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Il leone delle MMA italiane

Simon Biyong arriva in Italia per inseguire il sogno di diventare artista e scopre casualmente le MMA.
Un talento innato, il suo, che gli ha spianato la strada verso il successo.

“Hemlé” nella sua lingua d’origine significa “cuor di leone” e non è un caso che questo animale – icona di una terra così selvaggia e dal fascino controverso come l’Africa – sia diventato il soprannome di Simon Biyong quando è in gabbia.

Oggi atleta di MMA, Simon con la sua pelle color ebano ha una carriera sportiva alle sue spalle di tutto rispetto che va dal calcio al basket; ma la sua completa evoluzione, come uomo e come sportivo, l’ha vissuta solo una volta arrivato in Italia. Trasferitosi dal Camerun nel Bel Paese con l’obiettivo di diplomarsi all’Accademia della Belle Arti di Genova per realizzare – non senza sacrificio – il suo più grande sogno, ossia diventare artista e dipingere, Biyong scopre quasi per caso la disciplina delle MMA.

“Quando sono arrivato in Italia, non è stato affatto semplice … studiavo, lavoravo per autofinanziare la mia arte, ma anche per pesare il meno possibile alla mia famiglia. Non conoscevo praticamente nessuno. Così pensai di iscrivermi in palestra per socializzare un po’. Feci una lezione di prova di MMA. Una scoperta incredibile per me, ma purtroppo a quei tempi non avevo soldi sufficienti per iscrivermi. Lavorai duro, iniziai a vendere i miei quadri e, a distanza di un anno conobbi Mauro Salis, il mio attuale coach.”.

Lo scenario della disciplina delle MMA – Mixed Martial Arts (ancora poco conosciute in Italia) registra tassi di crescita incredibili a livello internazionale e sono un fenomeno sportivo nato negli States intorno ai primi anni ’90 ma che ha radici ben più profonde. Questo sport, infatti, arriva dalla sapienza di grandi maestri di arti marziali che concepiscono il corpo come vero e proprio progetto olistico, contaminata poi da sottoculture di strada. Recentemente ribattezzate come lo “sport della Gen-Z”, le MMA sono espressione di combat arts, urban lifestyle, entertainment e musica e con i loro match di durata ridotta, sono lo sport perfetto per i social network e per l’engagement degli utenti fan dello sport e non è un caso se il trend mondiale rilasci numeri da capogiro.

Il desiderio di Simon di migliorarsi e mettersi continuamente in gioco, unito al suo indiscutibile coraggio, lo porta così a iniziare la carriera da dilettante nelle MMA, parentesi alquanto veloce considerato il suo innato talento e i risultati ottenuti, vincendo tutti gli incontri per KO al primo round. Ecco che, con il suo esordio da fighter professionista, vince il titolo di una delle più importanti organizzazioni italiane e aggiunge:  “Ad essere onesto, sono arrivato alla conclusione che gli sport di squadra non facciano per me!’: è così che l’atleta, italiano di adozione, parla di sé in occasione del suo incontro per NOVA FC in Germania (dove si è conquistato la vincita a meno di tre minuti dalla prima ripresa).

“Arrivo da un Paese del centro Africa, difficile, in cui tanti giovani talentuosi, molti anche laureati, sognano di realizzare tanti bei progetti. Io ho lottato per raggiungere i miei obiettivi e, riuscire a combinare lavoro, sport e arte non è per niente facile, oggi che sono anche padre più che mai!”. Ma la forza d’animo e l’autodeterminazione di questo atleta impregnano le sue parole, i suoi sguardi e le sue azioni nella vita di tutti giorni, investendo tempo, dedizione e passione con l’obiettivo fisso di gareggiare presto per l’UFC.

Photos by Gabriel Kudu 

In collaborazione con Stonefish & Partners – Milano.
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