Elena Curtoni, lo sci è libertà, come l’arte

Podi Mondiali e Impressionismo, infortuni e rinascita. Un ritratto della sciatrice Azzurra
“Dico sempre che ho due vene dentro di me: l’Elena sciatrice e l’Elena artista. È stata dura farle andare d’accordo sempre. A unire l’arte e lo sci è l’idea di libertà. Sulle piste puoi sciare come vuoi, l’importante è scendere il più veloce possibile. L’arte combacia con questo aspetto, ti permette di creare ciò che vuoi, come vuoi”
Sankt Moritz e Bansko, Schiele e Modigliani, le tappe Mondiali e le medaglie, l’espressione dell’intimità e la contemplazione dell’altro.
Le discese verticali di Elena Curtoni si fondono con i tratti del suo pennello, le muscolari traiettorie tratteggiate con gli sci percorrono e ripercorrono i profili umani che popolano le sue tele, le sue agende colme di schizzi e anatomia emotiva.

Due anime, due vene, che la sciatrice Azzurra classe ’91 ha cominciato ad esplorare, a sentir fluire dentro di sé già in periodo infantile, quando le docili valli valtellinesi e le secolari acque dell’Adda osservavano le sue prime discese, i suoi primi disegni.
“Lo sci è arrivato con massima naturalezza. Certo, mio padre è un allenatore e mia madre è un’amante dello sport, ma non hanno mai forzato le mie scelte. Sono cresciuta in Val Gerola, ho vissuto tutti i miei inverni in quel contesto, ricordo ancora il clacson suonato da mio padre nel cortile di casa, la spremuta della mamma e il mio eterno ritardo per andare allo Sci Club. Spesso mi raccontano che all’inizio non mi piaceva sciare, detestavo gli sci di plastica, poi mi hanno messo sugli sci veri ed è scoccata la scintilla. All’asilo ho anche iniziato a prendere le prime lezioni di pittura da un’insegnante spagnola, le adoravo. Tornavo a casa dagli allenamenti e, ancora con il cappotto e lo zaino in spalla, cominciavo a disegnare sulla credenza”
Un’adolescenza spesa tra l’Impressionismo amato sui banchi del liceo artistico e la venerazione di Isolde Kostner, una maturazione divisa tra la spensieratezza del gesto atletico-artistico e la costante indecisione sulla strada da intraprendere.


Nei circuiti innevati Elena risulta presto essere una predestinata. Discesa, Gigante, Slalom, la sua poliedricità è folgorante, così come l’efficacia della sua sciata. Appena diciottenne, dopo vari podi e successi a livello Juniores, la nativa di Morbegno esordisce nella prima rassegna iridata maggiore, classificandosi sesta nel SuperGigante di Garmisch-Partenkirchen.
Eppure, in questa rapida e scintillante scalata, il suo sommerso artistico la pone di fronte a scelte dolorose, a un disequilibrio psicologico estremamente complesso da gestire, accettato solo al termine di una lunga autoanalisi, di un’approfondita comprensione di sé stessa.
“È stata dura fare andare d’accordo sci e arte. Ogni tanto mi sentivo fuori posto in un mondo, ogni tanto nell’altro. Ho lavorato tantissimo su me stessa per conciliare questa dicotomia, per accettarla. A 17 anni, finito il liceo, mi sono iscritta all’Accademia di Brera, era un mio sogno. Poi ci siamo seduti a tavola io e mio padre, abbiamo dialogato a lungo, e mi ha consigliato di provare a concentrarmi sullo sci. Fortunatamente ha avuto ragione. Oggi la pittura è diventata una valvola di sfogo fondamentale: porto sempre con me un piccolo blocco, i miei soggetti preferiti sono visi e persone. Mi piace osservare, mi piace notare quei dettagli, quelle diversità che rendono tutti unici”



Unica è fino a qui anche la carriera di Elena, un percorso costellato di aspettative, di dolorose cadute e ricadute, di una tardiva ma dolce affermazione. Solo nel 2016 il primo podio iridato a Sankt Moritz, solo nel 2020 la prima vittoria in Coppa del Mondo, nella discesa libera di Bansko.
‘È una figata’, lo schietto commento dopo aver assaggiato la vertigine del gradino più alto del podio. Una figata, genuino squillo liberatorio, perfetta sintesi linguistica di un oscuro tunnel finalmente percorso per intero, finalmente giunto ad un illuminato punto d’uscita.
“Ho rincorso per tanto quel momento. A Bansko mi sono liberata, mi sono tolta un peso. Nel 2017 avevo fatto la mia stagione migliore, chiusa al quarto posto nel SuperG. Poi, in primavera, mi sono rotta astragalo e malleolo. Stavano per arrivare le Olimpiadi, quindi mi sono immersa nel lavoro e sono riuscita a rientrata ad ottobre. Il piede però mi faceva ancora male e poco dopo, in America, mi sono saltati il legamento crociato e il menisco del ginocchio destro. A livello mentale è stato difficilissimo: vedi tutto scivolare via, di nuovo, vedi svanire sette mesi di sacrifici, con nove ore di fisioterapia al giorno. Avevo dato tutta me stessa, adesso cos’avevo da dare? Pochi giorni prima era successa una tragedia enorme, era morto il collega David Poisson durante un allenamento. Così ho allargato il punto di vista, l’ho allontanato, e mi sono detta che si trattava solo di un ginocchio. Un ginocchio può essere aggiustato…”

Per aggiustare il ginocchio e gli strascichi di una parentesi maledetta, Elena si è dovuta concentrare sulla testa, oltre che sul fisico. Una testa che, grazie allo yoga e al tanto intangibile, quanto efficace potere della simbologia, ha portato la sciatrice valtellinese ad esprimere tutto il proprio talento.
“La testa è il vero pulsante magico. Nell’ultimo periodo di vita ho maturato la filosofia del ‘qui e ora’. Il mio pensiero e le mie riflessioni vanno sempre ai duecento all’ora, fin da quando ero piccola, e fatico a starci dietro. Questo mantra mi permette di legarmi al presente, di godermi il momento. Dò molto valore ad un simbolo, il fiore di loto: l’ho tatuato sul polso ed è anche raffigurato sul mio casco. È il simbolo per eccellenza della rinascita”




Una rinascita che si concretizzerà definitivamente sulle piste di Pechino, in occasione dei prossimi Giochi Olimpici invernali. Davanti ai cinque cerchi cinesi, Elena potrà finalmente concretizzare un sogno troppo a lungo rimandato, un desiderio covato nei faticosi silenzi di lettini e palestre.
“Le passate Olimpiadi ero sul divano. Per questo la voglia di partecipare è tanta, ma non voglio bruciare i tempi. Il lavoro da fare è moltissimo e anche la strada da percorrere. Ora sono ad un livello che mi permette di puntare in alto in tutte le gare, Coppa del Mondo compresa. Credo che ogni gara sia un piccolo tassello per portare a compimento quell’obiettivo che mi sono posta quattro anni fa”



Credits
Elena Curtoni
IG @elenacurtoni
Ph RISE UP
IG @riseupduo
riseupstudio.com
Testo di Gianmarco Pacione
Thanks to @adidasita
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