fine ultimo è supportarsi a vicenda. L’affinità, a mio avviso, a questa: avere qualcuno che ti incita, come avvenuto qui in ‘Montagnetta’, durante la staffetta. Poi, ovviamente, c’è anche la voglia che sta alla base di ogni pratica sportiva”

Francesco Palmisano: “Molto semplice. Nel calcio c’è il pallone, certo, ma fai sempre la corsa per l’avversario, o per il compagno. Nelle gare trail, avviene la stessa cosa: vivi in funzione della posizione altrui, sia che tu stia tirando più forte, sia che tu sia l’inseguitore. Il legame è meno sottile di quanto si pensi. Quando si parla di community running, poi, ognuno fa la corsa per sé, ovvio, ma la fa anche per il collettivo, per la propria squadra, e nel calcio avviene la stessa identica cosa”

Vittoria Beatrice: “Nel calcio ci si appoggia a un compagno per un obiettivo comune e il running può essere visto nello stesso modo. Quando il running diventa collettivo, come nel caso di Crusher, viene posto un obiettivo comune, magari raggiungere una performance migliore, migliorare il proprio tempo… Per farlo, è fondamentale o, comunque, è inevitabile che serva appoggiarsi ai propri compagni. Vedo quest’analogia tra i due sport”

Simone Gambardella: “Se penso a community come Crusher, il punto di contatto con il calcio sta nel lavorare di squadra, nel muoversi insieme… Aiuta le persone ad essere motivate, a spingere, a dare il meglio per scoprire lo sport, ma anche a fare molto di più, come del reale networking. La corsa in Crusher è un momento di socialità, di condivisione, in cui le passioni uniscono le persone. E credo che lo stesso avvenga in ogni club di calcio, a qualsiasi livello”

 

Inter e ACG si sono unite per celebrare lo spirito outdoor. Che ruolo hanno l’outdoor, i suoi imprevisti e le sue bellezze, nella tua vita?

Sofia Verme: “L’outdoor e i suoi imprevisti mi fanno pensare al trovare una via d’uscita. Anche in una salita. Anche in un percorso veramente hard. Outdoor, per me, è trovare quella forza che ti permette di raggiungere la vetta, il traguardo che ti sei imposto, e godertelo”

Francesco Palmisano: “Parto dall’imprevisto. Io sono arbitro di calcio e, per deformazione professionale, cerco sempre di aspettarmi l’inaspettato… Expect the unexpected. Quando sei fuori a correre, non cambia molto. Puoi prepararti, ti metti la termica, il guantino, e poi inizia a diluviare fortissimo. Oppure, al contrario, sei settato per la pioggia e capita il sole pieno. In generale, l’outdoor è una montagna russa. È esattamente come una salita: sei lì lì per mollare, e poi arrivi su, sulla montagna di San Siro. Vedi Milano. Ti senti soddisfatto. Trovo sia questo il bello dell’outdoor: l’effetto del dislivello, che è un po’ anche l’effetto della vita”

Vittoria Beatrice: “L’outdoor prepara alla vita in tutti i sensi, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo. Nel trail può succedere qualsiasi cosa, questo fatto ti aiuta a pensare prima a cosa potrebbe andare storto, e a come potresti affrontarlo. La bellezza è presente sempre. Anche la fatica, ovvio, ma ti godi la natura, la compagnia, le soddisfazioni personali nell’arrivare in fondo ad una gara, come in questo caso… È un insieme di tante cose, che tendono alla bellezza”

Simone Gambardella: “L’'outdoor è una parte fondamentale nella vita di coloro che, come noi, vivono soprattutto in città. Viviamo quotidianamente lo stress e la parte ‘crowded’ dello stare nella ‘city’, in un contesto movimentato come quello milanese. Sicuramente, uscire e ritrovarsi nel regno outdoor è una parte essenziale, è un obiettivo che ci poniamo ogni volta che possiamo. Quando riusciamo a farcela, ci godiamo pienamente ogni momento, compresi i suoi imprevisti e le sue bellezze. Quindi sì, l’outdoor è una parte fondamentale della mia vita”

Monte Stella Inter x Nike ACG run
Monte Stella Inter x Nike ACG run

L’emozione del gol e di un PB. Ci sono delle affinità tra questi due traguardi sportivi? 

