L’importanza delle palestre popolari

Lo sport non dev’essere un privilegio per pochi. Viaggio nelle palestre popolari italiane

Il fenomeno delle palestre popolari nasce in Italia circa 20 anni fa, ad oggi si contano circa 50 centri sparsi su tutto il territorio nazionale. today there are about 50 centers scattered throughout the national territory.

Questi spazi, spesso occupati abusivamente, sono ex-scuole, vecchie caserme, locali caldaie Aterp, e offrono a tutti la possibilità di praticare sport.

Persone immigrate, ragazzi con disabilità, uomini e donne in gravi difficoltà economiche, semplici studenti: tutti trovano in queste palestre poli d’integrazione e di formazioni di sane micro-comunità.

Autofinanziamenti o piccole quote che possono versare gli iscritti, permettono a questi luoghi di sopravvivere in contesti che potrebbero risultare ostili.

Nonostante le varie avversità affrontate, questo fenomeno sta avendo successo e conducendo molti atleti a gareggiare a livello nazionale ed europeo nelle proprie discipline. Esempio virtuoso è quello di Roma, dove le ragazze della ginnastica artistica hanno conquistato titoli regionali e nazionali.

Nate inizialmente come realtà legate alla boxe, oggi le palestre popolari in Italia offrono varie declinazioni di attività sportiva. Queste palestre sono state create e vengono tenute in vita da persone che credono fortemente nel diritto dello sport per ogni essere umano.

Come sottolinea anche Verdiana Mineo, una delle fondatrici e istruttrice della Palestra Popolare di Palermo: “Nella nostra società lo sport è diventato un privilegio per poche persone e noi vogliamo far crollare questo muro”.

Credits

Antonio Mercurio
IG @totonwski


LSD, Long Slow Distance

La droga migliore, per alcuni uomini, è la corsa nella natura selvaggia

In un mondo dove tutto scorre veloce e fuori controllo, l’ultrarunner Petter Lundsgren ha deciso di cercare la propria pace, fisica e mentale, abbandonandosi alla corsa.

LSD, in questo caso acronimo di Long Slow Distance, è una sigla solitamente associata ad una nota droga: nel caso di Petter Lundgren e di tanti altri podisti su lunghe distanze, invece, lo stato di alterazione sensoriale giunge grazie allo sforzo, all’osservazione di un contesto esterno inevitabilmente destinato alla fusione con la propria sfera interiore.

“Quando sono nella natura, sono con il mio corpo. Ascolto, sento e continuo a concentrarmi passo dopo passo. Mi sento significativamente insignificante. Sono in sintonia con me stesso, con la natura. Siamo una cosa sola. Oggi è tutto così veloce. Tutti sono sempre raggiungibili e connessi. Hai notifiche sul cellulare. Posta e messaggi ti si riversano addosso. Tutto questo contatto figlio del mondo digitale mi fa sentire insensibile. Quando corro, invece, nessuno può raggiungermi. La lunga distanza lenta (Long Slow Distance) mi permette di conoscermi più intimamente, in tutti gli stati. Il migliore e peggiore me stesso. Correre per me è un modo per ricaricarmi, offrendo al mio cervello e al mio corpo un po’ di riposo dagli effetti paralizzanti del mondo contemporaneo. Mi dà la possibilità di tornare e dare di più”.

Queste le parole di Petter Lundgren. Qui potete viaggiare insieme a lui grazie alle telecamere e all’evocativa produzione di David & Douglas in partnership con il brand Satisfy. Buona partenza.

Credits

Directors David and Douglas
david-douglas.tv
IG @davidanddouglas

Runner Petter Lundgren
IG @carlpetterleonard

Brand Satisfy Running
satisfyrunning.com
IG @satisfyrunning

1AC: Maxime Bobet
Music: Ultimate Spinach
Sound Designer: Augustin Bretillard
Editor: David & Douglas
Camera Service: Ogeita7