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Quando la corsa si addentra per le vie acciottolate della città eterna, non è mai solo movimento: diventa una traccia temporanea che si imprime sui sanpietrini, un ritmo che si propaga fra corpi diversi. La On Squad Mission è tornata a rendere visibile questa energia, trasformando ancora una volta il gesto individuale in esperienza collettiva

Tra le strade del Pigneto, nei dintorni del Runcore running store, Roma è diventata un circuito all’aria aperta, un organismo in tensione dove condivisione e sana competizione si sono ancora una volta intrecciate. Come già accaduto a Milano, questa speciale gara è andata oltre la dimensione più intima del running per assumere una forma più ampia, corale. Non perdendo la sua dimensione personale, ma estendendola.

La struttura secolare della staffetta è stata nuovamente riscritta attraverso il linguaggio contemporaneo delle running communities romane, la condivisione di ritmo e passaggi di energia. Raffigurata in un testimone luminoso che non è solo oggetto, ma diventa vettore energetico continuamente pronto a cambiare direzione: un flusso che si rinnova giro dopo giro.

Roma, con la sua materia stratificata e la sua storia senza tempo, è risultata essere l’ambientazione perfetta per questa reinterpretazione contemporanea della corsa a squadre. che ha messo, ancora una volta, al centro l’idea di rendere visibile ciò che solitamente resta invisibile: Lo sforzo condiviso. L’energia che si accumula tra i corpi, che ha visto la Suicide Runcore Running Squad aggiudicarsi l’ultimo passaporto disponibile per la On Squad Race di Barcellona.

In veste di official media partner dell’evento romano, Athleta Magazine ha seguito questa sfida da vicino, attraverso una narrazione visuale e le voci di alcuni runner coinvolti, che ci hanno raccontato come la corsa possa ridefinire temporaneamente gli spazi cittadini rendendoli terreno conduttore per una nuova forma di aggregazione.

On Squad Mission in Rome
On Squad Mission in Rome

Il format della On Squad Mission trasforma l’energia in qualcosa di visibile, attraverso il passaggio di un testimone luminoso e il riempirsi del totem. Tu, da runner, quando senti davvero che la tua energia smette di essere solo tua e diventa collettiva?

Francesco Mittoni, Suicide Runcore Squad: “In realtà direi sempre. Ogni volta che gareggio c’è sicuramente la competizione, ma c’è anche il pubblico, c’è l’allenatore, c’è il gruppo con cui ti alleni. Non sei mai davvero solo. Senti energia arrivare da tutte le direzioni. C’è sempre una componente individuale molto forte, ma oggi, essendo una staffetta, la dimensione collettiva era ancora più evidente. Ti senti davvero parte di qualcosa di condiviso.”

Camilla Piergentili, Amor Run Club: “Per me questo passaggio è stato molto forte. Ho sentito che gli altri credevano in me più di quanto ci credessi io stessa, e questo ha fatto la differenza. L’energia è stata totale, condivisa in ogni momento. È un’esperienza che rifarei mille volte, anche se è stata davvero faticosissima.”

Valerio Ciaramella, On Ambassador: “È stata sicuramente una bellissima esperienza. Nel mio caso, ho partecipato insieme a mia sorella, e questo ha reso tutto ancora più speciale. L’energia condivisa si è percepita per tutta la gara, anche grazie al tifo e alla presenza delle persone. È qualcosa che va oltre la corsa in sé: diventa un momento da condividere con amici e famiglia.”

Asia Bernardini, Suicide Runcore Squad: “Essendo una staffetta, c’è naturalmente un forte lavoro di squadra. La gara smette di essere individuale e diventa qualcosa di condiviso. Ti ritrovi a fare il tifo per i tuoi compagni, a guardare chi sta arrivando per passarti il testimone, e in quel momento senti davvero questo passaggio di energia. Mi è piaciuto molto anche il fatto che i testimoni fossero luminosi, con un design particolare. È stato diverso dal solito, più coinvolgente. Correre con un oggetto così, rispetto a quello a cui siamo abituati, ha reso l’esperienza ancora più interessante.”

On Squad Mission in Rome
On Squad Mission in Rome

Correre in staffetta significa fidarsi del ritmo degli altri oltre che del proprio. Quanto conta, in una gara come questa, il rapporto con il team rispetto alla pura prestazione personale?

Francesco Mittoni, Suicide Runcore Squad: “Conta tantissimo, perché non dipende solo da te, ma da tutti. Più il team è affiatato, più c’è fiducia reciproca, e questo rende la squadra più forte.”

Camilla Piergentili, Amor Run Club: “È fondamentale. In una gara del genere devi avere piena fiducia nelle persone con cui corri, indipendentemente da quanto le conosci. Durante la staffetta questo è emerso chiaramente: a un certo punto finisci quasi per fidarti più degli altri che di te stessa. E quando ricevi quell’energia indietro, trovi anche il tuo ritmo. Si crea uno spirito condiviso che è essenziale. Se non credi negli altri, nella squadra, è difficile arrivare a un risultato. Quello che mi ha colpito di più è stato il legame che si crea. È qualcosa di molto intenso, quasi difficile da spiegare. Durante la gara ho sentito una connessione fortissima con i miei compagni.”