Sofia Verme: “Nel personal best devi dare il tutto per tutto, come avviene anche in occasione di ogni gol. Costruire un’azione, arrivare dalla tua metà campo e segnare… Tutto è frutto di tattica, di preparazione. Lo stesso avviene nel caso di un PB. Anche se conosci il percorso, anche se sei preparato alla perfezione, poi sei tu a correre, a ritrovarti in quel momento. E devi dare il massimo”

Francesco Palmisano: “Per me sono un po’ differenti. Il PB è profondamente personale, mentre nel gol c’è sicuramente la soddisfazione individuale, ma dietro stai facendo gioire la tua tifoseria, la tua squadra, il tuo club… Chiaro, la differenza è leggera, perché dopo un PB sei contento, e quella felicità viene trasmessa ai tuoi familiari, ai tuoi affetti, a coloro che hanno capito e accettato i tuoi ‘no’, perché dovevi allenarti… Diciamo che sono due cose differenti, ma anche, in un certo senso, analoghe”

Vittoria Beatrice: “Quando fai un gol ti senti realizzato, senti di aver raggiunto l’obiettivo. Esplodi di gioia, e lo stesso fa lo stadio. Il PB è uguale. Hai fatto il ‘gol della tua vita’. Gli amici ti supportano prima e durante, come avvenuto qui con Crusher, e ti senti profondamente soddisfatto. Poi, ovviamente, guardi subito al prossimo obiettivo, proprio come durante una partita. In quell’attimo, però, senti veramente la felicità”

Simone Gambardella: “Per raggiungere un PB serve lavorare. Lavorare duro. Le emozioni che provi quando lo raggiungi sono indescrivibili. Il gol lo vedo più come un momento istantaneo, un attimo di estasi. Il PB è una cosa che devi sudare per mesi, quando lo raggiungi è come vivere un sogno” 

 

Cosa provi nel rappresentare un nuovo capitolo contemporaneo di un club iconico come Inter, ma non solo, anche nel rappresentare il punto di contatto tra la dimensione calcistica e la running culture, nello specifico il trail? E cosa ne pensi di questa scelta da parte di Inter? 

Sofia Verme: “Sono contenta nel rappresentare un momento che unisce fede calcistica e trail, perché trovo sia un bel modo per connettere questi due sport. Non penso che il trail debba parlare solo di trail, e che il calcio debba comunicare solo ad appassionati di calcio. Le cose si evolvono, si contaminano, come dimostrano gli ultimi anni, ed è stato molto interessante assistere e far parte di questo tipo di processo qui, sulla ‘Montagnetta’”

Francesco Palmisano: “Secondo me non si può più praticare, o essere appassionati, di un solo sport. Il crosstraining, la multidisciplinarietà… Sono tutte cose che Inter sta cercando di elevare in questo legame con l’outdoor e il trail. Recentemente ho apprezzato anche le connessioni con il mondo dello snowboard e del cycling. Penso sia bello che Inter stia evidenziando e traendo il meglio da questo insieme di discipline. Evidenzia il fatto che il calcio sia molto più dei 90 minuti”

Vittoria Beatrice: “Sono fierissima e veramente soddisfatta di poter rappresentare quest’unione, questo parallelismo, insieme a Crusher. Non lo trovo scontato, penso sia una formula molto intelligente. Trail e calcio sono due sport che la gente non associa naturalmente. Invece, sono contenta di farmi portavoce della loro unione. Devo essere sincera, è una gran soddisfazione personale. Poi, credo che avvicinarsi al calcio tramite una community running possa creare un nuovo tipo d’interesse e prospettive verso uno sport che, storicamente, è ritenuto un po’ di massa. Penso che questo sia un ottimo canale d’accesso reciproco”

Simone Gambardella: “La trovo una scelta molto audace, estremamente in linea con il momento contemporaneo del running. Come Crusher, teniamo molto a portare il running ad un livello democratico, dove tutte le persone possano esprimersi e stare bene. Vogliamo rendere il running più inclusivo possibile. Se lo sport, il calcio, una squadra così importante come l’Inter e la passione che le gravita attorno possono essere un motore per alimentare la nostra community, ben venga. È fondamentale far crescere questo ‘sentiment’, proseguire nella direzione della contaminazione atta a far crescere l’amore per uno sport. Se nel farlo si coinvolgono altre dimensioni sportivi, credo ci si possa solo guadagnare ulteriormente. Per esempio qui, sulla ‘Montagnetta’, vedo un binomio perfetto”

Monte Stella Inter x Nike ACG run

La ‘Montagnetta’ è un luogo iconico che oggi, in queste condizioni estreme, trasuda epica sportiva. Cosa significa per te questo posto? E come vedi riflesso il concetto di epicità nel running, così come nel calcio?

