Al Misano World Circuit, Diadora e Ducati ridefiniscono il concetto di velocità al confine tra tartan e asfalto MotoGP
Un concetto tanto diverso, quanto comune quello esplorato da Diadora e Ducati: la velocità che spinge razzi a due ruote, così come le gambe di runner verso il proprio personal best. Pensiero messo alla prova durante ‘Race the Gara’, serie di run uniche nel loro genere che si sono svolte al cuore di una zona geografica d’Italia dove la velocità ha smesso da tempo immemore di essere solo un dato cronometrico, divenendo cultura e identità condivisa: la Motor Valley.
Questo dialogo tra brand profondamente connessi tanto dalla rilevanza storica, quanto dallo sguardo volto al futuro, è ruotato attorno ad un elemento cardine, il carbonio. Un materiale spesso invisibile che ha, però, la forza di mettere in comunicazione e palesare la densa comunione tra due hotspot dell’eccellenza italiana: la Run Valley e la Motor Valley. Una moto più leggera, una scarpa più reattiva. Forme e design differenti, che ricercano un comune obiettivo.
Se nel motorsport moderno, e nella vision Ducati, il carbonio risulta essere una componente semplicemente essenziale e strutturale, nel running Diadora, e nel suo filone teso verso la più alta prestazione, questo elemento diviene un plate che si converte in ritorno elastico e controllo. In un pilastro dell’architettura Gara Carbon 3, per l’esattezza: running shoe presentata per l’occasione e perfetta sintesi di ricerca e prestazione, nonché di condivisione di saperi.
Attorno a questo nuovo oggetto dalle sfumature tanto avanguardistiche, quanto artistiche, Diadora ha scelto di costruire non un semplice lancio prodotto, ma un racconto corale. Insieme a Claudio Bora, CEO Diadora, e Mauro Grassilli, Sports Director Ducati, siamo entrati nel layer più significativo di una conversazione viva, anzi vivissima, tra mondi paralleli, eppure affini. Ne è emersa un’idea di velocità che cessa completamente di essere estemporanea, rappresentando invece il frutto di un attento equilibrio tra dati avanzatissimi ed expertise umana. Una velocità che vive di prossimità, tra distretti e competenze, tra artigianalità e avanguardismo, tra persone e passioni.






Speed as Culture. In Athleta Magazine lo sport è sinonimo di cultura. Come descrivereste la filosofia dei brand che rappresentate, attraverso la lente culturale?
Claudio Bora – CEO Diadora: “Devo dire che il percorso recente Diadora è stato, prima di tutto, molto emozionante. Abbiamo dovuto cambiare tanto, ripartire in profondità. La cosa più complessa, ma anche la più bella, è stato lo switch culturale. Quando parli di cultura, non puoi limitarti a produrre: devi lavorare su tutto ciò che è cultura d’impresa. Portare un’azienda a essere qualcosa, non solo a fare qualcosa. Questo significa investire in macchinari, in risorse, certo, ma soprattutto significa cambiare mentalità. Ed è lì che, a mio avviso, è avvenuta la transizione più affascinante e, allo stesso tempo, più difficile. Il distretto in cui siamo inseriti ci ha aiutato moltissimo. Essere in un distretto come la Run Valley significa avere accesso a conoscenza, informazione, expertise; significa poter attrarre con più facilità talenti: persone capaci di aiutarti a fare quegli step necessari a recuperare strada. Il punto adesso è dare longevità a questo processo: non fermarsi, continuare a far vivere questo cambiamento. La cosa di cui, personalmente, sono più orgoglioso è l’ecosistema che siamo riusciti a creare. Un ecosistema fatto di persone. A volte lo descrivo come un grande acquario di persone. Se vuoi che qualcosa sia veramente vissuto, se vuoi un cambiamento culturale profondo, non ti basta comunicarlo: lo devi costruire, incorporare, coltivare ogni giorno. Penso ai primi progetti, alle prime innovazioni tecnologiche che abbiamo fatto in azienda: ci abbiamo lavorato tre anni. Prove, tentativi… Serate intere trascorse con Gelindo Bordin (Direttore Sport & Marketing Diadora e medaglia d’oro olimpica nella maratona a Seul 1988) a confrontarsi su ogni minimo cambiamento. Quella modalità d’approccio non è più riproducibile nel running contemporaneo: i tempi, i volumi, le esigenze sono diversi. Per questo abbiamo creato un sistema, un ecosistema, per l’appunto, che permetta di continuare a generare innovazione con maggiore continuità. È bellissimo, perché si ha la sensazione di plasmare qualcosa di vivo… Ma è anche una responsabilità enorme.”
