La scena running contemporanea resa visibile dalla On Squad Mission nasce e si propaga nelle strade e, quando è condivisa, spinge il corpo in avanti, oltre le proprie aspettative, generando un’energia unica
Anche quando si pratica assieme, come in una classica staffetta, la corsa resta spesso un gesto intimo, un dialogo interiore che si dispiega passo dopo passo. Nella notte di mercoledì 8 aprile si è trasformata in qualcos’altro. Non meno personale, ma più collettiva. Orizzontale, ma attraversata da una nuova forza verticale fatta di luce, pressione, timing e condivisione.
Dall’On flagship store di Corso Vittorio Emanuele II fino a San Babila, un circuito di 850 metri ha trasformato una delle strade più iconiche della città in un loop vivente di accelerazione e fiducia. 120 runner, 30 squadre divise in 2 wave, hanno invaso il centro di Milano. Quattro runner per team — due donne e due uomini — si sono alternati dal tramonto in poi, passandosi di mano in mano un testimone luminoso, giro dopo giro, come se a trasferirsi non fosse soltanto la velocità, ma un’energia accumulata. Alla fine di ogni loop, quell’energia è stata accumulata dentro un totem, riempiendolo lentamente, rendendo visibile ciò che di solito resta invisibile: lo sforzo costruito insieme. Alla fine di questa speciale corsa la crew dei ‘Ready 2 Run’ è stata quella capace di generare più movimento e quindi più carica; una performance che è valsa più di una vittoria, imprimendo nel loro speciale passaporto il timbro che ha assicurato loro l’accesso alla On Squad Race di Barcellona.
Una gara profondamente contemporanea nella sua struttura, e insieme antica. La staffetta è una delle forme collettive più antiche del panorama sportivo; qui è stata riscritta attraverso l’energia delle running communities cittadine. Il testimone si è accesso. Il totem ha decretato i vincitori. Il percorso è diventato rituale urbano. E Milano ha scoperto una versione della corsa che non riguarda più soltanto il ritmo personale, ma la trasmissione di energia comunitaria.
Questo flusso cinetico è partito dalla nuova On Cloudmonster 3, una scarpa pensata per favorire propulsione e ritmo, testata non in astratto ma nella realtà elettrica della competizione urbana. Quello che resta non è soltanto una gara, ma una città temporaneamente riorganizzata attorno a un’idea diversa di movimento: la corsa come potenza collettiva.
In veste di official media partner dell’evento milanese, Athleta Magazine era presente per documentare questa trasformazione attraverso una serie fotografica originale e i racconti in prima persona di alcuni dei runner che hanno preso parte alla gara, e che ci hanno raccontato come la corsa possa smettere di essere soltanto performance e diventare, per qualche ora intensa, una fonte condivisa di energia cinetica.








Il format della On Squad Mission trasforma l’energia in qualcosa di visibile, attraverso il passaggio di un testimone luminoso e il riempirsi del totem. Tu, da runner, quando senti davvero che la tua energia smette di essere solo tua e diventa collettiva?
Eugenio Solari, Running Rebels: “Assolutamente sì. Il concetto stesso della staffetta, in generale, è proprio questo: spesso si corre da soli, ma poi il risultato finale è la somma delle fatiche di tutti i partecipanti. Ed è una cosa molto bella. Per quanto mi riguarda, racconta molto bene anche il senso dello sport e quello che stiamo vivendo oggi a Milano con le running community: le cose si fanno insieme. Lo sport, la corsa in questo caso, si vive insieme. Magari la fatica resta individuale, ma l’obiettivo è comune.”
Aurora Motti, Off Road: “Dal mio punto di vista, c’è stata una grandissima trasmissione di energia con i miei compagni, anche perché ci conoscevamo già ed eravamo un team molto unito. Ogni volta che ci passavamo il testimone, e anche solo guardandoci negli occhi dentro la fatica, si sentiva chiaramente questo scambio. Quello è stato sicuramente il ritorno di energia più grande. Certo, anche la scarpa ha aiutato molto all’inizio, e si è comportata benissimo per tutta la gara. Io correvo con le Cloudmonster 3 Hyper, quindi da quel punto di vista mi sono trovata molto bene. Ma l’energia più forte, senza dubbio, è quella che ti danno i compagni di squadra.”
