J. Michael Prince, di polo, autenticità e cultura

Tra cavalieri e calcianti, abbiamo ascoltato la significativa testimonianza del President & Chief Executive Officer USPA Global J. Michael Prince

Cavalieri e calcianti. Polo e Calcio Storico Fiorentino. Raramente l’immaginario sportivo contemporaneo ha assistito ad un ‘match in heaven’ così suggestivo: una connessione in grado di unire pratiche che parlano di storia, tradizione e contemporaneità attraverso il puro atto fisico. Nell’iconico set-campo di Piazza Santa Croce, US POLO Assn. ha ancora una volta elevato l’immagine del proprio sport, e del proprio brand, costituendo un’evocativa sinergia con il gioco più identitario per la città-culla del Rinascimento italiano. L’ha fatto durante una settimana speciale, ispirata e segnata dalle influenze Pitti Uomo.

In questa significativa occasione, abbiamo incontrato il President & Chief Executive Officer USPA Global J. Michael Prince. La sua testimonianza sottolinea la tanto antica, quanto contemporanea fascinazione che l’essere umano nutre per sport in grado di trascendere i rispettivi ambienti, diventando patrimoni culturali e fucine stilistiche. Le parole, così come la carriera, di questo professionista americano raccontano alla perfezione la simbiosi tra elemento atletico e cultura fashion, permettendoci, da un lato, di scoprire l’heritage e la filosofia senza tempo di US POLO Assn., e, dall’altro, di tuffarci in una storia personale che, da sempre, gravita intorno alla passione sportiva.

US POLO Assn., lascia intendere Price, è più di un semplice brand, è il motore principale del polo globale. È un intreccio virtuoso di filantropia, sensibilità e incondizionato supporto ad uno sport ipnotico, che permette ad atleti e cavalli di danzare all’unisono e di riverberare, anche nei tempi moderni, l’atavico rapporto tra essere umano e animale. US POLO Assn. è, soprattutto, il desiderio di proseguire un mito iniziato oltre 2000 anni fa, condividendolo ed amplificandolo in ogni parte del mondo: un brand che nutre uno sport, uno sport che nutre un brand.

La tua carriera professionale è profondamente radicata nella cultura sportiva. Puoi dirci qualcosa del tuo rapporto con il suo immaginario?

“Fin da quando ero un bambino, lo sport è sempre stato importante. Grazie ad esso, all’high school ho imparato il significato di teamwork e hard work, così come a vincere e perdere con eleganza. Questi concetti si sono trasposti nella mia carriera professionale. Ho lavorato per Converse, un brand di chiara ispirazione sportiva, dove ho avuto la possibilità di entrare in contatto con molti atleti d’élite, soprattutto del panorama cestistico. Poi sono passato a Nike, e ho anche avuto modo di supervisionare altri brand iconici come Umbro, da sempre connesso al calcio. Queste esperienze mi hanno permesso di farmi le ossa e imparare da alcuni dei migliori brand del mondo, non solo a livello sportivo. Quando è arrivata l’opportunità US POLO Assn. non ho visto un semplice brand di moda, ma un brand connesso in modo organico all’anima di uno sport. E non un semplice sport. Pochi sanno che a polo si gioca da oltre 2000 anni, le sue origini vengono fatte risalire al 600 a.C. circa. La USPA - United States Polo Association, il nostro organo direttivo, è stato fondato nel 1890. Ecco perché il nostro marchio ama parlare di storia sportiva e della profonda connessione che nutre con essa. Vado oltre, di Converse amavo anche il fatto che fosse accessibile a tutti, e ho ritrovato lo stesso in US POLO Assn. Sono sempre stato consapevole di far parte di uno sport-inspiration brand, che deve comunicare e radicarsi anche nelle working-families di tutto il mondo. Nella mia visione è cruciale essere un brand accessibile a tutti, e lo stesso ragionamento vale per lo sport del polo”

Cosa significa per te avere la possibilità di rappresentare un brand così radicato nella storia? Prevale un senso di orgoglio o di responsabilità?

“Sento entrambi. In un mondo che è sempre più caotico, lo sport continua ad essere così autentico, così reale... Tutti possono relazionarsi con l’elemento sportivo, praticandolo o guardandolo. La caratteristica più preziosa di US POLO Assn. sta nell’essere il brand autentico di questo sport negli States, ma anche in giro per il mondo. Applicare questo tipo d’ispirazione sportiva al nostro brand ci permetter di vendere i nostri capi in 190 Paesi, e penso sia un qualcosa di veramente speciale. Negli ultimi 5 anni siamo cresciuti moltissimo, di oltre un miliardo di dollari di fatturato, e sono convinto che quest’ascesa sia legata a cosa rappresentiamo. I consumatori si relazionano con molto più che un brand. La nostra connessione reale e tangibile con uno sport e i nostri design senza tempo sono essenziali nel nostro rapporto con i consumatori”

In varie interviste hai dichiarato di esserti letteralmente innamorato del polo. Quali sono le unicità di questo sport?

“Ho assistito alla mia prima partita di polo quando sono entrato a far parte di US POLO Assn. Mi hanno colpito le performance di questi atleti d’elite, e non parlo solo dei giocatori, ma anche dei loro partner equini. Il loro modo di muoversi all’unisono, in campo, mi ha fatto pensare ad una forma d’arte. È grandioso il fatto che due ‘giocatori’ lavorano insieme come un corpo unico... Poi mi sono guardato attorno, sulle tribune c’erano tantissime famiglie che stavano semplicemente insieme: esseri umani che erano connessi da questo meraviglioso sport. Ecco, tutto questo mi ha subito fatto realizzare che fossi di fronte ad uno degli sport più belli del mondo. Sono orgoglioso dei nostri eventi globali, perché ci permettono di presentare il polo a tante persone che non lo conoscono”

La partnership con il Calcio Storico Fiorentino è un match ‘made in heaven’, tra due forme sportive che vantano anche enormi echi culturali. Come si trasmettono queste leggendarie discipline nel mondo e, nel caso di US POLO Assn., nel mercato contemporaneo?

“Quello che vediamo è il rispetto della tradizione. E questo è sempre molto, molto importante. Devi rispettare il passato per abbracciare il futuro. Penso ai tanti fan del Calcio Storico Fiorentino, appassionati di uno sport ultrasecolare, nato nel 1200 d.C., che possono scoprire uno sport come il polo, intramontabile da oltre 2600 anni... Poi, penso alla meravigliosa città di Firenze: non riesco ad immaginare un’associazione di sport e luoghi più bella di questa. Sono molto eccitato anche per quello che accadrà a Parigi, dove assoceremo il nostro 135º anniversario con il 100º anniversario delle Olimpiadi nella capitale francese, organizzando una partita unica tra Nazionale USA e francese... Questi eventi danno la possibilità al polo di mostrarsi a tutto il mondo, mi eccitano”

Il presente e il futuro di US POLO Assn. e dello sport che rappresenta sono strettamente connessi alla sostenibilità e all’attenzione verso il mondo animale. Quanto impattano questi due temi sulle direzioni che state intraprendendo come brand e come movimento sportivo?

