A TARTAN-AND-ROPES CATWALK

Nel più magico momento sportivo dell’anno, il nostro tributo visuale all’unione senza tempo tra fashion, atletica e boxe

“Vestiti bene per apparire bene. Mostrati bene per sentirti bene. E sentiti bene per correre veloce!”

Le parole di Flo-Jo, al secolo Florence Griffith-Joyner, la più grande velocista di tutti i tempi, echeggiano ancora oggi nelle piste di tutto il mondo. Come i suoi record del mondo sui 100 e 200 metri piani. Sono linee guida estetiche, che hanno ispirato alcuni dei più iconici dettagli della storia dell’atletica. Le scarpe dorate di Michael Johnson, gli occhiali futuristici di Ato Boldon, i caleidoscopici capelli di Shelly-Ann Fraser-Pryce, le unghie striate di Sha’Carri Richardson... Questi sono solo alcuni dei più noti capitoli di un’unica, intensa storia d’amore - quella tra tartan e fashion. Una storia che è destinata a non finire.

“Un uomo che non ha immaginazione, non ha le ali”

Quando Cassius Clay, il ragazzo prima dell’uomo Muhammad Ali, sollevò la sua prima e unica medaglia d’oro, aveva solo potuto immaginare l’impatto che una semplice azione sportiva potesse avere sulle logiche sociopolitiche di un’intera nazione, forse del mondo. Sapeva, però, che il suo mix unico, fatto di sagace anticonformismo e meraviglia atletica, avrebbe portato ad un altro livello la liaison tra la più nobile arte sportiva e lo stile. Da Sugar Ray Robinson, il ballerino del ring, e la sua Cadillac rosa, a Mike Tyson e la pomposa, affascinante esagerazione... I KO hanno sempre attirato l’estro estetico, dentro e fuori le corde, e mai hanno smesso di richiamare l’attenzione del mondo dell’arte. Basta menzionare due nomi per riassumere quest’atipica connessione, Andy Warhol e Jean-Michel Basquiat. 

Noi abbiamo deciso di omaggiare le affinità senza tempo tra fashion, atletica e boxe, ritraendole con le nostre lenti in prossimità del più emozionante periodo sportivo dell’anno.


HOW FAR YOU CAN GO - Ambrogio Beccaria

HOME, Il primo capitolo del nostro viaggio oceanico con Ambrogio Beccaria, il suo progetto ALLAGRANDE e K-Way

Insieme a K-Way, abbiamo ritratto l’essenza e ascoltato la storia del velista oceanico Ambrogio Beccaria. ‘Home’ è il primo capitolo del nostro viaggio nel suo universo acquatico, e la prima tappa del documentario ‘How Far You Can Go’: una regata narrativa che accompagneremo con speciali focus editoriali.

Casa è dove si trova il cuore. Non ci vuole molto a svestire di retorica una delle frasi più celebri firmate dal pioneristico scrittore, viaggiatore e naturalista Plinio il Vecchio. Basta ascoltare le parole di Ambrogio Beccaria. Basta immergersi in una biografia rovesciata, cominciata tra i confini d’asfalto dei Navigli milanesi e approdata nei criptici, eppure accoglienti orizzonti dell’oceano aperto. Delle sue rotte. Delle sue sfide.

Per questo velista oceanico casa è uno scafo, il gioiello nautico ALLAGRANDE, e l’incessante danza della sua vela. È la sensazione di abitare e, contemporaneamente, esplorare le incognite del vasto blu. È la solitaria, ciclica migrazione acquatica applicata alla competizione sportiva. Una necessità primordiale, ma anche una vocazione moderna, comparsa per puro caso nel pieno caos adolescenziale, e capace di definire il futuro di colui che, oggi, viene annoverato tra i più talentuosi navigatori del mondo.

“La mia passione per la vela è nata casualmente. Vengo da Milano e la mia non è una famiglia velica. I miei genitori mi hanno semplicemente trasmesso la passione per il mare. Ricordo vacanze infinite trascorse solo in spiaggia... Essendo genovese, mia nonna era l’unica ad avere delle vere origini marine. Era solita raccontarmi che, da piccolo, entravo in acqua camminando all’indietro, perché avevo paura dell’orizzonte. Il mio debutto in mare è stato così. La vela è arrivata a 11 anni, grazie ad un corso estivo di mia sorella in Sardegna. L’ho emulata, come molte altre volte, e gli istruttori mi hanno subito trasmesso questa passione profonda. La vela è diventata prima un modo per scappare da Milano, per sentirmi grande in mezzo a persone più mature di me, poi mi ha permesso di viaggiare per l’Italia e di guadagnare i primi soldi. Era una sorta di paese dei balocchi, una reale forma d’indipendenza. A 14-15 anni ti poni moltissime domande, soprattutto in una città come Milano. La vela mi ha dato delle risposte”

Dove onde e nuvole si specchiano a vicenda, arrivando a fondersi tra loro, le risposte ricercate dal velista classe ’91 si sono strutturate e schiarite nel tempo, divenendo personali assunti filosofici. Se è vero che il vento, il nobile padrone dell’immensità acquatica, cancella ogni traccia del passaggio umano, è allo stesso tempo innegabile il suo ruolo rivelatore, la sua capacità d’ispirare sferzanti epifanie e fluide consapevolezze. Epifanie e consapevolezze che, ora, ispirano le imprese di un navigatore in grado di essere contemporaneamente poeta e scienziato.