Luca Liuzzi, On Ambassador: “Direi sicuramente quando l’energia diventa energia di gruppo. La cosa bellissima è che, in fondo, per ognuno di noi i momenti chiave erano due: quando davi il testimone e quando lo ricevevi. Ma ancora più bello, almeno per come l’abbiamo vissuta noi, era il fatto che cercavamo sempre di incitarci anche durante i passaggi di boa. Ogni volta che passavi davanti all’inizio o alla fine del circuito, sentivi che il tuo compagno era comunque lì con te. Era come percepire la fatica insieme all’energia. In un format così, con frazioni da 800 metri, corte ma intense, percepisci quasi di non fermarti mai. A un certo punto entri in una specie di trance agonistica. E stato davvero qualcosa di molto forte, ma anche molto piacevole da vivere.”
Alessandro Lotta, Ready 2 Run: “È stata un’esperienza bellissima, anche perché molto diversa rispetto a tutte le altre gare che ho fatto io – e anche rispetto a quelle che hanno fatto i miei compagni. Correre qui, in mezzo alla gente, a Milano, con il Duomo sullo sfondo, è qualcosa di davvero incredibile. Poi il tifo della folla ha reso tutto ancora più divertente. E le staffette sono belle proprio per questo: non competi solo per te stesso, ma anche per gli altri. Tutti questi elementi insieme hanno reso la serata davvero magnifica.”




Correre in staffetta significa fidarsi del ritmo degli altri oltre che del proprio. Quanto conta, in una gara come questa, il rapporto con il team rispetto alla pura prestazione personale?
Eugenio Solari, Running Rebels: “Conta in maniera fondamentale, direi che è tutto. Tant’è che, anche nella composizione delle staffette che abbiamo portato questa sera, l’idea era proprio quella di portare la nostra community. Siamo persone che si conoscono, che nel tempo sono diventate amiche proprio attraverso i Running Rebels, attraverso la community running milanese. E questo, in una gara del genere, fa una differenza enorme.”
Aurora Motti, Off Road: “La fiducia è tutto. In realtà, nel nostro caso, c’era già da prima: non avevo alcun dubbio rispetto ai miei compagni di squadra. Secondo me, poi, l’ultima persona della staffetta è anche quella che porta un po’ più peso sulle spalle, perché è quella su cui tutti finiscono per puntare. Però sì, la fiducia nei compagni era totale. Sono stata io a selezionare la squadra e, oltre alle performance e quindi al passo di ognuno – che chiaramente conoscevo – ho guardato tantissimo anche allo spirito, al modo di stare insieme, al sentirsi davvero parte di una squadra.”
Luca Liuzzi, On Ambassador: “Conta tantissimo. E c’è quasi un parallelismo con la vita quotidiana. Penso, ad esempio, alla zona neutra del cambio: puoi scegliere se avvicinarti prima, se prendere il testimone subito o più tardi, se accompagnare per qualche passo chi te lo sta passando o chi lo deve ricevere. Ti devi adattare. Certo, ti fidi dell’altro, sai che ti devi trovare in quel punto, ma poi devi anche andargli incontro, capire come puoi aiutarlo in base alle energie che hai in quel momento. Per questo, secondo me, è un bellissimo parallelismo con la quotidianità: c’è fiducia, ma c’è anche la capacità di venirsi incontro.”
Alessandro Lotta, Ready 2 Run: “È stato molto divertente, nel senso che il fatto di dare il massimo anche per gli altri rende tutto più intenso: ci metti ancora più impegno. Oltre a questo, anche prima della gara eravamo un po’ indecisi su chi far partire prima e chi dopo. Alla fine è stato tutto abbastanza casuale: abbiamo mescolato i pettorali e deciso in modo random. Però poi ognuno ha dato il massimo di quello che poteva dare, proprio per la squadra.”




Il running oggi è sempre più anche linguaggio comunitario, di appartenenza, crew, rituale urbano. Pensi che eventi come questo rendano visibili delle verità più profonde della corsa contemporanea?
Eugenio Solari, Running Rebels: “Personalmente credo che questi siano gli eventi che creano davvero community. Certo, esistono anche gli eventi in cui fai una corsetta, stai insieme, bevi qualcosa e finisce lì. Ma qui c’è qualcosa in più. C’è un pizzico di agonismo, che secondo me non guasta mai. C’è il fatto di vivere dei momenti in cui fai il tifo per gli altri, stai insieme in un modo leggermente diverso, e da questo si genera un grande hype. Per me, questo tipo di format – dove c’è un bel mix tra il lato brand, il lato community e il lato agonistico – è esattamente il tipo di evento che funziona. Sono gli eventi giusti, quelli che personalmente mi piacciono di più.”