“Lo sport mette al primo posto la profonda relazione tra atleta umano e atleta equino. È necessario essere consapevoli e protettivi nei confronti dello stato di salute dei partner equini. Quando vedi una partita di polo, risalta subito agli occhi l’amore reciproco tra essere umano e cavallo... E vengono prese tutte le precauzioni possibili per salvaguardare e mantenere in salute entrambi. Come brand pensiamo sempre a questi temi. Abbiamo una chiara vocazione filantropica, siamo impegnati in prima linea nel devolvere fondi per supportare trasversalmente la community del polo. Investiamo nel benessere dei cavalli, nel sostenere i giocatori stessi, ma anche nella diffusione di questa cultura, tramite la creazione, per esempio, di contesti museali. È fondamentale per noi avere quest’ecosistema filantropico che ci permette di restituire qualcosa allo sport, ma anche alle tante fondazioni che lo aiutano”

Credits

U.S. Polo Assn. / De Paolis

Gianmarco Pacione


NOTE DI COPA AMÉRICA

Una galleria di colori, tifosi e passione celebra l’evento calcistico che unisce le Americhe

“Il calcio somiglia alla musica”, sosteneva la penna di Carmelo Bene. “La musica può forse essere spiegata con la musica? No. Così il calcio”. La Copa América trasforma queste parole in immagini. La competizione calcistica che unisce quasi interamente il Nuovo Mondo è uno spartito di note colorate. È un flusso di costumi sgargianti, echi religiosi e mistica passione che, dal 1993, coinvolge non solo gli affiliati alla CONMEBOL, ma anche Paesi dell’America Centrale e Settentrionale. Celebriamo questo mix di culture, e la loro connessione con il poliglotta football-fútbol-soccer-futebol, attraverso una speciale gallery ispirata dalle tipiche e differenti vibrazioni estetiche di questa parte di mondo.

Mexico fans at Stadium 974 in Doha, 2023 World Cup in Qatar
Peruvian supporter during a friendly match between Peru and New Zeland
Argentina Supporter at FIFA World Cup in Qatar
Fan celebrates goal in the match between Brazil and South Korea at the Qatar FIFA World Cup
Uruguay Supporter at the match between Portugal and Uruguay
Mexico supporter during the FIFA World Cup in Qatar
Fan of Panama at the Switzerland vs Panama match
Colombia fan during the FIFA World Cup 2018 in Moscow
Mexico supporter at the FIFA World Cup Qatar match between Argentina and Mexico
Bolivian fan cheer during the Copa America quarter final

Credits

IMAGO / Icon Sportwise / Matthias Koch / Propaganda Photo / NurPhoto / Photosport / Sports Press Photo / PanoramiC / Russian Look / Pius Koller / Xinhua / Bildbyran

Gianmarco Pacione


WATCHLIST – IL TOUR DE FRANCE IN 5 DOCUMENTARI

I 5 migliori documentari per scoprire e comprendere la magia della Grand Boucle

Pochi eventi al mondo vantano l’epica e la mistica che circondano il Tour de France. La corsa gialla è dal lontano 1903 un romanzo costruito su lacrime e fatica, è una folle maratona ciclistica ideata dal geniale ‘tiranno’ Henri Desgrange e abbracciata da atleti leggendari. Aneddoti, imprese e fallimenti hanno reso il Tour una celebrazione senza tempo di un intero movimento sportivo e di un intero Paese, dipingendo, generazione dopo generazione, un’opera d’arte tanto tragica, quanto romantica. A pochi giorni dall’edizione 2024, abbiamo selezionato i migliori documentari per comprendere la bellezza di quest’evento. Buona visione.

Tour de France: Unchained

Questa produzione Netflix ha da poco lanciato il proprio secondo capitolo. Chiaramente ispirata a ‘Drive to Survive’, la serie F1 che ha cambiato lo storytelling sportivo, ‘Tour de France: Unchained’ è un viaggio nel tanto leggendario, quanto contemporaneo inferno della gara ciclistica più celebre del mondo. Ogni episodio è una tappa nella tappa, dove biografie, emozioni, imprese e tracolli si susseguono come fughe e ci aiutano a comprendere le dinamiche dei vertici ciclistici.

Tour de France: Unchained - Season 2 | Official Teaser | Netflix

Uccidere il Tasso

Prima del saliscendi Lance Armstrong, l’America ha venerato un altro ciclista, Greg LeMond. L’uomo che diceva “Non diventa più facile, vai solo più veloce”, è stato il primo non europeo a vincere il Tour de France, nel 1986. Dopo aver recuperato da un drammatico incidente di caccia, il californiano è anche diventato uno dei soli otto ciclisti della storia a vincere tre Tour consecutivi (1986, ’88, ’89). Questo documentario ESPN si concentra sulla storia di ‘LeMonster’ e, allo stesso tempo, ci permette di scoprire la sua rivalità senza tempo con Bernard Hinault, l’invincibile ‘Tasso’, il 5 volte vincitore della Grand Boucle. ‘Uccidere il Tasso’ è la descrizione di un cambio generazionale e dello scontro tanto viscerale, quanto romantico, tra due miti del ciclismo.

Slaying the Badger | 30 for 30 Trailer | ESPN

Geraint Thomas: The road will Decide

Dalla ruralità e dall’humor gallese all’eleganza dell‘Avenue des Champs-Élysées. Il percorso di Geraint Thomas è una storia da scoprire, raccontata dalla BBC in un documentario che è anche disponibile su YouTube. Questa produzione segue Thomas nel 2019, la stagione dopo la sua prima e unica vittoria del Tour de France. La sua testimonianza e un accesso totale al dietro le quinte ci mostrano la pressione, i desideri e le sensazioni di un re che deve continuare ad essere tale nella corsa a tappe più dura del mondo.

Geraint Thomas The Road Will Decide Film Trailer

Mark Cavendish: in corsa contro il tempo

Il Tour de France insegna a salire, a scendere, a trionfare e crollare. La vita di ‘Cannonball’ Mark Cavendish è la metafora di tutto questo. In questa produzione Netflix, Cavendish non si mostra come uno dei più grandi sprinter della storia, ma come un essere umano. Il fallimento, la malattia e la depressione diventano sinonimo di resilienza, rinascita e desiderio. Il britannico viene ritratto dopo un lungo periodo di stop, mentre cerca di raggiungere e superare il record di tappe vinte nella storia del Tour. Cavendish riesce ad eguagliare le 34 tappe conquistate dal ‘Cannibale’ Eddy Mercx, ma il significato di questo docu non sta nella statistica, sta nella fragilità, così come nella forza di un atleta eccezionale.