“Il contatto con l’oceano è sempre in divenire, non nutro un sentimento fisso per questo elemento. Ultimamente stare in mezzo al mare cambia le mie percezioni, le mie sensazioni, rispetto a quando sono a terra. In acqua, le differenze tra essere umano e natura, tutti quei confini, quei limiti amplificati dal mondo contemporaneo, si assottigliano. Sento il lato selvaggio che abita dentro di me. Quando questa componente viene fuori, mi fa stare bene, mi fa prendere un ritmo che è completamente diverso da quello abituale. E mi fa sentire a casa. Essere un navigatore vuol dire fare un lavoro che so non avere un senso preciso per la società, ma sentirmi un marinaio mi ha dato un posto nel mondo. Senza questa passione, mai avrei scoperto che, effettivamente, il mare è il mio posto”

Un posto, una dimora che non ha un indirizzo preciso, ma che fa riferimento ad un ideale, quello racchiuso nel naming ALLAGRANDE. ALLAGRANDE è uno scherzo, una battuta dialettica che lungo gli anni ha assunto i connotati della scommessa, della scoperta, della realtà, perfino dell’affermazione, divenendo il crocevia del processo di comunione tra Beccaria e le correnti marine, così come la pietra angolare di un sogno concretizzato superando ogni aspettativa. 

“Il nome è nato grazie ai carpentieri dei cantieri navali di La Spezia. Era il 2015, avevo poco più di 20 anni e facevo lo skipper di un catamarano da crociera. Stavo studiando per diventare navigatore e ho comprato un Mini 650, la mia prima barca oceanica di 6 metri e mezzo. Era un relitto recuperato in Portogallo, non avevo soldi per permettermi altro. Dopo gli orari lavorativi mi fermavo ore in cantiere per rimetterlo in sesto, e i carpentieri, da buoni liguri, continuavano a prendermi in giro. Mi chiedevano ripetutamente come stesse andando il mio sogno. Rispondevo sempre “Alla grande!”. Quando è arrivato il momento del varo, poi, ho deciso che quello sarebbe stato il nome perfetto”

Seguiteci per scoprire il secondo capitolo di ‘How Far You Can Go’.


Di filosofia e tecnologia, la celebrazione sportiva ASICS

La collezione ‘Celebration of Sport’ rima con l’essenza ASICS, spiega il Brand Trainer Team Lead Giuliano Zezza

“ASICS è nata in un particolare momento storico, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, in un Paese in difficoltà come il Giappone. La volontà dell’azienda è sempre stata, fin dalle proprie origini, quella di permettere a più persone possibili di praticare l’attività sportiva, e di sentirsi meglio grazie ad essa”. Le parole del Brand Trainer Team Lead ASICS Giuliano Zezza non sono una semplice introduzione alla collezione ‘Celebration of Sport’, sono la definizione di una filosofia aziendale che, nel tempo, ha mutato forme esteriori, grazie ad un incessante ricerca del progresso tecnologico, senza però abbandonare la propria, virtuosa, sostanza interiore.

Dove l’Anima Sana continua a sublimarsi nel Corpore Sano, la celebrazione sportiva è un ideale tangibile, descritto dall’attuale claim paradigmatico ‘Move Your Mind with ASICS’, ‘Libera la Mente con ASICS’, e veicolato attraverso un ventaglio di prodotti plasmati tanto dalla millenaria cultura nipponica, quanto da test scientifici contemporanei. Dal 1949 ad oggi, l’essenza ASICS ha sempre danzato in equilibrio tra la ricerca del benessere trasversale e il progresso tecnologico, scrivendo un infinito haiku ispirato sia dallo studio sensoriale, che da quello materiale. “Siamo un brand storico e abbiamo un retaggio molto importante”, spiega Giuliano Zezza, “La nostra visione è molto orientata sul prodotto, e sulla ricerca necessaria per svilupparlo al meglio. Per questo ci affidiamo al nostro Istituto di Scienze dello Sport della città di Kobe, in Giappone, dove prendono forma e vengono testati tutti i nostri prodotti. L’ISS ci permette di fare la differenza sul mercato, ma il Giappone per ASICS rappresenta anche molto più di questo polo avveniristico: è nel nostro DNA, è la pietra angolare della vision aziendale. Il Kaizen e l’Omotenashi rappresentano, per esempio, due concetti che sono entrati per osmosi nella filosofia del brand. Il primo è sinonimo di continuo miglioramento, il secondo di cura dell’ospite. Noi vogliamo prenderci cura di ogni consumatore, creando calzature adatte per il maggior numero possibile di atleti e appassionati, velocità, terreni e appoggi. Il Kaizen e l’Omotenashi, poi, scandiscono anche i rapporti all’interno dell’azienda, e i legami tra i vari dipendenti...”.

