La lunga ride creativa del fotografo, designer e direttore creativo di Korua Shapes, e la sua intima connessione con lo snowboard
“Simply for the sake of beauty”. Nel manifesto di Korua Shapes è insita l’essenza di un brand che nello snowboard non vede un atto pratico volto alla sola performance, ma una musa artistica dalle mille sfumature. Un brand nato in Svizzera ed alimentato dal Giappone, che nelle linee e nell’estetica di ogni tavola esprime la propria ricerca filosofica, condividendola con professionisti e cultori di tutto il mondo. Nel caso del fotografo, designer e direttore creativo Aaron Schwartz, ‘for the sake of beauty’ diventa uno state of mind, plasmato ben prima del suo approdo nella sublime macchina creativa Korua. È una radice che ha attecchito tra le montagne svizzere e canadesi. È un flusso d’ispirazioni, amicizie e snowboard cominciato nella solitaria meraviglia alpina, proseguito nelle caotiche sottoculture di Vancouver, per poi fare ritorno nel Paese dove tutto è neutrale, tranne il legame con la neve fresca.
Il suo percorso pare quello di una lunga, affascinante ride divisa tra spot tanto significativi, quanto formativi. Nella testimonianza di questo poliedrico creativo, design, fotografia e snowboard risultano essere pilastri portanti che, nell’arco di una carriera plasmata tra Nuovo e Vecchio Continente, hanno condotto le prospettive di Schwartz ad incidere sulla cultura e sull’estetica snow contemporanea, alimentando il distintivo status, e l’ancora più distintivo immaginario, di Korua Shapes. Abbiamo chiacchierato con lui, ricostruendo le tappe di questa ride ispirata dalla tavola.






CITTÀ DI MONTAGNA, CULTURE DI MONTAGNA
“Ero abbastanza giovane quando mi sono trasferito in Svizzera dal Canada. Mi ricordo come un bambino a Vancouver, mentre ho vissuto la seguente decade in un piccolo villaggio non molto distante da dove vivo tuttora. Crescere qui è stato differente, c’erano decisamente meno persone, era molto diverso dalla grandezza e dalla multiculturalità di Vancouver. Questi due luoghi hanno, però, un’essenza analoga. Montagne e boschi sono ovunque. Mia madre è una sciatrice e ci ha subito insegnato a sciare. Lo sci prima, lo snowboard poi, sono state le principali attività familiari: sia in Canada, che in Svizzera hanno giocato una parte importante nella nostra quotidianità. A 16 anni sono ritornato a Vancouver, frequentando prima l’high school, poi un’art school. Mi sono ritrovato a vivere un’esperienza metropolitana, immergendomi nella scena skate e punk rock... La Svizzera e il Canada sono diventate parti complementari dentro di me. A Vancouver, poi, ho stretto una connessione maggiore con la snowboarding culture, lavorando in un negozio locale, North Shore Ski & Board, e raggiungendo le vicine piste di Whistler ogni volta che potevo, la sera, nei giorni festivi, o dopo scuola. A volte anche saltando scuola...”



UN ROMANZO DI FORMAZIONE GRAFICA
“Da bambino ho sempre amato colorare cose. E sono stato un grande appassionato di videogiochi e cartoni. Disegnavo personaggi con i miei compagni di classe, m’ispiravo a Mortal Kombat, per esempio. Ovviamente erano grafiche un po’ macabre e violente, ma ero affascinato da quell’immaginario. Questa fascinazione è rimasta anche durante l’adolescenza, quando ho iniziato a creare grafiche skate e snow nel mio sketchbook e a studiare le cover di album musicali, appassionandomi sempre più al punk e al metal. Ho anche avuto una professoressa d’arte, Mrs. Gavel, che mi ha aiutato: mi ha segnalato un brand locale, Endeavor Snowboards, facendomi notare come quel tipo di aziende avessero bisogno di graphic designer e artisti in grado di combinare la creatività con la conoscenza dello sport”