Aurora Motti, Off Road: “In tutte le squadre si percepiva una grinta davvero unica. Vedere questa massa di persone tutte motivate verso un unico obiettivo, spinte fino all’ultima goccia di sudore, è stato davvero fortissimo. È stato qualcosa di molto motivazionale, ma anche molto divertente. Perché, oltre ad aver spremuto tutte le nostre energie, eravamo davvero tutti contentissimi, felicissimi di vivere un’atmosfera così unica.”
Luca Liuzzi, On Ambassador: “Io faccio triathlon e spesso mi alleno da solo, perché praticando tre sport diversi, tra tempi, lavoro e organizzazione, non è sempre semplice fare altrimenti. Quando però vengo qui, a iniziative come queste, o anche al running club del mercoledì sera qui da On, è tutta un’altra energia. Arrivi magari dopo una giornata lunga, stanco, e invece ti ritrovi carico. Vedi qualcuno, condividi emozioni, esperienze, ti fermi anche solo a scambiare due idee. Magari fai una corsa e, mentre la fai, ti stai già mettendo d’accordo per la prossima. È contagioso. Sai che c’è quell’appuntamento e, anche se sei stanco, non lo rimandi, perché sai che c’è qualcuno che ti aspetta. Ed è lì che secondo me emerge la parte più bella e più forte di fare sport.”
Alessandro Lotta, Ready 2 Run: “Si stanno formando sempre più gruppi, e anche stasera ho visto tante crew. Sinceramente non me l’aspettavo. Io vengo da un paesino, e anche lì queste realtà stanno iniziando a nascere, però qui si percepisce con ancora più forza. Sta diventando quasi di moda, mi verrebbe da dire, e secondo me è una bella cosa. Perché promuovere lo sport fa sempre bene, e non necessariamente solo in termini di performance. Fa bene anche per stare insieme, per stare in salute, per condividere del tempo di qualità.”




La On Squad Mission ha reso possibile correre di sera nel centro di Milano, in un circuito che vive di energia condivisa. Che tipo di sensazione ti lascia addosso rispetto a un percorso più tradizionale?
Eugenio Solari, Running Rebels: “In realtà questa è la prima volta che corro in una situazione del genere, anche se facendo parte di una crew e di un run club ne avevo già viste tante. Sono esperienze molto divertenti, molto particolari. Corri in mezzo alla gente, c’è anche una certa dose di rischio, ci sono le urla, le reazioni delle persone – che, in realtà, poverine, hanno tutta la ragione del mondo a trovarsi lì in mezzo. Poi, naturalmente, correre tra San Babila e il Duomo ha qualcosa di speciale. È divertente, sicuramente molto challenging, e ti lascia addosso una sensazione molto diversa da quella di un percorso più tradizionale.”
Aurora Motti, Off Road: “La mia squadra si chiamava Offroad perché siamo un gruppo di trail runners, quindi questo non è esattamente il nostro ambiente abituale. Certo, vivendo tutti in città, ci capita comunque di correre spesso qui, quasi ogni giorno. Ma la squadra è stata pensata proprio così perché, in realtà, la nostra vera comfort zone sono i sentieri. Detto questo, correre qui – in una zona che per noi è familiare – e vederla così vuota, così completamente dedicata alla gara, è stato qualcosa di davvero unico. Non penso che la rivedrò ancora così piena di persone, ma allo stesso tempo così carica di motivazione, di adrenalina, di energia. Per questo, sì, per me è stato un momento davvero unico.”
Luca Liuzzi, On Ambassador: “Una city night run, con il Duomo a pochi passi e in una delle strade più belle e riconoscibili anche a livello turistico, è stata qualcosa di bellissimo. Ma forse, ancora più del contesto in sé, la cosa più forte era stare in mezzo a tutta quella gente. I curiosi, il tifo, gli altri runner: tutto contribuiva a creare un’atmosfera speciale. È un’emozione che magari in altri contesti – penso per esempio a una pista d’atletica – non provi nello stesso modo. Qui c’era il contesto, ma soprattutto c’era il calore delle persone, la curiosità, il tifo. C’era gente che ti batteva il cinque anche se magari non era lì apposta per la corsa, ma si trovava semplicemente a passeggiare. Mi ha lasciato addosso una grande emozione.”
Alessandro Lotta, Ready 2 Run: “Il contesto rende tutto ancora più incredibile. Di solito qui è pieno di gente, e non mi aspetterei mai di poter correre una gara del genere, in questo contesto. Invece, grazie a questo evento – grazie a On, che ci ha dato la possibilità di vivere un’esperienza che normalmente non faresti mai – è stato possibile. E proprio per questo è stata una cosa davvero bella.”