Il bilanciamento tra corpo e mente passa dalle analisi dei laboratori di Kobe, certo, ma anche dalla consapevolezza assoluta della pratica sportiva come mezzo per migliorare intere vite, lascia intendere Giuliano Zezza. In fondo, performance e personal best possono rimare con calma e comfort, come dimostrano, da una parte, la moderna rivoluzione delle Superblast 2 e, dall’altra, le nuove feature delle iconiche Gel-Nimbus 26 e Gel-Kayano 31: modelli-manifesto della speciale collezione ‘Celebration of Sport’, che abbiamo ritratto ai piedi degli ASICS FrontRunner Riccardo De Anna, Cecilia Sabbadini e Thierry Adjetey. “Si tratta della nostra community internazionale, composta da runner di vario livello, molto importante per noi perché possiamo comprendere… dell’universo running contemporaneo. Gli ASICS FrontRunner sono principalmente i nostri ambassador e anche tester. Testando le scarpe tutti i giorni, i loro feedback per noi sono molto importanti perché aiutano a migliorarci. Vogliamo che il consumatore ASICS continui a sentirsi al sicuro e bene con sé stesso. Il comfort, poi, aiuta decisamente a liberare la mente e a perseguire l’obiettivo della salute personale a 360 gradi. Solo prodotti specifici possono dare la giusta comodità ai runner, per questo miglioriamo ciclicamente le nostre scarpe più iconiche. Allo stesso tempo, stiamo decisamente ampliando il numero dei nostri modelli, cercando di fornire la scarpa giusta per ogni esigenza”.

“ASICS vuole dare a tutti la possibilità di fare sport nel modo migliore, dai pro agli amatori”, conclude Zezza, tornando a sottolineare il percorso etico intrapreso dalla propria azienda nel lontano metà-Novecento: lo stesso, immutato percorso trasposto oggi nella collezione ‘Celebration of Sport’. “L’inclusività è e sarà sempre alla base delle nostre scelte”.


La Celebrazione Sportiva con gli ASICS FrontRunner

Positività, condivisione e benessere, la nuova collezione del brand giapponese raccontata dagli ASICS FrontRunner

Sprigionare positività e liberare la mente attraverso il movimento. La nuova collezione ASICS ‘Celebration of Sport’ si fonda su questi concetti, elevando il ruolo essenziale del running, e dell’attività fisica, nel benessere psico-fisico di ogni individuo. Una linea multi-prodotto, composta da dieci calzature, che racchiude l’anima stessa del brand, irradiandola attraverso una distintiva colorazione gialla e una serie di migliorie tecnologiche, sviluppate nei laboratori dell’Istituto di Scienze dello Sport della città di Kobe.

Gli ASICS FrontRunner Thierry Adjetey, Cecilia Sabbadini e Riccardo De Anna fungono da narratori per questo nuovo capitolo estetico e comunicativo del brand. Le loro parole evidenziano, da un lato, le caratteristiche futuristiche delle SUPERBLAST 2 PARIS, le iconiche Gel-Nimbus 26 e le Gel-Kayano 31, dall’altro la filosofia intrinseca a questi prodotti: l’idea di celebrare lo sport attraverso il movimento, qualunque esso sia, e di trasporre nella contemporaneità la frase fondativa Anima Sana in Corpore Sano.

Da ‘SoundMindSoundBody’ a ‘Move Your Mind with ASICS’. Il running, per ASICS, continua ad essere molto più dello sforzo fisico fine a sé stesso. È sinonimo d’ispirazione, liberazione e condivisione, come rivelano le testimonianze di Thierry, Cecilia e Riccardo. 

Cosa significa per te la corsa? E come ti fa sentire il fatto di rappresentare un brand come ASICS, radicato tanto nella storia, quanto nel progresso contemporaneo di questa nobile disciplina?

Thierry Adjetey: “La corsa è molto più di un semplice esercizio fisico; è un'attività che permette a ciascuno di entrare in contatto profondo con sé stesso. Attraverso la corsa, riesco a scoprire nuove sfaccettature della mia personalità e a superare i miei limiti, non solo nello sport, ma anche nella vita di tutti i giorni. È un momento di introspezione e di crescita personale, un'occasione per sfidarmi e migliorarmi costantemente. Un marchio come ASICS amplifica questa esperienza, consentendomi di vivere appieno la mia passione quotidiana. Il brand tramite la community ASICS FrontRunner mi offre l'opportunità di connettermi con persone che sono già appassionate di questo sport e con chi desidera avvicinarsi per la prima volta. Questo marchio crea un ponte tra la mia crescita personale e la possibilità di condividere questa passione con altri, arricchendo ulteriormente la mia esperienza di corsa.”

Cecilia Sabbadini: “Per me la corsa è libertà, leggerezza, un modo per liberare la mia mente dalle sfide della quotidianità. La corsa mi ha insegnato molte volte che posso farcela con le mie forze anche quando lo credo impossibile, che alcuni obiettivi si raggiungono più facilmente circondati e accompagnati dalle persone giuste, ma che devi impegnarti, sbatterci la testa, sudare per raggiungere ogni piccolo traguardo. Vale nella corsa come nella vita. Vedere che ce la posso fare da un lato, mi permette di essere la donna che sono dall’altro. Per me è davvero un onore poter rappresentare un brand come ASICS che si fa portabandiera di come il movimento possa influenzare e cambiare positivamente l’attitudine di ciascuno. Credo che tutto questo mio sentire durante la corsa sia racchiuso perfettamente nella filosofia ‘SoundMindSoundBody’ del brand, secondo la quale ogni volta che muoviamo al massimo il nostro corpo, sudiamo e corriamo, siamo più felici. Ecco, dentro quella sensazione di felicità e leggerezza è racchiuso tutto.”

