Dalla stazione di Milano fino al sublime alpino: il basecamp itinerante dal Wild Express, uno speciale treno a firma ACG, ci ha condotto nelle magiche altitudini italiane, per la precisione fino al cuore del Gruppo montuoso delle Grigne, dove il nuovo corso ACG ha potuto raccontarsi, e celebrarsi, segnando un capitolo iconico nella cultura outdoor contemporanea
Jannik Sinner e Bebe Vio obliterano una lunga fila di biglietti, invitando un nutrito gruppo di ospiti internazionali a salire a bordo dell’ACG Wild Express. Scandita dalle parole di due icone sportive tanto italiane, quanto planetarie, l’aria si fa eccitata, a tratti perfino surreale. Milano Centrale assiste ad un binario dipinto interamente d’arancione, popolato da un treno che trasuda avanguardismo outdoor.
Poi, arriva il tipico fischio. Il viaggio comincia. Un viaggio nell’essenza del nuovo corso ACG, rappresentata da questo basecamp itinerante, con direzione finale Gruppo delle Grigne. Scanditi da inebrianti visioni lacustri, scorrono i chilometri verso la provincia lecchese, ed ogni vagone assume i connotati di una tappa a sé stante: di un tesoro da scoprire, di un set cinematografico, di un tempio del design outdoor curato nei minimi dettagli. Spazi che rivelano una chiara intenzione: quella di esplicitare un rinnovato canale d’accesso a questa sfera sportiva, fatto di stile, codice, funzione e naturale affinità con i suoi lati più selvaggi.
L’intera giornata scorre al punto d’intersezione tra esperienza wild, magia montuosa e movimento, inteso sia come esplorazione ad alta quota, che come motore sociale. Un canovaccio fatto di attività hiking-trail vissute al meglio, in tutte le loro incognite e condizioni, grazie allo studio e all’innovazione del prodotto. Ad evidenziare questa commistione di mondi, un layer specifico come il Lava Loft Down Jacket e una scarpa all-terrain come l’Ultrafly: entrambi simboli, e ultimi frutti, del laboratorio di ricerca All Conditions Gear.
Dopo aver testato un connubio di estetica e razionalità, ed aver conquistato uno dei vari profili montuosi che sovrastano lo specchio cristallino del Lago di Como, abbiamo il tempo di chiacchierare con due top athlete ACG, Cesare Maestri e Caleb Olson. Le loro voci ci accompagnano lungo il rientro nei ritmi metropolitani milanesi, ma anche nel nucleo magmatico del loro rapporto con ACG, e nello stato dell’arte attuale di questo brand, fungendo da perfetto outro per una giornata unica nel suo genere.




All Conditions Gear: cosa significa per voi l’essenza contemporanea di questo brand, così come la sua capacità di creare ‘condizioni’ nuove, sotto vari punti di vista, come palesa questo stesso evento?
Cesare Maestri: “Nel momento in cui mi sono trovato a Portland, l’anno scorso, ascoltando la volontà di Nike di rilanciare ACG, ho subito compreso l’intenzione di puntare in alto, di fare le cose con uno stile forte, riconoscibile, particolare. Oggi, ritrovarsi su questo treno è semplicemente bellissimo. In questo nuovo corso, ACG ha preso una direzione, e l’ha presa in modo chiaro, dritto per dritto. Mi piace, soprattutto, l’entusiasmo che sta muovendo questa nuova direzione del brand, un entusiasmo che vivo anch’io, da atleta ACG. Poi, penso sia abbastanza unico avere la visione e la capacità di creare un evento del genere… Per me è tutto stupendo”
Caleb Olson: “È tutto abbastanza assurdo. Io non sono una persona ‘fashion’: non so nulla di marketing, né di brand activation. Però è stato davvero divertente vedere cosa hanno costruito dentro e attorno a questo treno, lungo tutta la giornata, e quanta attenzione hanno dedicato ai minimi dettagli. È un approccio che non riguarda solo questo treno o questo progetto: che si tratti di realizzare un prodotto o di organizzare un’experience, con ACG noto sempre un livello di cura estremo. Tutte le energie del brand sono concentrate su ciò. Per questo è bellissimo farne parte”




