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Fausto Vicari, il siciliano volante

Dalla provincia catanese al Red Bull Art of Motion: abbiamo intervistato il nuovo volto del parkour italiano

Gianmarco Pacione

4 ottobre 2019

L’arte del movimento, il corpo che dipinge, lo skyline cittadino che accoglie esuberanti pennellate umane. Il parkour da qualche anno ha iniziato un processo di crescita esponenziale, sempre più nuclei spontanei nascono nelle piazze delle città, sempre più ragazzini si avvicinano ad una disciplina immediata, priva di costosi accessori e di luoghi di pratica predefiniti. Basta il proprio corpo, basta il contesto architettonico urbano, basta la creatività.

L’atleta da seguire nel nostro Paese è senza dubbio Fausto Vicari, ventenne catanese campione italiano in carica. Un ragazzo dagli occhi energici e dal petto gonfio, dalle sopracciglia folte e dai polpacci bionici. L’abbiamo raggiunto a Matera, dove gli è stata concessa una wild card per il Red Bull Art of Motion 2019: evento importantissimo in cui si sfideranno i 18 migliori freerunners al mondo (6 donne e 12 uomini). Ci siamo fatti raccontare dal giovane siciliano qualcosa di questo fenomeno in evoluzione e del suo rapporto con esso.

Come ti sei avvicinato a questa disciplina? Com’è arrivato il parkour a Mascalucia (Catania)?

È successo tutto in maniera naturale verso gli 11-12 anni. Facevo ju-jitsu da qualche tempo, ho provato a fare una capriola in aria spinto da alcuni video e mi è riuscita al primo tentativo: ho capito istantaneamente che il parkour sarebbe stato il mio futuro. Poi ho iniziato a girare e rigirare il parchetto del mio paesino alle pendici dell’Etna: ogni giorno mi allenavo lì, senza sosta. Se non ci fossero stati internet e i social non mi sarei avvicinato così intensamente a questa disciplina. Mi sono sempre allenato da solo, da buon autodidatta riprendevo ogni sessione d’allenamento e la sera studiavo i miei movimenti, focalizzandomi sulle piccole imperfezioni.

Com’era visto agli esordi il parkour nel tuo paese? Che impatto ha avuto la tua popolarità sulla comunità?

Nel catanese all’inizio ero quasi preso in giro. In una zona estramamente calcio-centrica io ero il ragazzo che saltava i muretti da solo: in tanti pensavano fossi strano. Adesso la mia più grande soddisfazione è andare nei parchetti vicini alla mia zona e vedere tanti, tantissimi giovani compaesani impegnati a fare parkour. Vuol dire che qualcosa si è sbloccato, anche grazie a me, che questo sport sta iniziando veramente ad essere accettato e ad entrare nel tessuto sociale di piccoli paesi di provincia: non solo di grandi metropoli.

Hai un background culturale focalizzato sul lato artistico e umanistico: questo condiziona, in qualche modo, il tuo modo di concepire il parkour e il tuo stile d’esecuzione?

Mia madre era pittrice, io mi sono diplomato in un liceo artistico: diciamo che in qualche modo l’arte influenza me e, inconsciamente, il mio modo di approcciare il parkour. Questo lato artistico deriva più dalla mia famiglia che dal percorso scolastico: a dirla tutta tra i banchi ho avuto anche problemi con i professori perché, al contrario dei miei amici impegnati in sport canonici, alcune mie assenze dovute a tornei nazionali e internazionali erano malviste. Il freerunning fa uscire più del parkour la mia creatività: è una sua evoluzione, permette di aggiungere spettacolarità e di spaziare sia a livello ambientale che a livello di movimenti. Il parkour è velocità, il freerunning è invenzione, estro. C’è un approccio molto personale a questa disciplina, ognuno ha il suo modo di eseguire i trick, ognuno ha le sue caratteristiche fisiche, ognuno ha le sue peculiarità tecniche e la propria percezione estetica.

Sei l’unico italiano presente al Red Bull Art of Motion, come ti fa sentire?

È indubbiamente un grande onore, qui c’è il gotha del parkour mondiale. Devo ammettere che sto vivendo esperienze che qualche anno fa potevo solo permettermi di sognare, negli ultimi tempi ho girato il mondo grazie alla mia passione. In questo momento storico sembra poi che il parkour possa diventare una disciplina olimpica, impressione confermata dal fatto che sia stato accettato pienamente dalla FederGinnastica: andare a Tokyo l’anno prossimo o a Parigi nel 2024 sarebbe l’ennesimo tassello di una carriera che fino a qui mi ha dato tante soddisfazioni. (ndr il parkour dovrebbe entrare nel panorama olimpico come disciplina dimostrativa, l’ufficialità non è ancora arrivata).

Le caratteristiche morfologiche di Matera ti esaltano? Possiamo dire che la città dei sassi sia un paradiso per i parkouristi?

È la prima volta che vengo qui, la città è bellissima. L’anno scorso ho esagerato in gara, sbagliando: basta davvero pochissimo per rovinare una buona performance nel nostro sport. Quest’anno spero di fare meglio in questo contesto spettacolare.

Saranno fortunati i materani che vedranno planare speciali esseri umani tra i tetti bianchi: ninja in t-shirt intenti in capriole aeree, trazioni vigorose e atterraggi da altezze irreali. Fortunati possiamo esserlo anche noi, seguendo l’evento in diretta sabato 5 ottobre su redbull.com .

Speriamo che Fausto Vicari ci regali un’esibizione artistica di alto livello, speriamo che il suo corpo dipinga il cielo della Basilicata come mai è successo prima di oggi.

Gianmarco Pacione

Credits: 

Seghizzi-Vidic / Red Bull Content Pool
Riseup
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