Riccardo De Anna: “La corsa significa prendermi uno spazio per stare con me stesso e liberare la mente dalle fatiche della giornata. Mi permette di stare bene con il mio corpo trovando nella fatica un grande senso di pace e soddisfazione. La corsa è anche una continua sfida con me stesso, un modo per pormi continui obiettivi potendo così avere una direzione in cui andare. Essere all’interno di ASICS come FrontRunner per me è motivo di grande onore e privilegio. Il nome stesso di questo brand veicola tutto il senso più profondo che lo sport ha per me, un senso che si esplicita in ‘SoundMindSoundBody’. Inoltre, poter divulgare un messaggio così importante anche attraverso le significative campagne che propone mi rende quotidianamente felice e orgoglioso di far parte di questo gruppo.”

Questa campagna è accompagnata da un claim dal forte significato: ‘Move Your Mind with ASICS’, ‘Libera la mente con ASICS’. Cosa significa per te liberare la mente attraverso il running? E che ruolo giocano, a questo riguardo, i prodotti ASICS?

Thierry Adjetey: “‘Move your mind with ASICS’ per me significa andare oltre i soliti schemi che associano la corsa o l'attività fisica esclusivamente alla performance, per vivere appieno i benefici non solo fisici, ma soprattutto mentali che la corsa può offrire. Liberando la mente dai cliché e dalle aspettative, possiamo realmente godere di tutti i vantaggi che la corsa ci regala. ASICS, con i suoi prodotti adatti a ogni tipo di runner, di tutte le età e livelli di esperienza, offre a tutti la possibilità di avvicinarsi a questo sport. In questo modo, la corsa diventa accessibile a chiunque, permette di scoprire e vivere i benefici di uno sport meraviglioso.”

Cecilia Sabbadini: “Liberare la mente significa togliermi di dosso il peso della quotidianità. Nel momento in cui esco a correre, riesco a vivere pienamente il momento, concentrandomi e dedicandomi completamente all’attimo che sto vivendo. È incredibile come al tempo stesso i miei pensieri prendano una forma diversa, risultando più chiari e razionalizzati. Correre mi aiuta a mettere in ordine i pensieri. Sono dell’idea che per muoversi liberamente si debbano avere a disposizione prodotti in grado di assecondare le tue esigenze, in grado di offrirti il massimo comfort, e che ti permettano di esprimere al massimo le tue caratteristiche.”

Riccardo De Anna: “Ci sono giorni così impegnativi e stancanti che mettere un paio di scarpe è la mia unica soluzione per riporre ordine e alleggerire la mente. Ci sono giorni dove sono pensieroso, ho mille domande per la testa e solo in una corsa riesco a trovare le migliori risposte. Come fosse una seduta da uno psicologo. Altri giorni, invece, esco a correre per non pensare proprio. Riesco a dare ordine ai pensieri, a diminuire le preoccupazioni e a trovare risposte. Attraverso l’ottimo comfort e leggerezza dei prodotti ASICS tutto questo risulta più semplice e meno faticoso.”

Nella collezione è forte anche il tema della positività condivisa, così come della serenità collettiva che il running riesce a trasmettere nelle sue varie forme e attori. Quanto è importante, nella tua vita da runner, la condivisione di allenamenti, esperienze e gare con altri esseri umani? E che riflessioni e/o sensazioni ti fa affiorare questo ruolo ‘sociale’ del running?

Thierry Adjetey: “Sui social cerco di condividere la mia visione della corsa e di trasmettere tutto il benessere che mi regala. Racconto le mie esperienze di corsa, i miei allenamenti, le mie sfide e le mie gare, cercando di raggiungere ogni tipo di appassionato, ma anche chi non ha mai provato a correre. La corsa è per tutti, e ogni volta che vedo qualcuno avvicinarsi a questo sport provo una grandissima soddisfazione.”

Cecilia Sabbadini: “La componente sociale del running è importantissima. Credo che condividere con altre persone i benefici del movimento possa ispirarle, motivarle a fare un passo in avanti per loro stesse, per il loro benessere psicofisico. Condividere allenamenti, esperienze e gare spero davvero possa essere uno sprone ulteriore per chi inizia un percorso. E scoprire, soprattutto, quello che c'è dietro a un eventuale obiettivo centrato penso sia un elemento fondamentale da comunicare a coloro che nutrono la tua stessa passione. Io cerco di farlo quotidianamente: questo è un aspetto a cui tengo tantissimo. Anche quando hai successo alla fine di un percorso, non vuol dire che quel percorso sia stato sempre facile. Condividere la tua esperienza motiverà altre persone a continuare a perseverare nel loro percorso per il raggiungimento del loro obiettivo.”