Quanto impattano le condizioni climatiche nel vostro modo di vivere e approcciare le vostre discipline? Fungono più da incognite o da spartito epico?
Cesare Maestri: “Le condizioni climatiche sono un aspetto stimolante e, ovviamente, presentissimo nelle nostre discipline. Adoro certe condizioni estreme, altre invece le temo un po’... Non posso dire che mi piaccia tutto ciò che è estremo, almeno in termini meteo. Il freddo massimo e le situazioni di tempesta sono sempre complesse da processare. Nel caldo eccessivo, invece, faccio meno fatica: noto che riesco ad acclimatarmi meglio rispetto a tanti miei avversari. In generale, le condizioni climatiche sono delle variabili, e come tali vanno approcciate. Io cerco d’immaginarle, di prepararle… Trovo sia anche questo il bello del nostro sport: arrivare in gara, trovare una situazione ‘wild’ e, grazie all’allenamento, possedere già gli strumenti per gestirla. Ovvio, un po’ d’improvvisazione non manca mai, ma è parte integrante del fascino del trail”
Caleb Olson: “Impattano moltissimo. Quando il meteo è brutto, spesso è davvero difficile anche solo uscire ad allenarsi. Per questo avere l’attrezzatura giusta, quella che rende per davvero le condizioni meteo meno dure, per me è fondamentale. Da atleta professionista, se sono congelato o completamente fradicio, smetto di divertirmi. Avere il gear giusto per ogni condizione cambia tutto. In gara, poi, tutto questo incide profondamente sulle prestazioni. Detto ciò, sì, credo che le condizioni climatiche siano anche collegate all’idea di dimensione epica del trail. Se sei in un posto incredibile e hai l’equipaggiamento adatto, riesci a goderti pienamente l’esperienza della gara. Ma quando stai male e soffri, ti chiudi: la tua visione del mondo si restringe e resti concentrato solo sulla sopravvivenza. Se sei pronto, invece, tutto diventa epico”


Oggi abbiamo capito, ancora una volta, come la fatica ‘wild’ conduca, però, ad un obiettivo finale extra sportivo: quello di gustare la meraviglia naturale. Che ruolo gioca nella vostra quotidianità atletica il contatto con la natura e i suoi scenari più magici?
Cesare Maestri: “Un ruolo fondamentale. Credo che la natura sia il motivo alla base del percorso di ogni trail runner: è la vera ragione che conduce un atleta ad abbracciare questo tipo di disciplina. Quando una persona è attratta dalle meraviglie della natura, le va a cercare. Poi, ci si trova bene dentro, e sente il bisogno di riprovare e riprovare. Vale ovunque, ogni volta che si visita un posto nuovo subentra sempre il desiderio di scoprire nuovi scenari naturali. Ma l’appagamento viene anche dal rivivere, semplicemente, luoghi che hai già esplorato… C’è un senso di sorpresa costante. Come avvenuto oggi, mi capita spesso di dirmi “Wow, ma come fa ad essere così bello, qui?”. Mi capita di ripeterlo costantemente anche nei luoghi che vivo ogni giorno. Penso che questo sia il riassunto di ciò che ci spinge ad essere sportivi outdoor”
Caleb Olson: “Per me è tutto. È il motivo per cui ognuno di noi ha fatto il proprio ingresso in questo sport: volevamo e vogliamo vivere la natura. Ad un certo punto, l’hiking ha smesso di bastare, e abbiamo deciso di attraversare la natura più velocemente, scoprendone, allo stesso tempo, di più. Così siamo finiti a correre. Poi, questa pratica è diventata una sorta di ossessione. Credo che la motivazione centrale del trail running sia proprio questa: uscire, andare in posti bellissimi, vivere percorsi incredibili, di gara e non, che passano per le montagne. Senza la natura, senza luoghi davvero belli, il trail running perderebbe una parte enorme della magia che lo rende così speciale”