DI CONSAPEVOLEZZE ED INFLUENZE VISUALI
“Durante l’adolescenza ho anche preso in mano le prime camere digitali, ricordo una Nikon importata dal padre di un mio amico. Nella mia cerchia di amici, tanti nutrivano un interesse per la fotografia. Abbiamo iniziato a documentare tutto, portando le nostre macchine ad ogni concerto punk, allo skatepark, o dovunque girassimo, catturando ciò che ci circondava. Amavo lo skate e lo snow, ma non ero talentuoso come altri, quindi ho preferito concentrarmi sul ritrarre le skill dei miei amici. Erano i miei amici, ed erano gli sport, le passioni che amavo di più: ritrarre tutto ciò era naturale. A livello fotografico ho imparato molto da chi mi stava intorno. Mentre studiavo fine art e graphic design, alcuni miei amici hanno proseguito il percorso accademico nell’ambito fotografico, condividendo le loro nozioni. La fotografia è diventata, così, un altro lato di me. Era un hobby ma, guardandomi indietro, credo sia stato un fattore essenziale per diventare parte di Korua Shapes e per capire, ad un certo punto, cos’avrei voluto fare nello snow.
Le maggiori influenze sono il mio amico Eric Thompson, con cui ho condiviso gli anni di high school, ed Elle Violet, che recentemente ha diretto Neon Noir, un film Korua che è stato proiettato all’ONA Short Film Festival. Il primo mi ha introdotto ad uno stile osservativo, alla luce naturale, e ad un approccio street che non prevedesse artificiosità. Elle, invece, mi ha incoraggiato a prendere la fotografia sul serio. L’ho conosciuta lavorando insieme nel North Shore Ski & Board, mentre lei studiava all’UBC e stava per diventare una sciatrice pro. Mi ha incoraggiato a portare sempre la macchina fotografica in montagna, durante ogni nostra avventura a Whistler. È curioso che, tempo dopo, ci siamo ritrovati a collaborare per un progetto Korua... Un’altra influenza, più contemporanea, è quella dello snowboarder, fotografo e ambassador Korua Thomas Stöckli, appartiene a una generazione precedente alla mia ed ha uno stile pulito, che ho sempre ammirato, che l’ha accompagnato dai suoi anni formativi fino ai suoi lavori più artistici e commerciali. Le sue visioni sono senza tempo”




KORUA SHAPES E L’EPIFANIA CREATIVA
“Dopo gli anni canadesi, sono tornato in Svizzera, vivendo per un po’ a Zurigo, con l’obiettivo di trovare la mia strada nell’ambito creativo dello snowboard. Ero nei miei mid-twenties. Anche in Svizzera ho lavorato per un negozio specializzato, ma tutto era differente. Lo stipendio era più alto, mi permetteva di concentrarmi sulle mie aspirazioni, senza costanti preoccupazioni finanziarie. Una volta giunto a Laax nel 2012, mi sono lentamente integrato nella comunità locale, crocevia della scena snowboard europea, e ho avuto la fortuna d’incontrare le persone giuste al momento giusto, come Nicholas Wolken, co-founder di Korua Shapes. È successo esattamente 10 anni fa e, a dire il vero, è apparso come un momento ‘ta-da!’.
Nonostante le prospettive poco rosee del settore, Korua ha deciso di correre il rischio di sperimentare e spingersi oltre i confini creativi - un rischio che si è rivelato proficuo! I social media stanno diventando sempre più una forza trainante nel marketing e nel raggiungere un pubblico globale in modo rapido ed efficace, un aspetto che abbiamo sfruttato e di cui abbiamo approfittato. Contrariamente all'eccessiva saturazione e all'afflusso di contenuti, abbiamo utilizzato queste piattaforme per curare con maggiore attenzione l’immagine del brand attraverso fotografie e cortometraggi in modo più riservato e ridotto.”




LO SNOWBOARD È UN’ARTE ESSENZIALE
“Credo che la volontà di Korua Shapes sia sempre stata quella di riportare lo snow alla sua essenza. Questo vale sia per la sfera business, che per la parte creativa, visuale ed estetica. Fin dalle origini, Korua ha ritratto e comunicato lo snow come un qualcosa per tutti, non come un qualcosa d’insostenibile o d’impossibile da raggiungere. Sia chiaro, trick, spin, airtime e discese folli dalle vette alpine sono sempre elettrizzanti, ma Korua rappresenta e incarna la semplice bellezza e la gioia di girare usare lo snowboard. L'attenzione si concentra maggiormente sulla forma delle nostre tavole piuttosto che sulla loro grafica, con l'innovazione e il design in prima linea nello sviluppo dei nostri prodotti, escludendo qualsiasi distrazione per i nostri clienti. Questo ci allontana da un ciclo di vendita tradizionale, ci permette di avere prodotti di scorta, di consumare meno, di non fare vendite in saldo per sbarazzarci delle scorte, di avere una maggiore longevità dei prodotti.
Questo approccio minimalista è entrato a far parte anche della nostra produzione video. Quando giriamo un film, per esempio, vogliamo che le scene risuonino nello spettatore, che gli facciano venir voglia di uscire e replicare l’esperienza che sta osservando. Vogliamo che s’immagini in quella stessa situazione. Anche la produzione fotografica segue questa filosofia. Cerco di fare del mio meglio per catturare il movimento, di ritrarre una forma di snowboard autentica, perlopiù riprendendo in movimento o dall'alto, senza scene preconfezionate. Questo mi permette anche di fare molto più snowboard in prima persona”




