Il giovane talento dell’Eintracht di Francoforte e atleta Under Armour racconta il suo rapporto con il calcio

Gottinga è una città dai ritmi lenti, dettati da secoli di profonda conoscenza accademica e racchiusi in una delle università più celebri del mondo. Francoforte è invece la sua antitesi, un polo nevralgico finanziario che pare non avere mai pause, mosso costantemente da ritmi vertiginosi. Il calcio di Ansgar Knauff è situato al centro di queste due realtà e identità metropolitane. L’apprendimento e l’applicazione da una parte, la velocità e la costanza dall’altra.

Grazie ad Under Armour abbiamo avuto modo d’incontrare questo 21enne talento folgorante dell’Eintracht di Francoforte, già capace di conquistare una Coppa di Germania e una UEFA Europa League rispettivamente in maglia Borussia Dortmund, dove ha completato il proprio percorso di maturazione giovanile calcistica, e con le Aquile del fiume Meno. “Mi sono innamorato del calcio durante i Mondiali del 2006”, racconta Knauff con una timidezza ragionata, insolita e significativa per un calciatore già così esposto alle attenzioni internazionali, “All’epoca mi feci regalare la maglia di Michael Ballack... C’era una vibrazione totalizzante, che attraversava tutto il Paese. Da quel momento ho iniziato a giocare al parco ogni giorno con familiari e amici, ero sempre fuori, anche quando mia mamma mi richiamava dopo la fine della giornata lavorativa...”.

Le passioni nascono da istantanee, imprevedibili epifanie. L’epifania di Knauff è sicuramente quella del Mondiale tedesco, una brillante porta d’accesso a quella che, in breve tempo, si sarebbe trasformata da passione in focus esistenziale, a cui dedicare ogni energia fisica e mentale. Processo che, però, non sarebbe avvenuto senza il fondamentale aiuto di una madre single. “Ho amato il gioco del calcio dal primo secondo, credo di aver giocato ogni giorno della mia infanzia. Anche quando non avevo allenamento, ricordo che ero sempre al campo d’allenamento della mia prima squadra a Gottinga. Oggi non sono cambiate queste sensazioni: amo essere in campo, partecipare agli allenamenti e stare a calciare fino a tardi... Lavoro duro ogni giorno perché voglio raggiungere il mio massimo potenziale. Non ho altri focus al di fuori di questo. Senza il supporto di mia madre”, continua un emozionato Knauff, “Non avrei avuto la possibilità di trovarmi qui. È la persona più importante della mia vita e della mia carriera, ha fatto letteralmente di tutto per me: mi ha sempre supportato, accompagnandomi ad allenamenti e provini, anche molto distanti da casa, e permettendomi di scegliere gli step che ritenessi più opportuni per il mio sviluppo come calciatore. La cerco sempre con lo sguardo prima di ogni partita... Per me significa tantissimo giocare davanti a lei e alla mia ragazza”.

Lo spirito di Gottinga si è riflesso nei primi anni di Academy e calcio professionistico di Knauff, un itinerario tra i più saggi professori del calcio teutonico, riuniti nei pressi del Signal Iduna Park di Dortmund. La vox populi della Renania Settentrionale descrive ancora oggi l’imberbe Knauff come uno studente modello, benedetto da una velocità di passo e d’esecuzione con pochi pari a livello continentale. Ma l’opinione collettiva parla anche di un professionista atipico per i tempi correnti, capace di mettere in primo piano la performance, sempre e comunque, a discapito di popolarità social e fama passeggera. Filosofia che, come conferma lo stesso Knauff, continua ancora a definire la sua quotidianità. “Sono una persona normale, nel tempo libero sto con la mia famiglia o faccio passeggiate per Francoforte, non m’interessa fare altro. So che devo lavorare duro e dare tutto per raggiungere gli obiettivi che mi sono posto a 15-16 anni, quando ho compreso che il mio sogno poteva diventare realtà. I miei obiettivi rimangono sempre uguali: giocare il più possibile ed avere il massimo del successo sportivo. In generale mi basterebbe migliorare ogni giorno. Quale sarà il punto d’arrivo, poi, non lo so”.

L’attuale punto di partenza è la bollente piazza di Francoforte, caratterizzata dall’incessante sostegno di una delle tifoserie più calde dell’intero Vecchio Continente. “Giocare per tifosi del genere è una delle migliori sensazioni che il calcio possa regalare. In città mi fermano, mi parlano, mi fanno sentire la loro vicinanza... Allo stadio, invece, cambiano il corso delle partite, ne influenzano l’esito, ci spingo sempre oltre ai nostri limiti. Giocare con e per loro è fantastico, soprattutto dopo il lungo, doloroso e silenzioso periodo panedmico. Qualche settimana fa abbiamo giocato in coppa a Helsinki e sono arrivati migliaia di tifosi in Finlandia: assistere a questi esodi motiva tutti ad allenarsi più duramente”.

Il ragionamento posato e la mentalità stakanovista di questo duttile esterno offensivo, alfiere ideale nelle fulminee scacchiere del calcio contemporaneo, sono, come direbbero in quel di Baltimora, le principali ragioni di un ‘match made in heaven’ tra Knauff e Under Armour: brand che nel sacrificio atletico e nell’hard working ha plasmato la propria identità e che, non casualmente, ha deciso d’investire nella precoce maturità del nativo di Gottinga. “Avere un partner come Under Armour al mio fianco è importantissimo”, conferma con la sua lineare razionalità il classe 2002, “Sto coltivando un’ottima relazione con un brand carico di storia e virtuosi esempi sportivi, a partire dalle sue origini. La direzione comune è quella verso il successo”. Un successo alla ragionata velocità della luce. Un successo alla velocità di Ansgar Knauff.

Photo credits:

Under ArmourIMAGO / HMB-Media

Testi di

Gianmarco Pacione