Riccardo De Anna: “Se la vita non è altro che una serie di esperienze e relazioni, la corsa mi ha fornito il meglio in assoluto di entrambi. La condivisione è fondamentale perché permette di dimezzare le fatiche alleggerendo il peso dell’allenamento ponendosi un obiettivo comune, raggiungendolo attraverso l’aiuto reciproco. Una gara, un evento o un allenamento sono come un viaggio, ed è più bello se condiviso. Per me è fondamentale il rapporto umano nel running, perché mi permette di sperimentare esperienze nuove, conoscere punti di vista differenti e viaggiare alla ricerca di nuove realtà. Il running, come tutto lo sport, per me ha un grande valore sociale ed educativo. Da un lato è una potente fonte di inclusione e integrazione sociale, dall’altro un mezzo in grado di formare le persone attraverso valori unici e profondi come l’uguaglianza, la disciplina e il rispetto per le differenti culture. È uno strumento capace di abbattere molti stereotipi, unendo le persone. Un pensiero ancor più personale è quello di credere che lo sport sia un giusto contesto quando circondato da belle persone. E se pensiamo al confronto col prossimo, la condivisione con l’altro e la realizzazione di progetti attraverso una passione comune, non possiamo prevedere di poter realizzare qualcosa di unico se non con le giuste persone. In quest’ottica penso che il running sia il miglior luogo in grado di valorizzare al meglio chiunque lo pratichi.”

Comfort, energia, calma. Le nuove tecnologie ASICS sembrano voler impattare tanto sulla performance e sul dato statistico, quanto sulla percezione sensoriale e sulla sfera emotiva di ogni runner. Che peso hanno questi ultimi fattori ‘intangibili’ nell’esito ‘tangibile’ di quelli precedentemente menzionati?

Thierry Adjetey: “Sono convinto che il benessere emotivo abbia un impatto diretto sui risultati che otteniamo. Che si tratti di un allenamento quotidiano o di una gara importante, avere la mente serena ci permette di esprimere al meglio le nostre potenzialità. Quando la mente è libera da preoccupazioni, il corpo può muoversi con maggiore fluidità ed efficacia. ASICS comprende questa connessione tra mente e corpo, e attraverso i suoi prodotti mette al centro il comfort nella calzatura, assicurando che ogni passo sia carico di energia e supporto. Sento che la qualità e l’innovazione delle scarpe di ASICS mi aiutano nel mio miglioramento in termini di performance, ma contribuiscono anche a farmi restare tranquillo e concentrato sull’attività che sto svolgendo. In questo modo mi godo appieno l’esperienza.”

Cecilia Sabbadini: “A mio parere hanno un grandissimo impatto. Ritengo che le nuove tecnologie abbiano il potere di influenzare positivamente la sfera emotiva di uno sportivo, andando a potenziarne l’autoconsapevolezza, la sicurezza e la fiducia in sé stesso, tutti fattori impattanti implicitamente anche sulla performance e sul risultato statistico.”

Riccardo De Anna: “Ritengo che ad oggi la tecnologia di una scarpa sia in grado di dare maggiore sicurezza e serenità nella performance sportiva di un runner. Diversi studi hanno ormai evidenziato come comfort, ritorno di energia e propulsione siano fattori fondamentali e ricercati nella scelta di una scarpa giusta. La consapevolezza di avere le nuove tecnologie ASICS ai piedi durante un allenamento o gara infonde sicurezza e positività nelle mie potenzialità. Quindi ritengo che fattori intangibili come percezione ed emotività abbiamo un peso importante in quelli più tangibili come la performance.”


Briko Ride Club – Il ciclismo è una passione ibrida

L’esperienza torinese della community ciclistica supportata da Briko in occasione del Tour de France

L’amore per il ciclismo può cambiare forme, ma mai la propria essenza. Il Briko Ride Club è sinonimo di gruppo e socialità. È la più pura forma di divertimento e passione ciclistica, dove non sono essenziali ritmi e tempi, e l’esperienza collettiva viene prima di tutto. L’ultimo viaggio BRC è stata l’apoteosi di questa filosofia. Questa famiglia di rider ha celebrato Torino e il suo atipico rapporto con il Tour de France, prima immergendosi tra le dolci colline e gli echi storici di questa nobile città, poi unendosi alla festa Gialla e ammirando il finale della 3ª tappa (Piacenza-Torino). Questa è la nostra galleria fotografica di una giornata speciale ed ibrida per il Briko Ride Club, interamente dedicata al ciclismo.


PIÙ CHE MAGLIE DA CALCIO - ICARUS FOOTBALL

Intervista alle menti dietro i design calcistici di Icarus Football

Sin da piccolo, il cuore di Robby Smukler batteva per quaderni da disegno dedicati alle maglie da calcio di club immaginari, squadre situate in città o paesi casuali. 

Giocando a calcio a Philadelphia, Robby notò che le squadre erano costrette a indossare maglie dal design impersonale e noioso dei soliti marchi affermati. Insieme a un gruppo di amici e talentuosi grafici, decise di trasformare la sua passione d'infanzia in una nuova realtà atipica, creando uno dei marchi di maglie da calcio più innovativi e in rapida crescita al mondo: Icarus Football.