Mark Cavendish: Never Enough - Netflix Documentary Trailer

Dietro la prossima curva

In questo caso scopriamo una storia collettiva, vivendo una stagione con il team Movistar. Grazie a Netflix, possiamo guardare e decifrare le dinamiche di una delle formazioni più longeve dell’universo ciclistico. Fondato nel 1980, il Movistar Team viene ritratto in una stagione estremamente difficile, che ci consente non solo di analizzare le gerarchie e i rapporti interni, ma anche di viaggiare sul pullman della squadra durante eventi leggendari come il Giro d’Italia e, ovviamente, il Tour de France. 

The Least Expected Day - Trailer | Inside Movistar Team

Credits

Netflix / ESPN / BBC

Gianmarco Pacione


Behind the Lights – Chris Caporaso

Scopriamo la tanto evocativa, quanto minimalista lente del fotografo australiano

Le linee possono comunicare. La geometria può ispirare. E nell’ordine possiamo trovare la più pura estetica, questo spiega la lente del fotografo australiano Chris Caporaso. In un mondo sempre più confusionario e artificioso, le sue visioni elevano la bellezza della semplicità sportiva, così come dei suoi protagonisti e strumenti. Eppure, il 37enne cresciuto ad Adelaide è parte attiva della complessità atletica, perché divide il suo tempo tra il lavoro di match analyst di football australiano con la sua produzione fotografica: un incrocio tanto atipico, quanto fruttuoso.

“Sono cresciuto ad Adelaide, e i primi ricordi sportivi sono legati ai GP di Formula 1 che ho visto con mio padre. Ero ossessionato dalle macchine, da piccolo continuavo a disegnarle. Ho ancora impressi nella mente i nomi e l’estetica delle Benetton, così come delle Rothmans... Il tempo mi ha portato a diventare un match analyst di un team professionistico di football australiano. Durante la pandemia, quando abbiamo dovuto isolarci da tutti per continuare il campionato, sono stato per un centinaio di giorni sulla Gold Coast. La situazione mi stava drenando. Così ho portato la camera con me e ho cominciato a fotografare. Ho scoperto la fotografia da teenager, e ho sempre portato macchine fotografiche con me durante i viaggi familiari. Solo dal 2020 ho capito quanto avessi bisogno di questo outlet: la fotografia mi sta dando equilibrio nella vita di tutti i giorni e, allo stesso tempo, mi sta permettendo di sviluppare progetti da freelance paralleli al mio lavoro. Grazie alla lente riesco a lasciare da parte il football e le sue dinamiche caotiche per qualche ora, liberandomi la mente”

Le visioni di Chris sono figlie di un percorso accademico e umano votato al gusto estetico. Ispirato dall’architettura di Frank Lloyd Wright e da un percorso nel design, lo stile fotografico di Chris è all’incrocio tra il documentarismo contemporaneo, la freschezza social e le vibes fashion connesse all’universo streetwear. 

“Penso che il mio stile fotografico sia sempre in evoluzione, ma abbia una consistenza costante. Il miei primi studi di design e la mia passione per l’architettura sono sicuramente le fondamenta per la mia produzione visuale. Amo l’estetica monocromatica. E amo immergermi nelle culture, rappresentare le loro unicità. Sono stato molte volte a New York…penso mi abbia influenzato molto, per me è sempre fantastico camminare con le cuffiette, e catturare quello che succede nelle strade e nella metropolitana. Il mio immaginario sportivo si concentra soprattutto sulla Formula 1, sul tennis e sulle sneakers. Sono stato incredibilmente fortunato a visitare il paddock della F1 in alcune occasioni, e apprezzo le auto come arte in sé, l'aerodinamica e l'innovazione che le contraddistinguono e che formano linee aggressive e curve piacevoli, rendendole piuttosto fotogeniche.... Lo stesso accade quando guardo una partita di tennis. Durante un torneo come l'Australian Open, i colori e le linee perfette sono così esteticamente piacevoli che si prestano a composizioni interessanti. Per me è quasi poetico come quella serie di linee perfette formi una forma tra cui si vince e si perde in uno sport così storico. Le sneakers sono un mio interesse da sempre e fanno parte della mia identità. Ho trascorso molto tempo a fotografare le sneaker sia per cultura che per pubblicità. Il mio paio preferito di sempre è la Nike Air Max 1 Atmos Elephants, ma la sneaker che mi ha fatto entrare in questa cultura è la Nike Air Max 90 Infrareds. In questo momento probabilmente sto indossando delle New Balance 990s.V6 grigie. Nella mia fotografia voglio che le persone sentano qualcosa attraverso le mie immagini. Posso essere un po' minimalista, mi piace che le mie immagini siano pulite e che usino la profondità in modo da dirigere lo sguardo. Voglio che tutto sia allineato e che i colori si completino a vicenda.... Come la maggior parte dei creativi, a volte sono il più grande critico di me stesso".

Ora diviso tra lo studio tattico di uno sport unico al mondo e lo sviluppo di una carriera creativa, Chris prosegue nella sua ricerca di dettagli eleganti e spazi essenziali. “Nell’ultimo periodo ho piantato un seme nella mia testa e nel mio subconscio”, conclude l’australiano, “Mi piacerebbe compiere una transizione definitiva nel mondo creativo. L’ambiente del football è stimolante, mi appaga aiutare la squadra e stare al fianco di giocatori e allenatori, ma ho il sogno, o meglio, la speranza di potermi dedicare completamente alla creatività. Magari un giorno succederà”.


WATCHLIST - LA CULTURA CALCISTICA EUROPEA

5 film e serie ci introducono gli Europei e al rapporto tra il Beautiful Game e un intero continente

Gli Europei sono alle porte e un intero continente sta aspettando di ammirare la più profana delle religioni. Dove tutto è iniziato. Dove tutto continua. Se l’Inghilterra è la patria del calcio, l’Europa è la sua culla: una civiltà antica, che mai ha smesso di colonizzare il mondo intero con uno dei suoi beni più preziosi e universali. Il Beautiful Game è l’anima irrazionale dell’Europa, e Euro ‘24 è l’ennesima celebrazione di questo rapporto simbiotico. Abbiamo scelto alcune produzioni visuali che ritraggono questa connessione destinata all’eternità: documentari, serie e film che vi mostreranno l’essenza, la stravaganza e il radicalismo del calcio europeo. Buona visione.

The English Game

Per comprendere uno sport, o meglio, una cultura, è necessario partire dalle origini. Questa serie Netflix è un romanzato viaggio negli anni pioneristici del calcio inglese. La genesi Ottocentesca del ‘football’ viene raccontata attraverso figure storiche e fatti realmente accaduti. ‘The English Game’ non è un documentario, ma un’elegante serie che spiega a tutti la nascita del calcio e le sue prime stelle.