Mauro Grassilli – Sports Director Ducati: “Lavoro in Ducati dal 2003: ho iniziato come stagista e, da allora, ho visto scorrere tantissime ere Ducati Corse. Ho vissuto il momento dell’ingresso in MotoGP, i tanti podi e successi mondiali, e ho vissuto anche i momenti di crisi, quando i risultati sportivi non erano all’altezza del brand Ducati. Poi, dal 2013-2014, con l’arrivo di Gigi Dall’Igna, c’è stata una vera rinascita. Una rinascita parallela alla ricerca di un tipo di tecnologia che, in quel momento, non esisteva ancora in MotoGP. L’unico modo che avevamo per cercare di battere i nostri avversari era portare in pista qualcosa che loro non avevano ancora individuato o processato. Grazie all’ingegno dei nostri ingegneri, abbiamo inventato le famose ali aerodinamiche, il celebre cucchiaio sul forcellone, e tutta una serie di soluzioni che ci hanno permesso di tornare ad avere successo. Contemporaneamente, abbiamo cercato di portare a bordo non più semplici sponsor, ma aziende-partner che potessero aiutarci a crescere insieme e a raggiungere gli obiettivi che ci eravamo dati, sia sul piano tecnico, che operativo. Questa volontà è coincisa con il legame, ancora in corso, con Diadora: ci siamo cercati, ci siamo frequentati, ci siamo ‘coccolati’ e, alla fine, abbiamo costruito quello che vedete oggi. La nostra sinergia è nata da un’esigenza reale, e continua ad essere tale, attecchendo nelle nostre rispettive culture”






Science, Instinct, and the Human Factor. Durante la presentazione della vostra partnership, e della Gara Carbon 3, si è parlato molto di tecnologia e scienza, ma anche di ‘stomaco’ e di ‘cuore’. Come respira questo equilibrio nelle vostre realtà? E quanto è effettivamente rilevante la cifra umana, intesa come percezione, sensibilità, rapporto con la moto o con la scarpa, in un mondo sportivo guidato da dati e tecnologia?
Claudio Bora – CEO Diadora: “Tra Diadora e Ducati c’è stato, e sono certo ci sarà sempre, un rispetto profondo. Un rispetto che nasce proprio dalla cifra umana: persone estremamente appassionate, estremamente competenti, che cercano l’eccellenza. Nel nostro mondo, così come in quello di Ducati, se tutto fosse possibile solo attraverso la ricerca, dove basta cliccare un pulsante e ottenere il risultato, sarebbe quasi troppo facile. Oggi parliamo di carbonio, di plate in carbonio… Se bastasse andare al supermercato, comprare due chili di carbonio e montarli per avere una scarpa veloce, sarebbe semplice. Ma non è così. La cifra umana, la vera differenza, subentra nel modo in cui si interpreta il materiale stesso. Nel caso Ducati, per esempio, per costruire una carena in carbonio, per definire l’esatta fuga, la dimensione o il profilo di un’ala serve una quantità enorme di lavoro umano. Di sensibilità. Di esperienza. Lo stesso vale per noi: quando abbiamo lavorato sul plate in carbonio ci siamo, letteralmente, spaccati la testa. Non si trattava solo di capire il materiale in sé, si trattava di molto altro. Per questo abbiamo deciso di ispirarci a chi è più bravo di noi, cercando informazioni, confronti, relazioni… Perché un millimetro in più o in meno fa una differenza enorme. E lo stesso vale per una moto: dove mezzo grado avanti o mezzo grado indietro muta completamente il comportamento del mezzo. Ovvio, sono presenti tanta ricerca e tanta tecnologia in ciò che facciamo, ma c’è anche un enorme lato umano: quello che, in fondo, non puoi sostituire.”