Dalla sua fondazione nel 2017, Icarus ha realizzato le sue maglie e divise uniche a oltre 3.000 squadre in tutto il mondo. L'Icarus Cup, un torneo plasmato dalla comunità calcistica dilettantistica di Philly, ha contribuito a questo processo. Athleta Magazine farà parte dell'edizione 2024, che si svolgerà dal 12 al 14 luglio, attraverso una maglia speciale creata dai designer di Icarus.

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Robby Smukler e Jaden Stevenson, il designer che ha creato la maglia Athleta, e abbiamo avuto modo di vedere da vicino la magia e la passione che animano questo progetto.

Considerando che siete entrambi americani, da dove nasce il vostro amore per il calcio e il design delle maglie? 

Robby: 

"Mi interessava molto l'intersezione tra sport, storia e cultura. Adoro come le maglie simboleggiassero tutto questo. Come esprimono l'identità attraverso il mezzo che è la divisa sportiva e come il simbolismo e i colori risuonano con i tifosi diventando un fattore di identità. Fin da bambino, disegnavo maglie e loghi per città e paesi di tutto il mondo. Poi ho giocato a calcio al college, quindi è una parte piuttosto importante della mia vita. Penso che il calcio abbia una storia e una relazione più profonde e ricche tra cultura, identità e valori di un paese, di una regione o di una città rispetto a qualsiasi altro sport. Il motivo principale per cui ho creato l'azienda è stato perché guardandomi intorno ho notato che le squadre che giocavano negli Stati Uniti non indossavano nulla che collegasse l'identità della squadra alle loro maglie. Quindi ho dato vita al progetto per dare alle squadre la possibilità di esprimersi attraverso le maglie, offrendo loro l'accesso a un vero designer che possa lavorare direttamente con loro per raccontare la loro storia e creare kit che abbiano davvero senso per loro."

Sappiamo che adoravi Shevchenko. Crescendo a Philly, dove tutti parlavano di basket e football americano mentre tu pensavi alle maglie da calcio, come è stato?

Robby: 

"Sono un grande tifoso delle squadre di Philadelphia. Allen Iverson è il mio atleta preferito in assoluto, c'è anche quel lato in me. Sono stato fortunato ad avere il calcio come mio sport preferito crescendo. Sono più orientato verso il calcio, ma amo tutti gli sport di Philadelphia, soprattutto il basket. Quando avevo sette o otto anni mia madre ha raccolto tutti i miei disegni in un libro che era una sorta di rivista della Coppa del Mondo. Ho fatto i loghi di tutte le squadre. In pratica, immaginavo il logo e la maglia di ogni Paese. Il mio hobby era letteralmente quello di guardare la mappa e scegliere una città o un Paese e poi disegnare un logo e una maglia”

Jaden, anche tu hai avuto un passato nel sistema scolastico statunitense legato al calcio, giusto?

Jaden:

"Ho praticato molti sport fin da piccolo. Avevo un fratello maggiore, Reid, che era ossessionato dal calcio e ho cercato di seguirlo il più che potevo. Che fosse copiando le sue esultanze per i gol o indossando le maglie della sua squadra. Penso che quella sia stata probabilmente la prima volta che mi sono interessato alle maglie. Vengo da una famiglia in cui praticamente tutti giocano a calcio e creano arte. È stato molto facile per me inclinarmi fortemente verso l'arte grazie a mia madre e poi combinarla con il calcio. Quando giocavo al liceo, ho iniziato a prendere l'arte un po' più seriamente e ho trovato il mio stile personale in un certo senso. Poi, mentre giocavo al college, ho scoperto casualmente Icarus Football su Twitter. Ho contattato immediatamente Robby dicendo che amavo il progetto, quello che stava facendo nel campo del design calcistico e che volevo lavorare con lui a qualsiasi costo. Non c'era davvero nulla di simile a Icarus Football all'epoca. Ora, è piuttosto bello vedere quanto sia diventato popolare il mercato del design personalizzato dei kit da calcio. Ma prima, non c'era nessuno che prestasse tanta attenzione al design delle maglie da calcio come faceva Icarus Football.

Potete condividere con noi le maglie che vi hanno più ispirato da bambini?

Robby:

"Sono nato nel '92. Mi sono davvero innamorato delle maglie da calcio alla fine degli anni '90 e all'inizio degli anni 2000. Le persone dicevano che giocavo come Shevchenko, quindi mi sono subito innamorato dell'AC Milan. Inoltre, crescendo nel New Jersey, dove ci sono molte persone italiane, vedevi semplicemente un sacco di maglie della Serie A in giro. Ero davvero attratto da quell'estetica e dal design italiano. È una sorta di gold standard per molti aspetti. Quando avevo 9 o 10 anni, la mia famiglia fece un viaggio in Italia. Andammo a Roma, Firenze e Venezia, e ricordo tutte le bancarelle che vendevano maglie false e io che imploravo i miei genitori di comprarmele. Sono ancora nel mio armadio da qualche parte."