The English Game Official Trailer
Beckham - a Netflix Documentary Series
Gazza - an Amazon two-part Documentary

Gascoigne / Beckham

Il calcio è sinonimo d’Inghilterra, e l’Inghilterra è sinonimo di storytelling calcistico. ‘Gascoigne’ è il focus Prime Video su uno dei calciatori più controversi e amati di sempre. ‘Gazza’ è il DNA inglese applicato al football, è il genio del numero 10 e l’irrazionalità delle terraces, le storiche gradinate degli stadi d’oltremanica. Questo documentario racconta la sua vita, così come il suo drammatico rapporto con l’alcol e il legame viscerale con la Nazionale dei ‘Tre Leoni’: un complesso connubio che plasmò l’iconica esultanza di Euro ‘96. Di generazione in generazione. ‘Beckham’ è la produzione Netflix ispirata dalla vita dello ‘Spice Boy’, David Beckham, il meraviglioso numero 23 che è riuscito a cambiare per sempre l’immagine del calcio. La mente e le emozioni di Beckham sono i temi centrali di questo documentario che, inevitabilmente, ritrae anche le partecipazioni dell’ex ‘Galactico’ agli Europei.

The Final: Attacco a Wembley

‘Attacco a Wembley’ ci porta nelle illogicità della passione inglese, mostrandoci il lato oscuro della filosofia “It’s Coming Home” e analizzando la profanazione del santuario di Wembley in occasione della finale degli Europei 2020, quando tutta Inghilterra pianse la fine di un sogno, e migliaia di tifosi destabilizzarono la sicurezza pubblica prima di quella che doveva essere una partita leggendaria. Questo speciale focus è disponibile su Netflix.

Scene from Final Attack Wembley on Netflix
Final Attack Wembley Netflix Official Trailer

Il mio amico Eric

Éric Cantona è un’immagine in grado di unire e dividere gli universi calcistici inglesi e francesi. È il 7 con il colletto alto e l’inclinazione alla violenza, è una delle icone più brillanti della storia calcistica europea. ‘Il mio amico Eric’ parla del rapporto tra l’Europa e il calcio senza parlare di calcio. L’ex calciatore dello United è un’entità soprannaturale che condizione la vita di un anonimo postino, dimostrando come il calcio incida profondamente sulla mente e sulla vita di ogni abitante del continente.

Scene from Looking for Eric
Looking For Eric Official Trailer

Diamantino

Questo film acclamato dalla critica a Cannes è un’opera stravagante, capace d’intrecciare l’idea di starsystem e superficialità del football apicale europeo a profondi temi sociali e politici. La stella portoghese Diamantino vive una favola calcistica e una folle avventura nella presa di coscienza del mondo vero, dove dolore e odio non lasciano spazio alla semplice magia del pallone. ‘Diamantino’ è una denuncia della strumentalizzazione dello sport nel sistema nazionale e politico europeo, un’opera che usa il calcio, e le sue caleidoscopiche ramificazioni, per parlare di molto altro. 

Scene from Diamantino

EXTRA - Febbre a 90

Non citare la più grande opera cinematografica ispirata alla passione calcistica sarebbe una follia. ‘Febbre a 90’ non è strettamente legato agli Europei, ma è un cult che chiunque deve gustare per scoprire l’essenza del tifo nel continente. Colin Firth è un professore di Lettere, e vive per la propria squadra del cuore. La trasposizione cinematografica del capolavoro letterario di Nick Hornby non critica gl’illogici comportamenti di quest’uomo di mezza età, ma ne comprende i motivi, descrivendo la biografia-tipo di tanti, tantissimi tifosi europei. “Non supereremo mai questa fase”, questa è la frase più iconica di un film che dovrebbero guardare tutti, prima di criticare qualsiasi fede calcistica.

Scene from Fever Pitch
Fever Pitch Official Trailer

Credits

Amazon / Netflix / MUBI / MYmovies.it

Gianmarco Pacione

Luca Giacomuzzi


On your marks - Visioni dell’atletica europea

Grazie a KARHU, abbiamo percepito le vibrazioni e catturato l’essenza degli European Athletics Championships

“Ai posti di blocco”, dicono dalle parti di Roma, dove caos e meraviglia convivono senza mai, realmente, separarsi. “On your marks”, scandiscono i freddi megafoni di uno stadio nato per essere bollente, l’Olimpico. Le idiosincrasie, nella Città Eterna, assumono i connotati della convivenza forzata, o forse voluta. Dipingono angoli e momenti che riescono ad essere sublimi e drammatici allo stesso tempo, fungendo da amplificatori ideali per il codice sensoriale degli European Athletics Championships.

Grazie a KARHU, official supplier per il materiale tecnico dell’evento, abbiamo trascorso alcuni giorni nella capitale d’Italia e nel temporaneo eden dell’atletica europea. Le nostre lenti hanno catturato il vortice sensoriale di una manifestazione popolata da lingue e gesti differenti, ma da un unico, trasversale spettro emotivo. Quello dell’atletica. Ecco a voi la nostra gallery. 


L'Eleganza del numero 10, collectable edition

Calcetto Eleganza compie 10 anni, una speciale raccolta di figurine celebra la storia della community milanese e le sue nuove jersey

Primi anni ’60, Modena. Giuseppe Panini guarda il fratello Franco. “Voglio fare le figurine dei calciatori”, dice. È l’inizio di una semplice, eppure illuminata rivoluzione sportiva, sociale, addirittura artistica. 2014, Milano. “Non per Sport ma per Moda”, un sarcastico claim dà il via ad una rivoluzione differente, ma dall’identico comune denominatore, quella di Calcetto Eleganza.

Il calcio come musa, la creatività come matrice, la community come esito. Giunto al prestigioso decimo anniversario, il progetto Eleganza continua ad evolvere le proprie ramificazioni, raccontano i co-founder Davide Di Martino, Nicolò Riggio, Marco Gardenale e Aldo Giordano, ma non la propria essenza. Un’essenza fatta di milanesità e cosmopolitismo, dove feticci calcistici come Pato, Francescoli e Busquets rimano senza soluzione di continuità con l’eclettismo di Satisfy, Daft Punk e Achille Castiglioni. Dove il Beautiful Game riesce ad essere protagonista senza, realmente, esserlo, divenendo vertice di una piramide sportiva in costante aggiornamento.

Vestita dalle nuove jersey, interamente autoprodotte per la prima volta nella storia del progetto, Eleganza si mostra come una galassia di nazionalità, carriere, visioni, trend e personalità. Come un album di figurine da sfogliare. Come un numero 10, il numero più intramontabile ed elegante che ci sia. Like an album of collectable cards to leaf through. Like the number 10, the most timeless and elegant number there is.

Luca Di Marco

Squadra e giocatore preferito.

Catania e Inter, la squadra della mai città e quella della mia famiglia. L’Inter mi ha adottato quando mi sono trasferito a Milano. Mariano Izco e Ivan Zamorano. Il primo, nonostante le critiche, era l’anima del Catania. Il secondo, perché amo i gregari di lusso e la mistica dell’1+8.

Brand e creativo di riferimento.

Nike, per tutto quello che ha rappresentato e continua a rappresentare, e Umbro, perché ha elevato l’estetica calcistica. Domenico Romeo, perché è stato il primo disegnatore del logo di Calcetto Eleganza. Conservo ancora quelle nostre prime mail...

