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Il coach dei sogni

Nick Nurse è il coach che per mesi ha fatto impazzire il web con le sue buffe smorfie ed espressioni. Éd è anche il coach che ieri ha portato alla vittoria i Toronto Raptors, i nuovi campioni NBA

Da uomo-meme a coach dei campioni, Nick l’Inglese ha conquistato tutti. Lui, l’allenatore dei Toronto Raptors che hanno sconfitto, in una serie elettrizzante e piena di colpi di scena (l’ultimo, l’infortunio al ginocchio che ha tagliato fuori, in gara 6, uno scatenato Klay Thompson), i favoritissimi Golden State Warriors. Dice quello: i Dubs hanno pagato gli enormi problemi fisici che sono loro piovuti addosso in queste settimane, e il cui conto si riverbererà pure sulla prossima stagione, con il k.o. a lungo termine di Kevin Durant. Risponde l’altro: i Raptors hanno giocato un grande basket, hanno avuto in Kawhi Leonard un formidabile genio, tra l’altro premiato come MVP delle Finals – ed è uno straordinario successo anche per Masai Ujiri, il general manager che ha puntato di lui contro tutti e con una free agency incombente –, hanno dimostrato una solidità di squadra solenne. Compatti in difesa, micidiali  in attacco, i Raptors hanno steso Golden State e hanno portato l’anello in Canada, cosa mai accaduta nella storia dell’NBA. E questo miracolo sportivo ha il marchio di Nick Nurse, un coach normale ma non troppo.

Per mesi, sul web, hanno spopolato le sue bizzarre espressioni in panchina. A bocca spalancata, a metà tra lo sbadiglio e lo stupore, abbinato nelle giphy e negli scherzi del web a gatti e attori comici. Poi, ha fatto il giro d’America il suo look per onorare la memoria di Craig Sager, grande giornalista televisivo scomparso nel 2016: una giacca blu fiammante, da intrattenitore per uno show al casinò, secondo quello che era il brillantissimo stile di Sager. Ma, al di là del tocco personale che mette in ogni cosa, Nurse ha dimostrato di essere un allenatore eccellente. Ed è, di certo, una persona che non ha avuto paura di scommettere su se stessa. Viene dallo Iowa, la terra celebrata nello splendido “L’uomo dei sogni”, commovente film con Kevin Costner, con il protagonista che, tagliando le sue coltivazioni di grano, traccia un campo da baseball. Lo fa dopo aver sentito una voce che gli dice: “Se lo costruisci lui tornerà”. Nurse è tornato nello Iowa nel 2007, dopo ave passato undici anni in Inghilterra, ad allenare nella British Basketball League, non esattamente la miglior realtà cestistica d’Europa, con un breve intervallo trascorso in Belgio, all’Ostenda. Poi, ha ricevuto un’offerta per guidare l’Iowa Energy, una squadra della D-League, uno dei campionati di sviluppo dell’NBA. Dopo altri undici anni, dopo essere stato il coach anche dei Rio Grande Valley Vipers, dopo che Toronto l’aveva portato tra i “pro”, come assistente Dwane Casey, è stato messo a capo dei Raptors. Era il 14 giugno del 2018. Non sono serviti di nuovo undici anni per completare il lungo corso della gavetta con un risultato che è già nella storia non solamente del basket, ma di un’intera nazione, il Canada.

Nick Nurse conduce una vita semplice. Sposato con Roberta, ha tre figli. Toronto, prima di affidare a lui l’incarico di head coach, aveva pensato a Ettore Messina, il numero uno degli allenatori italiani, da tempo nello staff di Gregg Popovich a San Antonio. I Raptors hanno preferito puntare su questo rookie con gli occhiali e i capelli rossicci, che partendo dall’Iowa rurale è salito sul tetto del mondo. L’ha fatto valorizzando appieno Leonard, autore di prestazioni che hanno richiamato, per il carisma mostrato nelle fasi decisive di molte partite, certi gesti di Michael Jordan (su tutte, resta impresso il canestro all’ultimo secondo in gara 7 della semifinale di Conference con Philadelphia, sfuggendo allo statuario controllo di Big Joel Embiid). Ma non è, né può essere, tutto qui. La mano di Nurse c’è nell’impatto di Pascal Siakam, ago della bilancia delle Finals, nel ruolo determinante di Kyle Lowry, che ha saputo trovare il riscatto che cercava, dopo tante stagioni concluse con addosso l’amaro abito della delusione, e poi nell’esaltazione dell’istinto da tiratore puro di Fred VanVleet, che aveva cominciato i playoff con una desolante medie da tre e che, invece, è stato decisivo, alzando la sua percentuale realizzativa dall’arco al 52%. Ma se Toronto ha detto di no  a Messina e sì a Nurse, un anno fa, un tocco italiano, in questo trionfo dei Raptors, c’è, e a darlo è Sergio Scariolo, assistente di Nick e fondamentale nella gestione di un gruppo multietnico in cui ci sono anche lo spagnolo Marc Gasol, il congolese Serge Ibeka, lo stesso Siakam, che viene dal Camerun, e l’inglese OG Anunoby. Vince il Canada, vince Nurse, l’outsider che ha dato scacco matto agli scettici, che ha portato Toronto a battere, nelle Finals della Eastern Conference, la Milwaukee dell’immenso Giannis Antetokounmpo, che ambiva alla solerta ascesa al trono di LeBron James, fuori già nella regular season con i suoi Lakers. Invece, narreranno gli annali, e racconta la cronaca, della vittoria dei Raptors e dell’ex small town boy di Carroll, Iowa, cresciuto a Elm Street, che nel 1985 condusse la Kuemper Catholic High School al suo unico titolo statale e che si divideva tra il basket, il football americano e il baseball. Alla Kerp’s Tavern, locale che è un ritrovo abituale a Carroll, sono impazziti come a Toronto per il 114-110 che ha suggellato la serie con i Warriors. E Brandon Hurley, reporter del “Carroll Times Herald” che aveva raggiunto il Canada, guidando per 15 ore dall’Iowa, per gara 5, persa per un punto dai Raptors, e ci si è fermato per vivere l’attesa per la sesta partita, ne evidenzia il legame con i valori del posto in cui è nato: “Ha una forte etica del lavoro. Se guardiamo alla sua carriera, ha sempre lavorato davvero, davvero duramente per fare un passo avanti dopo l’altro. L’altra cosa che lo rende uno dello Iowa e un ragazzo di Carroll è la sua gentilezza e l’affabilità, per cui è facile approcciarsi con lui”. 

Viene in mente l’ultimo dialogo de “L’uomo dei sogni”: 

– Questo è il Paradiso?.

– È l’Iowa.

– L’Iowa? Però sembra il Paradiso

– C’è il Paradiso?

– Certo: è il luogo dove si avverano i sogni.

Lo stesso in cui sono arrivati i Raptors di Nick Nurse.

Matteo Fontana
Twitter @teofontana
Instagram @matteofontana1976

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