Jaden:

"Sono cresciuto in una cittadina rurale del Wisconsin, di circa 9000 persone, quindi la mia esposizione a diversi paesi e ai loro design non era molto accessibile di persona. Per me, molta ispirazione era incentrata sui giocatori. Mio fratello era ossessionato da Cristiano Ronaldo, quindi avevo una varietà di maglie del Manchester United e del Real Madrid da rubare e indossare. Io avevo un forte interesse per la nazionale degli Stati Uniti e la MLS. Clint Dempsey era il mio giocatore preferito da bambino; ricordo di aver indossato la sua maglia del Mondiale 2014 fino a distruggerla. Anche se gli Stati Uniti non avevano necessariamente le maglie più interessanti, erano comunque le mie preferite da indossare per ciò che i giocatori significavano per me. Al college ho iniziato davvero a interessarmi ad esplorare e ricercare di più su diversi paesi e culture per crescere e sviluppare il mio stile."

Concentrandoci sul vostro ruolo nel progetto Icarus, potete dirci qualcosa sulla connessione tra ogni design e la sua narrazione?

Robby:

"Come dicevo prima, immagina di giocare a calcio con i tuoi amici, e diventa una sorta di cosa in cui stai costruendo un’amicizia attorno a questo gruppo di ragazzi, dove andate in un bar o a cena insieme dopo la partita, creando davvero questa nuova amicizia, e non c'è mai stato davvero un modo per esprimere tutto ciò. Ecco dove entrano in gioco le maglie, il mezzo perfetto per esprimere quella identità condivisa. Quello che facciamo è cercare di fondere tutto insieme per farlo sembrare bello, e collegare ciò che è importante per il club con punti di riferimento che abbiano senso. Farle assomigliare a una maglia da calcio e a qualcosa che stia bene alle persone che la indosseranno anche fuori dal campo. Le divise da calcio possono raccontare la storia di questi gruppi".

Quali sono i progetti di divise che vi hanno ispirato di più e i più strani che avete avuto l'opportunità di creare? 

Robby:

"Il progetto più strano che mi viene in mente è una maglia ispirata a “Shrek”, o cose del genere. Ma non è nostro dovere chiedere perché vogliono farla cosi, è la loro divisa. Penso che il motivo per cui i progetti più strani non siano effettivamente così strani per noi è perché cerchiamo di non prenderli troppo sul serio. Ci importa di più che i gruppi si divertano e si riuniscano, avendo questa interazione sociale davvero positiva. Questa è la cosa più importante per me. Abbiamo un club chiamato Dairy World FC e hanno maglie con stampe di mucche. Per noi, non è strano. Questa è la bellezza dello sport e di quanto possa essere divertente. Quasi aspettiamo di fare questi progetti, perché sono molto più divertenti. I progetti più ispiratori sono quelli per i club che hanno una sorta di componente caritatevole o di preoccupazione sociale. Dove non stiamo solo aiutando a esprimere l'identità della squadra ma anche creando una possibilità accessibile per i bambini che spesso non possono giocare a calcio. A Philadelphia abbiamo progetti che esplorano il rapporto tra l'orgoglio specifico di Philadelphia e il calcio, e questa è una cosa molto bella. In definitiva, l'esperienza migliore quando si lavora con i club è conoscerli davvero. Questo è il motivo principale per cui lo facciamo. Vogliamo sviluppare queste relazioni intime con i club”.

Jaden:

"Per me, il lato più ispirante del nostro lavoro è creare e raccontare la storia di una comunità attraverso le maglie da calcio che creiamo; questa è la parte più gratificante. Vedere le persone non solo indossarle per le partite, ma anche per uscire la sera, andare al lavoro, fare la spesa, è molto appagante. È anche molto ispirante vedere le squadre che esistono nell'“universo Icarus Football” incontrarsi e comprare le maglie gli uni degli altri e diventare amici.”

Parlando della Icarus Cup e della maglia di Athleta, quale è stata l'ispirazione dietro il processo creativo di questa maglia?

Jaden:

"Ogni anno alla Icarus Cup cerchiamo di affrontare temi diversi. Essendo l’anno delle Olimpiadi, abbiamo voluto concentrarci sui diversi paesi del mondo. Ogni design è ispirato dall'architettura, dalle bandiere, dal cibo, dallo stile di vita, dall'abbigliamento, dalla musica o dal "vibe" generale di queste nazioni. Abbiamo scelto città di questi paesi che pensavamo fossero interessanti e belle, e alla fine abbiamo realizzato 80 maglie dopo aver progettato circa 150 maglie preliminari. L'idea era di portare il mondo a Philadelphia attraverso i design di queste maglie. Per la maglia che abbiamo realizzato per Athleta, l'ispirazione è stata ovviamente la città di Verona. Mi sono ispirato direttamente al Chievo Verona per la combinazione di colori. Il motivo geometrico di Icarus è venuto naturalmente traendo ispirazione dalle maglie della Serie A degli anni '80 e '90 che presentano motivi geometrici interessanti che spesso fanno da sfondo alle maglie. Quello che immaginavo era che tutta la squadra indossava due taglie in più, annegando nelle maglie e sollevando il colletto. Cercando di catturare l'essenza e la vibe di quel calcio retrò della Serie A."