L’Eleganza.

L’Eleganza sta tanto nei comportamenti in campo, quanto in quelli nello spogliatoio. È un modo di stare insieme, una passione che unisce calcio, aggregazione, stile e moda. All’inizio Eleganza era sinonimo d’ironia e pura fratellanza, poi è progredita e ha aggiunto molti altri significati.

Perché Calcetto Eleganza.

È stata un’esigenza. Tutti noi seguivamo i trend streetwear, così come quelli legati alla cultura sportiva e urban. Intorno a noi succedevano tante cose. Abbiamo sfruttato il momento storico e la città di Milano, e siamo riusciti a creare una piattaforma che potesse mettere in relazione e far giocare un gruppo di creativi innamorati del calcio. 

Il numero 10.

Mi fa pensare ai tempi che non ci sono più. Parlo di giocatori con estro e creatività innata, che anteponevano le loro caratteristiche a tutto il resto. Quindi non sto parlando di me. Sono quei giocatori che oggi non possono più esistere. E poi penso alla nostra milestone. La longevità di Calcetto Eleganza mi sorprende: sono passati anni e cambiate generazioni, ma l’Eleganza continua a generare interesse.

Nella vita, in campo.

Sono un creativo, ho fondato e lavoro in una media agency. L’istinto è un qualcosa che ritrovo e seguo sia nella mia professione, che in campo. Diciamo che mi attacco a progetti e avversari.   

Lo spogliatoio.

Sono il vecchio ‘Patrón’ a supporto dei giovani. Lo sono dall’inizio del progetto. 

Le jersey Eleganti.

Le strisce d’oro verticali sono l’elemento nuovo, e sicuramente Elegante, che contraddistingue entrambe le colorway.

Alice Marta Azzolini

Squadra e giocatore preferito.

Non seguo il calcio, faccio parte di Eleganza Cycling, il ramo ciclistico di Eleganza. Quindi direi Alfonsina Strada.

Brand e creativo di riferimento.

I brand italiani ‘da mercato’ e Antonio Gramsci, o Silvia Federici.

L’Eleganza.

È un gruppo di persone accogliente, in grado di trasformare sport testosteronici come il calcio o il ciclismo, e renderli inclusivi. Prima di Eleganza avevo molte paure legate alla bici, alle discese... Senza questa community non sarei una ciclista.

Perché Eleganza Cycling.

Quando hanno aperto questo nuovo branch, sono entrata subito. Mi ero avvicinata da poco al ciclismo, e ho sempre detestato i contesti sportivi votati unicamente alla performance: Eleganza era l’unica piattaforma che mi permettesse di vivere delle esperienze collettive e non degli allenamenti.

Il numero 10.

Nel contesto milanese, 10 anni sono un’eternità. Ora ci sono crew e community di qualsiasi sport, ma l’ambiente era molto diverso nel 2014. Credo che l’importante sia fare cose. In questi 10 anni Eleganza ne ha fatte tante e il progetto si è evoluto moltissimo. È bellissimo, poi, che ci siano sempre più filoni sportivi esterni al calcio. 

Nella vita, sulla strada.

Sono una Content Designer e nel gruppo sono quella puntuale, che tiene sempre il passo.

Lo spogliatoio.

Ho il ruolo della femminista, anche se tutti sono sensibili al tema. Sono quella più in focus sulle piccole battaglie per l’inclusività nell’ambiente sportivo.

Le jersey Eleganti.

Il nero è sempre elegante. Poi, le rende Eleganti il fatto che le indossiamo noi.

Alberto Panocchi

Squadra e giocatore preferito.

Milan e ‘Sheva’, la seconda maglietta del Milan della mia vita: un fake con il numero 32, me la regalarono prima che confermassero il suo 7.

Brand e creativo di riferimento.

Levi’s, mi piacciono i brand iconici, con storie vere alle spalle. Poi Virgil Abloh, che mi ha influenzato moltissimo e, per un certo periodo, ho seguito quasi come una groupie. Aggiungo anche Luca Benini, il fondatore di Slam Jam, un’altra figura che mi ha ispirato tanto.

L’Eleganza.

È quando c’è armonia. È ciò che non stona, che ha una coerenza. Calcetto Eleganza corrisponde a questa definizione: è fatto di persone armoniche, equilibrate. Io, forse, sono l’unico a non esserlo.

Perché Calcetto Eleganza.

Per la voglia di giocare a calcio insieme a persone con cui si parla di tutto, tranne che di calcio. Quando è iniziato il progetto, eravamo quasi tutti creativi arrivati a Milano da poco. Avevamo storie e provenienze diverse alle spalle, e avevamo tantissimo da condividere. Oggi sono fiero nel vedere i percorsi personali che abbiamo intrapreso lungo questi anni. E sono altrettanto orgoglioso di vedere quanto si è allargata la community.

Il numero 10.

Ci sono varie interpretazioni. Io mi sento un 10 fuori dal campo: il 10 che svolta la serata, che accende la miccia. Il 10, poi, fa anche pensare al nostro invecchiamento, o meglio, alla nostra maturazione. In questi anni abbiamo fatto moltissime cose, ma ho anche ovvi rimpianti. Avremmo potuto concretizzare più opportunità, ma sono consapevole del fatto che, nel bene e nel male, tutti noi siamo stati catturati dal lavoro e dalle dinamiche di Milano. Detto questo, sono orgoglioso del fatto che noi ci siamo, e siamo riconosciuti. Il mio desiderio, per il futuro, è che Calcetto Eleganza non venga dato per scontato.

Nella vita, in campo.

La mia job description recita Experience Manager, ma non so quanto, effettivamente, spieghi il mio ruolo. Diciamo che unisco cose. In campo, invece, so solo che godo di più nel fare una parata, rispetto a segnare un gol. Tra i pali è come se mi sentissi responsabile delle mie azioni, sempre.

Lo spogliatoio.

Prima c’è lo spogliatoio, poi arrivano il campo e i risultati. La vittoria è una conseguenza della complicità, della fratellanza che costruisci con i compagni. Faccio un esempio che mi sta molto a cuore: il campionato juniores regionale che ho vinto con il Montecosaro, una piccola squadra marchigiana. Non eravamo forti, ma uscivamo tutti i giorni insieme, c’era una chimica magica. La stessa cosa, anche se con le dovute proporzioni, l’ho rivista nel Milan di Pioli.

Le jersey Eleganti.

Le immagino tutte insieme, in una foto di squadra. Il lavoro fatto con l’oro e il nero dà sicuramente un effetto Elegante. E poi c’è la soddisfazione del traguardo: per la prima volta abbiamo autoprodotto la nostra seconda pelle.

Chuck George

Squadra e giocatore preferito.

New York Red Bulls. Nessun giocatore preferito.

Brand e creativo di riferimento.

Studio Nicholson o Supreme, ma preferisco il vintage. Il cantautore Sturgill Simpson.

L’Eleganza.

