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Il migliore me stesso, Giampaolo Ricci

Mente, basket, cultura e sensibilità. L’intervista allo studente di Matematica, punto fermo delle ‘V Nere’ e della Nazionale

L’improvvisa ascesa, l’improvvisa esplosione. La carriera di Giampaolo Ricci ha subito un’impennata chiassosa negli ultimi anni, un viaggio di sola andata dalla serie B al quintetto base della Virtus Bologna e alla maglia Azzurra.

In pochi ci avrebbero scommesso, in pochi ci avrebbero anche solamente pensato. Il segreto di una scalata imprevedibile, però, viene svelato da una semplice chiacchierata con il classe ‘91. Un vaso di Pandora emotivo e culturale che si scoperchia naturalmente, seguendo una voce genuina, mai artificiosa.

Giampaolo studia Matematica, è a pochi passi da un traguardo accademico di assoluto spessore: sarebbe l’ennesimo obiettivo raggiunto in una vita di profonda abnegazione, sacrificio e costante crescita.

“La mia intenzione è sempre stata e continua ad essere una sola: raggiungere la migliore versione di me, nel basket e nello studio”

Si può racchiudere in questa frase, trasudante carattere e zelo, la parabola personale di un atleta unico, o quasi, nel suo genere.

Già, perché nella quotidianità di Ricci il lato sportivo si accompagna a quello universitario, seguendo un fil rouge iniziato in giovane età: “I miei genitori sono medici, entrambi hanno anche trascorso molto tempo in Africa come volontari. Fin da piccolo mi hanno fatto capire che l’educazione scolastica doveva avere un ruolo fondamentale nella mia maturazione. Devo essere sincero, da giovane ero meglio come studente che come cestista. Quando sono arrivato nel settore giovanile della Stella Azzurra Roma da Chieti, dove vivevo, ho deciso immediatamente d’iscrivermi ad un liceo scientifico. Ho scelto lo Statale Farnesina, uno dei più difficili, ma era la giusta strada da percorrere”.

Una strada da cui ‘Pippo’ esce con il massimo dei risultati, un brillante 100 e lode, figlio di anni di clausura e inevitabili sacrifici: “In quel periodo non uscivo di casa. Mi allenavo e studiavo, non esistevano serate e feste: affrontavo quei due lati della mia vita a testa bassa, lavorando sul campo e sui banchi, ponendomi costantemente degli obiettivi”.

Dopo la maturità Ricci, ormai stabile giocatore di serie B, decide d’iscriversi ad una delle facoltà più complesse e impegnative, quella di Matematica: “Ero portato per lo studio, sarebbe stato un peccato concentrarsi unicamente sulla carriera sportiva. Al liceo con la matematica non ho mai fatto fatica, era forse l’unica materia in cui mi bastava stare attento in classe, così ho deciso di specializzarmi alla Sapienza. Non lo nego, il percorso dopo quella scelta si è rivelato tortuoso, più volte ho sbattuto la testa contro esami e professori. Ricordo in particolare un episodio, dovevo dare ‘Probabilità’ a Pavia: avevo da poco cambiato sede, perché all’epoca giocavo a Caslpusterlengo, il prof mi diede 22 nello scritto e mi bocciò malamente nel colloquio orale. Mi disse: “Nella vita non si può fare tutto”. Ma non mi demoralizzai”

È proprio Casalpusterlengo il giusto trampolino di lancio di Ricci, che rapidamente scala gerarchie e status cestistici, arrivando in un’ambiziosa Verona prima e nel paradiso felice di Tortona poi: “A Casalpusterlengo ho vissuto stagioni splendide, in cui mi sentivo migliorare di partita in partita. A Verona è stata tosta, complicata, ma l’anno successivo a Tortona ho ritrovato la piena fiducia in me stesso, facendo leva sui concetti che mi sono sempre ripetuto intimamente: non ho mai potuto fare affidamento sul talento dei più forti o sulle doti fisiche dei più atletici, ho sempre puntato sul duro lavoro”.

Il destino arriva a bussare alla porta di Ricci appena prima del grande ballo dei playoff, quando il Derthona Basket sembra perderlo per la frattura dello scafoide: uno stop amaro, giunto all’apice di una stagione strepitosa. “Successe ad una giornata dalla fine, decisi di giocare comunque, anche con la mano rotta. Una scelta che a posteriori si è dimostrata essere la migliore della mia carriera”.

