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Donald Cerrone, il ‘Cowboy’ della UFC

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Ranch, tori, tabacco da masticare e birre fresche. La vita unica dell’avversario di McGregor

Gianmarco Pacione

2 dicembre 2019

“Indosso gli stivali e un cappello, ecco perché mi chiamano Cowboy”

Il nickname di Donald Cerrone non è un’invenzione di giornalisti e tifosi, è una semplice trasposizione mediatica della sua vita reale. Il 36enne di Denver, Colorado, il prossimo 18 gennaio entrerà nell’ottagono per fronteggiare Conor McGregor. La sua vita, però, è molto distante da quella del ‘Notorious’ irlandese.

Ranch, tori, tabacco da masticare e birre. ‘Cowboy’ cresce nel Colorado con gli stivali ai piedi, il cappello in testa e l’innata passione per il bullriding: ore ed ore spese a cavalcare tori, girovagando i rodei del Centennial State come rider professionista. Il passaggio dal dorso dei bovini al mondo UFC ancora oggi non è definitivo: Dana White e soci hanno dovuto vietare a Cerrone una pratica così pericolosa, imponendogli di presenziare agli eventi del Professional Bull Riders Tour come semplice spettatore.

“Quegli 8 secondi sopra un toro sono un qualcosa di unico. Ho deciso di comprarne uno e di farlo cavalcare da altri: l’ho chiamato ‘Don’t tell Dana’!”

Cerrone è un amante del pericolo, è alla costante ricerca dell’estasi adrenalinica. Più volte nelle attività extra ring ha rischiato la sua incolumità: gli esempi più eclatanti sono una caduta di 12 metri da una parete rocciosa che stava scalando, un incidente durante una gara clandestina di motocross e un’infinita gita subacquea, solitaria, con annessa perdita di cognizione geografica.

“Non vedo l’ora di andare in wakeboard e giocare a paintball: vorrei farlo di professione…”

Da buon mandriano a stelle e strisce, Cerrone si è costruito un suo ranch ad Edgewood, New Mexico: un grande ammasso di legno autoprodotto, creato seguendo i dettami del bricolage e trascorrendo ore con martello e chiodi in mano. Un santuario nel bel mezzo del nulla, divenuto in breve tempo ricettacolo di fighter di mezzo mondo, pronti a ritirarsi in New Mexico nella palestra personale del nativo di Denver.

Allenamenti intensi alternati a ore di sauna, anch’essa costruita autonomamente, attenzioni ai tanti animali sparsi nella proprietà e sfide infinite di guerra simulata. Le giornate a Edgewood sono scandite dal sudore, dal lavoro e dal divertimento forzato: è obbligatorio, difatti, assecondare le voglie del padrone di casa.

“Non prenderanno le mie 44 pistole. Non esiste”

Una mania, quella delle armi, sfociata nella progettazione di un enorme campo di battaglia e alimentata da una stanza apposita, utlizzata dal ‘Cowboy’ per esporre i tanti armamenti: una fornitissima vetrina di sparatutto, dove si alternano fucili a pallini e Colt pronte ad essere caricate. Cerrone si definisce anche per questo un vero americano: non a caso è stato ritratto più volte sorridente al fianco di Donald Trump. I conservatori a stelle e strisce lo idolatrano, andando in estasi davanti alle foto che ritraggono l’omonimo del presidente USA intento a cavalcare, fucile in mano, pronto a cacciare qualche preda.

“Mangio tante, tantissime caramelle. Non sopravvivrei senza di loro…”

Nel frigo di Cerrone non possono mancare Snickers (barrette di cioccolata e caramello che mangia solamente gelide) e Budweiser. Le sue abitudini alimentari da tempo lasciano basiti gli addetti ai lavori. Un esempio del suo legame speciale con la birra risale allo scorso gennaio, durante UFC 234, quando il fighter del New Mexico ha mandato in visibilio la Rod Laver Arena di Melbourne bevendo una birra da uno stivale in pelle. Nelle conferenze stampa ormai è conosciuto come l’uomo delle due birre: da una parte sistema una bottiglia di Bud vuota, dove si limita a sputare il tabacco masticato, dall’altra quella piena, da scolare davanti alle domande dei giornalisti.

Nella sua carriera in UFC Cerrone è stato un fighter iperattivo, combattendo quattro o più volte nel 2011, 2013, 2014, 2015, 2016 e 2019. È recordman per quanto riguarda i match vinti (23), una macchina da highlights che vanta come marchio di fabbrica un head-kick di rara perfezione. Ha ottenuto una marea di premi incontro, tra cui 7 performance of the night, 6 match of the night, 3 best ko of the night e 2 best submission of the night. Non ha mai vinto una cintura.

‘Cowboy’ arriva all’incontro con McGregor da un periodo non propriamente brillante. Le sconfitte con Tony Ferguson e Justin Gaethje sono state incolori e nette: due passi falsi che hanno allarmato la folta fan base di Cerrone. Il lampo di Dana White potrebbe quindi avere una duplice chiave di lettura: una grande fetta della stampa americana vota per il match facile, definendo Cerrone un fighter ormai alla frutta e ideale per rimettere in carreggiata il ‘Notorious’ d’Irlanda dopo oltre un anno di distanza dall’ottagono. Un’altra fetta (di gran lunga inferiore numericamente) invece non dà per morto Cerrone, anzi, ritiene possa essere uno degli avversari più pericolosi da affrontare per McGregor alla luce dell’attitudine unica, dell’imprevedibilità e dell’enorme esperienza maturata negli anni.

Il ‘Cowboy’ dovrà quindi domare un toro irlandese, in uno scontro già definito ironicamente come il “Whiskey vs Beer match” (alla luce dell’irish whiskey prodotto da McGregor con il nome di “Proper nº 12”). Immaginarsi Cerrone alla fine dell’incontro con le braccia alte e il cappello in testa forse è utopico: ma nella vita del ‘Cowboy’ mai dire mai…

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