IL TEMPO NON SPEGNE LA SCINTILLA, LA ALIMENTA
“A volte ho un conflitto interno, perché vorrei semplicemente divertirmi, ma devo portare con me l’attrezzatura e ritrarre chi mi circonda. Non abbiamo, però, la sensazione di fare veri e propri shooting, mentre partecipo a queste produzioni mi sembra semplicemente di uscire e fare snow con una camera. Tra i vari spot ci sono sempre momenti per divertirsi, e sono grato di avere questo tipo di opportunità.
Penso che una prima, vera pietra miliare sarà il libro sui 10 anni di storia di Korua Shapes. Sono stato affiliato al brand in vari modi durante l’ultima decade. Quando sfoglierò queste pagine tutto sarà più reale e concreto, e sentirò di aver contribuito alla cultura snow. Provo a fare lo stesso anche dove tutto è meno tangibile, ovvero sui social. Ogni ramificazione fa parte di un percorso unico, quello che sto vivendo al fianco di Korua: un percorso che mi permette ancora di godere del mio sport preferito, e di essere felice. Sono fortunato anche per le persone che mi circondano, come Jerry Niedermeier, co-founder e manager Korua. Costruisce tavole da 30 anni e il suo approccio è quello di un ingegnere-creativo, il migliore che abbia mai incontrato. È anche grazie a lui e alle altre figure Korua se non ho perso la scintilla e l’amore per lo snowboard. Quella scintilla è ancora prevalente nella mia mente e nel mio cuore, e spero possa continuare ad esserlo anche in futuro”





L’EVOLUZIONE COME VIAGGIO COSMOPOLITA
“Una grande parte di ciò che faccio coinvolge il viaggiare, e l’incontrare persone e culture. Devo sicuramente menzionare il fatto che tanti degli snowboarder con cui ho la fortuna di collaborare hanno una spiccata vena artistica che, unita alla visione di filmmaker ed altri creativi, rende il processo di creazione di contenuti uno sforzo di gruppo, così come un processo collaborativo. All’inizio eravamo un gruppo ristretto di amici in Svizzera, poi abbiamo iniziato ad avere ambassador in Giappone, in Nord America e in altre parti del mondo. Questo ci ha portato a muoverci maggiormente. Lasciare le Alpi e la Svizzera è sempre strano, ma è una delle parti che preferisco nel mio lavoro: mi permette di ricevere nuovi input, di creare legami nuovi e di evolvere il network, così come la presenza, di Korua Shapes nel mondo”



ATTORNO ALLA TAVOLA TUTTO RESTA UGUALE, CAMBIANDO
“È abbastanza divertente pensare al mio presente professionale, perché ovviamente quello che faccio ora è ciò a cui ho sempre aspirato quando ero un ragazzo. Ho lavorato duro e ci è voluto del tempo per arrivare qui. Mi sento fortunato per il livello di successo che sta ottenendo Korua Shapes, pur rimanendo un brand di nicchia. È fantastico essere parte di questa realtà, le attribuisco molto merito, mi ha permesso di concretizzare un sogno creativo, e di farlo attraverso lo snowboard. Faccio quello che ho sempre sognato di fare, so che è tutt’altro che scontato.
A volte lo ricordo a me stesso, soprattutto quando affronto dei blocchi creativi, o dei giorni no, dove tutto è più difficile. Ho attraversato fasi di dubbio creativo negli anni, ma i miei sentimenti verso lo snowboard sono ancora intatti, sono sempre lì. Ogni volta che faccio snow provo lo stesso rush di emozioni e dopamina che vivevo da piccolo... Sono infatuato di quest’arte sportiva. E sono fortunato, lo ripeto, perché posso passare i miei inverni sulla tavola”