La forza di volontà di Ricci incuriosisce e smuove immediatamente il maestro Meo Sacchetti, che lo richiede a Cremona. “Ho corso un rischio che mi è tornato indietro con gli interessi… Coach Sacchetti ha pensato che fossi uno ‘vero’. L’arrivo alla Vanoli è stata, detto sinceramente, la mia prima vera botta di culo. All’improvviso mi sono trovato a giocare in serie A1, a dover dimostrare che mi meritavo quei palcoscenici”.

La scelta di Meo Sacchetti, però, non è casuale. Il saggio maestro vede subito in Ricci le caratteristiche del giocatore ideale. Un ragazzo maturo, applicato, stakanovista e dalla grande intelligenza dentro e fuori dal parquet: i due convogliano a nozze istantaneamente. “Meo è una persona unica, in grado di capire profondamente i propri giocatori. È diventato un secondo padre per me, non vedeva l’ora di lasciarmi mezza giornata libera per permettermi di dare un esame. Il nostro rapporto si è evoluto naturalmente. A Cremona, dopo un periodo di adattamento, ho avuto sempre più responsabilità. Con lui ho anche esordito nell’Italia Sperimentale, da capitano. La mia mente, spinta dalla fiducia, si è definitivamente sbloccata”.

Passo dopo passo, allenamento dopo allenamento, statistica dopo statistica. L’affermazione di Giampaolo Ricci nella massima serie si concretizza nella storica Coppa Italia vinta la passata stagione: una manifestazione che lo vede premiato come miglior rimbalzista e miglior difensore.

La migliore versione di sé stesso? Non proprio. Ricci decide di evolversi ancora una volta, cercando le competizioni europee e sbarcando nella gloriosa Virtus Bologna. Una piazza che vale una carriera, un’atmosfera, quella del Paladozza, che vale una vita. “Ho parlato a lungo con Meo e mi ha dato il suo benestare, la sua benedizione, sapeva che sarebbe stato il giusto coronamento di tutti i miei sforzi. A Bologna sento di raccogliere tutto quello che ho seminato negli anni. Entrare in campo davanti ai nostri tifosi mi mette i brividi, era tutto quello che sognavo da piccolo tirando al campetto. A volte mi capita di chiudere gli occhi e ripensare alle partite, al derby per esempio. Un’ora e mezza prima della palla a due c’erano già le curve piene. Partire in quintetto nella gara che ferma l’Italia a spicchi è la massima soddisfazione per un amante del basket. Parallelamente entrare in pianta stabile in Nazionale è qualcosa di difficile da esprimere a parole: trascorrere giorni con Belinelli, Datome e Gallinari mi rende fiero e contento della vita”.

Raggiungere i propri obiettivi, crearne di nuovi. Giampaolo Ricci non si vuole fermare, pur assaporando l’aria rarefatta che lo accompagna in questo periodo magico. La scalata è stata lunga, eppure la cima non sembra ancora raggiunta dall’ambizioso 28enne. “Sento di essere ancora in grado di migliorarmi. Non voglio accontentarmi. Il mio prossimo sogno è sicuramente l’Eurolega”.

Già quest’anno la polivalente ala virtussina potrebbe tagliare due traguardi che impreziosirebbero, ancora di più, il Ricci giocatore e uomo: “Lo Scudetto con la Virtus è una meta che vorrei si concretizzasse, anche se ora tutto è bloccato. Sono dell’idea che, qualora ci fossero le condizioni, più avanti si potrebbe portare a termine questo campionato. Vedo il nostro come un progetto costruito da molti mesi e sarebbe ingiusto buttare via tutto quello che è stato fatto da giocatori e società. Allo stesso tempo sono pienamente consapevole della situazione critica e spero che questo cataclisma possa risolversi, tornando alla normalità. Sto sfruttando queste settimane per studiare, la laurea ormai è vicinissima. In futuro, dopo aver lasciato il campo, non nego che mi vedrei bene nei panni di un lavoratore che mette in pratica i suoi studi: magari in un’azienda, magari dietro una cattedra…”.

Gianmarco Pacione

Credits Foto Virtus

2 aprile 2020

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