Mauro Grassilli – Sports Director Ducati: “Mi ricollego alla coda del discorso di Claudio. Per regolamento, noi possiamo omologare due carenature a stagione. I piloti non possono provarle liberamente nei test: le provano, di fatto, quando arriviamo al momento in cui si possono usare in gara. A volte si tratta di differenze minime, quasi invisibili a occhio nudo, rispetto alla carenatura precedente, ma i piloti sentono tutto. Spendiamo mesi di lavoro per arrivare a una soluzione che, per questioni di millimetri e sensazioni negative del pilota, può anche non essere scelta. Oggi parliamo di carbonio, e per noi il carbonio è ovunque: non solo nella parte ‘statica’ della moto, ma anche in componenti vitali del motore o dei dischi freno. Il carbonio, per Ducati, è uno strumento diffusissimo e mette in comunicazione proprio scienza e componente umana”
Claudio Bora – CEO Diadora: “L’umanità emerge in maniera molto simile anche nel nostro lavoro. Mauro parlava delle sensazioni del pilota: tecnicamente, puoi avere una carena che funziona perfettamente, ma se non funziona per quella persona, non è la soluzione giusta. Lo stesso vale per il piede nella calzatura. Il mio piede è diverso da quello di chiunque altro, e ognuno di noi è diverso anche nelle azioni, nel modo di correre. È anche per questo che, nel nostro headquarter abbiamo costruito il progetto “Cento Passi”: per dare il miglior servizio possibile all’atleta, in modo personalizzato, e allo stesso tempo essere reattivi nel gestire questo processo di personalizzazione. A volte il plate è identico, ma devi cambiare leggermente l’intersuola, scavare un po’ da una parte, adattare dall’altra. Questa è l’umanità: sapere come funziona, capire cosa va cambiato per quella persona. Oggi i laboratori sono molto diversi da quelli del passato: sono più piccoli, ma super tecnologici. In precedenza, per arrivare ad un risultato ci volevano almeno tre mesi, oggi bastano trenta minuti, ed il risultato è anche migliore. Quel risultato, però, passa sempre dalle persone. Onestamente, non credo a tutto quello che si dice oggi riguardo l’intelligenza artificiale: il fattore umano resta radicalmente diverso, imprescindibile e centrale nell’interpretazione del valore.”
Mauro Grassilli – Sports Director Ducati: “Concludendo su questo punto, Ducati Corse è una squadra composta da circa duecento persone. E dico squadra, non gruppo, perché per me la differenza è semplice: un gruppo è un insieme di persone; una squadra è un insieme di persone che vanno nella stessa direzione. Magari non vanno sempre d’accordo, ma la direzione è quella. E per andare tutti nella stessa direzione serve una passione enorme. Noi passiamo, più o meno, duecento giorni all’anno fuori casa. Se non hai passione per quello che fai, diventa davvero difficile. Ci sono persone come me che lo fanno da vent’anni, quindi quando dico che viviamo in un ambiente in cui, se non ci sono passione, rispetto e spirito di squadra, non vai da nessuna parte, lo dico per esperienza diretta.”







Technology as Art. In Athleta, lo sport viene anche visto attraverso la lente artistica. Quando osservate una scarpa come la Gara Carbon 3 o una moto come la Desmosedici, pensate ad oggetti artistici, oppure unicamente funzionali?
