Sulla ‘Montagnetta’, storica e unica vetta milanese, il nerazzurro si apre a nuove dimensioni, grazie al connubio con Nike ACG. Raccontiamo questa sinergia all’interno di una speciale collana editoriale, in questo caso attraverso la testimonianza di una leggenda interista e del calcio mondiale: Francesco Toldo
La ‘Montagnetta’ e San Siro si osservano da altezze differenti. Differenti luoghi. Differenti morfologie. Differenti architetture. Eppure, ad unirle, la comune affinità verso un’epica garantita da condizioni climatiche avverse: come quelle che hanno scandito l’adrenalinico cosmo di emozioni di Inter-Pisa, conclusa con un pirotecnico 6-2, come quelle che hanno accompagnato alcune delle più brillanti leggende della storia interista sulla vetta del Monte Stella, per celebrare la sinergia con ACG, insieme a tantissimi tifosi e fan club giunti da ogni dove.
Tra loro, Francesco Toldo, un’icona nerazzurra e internazionale, nonché un portiere in grado di marchiare a fuoco la storia del calcio. In una significativa chiacchierata, l’ex numero 1 nerazzurro ha toccato temi e suggestioni alla base del connubio Inter-ACG: le condizioni estreme, la contaminazione culturale, il calcio che si fa veicolo d’esplorazione all-around e di una Milano che sa essere radice, ma soprattutto punto di partenza per una dimensione, quella interista, sempre più globale. Infine, il talento.


La sinergia Inter-ACG riflette gli imprevisti e le condizioni estreme che si vivono in un regno celebre per questo, quello outdoor. Condizioni rappresentate anche dalla situazione climatica di Inter-Pisa. Quali sono state le situazioni più estreme che hai vissuto in campo, in maglia interista?
Francesco Toldo: “Il clima serale di San Siro è, da sempre, umidissimo. Ai miei tempi, ti riscaldavi prima della partita, entravi in campo e reggevi. Per il secondo tempo, invece, non avevi modo di farlo, e ricordo ancora la sensazione dei piedi ghiacciati: sempre. Ora la situazione è cambiata, i giocatori si riattivano prima della seconda frazione, e soffrono di meno. All’estero, non ho grandi ricordi di partite con condizioni climatiche estreme o particolarmente avverse. Almeno, non mi vengono ora. Quello che posso dire è che, in generale, per me giocare con la pioggia, anche la pioggia forte, non era un problema: era un divertimento. Il calcolo della palla era diverso. I suoi rimbalzi erano diversi. Dovevo stare attento ad ogni presa, ma sui campi bagnati mi sono sempre trovato bene”
La qualità, e la performance, in condizioni avverse è sicuramente questione di allenamento, di automatismi affinati negli anni, specie nel caso di un portiere, ma anche di talento naturale. In queste giornate di ‘Montagnetta’, Inter ha deciso di dedicare spazio ed elevare nuovi talenti locali, impegnati in ambito musicale, come dimostrano i vari dj set organizzati, ma anche grafici, come palesano le patch create ad hoc per queste attivazioni. Come uno dei più talentuosi portieri della storia dell’Inter e del calcio italiano, cosa rappresenta per te il talento?
Francesco Toldo: “Questa è una bellissima domanda. Credo che il talento faccia parte delle tante doti che una persona deve avere nell’affrontare il proprio lavoro, la propria vita. Continuerò sempre a ripetere che, oltre al talento, ovviamente ci deve essere altro: la passione, la tenacia… Grazie a questi fattori puoi arrivare a raggiungere risultati importanti. In fondo, in tutti i lavori devi avere talento, però deve essere centrale anche il senso d’umiltà. Questo è qualcosa in cui ho creduto fin dal mio primo approccio al calcio e all’Inter: nessuno è nato imparato, è essenziale studiare e imparare dalle persone che ti hanno preceduto, quando inizi un lavoro. Nel mio caso, ho imparato tantissimo da Walter Zenga. Lo vedevo, lo osservavo da piccolo. E questo non era di certo talento: era, per l’appunto, umiltà. La combinazione di queste due cose è ciò che ti porta ai massimi livelli, in qualsiasi lavoro”


Questa sinergia on e off-the-pitch sta ponendo l’Inter, ancora una volta, al centro dell’attenzione globale per la sua capacità di trascendere il campo, lasciandosi contaminare e, a sua volta, contaminando altre dimensioni artistico-culturali. Si può dire che il connubio tra Inter e ACG sia, in modo allargato, una celebrazione dell’anima milanese stessa. Tu sei arrivato in questa città giovanissimo, dalla provincia veneta: che impatto ha avuto questa città su di te, come essere umano? Come si sono allargate e contaminate le tue prospettive grazie a Milano?
Francesco Toldo: “Onestamente, all’inizio ho fatto veramente tanta fatica. Pensavo che il mondo finisse fuori dalla mia regione. A 16 anni, quando sono approdato per la prima volta a Milano, la nostalgia era tanta, e portava con sé un po’ di sofferenza. Con lo scorrere del tempo, però, quella sofferenza si è trasformata in un qualcosa in più: in reazione. Vivere fuori casa mi ha aperto nuovi orizzonti, mi ha mostrato come approcciare il mondo, la vita stessa, in situazioni differenti. Uscire di casa da ragazzino e ritrovarmi a Milano mi ha aperto tanto la mente. Penso, per esempio, anche solo al contatto con il fashion. Da giocatore dell’Inter, venivi invitato ad una sfilata e dovevi farti trovare pronto. Dovevi essere all’altezza della situazione. Fortunatamente, credo che quando cominci ad essere un professionista di alto livello, nel mio caso nello sport, venga in qualche modo naturale farsi trovare pronti. Sai che devi farti trovare preparato anche in altre situazioni, non solo in campo. D’altro canto, credo fermamente che sia altrettanto fondamentale rimanere te stesso. Che fosse in una sfilata o a San Siro, ho sempre cercato di non cambiare questa cosa, e di rimanere fedele a quello che ero e sono”


L’anima milanese è, per l’appunto, un’anima internazionale: termine che tra la ‘Montagnetta’ e San Siro assume molti significati differenti. Per te che cosa significa rappresentare un club che, come dimostra questa prima storica partnership con ACG, riesce sempre a fare passi verso il mondo, imponendosi come eccellenza italiana all’estero?
Francesco Toldo: “Il mondo è da conoscere, e questo l’ho capito anche grazie all’Inter. Dal punto di vista del marketing, e della presenza globale, la collaborazione trentennale con Nike ha sicuramente permesso al club d’arrivare e imporsi su panorami ben più ampi di quello italiano. È una sinergia che, nel tempo, si è talmente consolidata da permettere, oggi, di poter anche osare, come avvenuto in questo progetto. Ed è giusto che sia così”








