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Giocare le carte giuste

Enrico Rossi ha la faccia giusta per giocarsi le carte vincenti. Enrico Rossi è un vero pokerista. Lui, che giocava a calcio nel Cesenatico, ma che poi decide di seguire il padre sui campi da beach. Lui, che da “signor nessuno” piega il “professore” olimpico Todd Rogers al suo primo World Tour. Lui, che ora viaggia e scopre un mondo di sole, sabbia, mare e pallone, ha già vinto.

Sole, sabbia, mare e pallone sono carte di un mazzo sempre vincente. Un poker emozionale che ti entra a ogni mano rendendoti vincente a prescindere, stile di vita ricercato e trovato. Non serve bluffare per raccontare il piacere di un ritmo lento che accelera solo per regalarsi divertimento.

Il beach volley è il riassunto dei quattro elementi di cui sopra, una vacanza perenne che può diventare lavoro rimanendo felicità. Si parte dagli amici e dalla voglia di muoversi in un contesto diverso, si arriva a un gioco che, in campo, riduce gli amici regalandotene solo uno. Ma fondamentale. Il beach volley è una cosa seria: nessuno s’immagini i praticanti come surfisti con la palla o, peggio, fricchettoni con la testa sempre rivolta al divertimento senza scopo agonistico.

Il beach volley è lo sport di Enrico Rossi, romagnolo di madre brasiliana. Particolari non secondari nel racconto di una storia dalle tinte sorprendenti e dai colori caldi. Il ragazzo è un ragazzone (195 centimetri…), giocava a calcio nel Cesenatico occupandosi della zona centrale del campo. Pare ci sapesse fare in quel ruolo. Nella sua testa la sfera si tratta solo con i piedi, le mani lasciamole al portiere. Lui frequenta il liceo e la sua squadra fallisce.

No, nessuna relazione tra le due cose… solo un voler contestualizzare il tutto. Lui frequenta il liceo, la sua squadra fallisce e il padre gli chiede di seguirlo sui campi di beach per dar man forte alla sua estate di genitore.

Questa è gente di mare, non ti puoi tirare indietro. Specie per chi ha nel sangue un DNA proveniente da Copacabana, Rio de Janeiro. Enrico si accoda al suo vecchio e a quelli che gli paiono essere gli amici vecchi del padre. Comincia timido ma gli basta un’estate per venire scelto tra i primi quando si fanno le squadre. Questo ci sa fare anche se non ha mai giocato. Lui è un calciatore e i suoi diciotto anni non autorizzano nessun sogno di crescita in uno sport che è, per lo più, prerogativa di chi viene dal volley. Troppo tardi.

È nato nel 1993. Proprio come Simone Marrazzo, un pallavolista rimasto senza compagno e che vede in Enrico la possibilità di iscriversi al campionato italiano Under 20. Ci provano quasi per scherzo e arrivano subito secondi alla prima tappa del tour. È la scintilla che dà fuoco alla santabarbara, fuochi d’artificio prossimi venturi. I due si tolgono lo sfizio di arrivare secondi anche nella finale ed Enrico mette una prima, piccola, bandierina sulla cartina del volley di genere.

Decide di lasciare il calcio e di regalarsi un anno di volley indoor sposando la causa della società di Gianluca Casadei, la Fenice Cesena. Segnatevi il nome di Casadei sopra un foglietto e mettetelo in una tasca. Fatto? Bene…Perché il Signor Rossi s’iscrive intanto all’università (Economia a Forlì) e continua a giochicchiare sulla spiaggia.

Lo nota Matteo Varnier, vice di Paulao nella nazionale italiana di beach, e decide di convocarlo per l’Europe Under 22 in Bulgaria, a Varna. In coppia con Edoardo Pizzileo. Il primo contatto con l’azzurro gli apre le porte del Mondiale Under 23 e, soprattutto, gli fa conoscere il cesenate Marco Caminati. Insieme chiedono, e ottengono, una wild card per giocare il Campionato Italiano Senior pur non avendo (neppure lontanamente…) il ranking adatto per parteciparvi. La cosa lascia un pizzico di perplessità nel mondo del beach italiano: chi sono questi due? Cosa vogliono? Magari vogliono vincere la prima tappa di Ostia.

Giusto così. E magari farlo in finale proprio con quel Casadei che vi siete segnati sul foglietto consigliato.
Sì, perché il presidente (oggi ex) della Fenice è anche un signor giocatore che nulla può contro il suo vecchio tesserato. La sorpresa è parecchio grande.
Siamo nel 2014 e il nostro gioca a beach da soli due anni! “In effetti mi sono venuti bene un po’ tutti gli sport” dice Enrico. Ok, ma qui c’è del miracoloso. Anche perché al termine della rassegna laziale il ct Paulao decide di spedirlo all’Aja, in Olanda, per giocarsi il World Tour in coppia con Paolo Ingrosso. Una storia nella storia: Matteo Ingrosso (fratello e compagno di squadra di Paolo) si fa male a una spalla ed Enrico Rossi parte al suo posto non appena è finito il torneo di Ostia tanto da non avere neppure con sé il passaporto! “Avevo solo la patente con cui mi ero registrato in albergo…”.

Assurdo e bellissimo. Così bello che il duo Ingrosso-Rossi, partendo dalle qualificazioni, accede al tabellone principale battendo al secondo turno Theo Brunner e Todd Rogers. Chi? Beh… Il primo è uno dei beacher più forti del mondo (con un passato indoor anche a Ravenna e Verona), il secondo, invece, era all’epoca IL beacher più forte del mondo. Detto “The Professor”, Rogers è “solo” campione Olimpico a Pechino 2008. Battuto da un signor nessuno, un Signor Rossi per la precisione.
Uno che, da qui in poi, capisce che le cose si fanno maledettamente serie. Così serie da immaginare un futuro a cinque cerchi (Tokyo 2020). Magari in coppia con Adrian Carambula, suo nuovo compagno di squadra.

Rossi ci crede, eccome. Lui che non ama il volley perché “ci sono troppi giocatori”, lui che ama il beach volley perché “non ti devi specializzare in nulla, devi saper fare tutto”. Lui che viaggia e scopre il mondo. O meglio, scopre parti meravigliose del mondo. Quelle dove ci sono sole, sabbia, mare e pallone.
Enrico ha la faccia giusta per giocarsi queste quattro carte, lui è un vero pokerista. Il suo volto è sempre uguale, il suo volto è sempre sorridente. Inutile sedersi allo stesso tavolo, lui ha già vinto. 

Foto: Rise Up Duo
Testo: Francesco Costantino Ciampa

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