Posso dire solo una parola, Eleganza. Molto Eleganza. Bellissima Eleganza (con pronuncia americana ndr).

Perché Calcetto Eleganza.

Ci siamo conosciuti con una collaborazione. Abbiamo mostrato le partite dei Mondiali nel mio ristorante e creato una speciale t-shirt. Il concetto alla base di quel progetto era la potenza del Beautiful Game e il fatto che sia un eterno amore ‘infantile’. Ho sempre giocato a baseball e, a livello socioculturale, il calcio qui riveste lo stesso ruolo. Per questo ne sono affascinato.

Il numero 10.

È ancora giovinezza. È solo l’inizio.

Nella vita, in campo.

Sono proprietario del ristorante Chuck’s, siamo a Milano, Roma, Parigi e, a breve, anche a Londra. Il mio ruolo in Calcetto Eleganza è quello del community builder e dell’amico straniero.

Lo spogliatoio.

Faccio il pazzo, amo fare scherzi a tutti e caricarli. 

Le jersey Eleganti.

Ancora una sola parola, Eleganza (anche qui con pronuncia US ndr). Il bianco, il nero, l’oro, le pinstripes... Mi ricordano le maglie degli Yankees.

Elisa Carassai

Squadra e giocatore preferito.

Quando ero piccola, mia madre faceva gli esami del sangue alla Juve, quindi sono affezionata al periodo d’oro di Del Piero.

Brand e creativo di riferimento.

Simon Rocha. Donna Tartt o Ann Carson.

L’Eleganza.

Creare una community attraverso amicizia e passioni comuni.

Perché Calcetto Eleganza.

Sono capitati un po’ per caso nella mia vita, durante il lockdown. Poi abbiamo iniziato a frequentarci. Quindi è nato come un rapporto d’amicizia, solo in seguito abbiamo pensato a vari modi di collaborare, sia a livello editoriale che musicale.

Il numero 10.

Mi fa pensare a un traguardo, alla costruzione di una community importante, in grado di spaziare tra varie dimensioni. Sono 10 anni di connessioni internazionali, di costruzione di un network di persone creative in giro per il mondo. Da Milano ad Atene, Londra, Parigi e Stoccolma... È bellissimo che attraverso lo sport si possa celebrare anche molto altro.

Nella vita, in campo.

Gestisco una rivista indipendente che si chiama Sali e Tabacchi Journal. L’ho fondata alcuni anni fa a Londra, dove stavo studiando. Questo progetto mi ha riportato a casa, a Milano, dove ora sto facendo anche consulenza editoriale e strategy per brand di moda. Eleganza mi permette di sviluppare progetti creativi, come quelli musicali per Radio Raheem e Radio Bandalarga, e creare attivazioni culturali e comunitarie. L’idea è quella di muoverci tra sport e creatività, in un campo comune.

Lo spogliatoio.

Sento di avere il ruolo del connettore. Mi piace molto mettere in contatto le persone e creare reali connessioni.

Le jersey Eleganti.

L’Eleganza sta nei colori e, ovviamente, nel modo in cui le si indossa, così come nello styling personale.

Davide Coppo

Squadra e giocatore preferito.

Milan e Andriy Shevchenko.

Brand e creativo di riferimento.

Tutto quello che ha fatto Massimo Osti. Winfried Sebald.

L’Eleganza.

È la cura per i dettagli.

Perché Calcetto Eleganza.

Quando ho conosciuto i ragazzi, mi piaceva l’idea di usare il calcio come veicolo per creare una comunità, per portare persone intorno a un campo, un tavolo o uno schermo, e farle incontrare. In questi anni, difatti, ne ho conosciuto tantissime.

Il numero 10.

È creatività, ovviamente. E poi sono tanti, 10 anni. Anni in cui siamo rimasti amici. Anni in cui tutto si è mosso sempre più velocemente, ma il progetto Eleganza ha continuato a seguire la propria strada. Mi fa pensare alla lentezza, in senso positivo. 

Nella vita, in campo.

Faccio lo scrittore e in campo si riflette, perché penso sempre. E il portiere, purtroppo, ha anche troppo tempo per pensare... 

Lo spogliatoio.

Mi piace molto. Mi ha sempre permesso di vedere i lati più positivi delle persone, anche di quelle più negative.

Le jersey Eleganti.

Seguono un filone tipico di Eleganza: la volontà di portare pattern e design non calcistici dentro il calcio. In questo caso c’è anche il coraggio del bianco e nero, e la responsabilità di averle autoprodotte.

Xheni Ballin

Squadra e giocatore preferito.

Gioco, ma non guardo calcio. Scegliete voi la calciatrice e la squadra femminile più cool.

Brand e creativo di riferimento.

L’ho scoperto grazie ad un’amica. Non sono di Milano e in America giocavo a calcio, è stato bello incontrare una community del genere. Anche se conoscevo solo una persona, mi sono subito sentita parte del team.

L’Eleganza.

Nel calcio è la comunicazione verbale e non. Qui, sta semplicemente nella frase ‘cool as fuck’.

Perché Calcetto Eleganza.

L’ho scoperto grazie ad un’amica. Non sono di Milano e in America giocavo a calcio, è stato bello incontrare una community del genere. Anche se conoscevo solo una persona, mi sono subito sentita parte del team.

Il numero 10.

Quando qualcosa sta in giro per 10 anni, è lì per restarci. Se sopravvivi così a lungo, non ti può fermare nulla.

Nella vita, in campo.

Sono fotografa e scrittrice, a breve pubblicherò il mio progetto Intenso Magazine, e lavoro anche nel digital marketing. Penso che tutte le nostre professioni e passioni si riflettano in campo, è come se chiunque, qui, abbia una vena artistica.

Lo spogliatoio.

Sono la DJ, metto la musica.

Le jersey Eleganti.

L’Eleganza è nei dettagli dorati e nel lettering, sono perfetti per celebrare il decimo anniversario. 

Maximiliano Nicolas Ruiz

Squadra e giocatore preferito.

Fc Internazionale. Poi sono nato a Buenos Aires, sarebbe scontato dire Diego Armando Maradona, preferisco menzionare Enzo Francescoli.

Brand e creativo di riferimento.

Acne Studios. Donald Judd.

L’Eleganza.

Sta nella frase ‘la potenza è nulla senza controllo’ (ride ndr.).

Perché Calcetto Eleganza.

Giocavamo insieme, tra amici, e casualmente tutti venivamo dall’universo creativo. I creativi dicono spesso che il calcio non è interessante, per noi era diverso, la domenica volevamo vedere le partite. Era ed è una passione comune da cui è nato tutto.

Il numero 10.

Fino a 23 anni ho giocato a calcio da professionista, quindi il 10 ha fatto parte del mio immaginario fin di quando ero bambino. Andavo a letto la sera sperando d’indossare quel numero e segnare. È simbolico, esprime tanto. L’altra sensazione che mi dà è quella che stiamo invecchiando, ma sono contento che tanti amici proseguano e trasmettano questa visione del calcio: la visione di chi gioca il sabato mattina, di chi a 60 anni continua a fare i calcetti... La pura bellezza.