Claudio Bora – CEO Diadora: “Per me una Ducati è da mettere in camera. Ne sono affascinato, lo ammetto. In generale, ritengo che l’alta tecnologia sia arte: bici da corsa, scarpe, moto… Sono indiscutibilmente pezzi d’arte. Solamente pensare a quante ore, quanto sudore, quanta passione stanno dietro la creazioni di questi oggetti… C’è chi, magari, non la vede allo stesso modo, ma per me parliamo decisamente di arte.”
Mauro Grassilli – Sports Director Ducati: “Io la definirei un’arte 3.0, perché grazie a questi oggetti, e alla velocità che scatenano, si creano emozioni. La moto è bellissima da vedere. Ho diverse moto in casa, in garage, e tutti i giorni passo a salutarle. La moto è semplicemente bellissima. Quando ci sali sopra e la vivi, per me raggiungi qualcosa che nient’altro al mondo può darti. Con le moto condivido anche il mio tempo libero. Lo stesso vale per le scarpe. Poi, oltre al dato artistico, non è così semplice, per esempio, trovare un paio di scarpe che, appena le indossi, ti fanno stare bene. Con Diadora come partner di Ducati, abbiamo raggiunto quella condizione. E badate bene, noi trascorriamo intere giornate e weekend in piedi.”
Proximity and Speed. In precedenza, avete insistito su due parole chiave: prossimità e velocità. Cosa potete condividere circa questi due concetti?
Claudio Bora – CEO Diadora: “La prossimità è fondamentale. I singoli distretti, le singole eccellenze non vivono in eterno nell’isolamento. Un passo importante che dobbiamo fare tutti è lavorare perché questi distretti continuino ad alimentarsi. A mio avviso, il processo di condivisione ha una forza enorme: ti permette di ricevere materiali, competenze, stimoli in modo costante. Oggi molti distretti industriali sono in difficoltà, alcuni stanno morendo. E moriranno tanto più in fretta quanto più saranno permeati dall’egoismo delle singole aziende. Per Diadora, il distretto di Montebelluna è stato, ed è, un asset enorme. Ci stiamo impegnando per mantenerlo attivo, per permettergli di autoalimentarsi. Sul tema velocità, invece, è ovvio che l’intenzione è quella di fare sempre la scarpa più veloce possibile. Sin dall’inizio, però, con Gelindo Bordin abbiamo stabilito che non debba essere la sola velocità a guidare una scarpa. Penso alle moto: non si tratta semplicemente di chi fa la moto più veloce. Per le scarpe da running vale lo stesso. La velocità non può prescindere da tanto altro. Il punto è portare la velocità al livello in cui diviene gestibile, in cui non compromette la sicurezza, in cui coincide con il pieno equilibrio. In Diadora, anche le scarpe più veloci, con plates in carbonio, sono stabili. E questa stabilità permette di sentire la velocità per davvero, senza subirla.”
Mauro Grassilli – Sports Director Ducati: “Per noi la velocità è tutto. È cercare di arrivare prima della concorrenza dal punto di vista tecnologico e sportivo, ed è cercare di recuperare rapidamente dopo una sconfitta. Parliamo di un ambiente estremamente competitivo. Siamo appena tornati dalla Thailandia, arrivati a casa il lunedì notte e il martedì eravamo già in riunione per capire come affrontare una performance non all’altezza. La velocità, in questo senso, diviene reattività: la capacità di rispondere rapidamente ai momenti di difficoltà. Credo sia uno dei fattori chiave per raggiungere gli obiettivi. Per quanto riguarda a prossimità: il distretto della Motor Valley, per noi, è una base fondamentale. Ognuno fa un lavoro diverso: chi moto, chi macchine… Ma avere una base culturale comune, che ti permetta di parlare con tutti la stessa lingua, fin da piccoli, è senza dubbio un vantaggio enorme. La cultura del motore è molto viva qui. Si respira. Ci sono spesso incontri tra i vari responsabili delle diverse aziende: c’è la volontà di creare, di fare, di restare uniti. E questo, anche per il futuro, fa una grande differenza.”