Valerio Ciaramella, On Ambassador: “In una staffetta è fondamentale. È uno dei pochi momenti nell’atletica in cui il risultato non è solo individuale. Conoscere i propri compagni, avere fiducia e stima reciproca è essenziale. È questo che permette alla squadra di funzionare davvero.”

Asia Bernardini, Suicide Runcore Squad: “Conta tanti fidarti degli altri. Nel nostro caso, per esempio, io conoscevo solo l’altra ragazza della squadra, mentre gli altri due compagni li ho conosciuti qui. Però mi sono fidata, e direi che ho fatto bene a farlo.”

Runcore Running Store
On Squad Mission in Rome
Asia Bernardini, Runcore Suicide Squad

Il running oggi è sempre più un linguaggio comunitario: appartenenza, crew, rituale urbano. Pensi che eventi come questo rendano visibili delle verità più profonde della corsa contemporanea?

Francesco Mittoni, Suicide Runcore Squad: “Sì, assolutamente. Mi piace molto questa nuova wave che si sta creando. Sempre più persone si stanno avvicinando alla corsa, ed è qualcosa di molto positivo. Oggi, secondo me, è stato bello anche perché sono state coinvolte persone provenienti da mondi diversi: non solo il running su strada o di gruppo, che vediamo spesso, ma anche atleti che arrivano dalla pista. Mettere insieme questi due mondi è importante, perché in realtà sono molto simili e dovrebbero convivere. Spero che sempre più persone si avvicinino non solo alla strada ma anche alla pista, perché è un mondo bellissimo. Sono molto felice di questo.”

Camilla Piergentili, Amor Run Club: “Per me il running, questi eventi e il run club a cui appartengo hanno cambiato completamente la mia vita negli ultimi mesi. Mi hanno dato un senso di comunità enorme. Oggi li considero come una seconda famiglia. Credo che sia un fenomeno molto legato alla nostra generazione, che è alla ricerca di connessioni vere. La corsa ti permette di accedere a relazioni profonde, non superficiali. Sostenersi a vicenda per raggiungere un obiettivo comune è qualcosa di bellissimo. Avere persone che credono in te è fondamentale, ed è qualcosa che spesso manca nella vita quotidiana. Nel running, invece, lo trovi e non è affatto scontato.”

Valerio Ciaramella, On Ambassador: “Assolutamente. Eventi come questo danno una grande spinta a chi corre, ma anche a chi magari non ha mai corso e potrebbe iniziare. Sono occasioni che possono accendere una scintilla. Fanno venire voglia di mettersi in gioco, di far parte di qualcosa.”

Asia Bernardini, Suicide Runcore Squad: “Secondo me sì. Anche perché è una gara che si svolge in strada, non in pista. Ci sono persone che passano, che si fermano, che si incuriosiscono. Questo rende tutto più visibile. Magari qualcuno si avvicina proprio così al running, vedendo la gara, sentendo l’energia. E si crea anche più tifo, anche da parte di chi non conosce davvero questo mondo.”

On Squad Mission in Rome
Valerio Ciaramella, On Ambassador
On Squad Mission in Rome

La On Squad Mission porta la corsa nel cuore di Roma, in pieno giorno, trasformando le strade in uno spazio di energia condivisa. Che tipo di sensazione ti lascia addosso rispetto a un percorso più tradizionale?

Francesco Mittoni, Suicide Runcore Squad: “È stata più faticosa di quanto pensassi, sicuramente. Però anche molto bella. È sempre una nuova esperienza, qualcosa di diverso. Mi sono divertito molto, mi è piaciuto tutto: l’organizzazione, l’idea, anche il fatto di correre tutti con le stesse scarpe On. È stata davvero una bella esperienza.”

Camilla Piergentili, Amor Run Club: “È stato molto interessante vedere persone provenienti da diversi run club unirsi in questa esperienza. Quando corri sempre con il tuo gruppo, non hai spesso occasione di confrontarti con altre realtà, e finisci per pensare di essere in pochi. Invece qui ti rendi conto di quante persone partecipano, di quanta energia c’è. Vedere anche atleti più competitivi, più esperti, ti stimola tantissimo. Mi è piaciuto molto anche il fatto che On sia riuscito a mettere insieme comunità diverse all’interno della stessa città. È una sfida, ma allo stesso tempo rimane un ambiente molto positivo, amichevole. Per me questo è il vero sport: sana competizione, ma soprattutto condivisione.”

Valerio Ciaramella, On Ambassador: “Ha rotto completamente la monotonia degli allenamenti. Correre così, in un contesto diverso dal solito, cambia tutto. Farlo di sabato mattina, in un parco di Roma, insieme a tante persone appassionate di corsa, crea davvero una bellissima atmosfera. Ti lascia addosso delle sensazioni molto positive.”

Asia Bernardini, Suicide Runcore Squad: “È una gara diversa da quelle che faccio di solito, e proprio per questo mi ha stimolata di più. Il percorso, con i suoi sali e scendi, non è qualcosa che si trova spesso in questo tipo di gare. È un format che non avevo mai provato, e devo dire che mi sono divertita molto.”

On Squad Mission in Rome
Camilla Piergentili, Amor Run Club