Abbiamo visitato il Kinetic Playscape, uno spazio immersivo creato da NUOVA e ASICS per celebrare le nuove GEL-KINETIC 2.0 durante la Milano Design Week. Per l’occasione, abbiamo esplorato la filosofia ‘Sound Mind, Sound Body’ e le sue declinazioni artistico-culturali attraverso le testimonianze incrociate di Alvaro Moreno de la Cruz, Global Head of Marketing, ASICS SportStyle, e del duo Enrico Pietra-Rodrigo Caula, partner dello studio NUOVA, che ha sviluppato quest’installazione immersiva.
Un istituto di ricerca fittizio, dalle sfumature retrofuturistiche. Una fusione tra artigianalità, oltre che minimalismo giapponese, e design italiano. Una commistione sperimentale di arte, intesa come insieme di forme tangibili e intangibili, e attività fisica. Soprattutto, un luogo dove cinque differenti spazi attivano e, a loro volta, si attivano nei sensi e nel movimento.
Il Kinetic Playscape si rivela alla Milano Design Week come un tributo alle nuove GEL-KINETIC 2.0, ultimo simbolo del costante, e strutturale, processo di contaminazione tra passato e futuro di ASICS. Da questa sneaker ha preso ispirazione lo studio NUOVA (New Understanding of Various Artifacts), plasmando una scenografia interattiva che parla di viaggio: temporale, multisensoriale, ludico, creativo. L’esito di questo itinerario è una rapida, eppure profondamente significativa, visita tra il terrestre e il trascendente, tra atto e concetto, dove ad ogni corpo è dato trovare il senso ultimo del movimento: il pieno equilibrio umano, espresso dalla filosofia ‘Sound Mind, Sound Body’.
Un equilibrio che, metaforicamente, si riflette anche nel rapporto tra prodotto, identità, immaginario sportivo ed espressione artistica professato dalla visione contemporanea di ASICS, qui raccontato dalla testimonianza di Alvaro Moreno de la Cruz, Global Head of Marketing, ASICS SportStyle, e dagli architetti del Kinetic Playscape, Enrico Pietra e Rodrigo Caula dello studio Nuova.



Alvaro Moreno de la Cruz | Global Head of Marketing, ASICS SportStyle
Ad Athleta Mag piace cominciare ogni intervista partendo dal rapporto personale di ogni intervistato con l’immaginario sportivo. Cos’ha rappresentato e cosa rappresenta nella tua vita lo sport?
Alvaro Moreno de la Cruz: “Lo sport è sempre stato una costante nella mia vita. Fin dall’infanzia sono stato molto attivo: giocavo a rugby, e l’attività fisica è un qualcosa con cui sono cresciuto in modo naturale. Con il tempo ho imparato a considerarla come una base per il mio equilibrio. Offre struttura, ma anche sollievo, sia fisico che mentale. Oggi resta una priorità. Ho bisogno di correre due o tre volte a settimana e considero le partite di calcio non solo come puro esercizio, ma anche come momenti di socialità. Più in generale, credo profondamente che il movimento sia essenziale: non solo a livello individuale, ma come strumento per incidere positivamente sulla società e sulle comunità. È una convinzione centrale anche per ASICS, e qualcosa con cui mi identifico in modo autentico. È anche uno dei motivi per cui sento una così forte affinità con ciò che facciamo.”
Proseguendo sul tema biografico, hai ricoperto diversi ruoli in ASICS, cominciando da Senior Sales Manager, fino a ricoprire il ruolo di Global Head of Marketing, che significati incarna ai tuoi occhi, dopo averla potuta vivere così profondamente, la filosofia ‘Sound Mind, Sound Body’?
