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Col Vento in Faccia

Greta Menardo sembra attraversare la vita con insolita leggerezza ma colpisce il modo in cui pesa ogni singola parola. Il kitesurf è la sua vita, è la sua spensieratezza. “L’unica cosa che mi fa dimenticare tutto”. Non può rinunciare alla pace che ti dà il contatto con il sole e con l’acqua. Il suo campo di gara è la vita in tutta la propria, commovente, interezza.

Tutto merito di Gertrude, la regina della casa. Tutta colpa di Gertrude, la padrona della casa. Tutto per Gertrude, professione Jack Russell. Trattasi di cane, quindi. Animale da compagnia che annusa l’aria del loco in cui dimora e sceglie un componente della famiglia per eleggerlo a sua guida spirituale. Anche se questi, per inciso, diventa schiavo più che padrone. Questione di feeling peloso, amore incontrastato verso chi amore dà senza amore chiedere. E qui veniamo alla nostra Gertrude. Senza di lei non si può andare in vacanza e insieme a lei bisogna trovare il posto giusto per riposare le stanche membra. Capita così che la famiglia Menardo debba cercare la spiaggia giusta per non dividere il nucleo umano da quello canino, un luogo che possibilmente sia tra Talamone e Follonica. Un luogo che viene trovato e che dà libero accesso a tutti, anche agli appassionati di kitesurf. Gertrude apprezza la presenza di altri quadrupedi, la piccola Greta apprezza la presenza di tavole e aquiloni. “Voglio provare anche io!” dice la microscopica ottenne. “No, sei troppo leggera”. Dicono. “Ma io voglio provare!”. Questa insiste parecchio, vuole provare veramente. Cosa facciamo? Papà Menardo si mette a caccia e trova il posto giusto, proprio a Talmone. Bastano dieci giorni per mettere le cose in chiaro: l’ottenne vola sull’acqua senza nessuna paura. Piccolo problema: i Menardo di cui sopra abitano a Lodi, non proprio vista mare. Ma quella insisteva parecchio, voleva provare seriamente. 

Comincia il pellegrinaggio in cerca del vento adatto: lago d’Idro, lago di Garda o le tremende Spiagge Bianche di Rosignano. Neppure l’inquinamento della Solvey ferma questo scricciolo in versione rider. Sì…ma quando la facciamo gareggiare in maniera seria? A dodici anni la prima tenzone seria e a tredici la European Kitesurf Junior Cup, categoria freestyle. Eccoci così a Saint Pierre la Mer, comune di Flaury, regione dell’Occitania. Il risultato finale è un clamoroso secondo posto tra le Under 13 del Continente. Urca, questa ci prende parecchio. Il pellegrinaggio assume contorni mondiali, si mettono due cose in valigia e si porta la propria tavola in giro per le spiagge più belle del globo. Unica italiana in una Bebele governata dalla lingua inglese.

Intanto Greta studia al Liceo Classico sviluppando una profonda tendenza all’introspezione personale. Impara l’arte della riflessione e la mette da parte per i momenti duri della vita. Che arrivano. 
Greta Menardo sembra la protagonista di un film di Bertolucci o, meglio, una Jeanne Moreau sensualmente a suo agio nel Jules et Jim di Truffaut. Un personaggio apparentemente etereo ma con i piedi ben piantati nell’acqua.

La dimostrazione definitiva la si ha nel giugno del 2014 quando sulla spiaggia del Cortal de la Devesa (Spagna…) arriva il terzo posto nel Freestyle Junior World Championship. Un risultato enorme, una soddisfazione immensa, un traguardo che diventa necessariamente punto di partenza. E invece. Rottura dei legamenti e frattura del perone destro, a diciassette anni il proprio mondo può diventare un cumulo di macerie. In un attimo. E sono lacrime amare e intense. Otto mesi di sofferenza assoluta tra recupero e riabilitazione.

Sarebbe bello raccontare la storia di una clamorosa rinascita agonistica ma è ancora più bello annotare la più matura delle prese di coscienza.  

Greta torna in acqua ma sente che il tempo perso per colpa dell’infortunio ha scavato un solco tra sé e le avversarie. Ci prova con rabbia ad accorciare la distanza, passa un paio di brutti momenti ma riesce a tornare in gara. Peccato che i risultati paiono essere diventati Chimera e lei non veste i panni del Bellerofonte.
Il kitesurf è la sua vita, è la sua spensieratezza. “L’unica cosa che mi fa dimenticare tutto”.
Non può rinunciare alla pace che ti dà il contatto con il sole e con l’acqua. Non può fare a meno di tutte quelle sensazioni che “ti collegano alle cose intorno a te”. Eppure rinuncia a tutto. O quasi.
Rinuncia all’aspetto agonistico della questione: trasferte, voli, gare internazionali, allenamenti.
Molla tutto e preferisce la scuola iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza presso la Cattolica di Milano. Troppo freddo, però, il percorso intrapreso.  

Ricordate l’introspezione di cui sopra? Ecco…meglio virare su filosofia. Più nelle sue corde, più nel suo pensiero. Greta Menardo ha una erre leggermente arrotata che si sposa perfettamente con quel suo viso fintamente svagato. È bellissima, inutile negarlo. Sembra attraversare la vita con insolita leggerezza ma colpisce il modo in cui pesa ogni singola parola. Il suo campo di gara è la vita in tutta la propria, commovente, interezza.
Adesso vive a Milano, dove studia. Poi scappa al mare, dove vola.
Poi torna a Milano, dove si mette le scarpe col tacco. E torna in acqua, dove vive senza quelle scarpe.
Tra giungla d’asfalto e flutti ventosi, personaggio ipnotico nella sua disarmante semplicità travestita da Medusa. Chi guarda rimane di pietra, l’amore per la vita fa questo effetto.
Greta Menardo ringrazia Gertrude e procede di bolina.

Foto: Rise Up Duo
Testo: Francesco Costantino Ciampa
Thanks to #specialbeauties
Styling by Silvia Ortombina
Hair by Gianmarco Notari

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