Il pattinaggio di figura è un’arte collettiva

Danza, sincronia, connessioni primitive. Il reportage sul ghiaccio di Dmitry Ermakov

A Kazan prende vita quotidianamente un rito collettivo, un’unione primordiale di corpi e movimenti. Ad inscenarla è il gruppo ‘Tartastan’ di pattinaggio di figura.

Un’arte affascinante, in cui svariati corpi si fondono in un unico organismo, ricordando dipinti primitivi e sprigionando sensazioni profonde, difficilmente accessibili.

Un’inconscia unione d’intenti dal significato superiore, dal sapore di eterna collaborazione insita nel genere umano. A raccontarci tutto questo è il lavoro di Dmitry Ermakov, il suo è un progetto socioculturale, una pattinata fotografica alla scoperta di un’intensa comunicazione non verbale.

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Dmitry Ermakov
WEB dmitryermakov.photo
IG @_dmitryermakov


Lamentarsi è una perdita di tempo

Daniele Cassioli è un indiscusso campione, di vita e di sport. Daniele è un manuale pensante che spiega come vivere e come non sprecare le opportunità. I 22 titoli mondiali vinti nello sci nautico sono la soluzione che ha trovato dentro se stesso.

Daniele Cassioli trova soluzioni, dentro di sé. Prima di tutto. Daniele Cassioli è uno che risolve i suoi problemi trasformandoli in opportunità. Daniele Cassioli non è un compendio di banalità, quanto, piuttosto, un manuale pensante che spiega come vivere. Solo con il proprio esempio. Non è un banale cioccolatino, dentro non trovi una frase stantia sull’amore.

Dentro di lui puoi sentire il pragmatismo dell’uomo primitivo, quello che inventa la ruota e gestisce il fuoco. Anche se lui si occupa di altro elemento. «Inizialmente l’acqua mi dava un senso di protezione: non puoi cadere, non inciampi. Poi è diventata libertà, la possibilità di esprimermi». Esprimersi come sportivo, visti i 22 titoli mondiali vinti nello sci nautico. E i 25 campionati europei e i 35 allori italiani. Insomma, questo la spiega parecchio.

«La libertà che sento va aldilà della competizione. In gara, invece, è tutto diverso: ci si mette in gioco, si sente forte la sfida e l’orgoglio di rappresentare un Paese». Romano di nascita e varesino d’adozione, il ragazzo ha un tono di voce senza riferimenti geografici ma con tonalità molto profonde. Specie nei concetti espressi.

"La libertà che provo va oltre la competizione. In gara, però, è tutto diverso: entri nella mischia, senti la sfida e l'orgoglio di rappresentare un Paese". Romano di nascita, varesino di adozione, la sua parlata è priva di inflessioni locali o regionali, ma ha una grande profondità. Soprattutto nei concetti che esprime.

«Le nostre diversità sono le nostre forze, specie oggi che vengono utilizzate per denigrare le persone. Per me la debolezza è stata un punto di partenza e mi ha regalato la possibilità di fare quello che sto facendo. Qualsiasi disabilità è una condizione e non una condanna perché la prima ti permette di vivere mentre la seconda è finalizzata a una situazione passiva». Daniele ha scritto un libro, Il Vento Contro. Lo ha fatto per trasmettere le sue idee. «La gente sa molto bene cosa non vuole ma non sa quello che vuole. Quando capisci cosa vuoi ti rendi conto che la lamentela è una perdita di tempo. A volte ci sentiamo vuoti senza lamentale e quel vuoto lo riempiamo con desideri che rimangono tali».

Daniele ha scritto un libro, Il Vento Contro. Lo ha fatto per comunicare le sue idee. "La gente sa benissimo cosa non vuole, ma non sa cosa vuole. Quando si capisce cosa si vuole, si capisce che lamentarsi è una perdita di tempo. A volte ci sentiamo vuoti senza lamentarci, e riempiamo quel vuoto con desideri che non vanno oltre".