Alvaro Moreno de la Cruz: “Nel corso degli anni ho assistito a un cambiamento significativo. Quando sono entrato, l’ampio dibattito culturale attorno allo sport e al benessere non era così cruciale come oggi. L’industria era guidata soprattutto dal lancio di sneaker e dalla logica dell’hype: qualcosa che non ha mai fatto realmente parte del nostro approccio, né della nostra missione. Il tempo ci ha permesso di abbracciare pienamente ciò che siamo come brand. ‘Sound Mind, Sound Body’ significa creare prodotti che consentano alle persone di muoversi di più e di sentirsi meglio nel farlo. E quel movimento fisico ha un impatto diretto e positivo sul benessere mentale. All’interno dell’azienda, questa convinzione è profondamente condivisa. Il team ASICS è composto da persone che credono davvero in questa filosofia: non è soltanto un messaggio, è qualcosa che si vive quotidianamente. Ed è proprio questo a rendere così naturale il nostro coinvolgimento in ciò che facciamo. È autentico.”
Ascoltando le tue dichiarazioni, appare chiaro come ti stia particolarmente concentrando sulla rilevanza e sul posizionamento culturale del brand. Per Athleta Mag lo sport è sinonimo di arte e cultura: per ASICS che valore assume il rapporto con queste due dimensioni?
Alvaro Moreno de la Cruz: “È una domanda molto interessante. Siamo profondamente radicati nello sport, per esempio nel running e nel tennis, e non cerchiamo di nasconderlo. È ciò che definisce il nostro posizionamento, offrendoci una base solida e autentica. Allo stesso tempo, nel momento in cui cerchiamo di espandere il nostro raggio d’azione e costruire connessioni più profonde con il nostro pubblico, la dimensione culturale diventa sempre più centrale. Ci interessa il coinvolgimento, la risonanza emotiva, la costruzione di qualcosa di duraturo. Se altri brand scelgono un approccio più esplicito o accelerato alla cultura, noi preferiamo sviluppare questa connessione in modo organico. La cultura richiede tempo: richiede pazienza e coerenza. Deve nascere da un terreno naturale. È per questo che momenti come la Milano Design Week assumono un significato particolare. Ci permettono di raccontare la nostra visione e il nostro design in un contesto affine ai nostri valori. La Milano Design Week non riguarda solo l’arredo o l’arte: riguarda l’artigianalità, declinata in molte discipline. È una prospettiva che risuona profondamente con noi, soprattutto se si pensa alla tradizione artigianale giapponese, da sempre alla base dei nostri prodotti. È qui che notiamo il vero punto di contatto: sport, design e cultura si mostrano come livelli complementari. E crediamo di avere un ruolo preciso all’interno di questo spazio.”


La sneaker GEL-KINETIC 2.0 come s’inserisce nel percorso attuale di ASICS? Perché avete deciso di elevarla in questa Milano Design Week?
Alvaro Moreno de la Cruz: “Il prodotto, in fondo, parla da sé. Il linguaggio progettuale della GEL-KINETIC 2.0 è estremamente avanzato e progressivo: è una chiara espressione del principio per cui la forma segue la funzione. Al di là dell’estetica, si tratta di comfort e stabilità. È una scarpa pensata per chi trascorre molte ore in piedi, pur mantenendo un’identità visiva molto distintiva. In ASICS siamo orgogliosi di portare la tecnologia in primo piano, quella che definiamo ‘visible tech’, e questo modello ne è una delle espressioni più compiute. Per questo la Milano Design Week si è rivelata il contesto naturale per presentarla. Non esiste luogo migliore per parlare di design a questo livello.”
L’ASICS Kinetic Playscape: un’installazione pubblica immersiva, un’esperienza spaziale di mente e corpo in armonia, una fusione tra design radicale italiano e minimalismo giapponese… Qual è la tua definizione di quest’attivazione? E cosa vuole trasmettere e far vivere ASICS attraverso un’installazione di questo genere?