Nella vita, in campo.

Sono founder di A Wolves Agency, un’agenzia di produzione e comunicazione che lavora anche nel mondo del calcio. In campo sono autoritario, cerco sempre la palla e di avere ragione, ma in maniera simpatica e, soprattutto, onesta. 

Lo spogliatoio.

Da giovane sono sempre stato in disparte, avevo bisogno dei miei spazi. Crescendo è diventato sinonimo di gruppo.

Le jersey Eleganti.

Il black and gold, siamo su un grande classico, sull’intramontabile Eleganza. La parte del collar, poi, mi fa pensare ad un calcio un po’ più intellettuale.

Tommaso Naccari

Squadra e giocatore preferito.

Inter, nonostante padre milanista e madre genoana, o meglio, anti-doriana. Ronaldo ‘il Fenomeno’, la mia prima figurina. Un nome di oggi, Denzel Dumfries. 

Brand e creativo di riferimento.

Stüssy. Eric André.

L’Eleganza.

È ciò che gravita attorno al calcio, dall’idea di community allo stile, fino a tutti i feticci che popolano questo universo sportivo. Eleganza è cancellare l’oggettività calcistica.

Perché Calcetto Eleganza.

Sono scarso, quindi dovrei chiederlo agli altri... A parte gli scherzi, perché Eleganza si sviluppa sul campo, ma ha moltissime diramazioni all’esterno di esso. Per me è interessante ogni tipo di approccio al calcio.

Il numero 10.

Nonostante odi essere nostalgico, penso a Baggio. Poi, mi suscita invidia, perché il 10 è l’apoteosi del saper giocare a calcio: cosa che non so fare bene. Infine, è il traguardo di un progetto che conosco da oltre metà della sua vita. L’ho visto cambiare, aprirsi ad altri sport ed evolversi. È bello che ci siano delle realtà che abbiano delle ‘scuse’ per stare insieme in questo modo.

Nella vita, in campo.

Tendenzialmente scrivo, anche se suona pomposo. Di certo, spero di essere più bravo a scrivere che in campo. Il punto di contatto sta nella confusione, lavoro e gioco in un caos controllato.

Lo spogliatoio.

Sono il giullare, senza dubbio. Amo ridere di, e con, me.

Le jersey Eleganti.

L’idea che la maglia da calcio possa essere prima di tutto un capo d’abbigliamento definisce Calcetto Eleganza. Le maglie del decimo anniversario sono l’apoteosi di questo concetto. Mi piace anche che la scritta Eleganza sia al posto del main sponsor.

Photo credits:

Nicolò Rinaldi

Testi di

Gianmarco Pacione


È una storia europea, è una storia d’atletica

Grazie a KARHU abbiamo viaggiato nella storia dei Campionati Europei di atletica, e continueremo a farlo a Roma nei prossimi giorni

I Campionati Europei di Atletica sono dietro l’angolo. Grazie a KARHU, l’official supplier per il materiale tecnico dell’evento, abbiamo ritratto la storia del più importante palcoscenico atletico continentale.

Dai ‘Finlandesi Volanti’ a Emil Zátopek. La collana JOIN THE CHAMPS ci ha permesso di rivivere momenti apicali e leggende infinite. Il tartan europeo, d’altronde, ha celebrato alcuni dei miti più brillanti dell’atletica universale. E continua a farlo. Nell’attesa del primo “on your marks” dell’edizione romana, non vi raccontiamo un atleta, ma un simbolo: Emil Zátopek. Il mezzofondista e maratoneta cecoslovacco soprannominato ‘Locomotiva’, l’uomo in grado di superare i limiti del proprio corpo e dell’atletica stessa, divenendone una delle icone più venerate. Sono le sue imprese e le sue parole a guidarci verso Roma 2024.

Potete trovare altri articoli della collana JOIN THE CHAMPS qui, e nei prossimi giorni potrete seguire i nostri aggiornamenti digital day by day dallo Stadio Olimpico, dove saremo nuovamente al fianco di KARHU. Per il momento, buona lettura e buoni Europei.

"Non ho abbastanza talento per correre e sorridere insieme". Basta una frase per definire l'umile grandezza di un atleta unico. Emil Zátopek è stato più di un mezzofondista, ha rappresentato l'epitome dell'essere umano capace di superare i propri limiti. E i limiti della propria specie. Lo chiamavano 'Locomotiva', per una falcata ritmica, accompagnata da smorfie di dolore e sbuffi trasfiguranti.

Nacque a Kopřivnice, piccola cittadina della Moravia, dove incontrò la corsa per puro caso a 16 anni, lavorando per un'azienda di calzature. Ispirato dalla leggende del più volante tra i finlandesi, l'immortale Paavo Nurmi, cominciò ad azionare e perfezionare il suo passo sgraziato, rendendolo il più efficace al mondo. L'irrazionale climax ascendente delle sue performance delineò una sinfonia popolata di fatica e vittorie, culminata in un acuto impossibile, ancora oggi mai bissato. "Un atleta non può correre con i soldi nelle tasche", ripeteva Zátopek, "Deve correre con la speranza nel cuore e i sogni nella testa".

E nell'estate finlandese del 1952 speranza, cuore, sogni e testa si fusero per plasmare una delle più grandi imprese sportive della storia. Indossando KARHU, Emil 'il Terribile' monopolizzò i Giochi di Helsinki, vincendo i 5000 e i 10mila metri, segnando in entrambi i casi nuovi primati olimpici. Ma Zátopek non si limitò a questo, decidendo all'ultimo minuto di partecipare anche alla gara più iconica della rassegna a cinque cerchi, la maratona. L'allora rappresentante della Cecoslovacchia non aveva mai percorso, almeno durante una gara ufficiale, i 42 chilometri ispirati alle antiche gesta di Fidippide.

Passo dopo passo, vagone dopo vagone, la 'Locomotiva Umana' prima si agganciò al detentore del record mondiale Jim Peters, mantenendo lo stesso ritmo, poi, dopo un rapido scambio di battute, prese il volo verso la terza, inattesa medaglia d'oro e il terzo, ancora più scioccante, primato olimpico ottenuto in pochi giorni. Peters poi avrebbe raccontato che, passati i primi 15 chilometri, Zátopek gli domandò semplicemente come fosse il loro passo. "Too slow", rispose mentendo il britannico. Da quelle parole Zátopek si limitò ad accelerare, senza più voltarsi indietro.

"Se desideri vincere qualcosa puoi correre i 100 metri. Se vuoi goderti una vera esperienza corri una maratona", fu il commento dell'uomo eletto secondo plebiscito popolare come Greatest Runner of All Time. Quei giorni di gloria sportiva resteranno, con ogni probabilità, ineguagliabili. Un lascito di straordinaria potenza fisica, mentale e caratteriale. Un lascito destinato all'eternità di Karhu e dell'atletica intera.