Quali sono i vostri obiettivi e sogni futuri? 

Robby:

"Dal lato della Icarus Cup, la gestiamo con un'organizzazione chiamata “CASA Soccer” che è il più grande organizzatore di leghe nel Nordest e gestisce la scena calcistica dilettantistica di Philadelphia. Abbiamo l’obiettivo condiviso di portare questo torneo in altre comunità e fare della Icarus Cup questo grande festival di calcio amatoriale, organizzato da persone che amano giocare. Cercare di rendere questo torneo fantastico è qualcosa di cui siamo davvero appassionati. Dal lato del Brand, penso continuare a lavorare con club che ci apprezzano. Ovviamente, ci piacerebbe lavorare con club più grandi, ma per noi è più importante trovare i partner giusti e continuare ad avere un brand che parli davvero a un segmento della popolazione che vuole divertirsi e non prendersi troppo sul serio ma allo stesso tempo, ama lo sport ed è appassionato. Vogliamo continuare a crescere, e continuare a lavorare con club in tutto il mondo, fare sempre più eventi e portare sempre più club nella famiglia Icarus."

Jaden:

"Abbiamo raggiunto un ottimo punto e siamo orgogliosi delle persone con cui lavoriamo e del posto che occupiamo nel design calcistico. Dal punto di vista del design, so che continueremo a spingerci oltre i confini del design tradizionale delle divise da calcio e a integrare nuovi modi artistici di esprimere i nostri club e le nostre comunità".


Chase the Sun con Esplora

Dall’alba al tramonto, dall’Adriatico al Tirreno, le visioni ciclistiche del Team supportato da Briko

La ‘Chase the Sun’ non è una semplice ride, è qualcosa di molto diverso. Dall’alba al tramonto. Dal porto di Cesenatico alla sabbia di Tirrenia. Dal mare Adriatico al Tirreno. Il Team Esplora ha partecipato all’evento che taglia l’Italia con 282 chilometri di paesaggi mozzafiato, seguendo il sole come unica guida. Grazie a Briko, abbiamo raccolto le emozioni di quest’esperienza, e ascoltato le testimonianze del Team, rappresentato da Davide Ciarletta. Il suo flusso di pensieri ci permette di comprendere le unicità della ‘Chase the Sun’ e d’introdurre l’evocativo racconto visuale creato dalle lenti Esplora.

L’esperienza ‘Chase the Sun’.

“È la corsa più romantica d’Italia, soprattutto a livello paesaggistico. È organizzata in un momento simbolico, durante la terza di settimana di giugno, al solstizio d’estate. Penso che partire all’alba, di fianco al mare, con quel tipo di sole, sia qualcosa di unico. Abbiamo percorso 280 chilometri, passando in mezzo all’Italia, scoprendo paesi meravigliosi e mangiando cose tipiche. È stato un evento nuovo per Esplora, perché di solito non prendiamo parte ad eventi su strada. Ci siamo resi conto di quanto sia piccolo e vario il nostro Paese. In 280 chilometri cambiano territori, culture, sensazioni. Abbiamo perfino toccato due mari. Non mi meraviglio che tanti rider stranieri fossero ammaliati, solo l’idea di passare nel paese di Leonardo Da Vinci, a Firenze o Pisa è qualcosa d’incredibilmente affascinante...”

Il sole, le emozioni, le immagini.

“Il sole dà una connotazione onirica, quasi spirituale, alla combinazione tra il ciclismo e paesaggi italiani che sono in grado di alimentare il cuore. Sorge e tramonta da milioni d’anni, ma non ci pensiamo spesso. L’energia di questo elemento è unica. Mi piace pensare che siamo dei raggi di luce, perché la nostra esistenza, così come la nostra energia, sono determinate dal sole. Amo la contrapposizione sole-luna, che è legata alla dualità maschile-femminile. Quando rifletto su questo tema, nella mia mente risuona la canzone degli Hang Massive ‘The Secret Kissing of the Sun and the Moon’. La ‘Chase the Sun’ ci ha anche permesso di sentire la storia di ogni territorio, di visitare suggestivi borghi arroccati, e d’immergerci in colline bellissime. Se ci fossimo fermati ad ammirare tutto, non avremmo concluso la ride”

Briko e il futuro.

“Abbiamo partecipato a questo evento grazie a Briko. Ha creato i presupposti per la nostra presenza e ci ha fornito una serie di prodotti, come i caschi Aero Plus e una nuova collezione di calze super traspiranti. Questa sinergia prosegue in vista del nostro prossimo viaggio. Dopo il Nepal vogliamo provare l’avventura in Mongolia. Sarà ancora più difficile. Nella ‘Chase the Sun’ siamo stati a casa, nella nostra comfort zone. In Nepal lo scenario era più complicato, ma in Mongolia sarà estremo. Non potremo pianificare tutto con esattezza, ci sono molte incognite, e sui vari GPS non esistono sentieri tracciati. Al momento stiamo stiamo studiando un itinerario nella zona dei Monti Khangai, che sono appena sotto la Russia. Partiremo ancora con Giuseppe Papa: in Nepal è diventato ufficialmente parte del Team Esplora”.