Sofia Verme: “Sono di origine palermitana, ma ho capito presto la strategicità della ‘Montagnetta’ a Milano. Di fatto, dà la possibilità di vivere il trail in piena città. Quando corri qui, ti senti contemporaneamente a Milano e fuori. In giornate piovose come questa, la ‘Montagnetta’ restituisce proprio un senso di epicità. Quando raggiungi la vetta, dopo la fatica, vedi tutto il paesaggio dall’alto, ed è molto bello”

Francesco Palmisano: “L’epica è palesata, banalmente, dall’installazione che Inter ha posto qui: un rifugio sulla ‘Montagnetta’. Siamo in un luogo iconico per i milanesi, soprattutto per gli sportivi della città. È l’unico spot per chi ricerca l’outdoor, ed è un po’ una fuga dalla dinamicità milanese. Ti sembra di essere in montagna, senti le gambe che bruciano… L’ho sempre visto come una sorta di avamposto. A livello sportivo, l’epica per me sta nel percorso: nel calcio può essere teso verso la vittoria di un campionato, o verso una salvezza, nel running verso il miglior tempo, il percorrere più chilometri, il raggiungere quel qualcosa che ti sei prefissato”

Vittoria Beatrice: “Sono a Milano da quattro anni e la ‘Montagnetta’ per me coincide con un ricordo forte, legato alla scorsa estate, quando mi sono trovata per la prima volta in verticale, su una montagna che è effettivamente nel cuore di Milano. Non pensavo di poter correre in salita in questa città… Tutti i trail runner si trovano qui, è l’unico punto di raccolta trail cittadino. La ‘Montagnetta’ è senza dubbio iconica. Mi fa piacere che sia stata centrale nel progetto Inter-ACG, perché la associo a ricordi epici, per l’appunto, del mio rapporto con il trail”

Simone Gambardella: “Epica è sicuramente la parola giusta. Sulla ‘Montagnetta’ si butta sangue, sudore, fatica… Ma è dove vedi il risultato. Quindi, è dove trasformi tutte le lacrime e tutti i sacrifici in forza, dove converti l’allenamento in performance. Credo che nel calcio sia lo stesso, anche lì c’è tanto sforzo, tanta richiesta ed allenamenti duri, per perseguire un qualcosa. La ‘Montagnetta’ rimane un luogo iconico per Milano proprio per quello che ho appena detto: è il posto del sacrificio. Si corre di più, lo sforzo è maggiore, ma il risultato è, per forza di cose, alto” 

 

Che riflessioni ti attraversano pensando che, in questi giorni, il calcio nerazzurro sia stato usato come piattaforma per mostrare al mondo un’eccellenza italiana che sa andare molto oltre il solo calcio giocato, contaminando ed elevando altre dimensioni creative, sportive e sociali, come la community Crusher, e culturali? 

Sofia Verme: “È una cosa molto interessante, perché dà la possibilità di far conoscere una Milano differente al di fuori dell’Italia. Poi, penso che sia funzionale anche in senso opposto: chi è amante del trail, grazie alla partnership Inter-ACG, ha sicuramente avuto la possibilità di avere accesso al calcio. Non è scontato”

Francesco Palmisano: “Confermo che tutto il mondo outdoor ha parlato di questa sinergia. Ogni pagina. Ogni media. Anche lato calcio. La risonanza è stata enorme, anche per via dell’allineamento di pianeti capitato in Inter-Pisa: il diluvio, le emozioni del 6-2… Queste due realtà sono riuscite a coesistere perfettamente, e a farlo vedere ad un mondo che, magari, le pensava distantissime tra loro. E la visibilità, ovviamente, c’è stata anche per partner di questa sinergia, come Crusher” 

Vittoria Beatrice: “Il calcio è lo sport più diffuso al mondo e una squadra come l’Inter è nota, ovviamente, a livello planetario. Credo che qui si sia creata una bella piattaforma di lancio per tante eccellenti realtà locali, come la community Crusher, ma anche musicali e artistiche. La visibilità è grandissima, mi fa piacere essere portavoce di tutto ciò, e mi fa piacere che l’Inter si sia interessato a dare spazio e voce a realtà come la nostra”

Simone Gambardella: “La parola giusta, secondo me, è contaminazione. In questo momento stiamo portando il calcio nel running e nel trail, e il running nel calcio. Un running inteso come passione, esercizio fisico, attitudine, mentalità e collettività. Vedo una sinergia perfetta, perché spalanca nuovi orizzonti, andando ben oltre il campo, ben oltre una palla e, perché no, anche ben oltre un traguardo. È un esercizio di stile, nel senso più alto del termine. Ed è giusto da fare, perché porta le persone a trovare nuovi luoghi d’incontro, ad aprirsi a nuove passioni con cui, magari, mai erano entrate in contatto, e che qui risultano molto più vicine di quello che si potesse pensare” 

Monte Stella Inter x Nike ACG run
Monte Stella Inter x Nike ACG run