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Il filantropo Wilfried Zaha

Umanità e donazioni: ecco perché il calciatore del Palace è un ambasciatore del bene

Guardare Wilfried Zaha è un atto estetico-calcistico. Funambolico ballerino, freccia ipercinetica. Zaha è un maestro degli spazi stretti, dei dribbling in un fazzoletto, delle giocate scenografiche.

L’ala offensiva del Palace esalta e meraviglia Selhurst Park da anni, ormai, con le proprie doti tecniche. Esaltazione e meraviglia che trovano conferma anche nelle sue opere benefiche al di fuori del rettangolo verde.

Il nativo ivoriano, trasferitosi nel sud di Londra ad appena 4 anni insieme a 8 fratelli, è difatti uno strenuo filantropo.

Se n’era già vociferato qualche anno fa, nel 2015 per l’esattezza, quando Zaha confidò di donare il 10% del suo stipendio mensile ad opere di carità.

Nel corso del tempo, questo lato umano del gioiello delle ‘Eagles’ è venuto ancora più a galla. Una sensibilità preziosa, figlia di un passato duro, speso nella periferia di Abidjan prima e nel borgo di Croydon poi.

“Mio padre mi portava agli allenamenti con una macchina vecchissima, quasi sempre dovevamo fermarci a spingerla”, ha dichiarato più volte ripensando ai suoi primi calci.

Oggi le quasi 130mila sterline mensili guadagnate da Zaha vedono una cospicua fetta dirigersi direttamente in attività assistenziali.

La maggior parte di questo importo viene devoluto all’orfanotrofio ivoriano gestito dalla sorella: nel progetto ‘Tomorrow’s Hope’, per l’esattezza, dove viene data la possibilità a bambini senza famiglia di godere di pasti quotidiani, educazione scolastica e di un ambiente sano in cui crescere.

Un’altra florida parte del ricavato mensile del 27enne finisce nell’omonima Zaha Foundation, fondazione che si occupa di diffondere e far praticare il gioco del calcio anche tra i bambini delle fasce più deboli e fragili. L’organizzazione è attiva sia in Gran Bretagna che in Costa d’Avorio.

“La passione per il calcio mi ha concesso di fare quello che amo e di poter aiutare coloro che, come me, non hanno mai ricevuto aiuti esterni. So cosa significhi uscire dal nulla. Spero solo che quello che sto facendo possa aiutare le persone a sorridere. Realizzare il mio sogno di diventare un calciatore professionista mi ha ispirato ad aiutare gli altri ogni giorno”

Fuori da Selhurst Park, Zaha è un volto perfetto per l’intera organizzazione del Palace e non nega mai la sua presenza negli svariati progetti sociali portati avanti dalle ‘Aquile’.

Nel Sud di Londra, zona che l’ha visto crescere, fa spesso capolino in manifestazioni giovanili e benefiche.

Recentemente ha anche donato 10mila sterline ai Lambeth Allstars, squadra di Sunday League che prova ad unire, attraverso il pallone, proprio la comunità sud-londinese.

“Questa squadra sta dando tanto alla comunità: permette alla gente di stare insieme, di migliorarsi dentro e fuori il campo. Il club è diventato parte integrante del contesto sociale: alcune delle storie che ho sentito raccontare da questi ragazzi mi hanno segnato”

Per le sue attività extracalcistiche, Zaha ha ricevuto svariati premi nel corso degli ultimi anni,  come capitato anche al suo collega Odion Ighalo, attaccante del Manchester United.

Nell’ottobre dello scorso anno gli è stato consegnato il Best of Africa Award for Philanthropic Endeavour, mentre in aprile le sue gesta erano state riconosciute con il Football for Peace Award.

Wilfried Zaha ha dato spazio alle sue nobili gesta filantropiche anche durante l’attuale emergenza coronavirus. Da co-proprietario della ZO Properties, catena di appartamenti affittati normalmente a lavoratori-viaggiatori, ha messo a disposizione i vari locali sfitti per medici e infermieri arrivati a Londra nelle ultime settimane.

Un’anima profonda e calda, quella di Zaha.

Il talento ivoriano è paladino anche della lotta al razzismo. Battaglia che spesso ha dichiarato di affrontare con un grande sorriso: arma spontanea ed efficace, a suo dire, di fronte all’ottusità e all’ignoranza altrui.

Gianmarco Pacione

16 aprile 2020

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