Alvaro Moreno de la Cruz: “Mette in mostra un ambiente che potremmo definire retro-futurista. In ASICS, l’innovazione è sempre accompagnata dalla riflessione: si procede in avanti, ma si guarda anche indietro. Questo approccio affonda le radici nel concetto giapponese di kaizen, ovvero di miglioramento continuo: apprendere dal passato per orientare il futuro. La GEL-KINETIC 2.0 è già di per sé un’evoluzione, e il Kinetic Playscape incarna la stessa logica. È un’esperienza ludica, che al tempo stesso esplora il futuro attraverso una lente quasi nostalgica: c’è un’atmosfera che richiama gli anni Ottanta, con suggestioni kubrickiane. È un contrasto voluto, e particolarmente efficace. Al centro, però, resta il movimento. La nostra ambizione è dimostrare che il movimento, anche il più minimo, produce un impatto positivo. Non serve correre trenta chilometri: bastano pochi minuti di attività per generare un senso di benessere mentale. Il contesto progettuale è fondamentale, riflette tanto la nostra eredità giapponese quanto la città che ci ospita, ma, in ultima analisi, l’obiettivo è semplice: permettere alle persone di sperimentare direttamente come il movimento le possa far sentire. Interagire con lo spazio, giocare, e uscirne con una percezione di benessere accresciuta.”
Per l’ASICS Kinetic Playscape avete coinvolto anche un artista sonoro del calibro di Mateo Garcia e il visionario studio di design, di base a Los Angeles, NUOVA. Il suono entra, in qualche modo, anche nel vostro claim: cosa rappresenta per ASICS il coinvolgimento di artisti e creativi in progetti speciali?
Alvaro Moreno de la Cruz: “Tutto riconduce al concetto di artigianalità. Negli ultimi tempi ci siamo interrogati su ciò che davvero ci definisce: non tanto l’innovazione in sé, quanto l’idea che ogni cosa che realizziamo sia radicata nell’artigianalità giapponese. Si tratta di decenni di affinamento, attenzione al dettaglio, qualità, vestibilità. Lo stesso principio guida anche le nostre collaborazioni con gli artisti. Che si tratti di musicisti, designer o architetti, ciò che ci accomuna è una dedizione condivisa al fare: anni di pratica, profondità di competenze, capacità di mettere in relazione discipline diverse. È in questo processo di confluenza che si generano significative sinergie. Per noi, è uno spazio estremamente fertile, che vogliamo esplorare ancora di più. Soprattutto oggi, in un mondo sempre più plasmato dall’intelligenza artificiale, esiste un valore concreto nel riconnettersi a ciò che le persone sanno creare con le proprie mani e con il proprio pensiero. Collaborare con gli artisti è un modo per celebrare questo principio e per affiancarci a individui che condividono la nostra stessa visione.”


Enrico Pietra & Rodrigo Caula | Design Studio NUOVA
Che cosa ha rappresentato lo sport nella vostra vita e cosa rappresenta oggi?
Enrico Pietra: “Lo sport riveste un ruolo fondamentale nella mia vita. Forse non è la prima cosa in assoluto, ma di certo ci si avvicina molto. Per me l’attività fisica è inseparabile da una condizione di benessere: senza allenamento non mi sento in equilibrio. Il mio percorso non è mai stato orientato all’eccellenza in una singola disciplina, quanto piuttosto alla curiosità e all’esplorazione. Ho sempre amato sperimentare sport diversi: ho iniziato con il basket, sono passato alla boxe, poi mi sono fermato per concentrarmi maggiormente sulla palestra e, più recentemente, sono tornato a pratiche come il jiu-jitsu, affiancate alla corsa. Il movimento, in tutte le sue forme, è sempre stato una costante.”
Rodrigo Caula: “Ho giocato a calcio per vent’anni, quindi è letteralmente nel mio sangue: sono argentino, dopotutto... Ho iniziato a cinque anni ed è una parte della mia vita che ha definito profondamente chi sono. Negli ultimi anni mi sono avvicinato a pratiche come lo yoga e il Pilates. Il movimento resta essenziale. In passato, ho anche corso su pista, sulle medie e lunghe distanze, quindi il rapporto con il corpo è sempre stato presente. Per me restare attivo non è solo importante: è necessario.”
