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Daniel Norris, l’hippie milionario che stupisce il baseball

Storia del pitcher anticonformista che, lontano dai riflettori, ama il surf e la natura e vive in un van

Gianmarco Pacione

10 settembre 2019

“Non m’interessa se la gente pensa che io sia un ragazzo strano. Voglio solo che la gente pensi a quanto ami il baseball, solo a quel punto diranno di me: può vivere dove gli pare”

Daniel Norris non è un atleta convenzionale. Per capirlo basta osservarlo a bordo del suo traballante van Volkswagen classe 1978, intento a cucinarsi la cena con un fornelletto elettrico da campeggio e a leggere allucinogene poesie di Jack Kerouac. Gran parte della sua vita, d’altronde, è racchiusa proprio all’interno di quelle datate lamiere, di quel giallognolo camper. Lo chiama affettuosamente Shaggy accarezzandone gli interni in pelle, lo tratta come se fosse il suo migliore amico.

Tarda mattinata di un’afosa estate 2011. I Toronto Blue Jays firmano ad oltre due milioni di dollari all’anno un diciottenne pitcher del Tennessee. Al suo fianco, nel camp estivo di Tampa, Florida, altri giovani neomilionari esultano per l’ingresso nel paradiso dorato MLB. “Andiamo, spendiamo qualcosa al centro commerciale” urlano in preda ad un incontrollabile impulso consumista. Dopo oltre tre ore di spasmodico shopping escono tutti con la carta di credito sciupata, un sorriso intontito dipinto sul volto e 10mila dollari buttati in gioielli, cellulari e gadget informatici. Tutti tranne uno. Daniel Norris ha una sola busta in mano, all’interno è piegata una maglietta basica, monocromatica, Converse: lo scontrino recita un totale di 20 dollari, scontati dai saldi a 14. In quella movimentata estate di 8 anni fa l’unica uscita sostanziosa dal portafoglio di Daniel è riservata proprio a lui, a Shaggy: al minibus che sarebbe diventato immediatamente il suo compagno di viaggio, la sua casa.  

“Quando ti trovi sul monte e devi lanciare sei da solo. Quando stai surfando e aspetti un’onda o quando sei là fuori, in mezzo alla natura, beh, anche lì sei da solo”

La vita di Norris è un’alternanza continua tra monte di lancio e cavalloni marini, tra etica lavorativa e necessità d’estraniamento, tra prestazioni sportive e viaggi solitari alla scoperta della propria, intima, essenza. Una filosofia anticonformista radicata nell’infanzia di questo genuino pitcher: merito del padre, riparatore di biciclette e insaziabile escursionista, merito dei boscosi Appalachi, scenario ruvido ed esigente dove crescere. L’adolescenza dello stravagante Daniel possiede tutti i crismi di un Bildungsroman sportivo-naturalista, esondato inevitabilmente sulla stampa globale in concomitanza con il suo primo contratto firmato.

In brevissimo tempo Daniel diventa per i media un poeta maledetto, un senzatetto milionario, un giocatore hippie, un ragazzo in preda ad una grossa crisi spirituale… Alcuni giornalisti scrivono d’averlo visto dormire in spiaggia abbracciato alla sua tavola da surf, altri assistono straniti alle sue colazioni home-made preparate nel parcheggio dei campi d’allenamento. Il lanciatore del Tennessee davanti a tutto questo interesse resta sereno. Non salta un allenamento, lancia senza sosta per ore e ore scavando nel profondo della sua mente e del suo corpo, poi si riveste e parte alla guida del suo amico a quattro ruote senza lasciare detto nulla.
Allenatore e compagni sanno solo che lo ritroveranno in spogliatoio il giorno seguente all’orario stabilito, vestito di tutto punto e in una condizione perfetta per approcciare l’allenamento. 

Dopo la sua prima stagione in una lega di sviluppo, Daniel noleggia una moto per 2 dollari al giorno in Nicaragua e gira il Paese centroamericano da solo, facendo tappa in svariati ostelli. Qui, come nelle sue mete preferite Oregon e Florida, osserva, ascolta, surfa, s’immerge nei colori, nei suoni, nelle persone. Fotografa e scrive, scrive e fotografa: con la delicata mano mancina scatta ritratti e compone rapsodiche pagine di appunti e frammenti di vita. Un tipo di viaggio, di azioni impensabili per il prototipo di atleta moderno.

“Io, prima di tutto, sono un giocatore di baseball”.

Daniel Norris ci tiene a sottolinearlo fin dai primi anni in MLB: prima della brezza sul viso, prima delle letture serali, prima della fotografia e del surf, anche prima della natura viene il suo grande amore, viene il baseball. Una passione smodata nei confronti del gioco, che lo porta ad allenarsi senza tregua anche durante i suoi viaggi: all’assenza di palestra provvede con decine di flessioni sulla tavola da surf, trazioni sui cartelli stradali, corse su spiagge vuote alle prime ore dell’alba. “Il baseball è sempre nella mia testa”, dice, “mentre sto guidando, mentre sto surfando, mentre sto passeggiando in montagna. Penso sempre e solo al baseball”.

Un culto vero e proprio che si deve scontrare, lungo la carriera, con imponenti problemi. I più gravi, senza dubbio, sono l’operazione al gomito sinistro e, soprattutto, il cancro alla tiroide arrivato nel 2015, a 22 anni. Un periodo buio, in cui il pitcher di Johnson City va avanti in silenzio, riflettendo e stando con sé stesso. Oggi, dopo lo strike out definitivo alla malattia, Norris è un ventiseienne nella piena maturità sportiva: sta giocando la sua quinta stagione consecutiva a Detroit, viaggiando ad un’ERA di 4.72. Dopo le ultime due stagioni incolore le sue fastball hanno ricominciato a tracciare traiettorie irrisolvibili e la sua figura di lanciatore hippie è ritornata in auge.

Sui social, tra un ritratto e l’altro, si dice alla ricerca di sole 3 cose: la vita eterna, la strike zone e le buone onde. Continua a salire a bordo di Shaggy appena ne ha la possibilità. Continua a radersi la barba con un’ascia. Continua, semplicemente, ad essere sé stesso.

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