Parlare con lui è un continuo ricordare che le soluzioni esistono quando sono realmente percepite. È un inno alla gioia di fare, non una celebrazione di ciò che vorrei fare. Un percorso di vita che va semplicemente condiviso con chi, soprattutto di questi tempi, ha bisogno di orientarsi: i bambini.

"Penso che sia sempre necessario sperimentare, perché sono le paure a paralizzarci. E, soprattutto, non dobbiamo dimenticare la felicità. Vivere per essere felici rende sempre le cose utili. Quando ho incontrato la tristezza, ho capito che la felicità, alla fine, è un viaggio. Le mie giornate con i bambini non comportano un obiettivo da raggiungere: è la strada dritta che si percorre a dare un senso di felicità".

Parlare con lui è un continuo certificare che le soluzioni esistono quando sono realmente percepite. Un inno al fare piuttosto che al vorrei fare. Un percorso di vita che deve assolutamente essere condiviso con chi, specie in questo periodo storico, ha bisogno di una bussola: i bambini. «Credo che si debba continuamente sperimentare sapendo che sono le paure a paralizzarci. E, cosa più importante, non bisogna perdere il contatto con la felicità, val sempre la pena vivere per essere felice. Io me ne sono reso conto quando ho conosciuto la tristezza, la felicità, alla fine, è un percorso. Le mie giornate con i bambini non hanno una meta ma è la linea retta che percorri che dà il senso della felicità».

Ti senti più leggero, più ottimista dopo una chiacchierata col campione. Di vita, di sport, di buon senso. Uno senza cattivi pensieri. O forse no. «Provo compassione solo verso chi spreca le opportunità». Lui non lo ha fatto. La vecchia storia dei talenti non seppelliti ma cavalcati dietro un motoscafo che trascina i tuoi sogni. Il tutto con un’autoironia che lascia senza parole e che mette sincero buonumore. «La mia idea è quella di dare sostanza sfregiando la facciata». Inutile dire che ci è riuscito benissimo.

P.s. Daniele è cieco dalla nascita. Ma questo è un particolare che si poteva tranquillamente omettere.

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Rise Up Duo
Francesco Costantino Ciampa


FTBLITO, il dio pallone del Sudamerica

Cultura e comunità, canti e colori. Viaggiate insieme a noi nel mondo unico del tifo sudamericano

Il calcio in Sudamerica raggiunge l’apice della sacralità. Intere vite e comunità ruotano attorno al pallone, alla propria squadra del cuore, ad un culto sacro e, contemporaneamente, profano. Peter Erdahl ha iniziato in Ecuador il suo viaggio tra vibrazioni di curve eccitate e uomini profondamente connessi alla propria squadra del cuore.

I suoi occhi hanno viaggiato tra i colori dei bollenti stadi ecuadoregni, peruviani, argentini e cileni. Uno spaccato culturale di popoli capaci di amare visceralmente, per certi versi all’estremo, i club locali. Maglie, sciarpe, bandiere, distese di seggiolini che si riempiono rapidamente di sogni e canzoni ritmate.

FTBLITO è il riflesso dell’anima sudamericana, del dio sferico che chiama a raccolta, settimana dopo settimana, meravigliati adepti, di un mondo che si può comprendere pienamente solo dall’interno, solo con un “Dale!” urlato ad alta voce.

FTBLITO è il riflesso dell'anima sudamericana, del dio sferico che riunisce, settimana dopo settimana, seguaci stupiti, di un mondo che può essere compreso appieno solo dall'interno, solo con un "Dale!" urlato a squarciagola

"Il motto di FTBLITO è: 'Little Football. Grande impatto". Concentrandoci sull'importanza della comunità e degli aspetti culturali del calcio in Sud America, abbiamo l'opportunità di influenzare un cambiamento positivo per il gioco nel suo complesso. Il nostro obiettivo non è solo quello di portare i nostri follower all'interno della cultura calcistica sudamericana, ma anche di fornire loro storie e contenuti su notizie importanti per la comunità calcistica in generale"

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Peter Erdahl
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