Ad Athleta Mag consideriamo lo sport una forma di arte e cultura: quale ruolo dovrebbero avere queste dimensioni—arte, cultura e, nel vostro caso, design—nell’immaginario sportivo contemporaneo e nell’identità di un brand come ASICS?
Enrico Pietra: “Lavorare con ASICS è stata l’occasione per ripensare la scarpa come strumento di performance: l’elemento essenziale che accompagna ogni movimento, sul campo, in allenamento o in palestra. Partendo da questi concetti, è interessante collocare il prodotto in contesti differenti, permettendo alle discipline e agli ambienti di intersecarsi. Running, training, sollevamento pesi, design, arte… Tutto si sovrappone, generando una visione dello sport più fluida e integrata.”
Rodrigo Caula: “La vedo come la prossima frontiera. Si tratta di un’evoluzione continua: affinare, contaminare, mettere in relazione realtà diverse. Questo è il momento giusto perché questi mondi entrino in collisione. Oggi le persone non vogliono più soltanto osservare: vogliono partecipare. Cercano un’esperienza completa, immersiva. E credo che questa convergenza tra sport, arte e cultura risponda esattamente a questa esigenza.”

Com’è stato progettare uno spazio ispirato alla GEL-KINETIC 2.0? Che tipo di processo creativo avete seguito per definire il Kinetic Playscape?
Enrico Pietra: “Siamo profondamente legati alla tradizione, ma sempre proiettati verso il futuro, e ASICS incarna perfettamente questa tensione. Lo si percepisce chiaramente nella GEL-KINETIC 2.0: una forte eredità che si combina con nuove tecnologie. Il nostro approccio ruota attorno al retro-futurismo. Lavoriamo spesso sull’idea che viaggiare nel tempo sia possibile. In questo progetto abbiamo immaginato di riportare le persone nel Giappone degli anni Ottanta, all’interno di una struttura di testing dove incontrare la scarpa per la prima volta, per poi viverla in modi inaspettati, quasi come se ci si trovasse sulla luna, sperimentando attraverso il movimento e la gravità. Il percorso si trasforma poi nuovamente, conducendo in una reinterpretazione di una tradizionale sala da tè giapponese, con tatami, riletta però in chiave contemporanea, attraverso nuovi pattern e materiali. È un gioco di stratificazioni tra tempo, cultura ed esperienza.”
Rodrigo Caula: “We started from the concept embedded in the ASICS name itself: ‘Anima Sana in Corpore Sano’. That became the foundation of our research and the structure of the experience. The idea was to create a kind of journey, almost like a performance, guiding people through different states. When you enter the changing room, the goal is to downregulate the nervous system: to bring you into a calm, neutral state. Then, once you put on the shoes, you move into the Playscape, where everything shifts: sound, scent, energy, all working together to activate you. Finally, the experience resolves in the tea room, where you can relax, absorb everything, and return to a more grounded state. It’s a cycle: an interplay between activation and recovery.”
Avendo esplorato ASICS così a fondo, che cosa significa oggi per voi la filosofia ‘Sound Mind, Sound Body’?
Enrico Pietra: “Non medito nel senso tradizionale del termine, ma per me il movimento è una forma di meditazione. Correre, sollevare pesi: sono i momenti in cui mi riallineo. Inizio sempre la giornata con l’attività fisica. È ciò che ne determina il tono. Senza, so già che la giornata non avrà lo stesso equilibrio.”
Rodrigo Caula: “Per me la meditazione è una componente essenziale della quotidianità. Pratico meditazione vedica sia al mattino, che alla sera: è il mio modo di disconnettermi dal rumore esterno e riconnettermi con me stesso. Mi aiuta a ritrovare equilibrio, a restare centrato e a mantenere un legame profondo tra mente e corpo. Lo sport completa questo processo, sostenendo il benessere generale e rafforzando una condizione di armonia.”