Credits

IMAGO | Werner Schulze; WEREK; Pond5 Images

Riccardo Romani

Gianmarco Pacione


KEEN Celebra 10 Anni di Innovazione e Sostenibilità a Roma

Lo scorso 31 maggio, l'energia dell'innovazione e della sostenibilità si è fusa in un bellissimo evento presso lo store Urban Star a Roma, per celebrare il decimo anniversario delle iconiche calzature Uneek del brand KEEN

L'atmosfera vibrante dell'evento ha accolto i presenti con un mix di emozioni, cultura e stile, proprio come le scarpe Uneek che erano le protagoniste della giornata. Guidati da Ilse Pallua, Brand Manager di KEEN Italia, i partecipanti hanno avuto l'opportunità di immergersi nel mondo unico di questo marchio di calzature che ha fatto della sostenibilità e dell'innovazione i suoi pilastri.

Il sandalo sneaker Uneek, simbolo di avanguardia e comfort, con la sua struttura unica rappresenta alla perfezione l'audacia nel design e nella versatilità, incarnando lo spirito di KEEN.

Durante l'evento, è stato possibile assistere alla personalizzazione delle Uneek, e i presenti hanno avuto l'opportunità di vedere da vicino alcuni modelli mentre gli influencer presenti hanno avuto l'onore di vedere le proprie scarpe personalizzate.

La giornata è stata arricchita da live music che ha reso l'atmosfera ancora più coinvolgente, mentre i partecipanti si godevano deliziosi snack. Inoltre, i partecipanti hanno ricevuto in omaggio gadget esclusivi, come magliette, portachiavi e tote bag, tutti prodotti in collaborazione con Urban Star, testimoniando così l'impegno congiunto nel promuovere uno stile di vita attivo e sostenibile.

L’evento di KEEN a Roma è stato molto più di una semplice celebrazione. È stata un'esperienza che ha incanalato la passione per l'avventura, l'innovazione e il rispetto per l'ambiente, riflettendo perfettamente l'essenza stessa del marchio. Con le sue calzature KEEN continua a ispirare una generazione di esploratori urbani, pronti a fare un passo verso un futuro sostenibile con stile.

Photo credits:

Urban Star Roma

Testi di

Filippo Libenzi


Il San Lorenzo e l’estasi calcistica sudamericana

Le prospettive di Basile Bertrand elevano il rapporto tra la religione calcistica e l’irrazionalità argentina

La passione argentina per ‘el Fútbol’ è racchiusa nel Nuévo Gasometro, la tanto paradisiaca, quanto infernale tana del San Lorenzo de Almagro. Nella casa del ‘Ciclón’, il rapporto tra l’anima sudamericana e il ‘Beautiful Game’ si esalta in tutta la sua sacralità, così come in tutta la sua illogicità. In concomitanza con i primi giorni di Copa América, ascoltiamo la testimonianza e osserviamo le immagini di Basile Bertrand, un fotografo francese che, grazie alla propria profonda cultura ultras, è riuscito a respirare l’aria della ‘Popular’: dove l’amore per il San Lorenzo diventa follia. Dove il calcio sudamericano si mostra in tutta la sua confusa magia.

Che percorso fotografico ti ha portato a ritrarre i tifosi del San Lorenzo?

“La fotografia e il calcio mi accompagnano da sempre. Ho scoperto la fotografia da piccolo, seguendo i miei amici al campetto o allo skatepark con la macchina fotografica. Solo a 17 anni, durante un viaggio con i miei genitori in Marocco, ho capito che volevo fare il fotografo documentarista. Poi ho studiato a Parigi, anche alla Ecole Nationale des Arts Décoratifs, e nel tempo libero mi sono messo a ritrarre gli amici nelle periferie. Da lì è arrivato con naturalezza il mondo dello streetwear, e da un paio d’anni ho iniziato a lavorare come fotografo professionista e a scattare campagne (Carhartt WIP, Maison Kitsuné, Salomon e K-Way sono alcuni esempi dei suoi clienti – ndr). Una parte della mia produzione fotografica, però, è sempre stata e continua ad essere connessa alla sottocultura ultras. Anni fa ero un grande tifoso del Paris Saint Germain, viaggiavo per tutto il Paese, e le gradinate hanno ispirato molte mie ricerche sui ‘tifosi’ italiani e sugli ‘hooligans’ inglesi... Poi ho smesso di seguire il PSG, ma la passione per l’universo ultras è rimasta”

Perché hai scelto il ‘Ciclón’ e come hai vissuto l’impatto con l’energia del Nuévo Gasometro?

“Le hinchadas argentine erano ovviamente parte delle mie ricerche. La rivalità e la storia di Boca e River sono fantastiche, ma sono molto note. Il San Lorenzo è qualcosa di differente. Quindi ho deciso di andare a studiare a Buenos Aires per alcuni mesi e, dopo aver visto due partite alla Bombonera, ho deciso di visitare il Nuévo Gasometro. Alla Bombonera era stato difficile fotografare, non ero circondato da un buon mood, mentre al Nuévo Gasometro c’erano delle vibrazioni differenti... Sono diventato ‘socio’ del club e sono entrato nella ‘Popular’. Le prime partite avevo un po’ di paura, perché non è semplice essere un fotografo tra quel tipo di tifosi. A Parigi, per esempio, non potrei fotografare in curva. L’atmosfera del Gasometro, però, è stata da subito incredibile. Tanti mi accoglievano parlando in spagnolo, mi chiedevano perché fossi lì, erano interessati. Dopo 4-5 partite avevo già degli amici. “Amiamo il calcio e amiamo lo stesso club”, mi dicevano, “Possiamo essere amici”. Per loro contava solo il fatto che sostenessi il San Lorenzo. Dopo aver costruito quel rapporto, ho cominciato a portare la camera senza problemi. Posso dire che ancora oggi mi sento tifoso del San Lorenzo”

Che tipo d’immagini hai voluto catturare e qual è il momento più iconico di questa tua esperienza calcistica argentina?</span

“Non esistono molti fotografi concentrati sulla cultura ultras o hooligan. Quindi non ho punti di riferimento o modelli da seguire. Dentro lo stadio cerco solamente di fotografare dettagli o istanti che nessuno ha mai visto. Il momento più significativo è stato sicuramente un bambino sollevato da suo padre. La storia di questo scatto è divertente, quando ho visto la scena per la prima volta non sono riuscito a fotografare... Ma un anziano tifoso mi ha visto e ha chiesto al padre di sollevare nuovamente il figlio. Il bambino avrà avuto meno di un anno... “Il ‘gringo’ vuole farvi una foto”, gli ha detto. Così il padre ha alzato in aria il figlioletto e ho potuto ritrarre quel momento magico. Quella scena rappresenta il mindset dei tifosi sudamericani, argentini e del San Lorenzo. Non so veramente cosa dire, ripensando a quell’istante di estasi calcistica”

San Lorenzo vs Boca Juniors

Photo credits:

Basile Bertrand

Testi di

Gianmarco Pacione