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Più di una maglia, Le Coq Sportif x Italia ’82

Le Coq omaggia con una capsule collection l’anniversario della più celebre maglia Azzurra e la propria elegante storia calcistica

Dino Zoff la definì una favola, abbandonando per pochi, eccitati istanti l’inconfondibile aridità dialettica figlia dei silenzi friulani. Paolo Rossi, vestendo ancora i panni del proprio alter ego Pablito, parlò di un’impresa collettiva senza precedenti, di “una vittoria dell’Italia intera, in cui tutti, nessuno escluso, hanno partecipato in maniera forte”.

Icon Collection Juventus

Ci sono infiniti motivi per inquadrare la kermesse mondiale del 1982 tra gli eventi più rappresentativi della storia moderna italiana. Il munchiano urlo liberatorio di Marco Tardelli, il misurato giubilo di Nando Martellini, il sincero entusiasmo pertiniano… Diapositive gustate da un’Italia che stava strizzando l’occhio a sé stessa, da una nazione in ascesa (più o meno controllata), che nell’inattesa cavalcata degli Azzurri aveva visto concretizzare le proprie ambizioni, il proprio desiderio di affermazione, la propria necessità di grandezza.

Tasselli emotivi racchiusi in una maglia, in un semplice capo marchiato Le Coq Sportif: in un kit divenuto oggetto di culto, feticcio artistico, caleidoscopio in cotone di vibrazioni ed esultanze, di rivalsa e magia.

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GENESI DI UNA MAGLIA LEGGENDARIA

Solo nel 1974 il puro Azzurro italiano aveva accettato la prima ingerenza esterna, con l’apertura ad uno sponsor tecnico: fino a quel momento, difatti, le divise della Nazionale erano sempre risultate intonse, avevano sempre evitato di condividere gloria e aura con agenti esterni. Nel 1979 il crossover con il galletto d’oltralpe e l’inizio della collaborazione con le Coq Sportif. Un connubio che si tramutò nella meraviglia estetica che accompagnò Zoff e compagni a Vigo e A Coruña prima, nella mistica ascesa verso il Santiago Bernabeu e il decisivo 3-1 alla Germania Ovest poi.

Il blu Savoia, indossato originariamente nel pioneristico football d’inizio Novecento come omaggio alla casa reale, venne ritoccato dall’azienda francese in occasione della Copa Mundial ’82 attraverso alcuni inserti innovativi. Innanzitutto il colletto trasformato a V, in stile polo, e le rifiniture delle maniche apparvero sui prati spagnoli come eleganti fregi di tessuto tricolore, evadendo la tendenza monocromatica tipica delle divise anni ’80 e regalando suggestive schegge visuali verde-bianco-rosse.

La sigla FIGC, poi, venne aggiunta all’interno dello stemma adornato d’oro e sul retro delle maglie fece la propria comparsa un futuristico font 3D per i vari numeri: scelta tipografica impattante, rafforzata dai milioni di schermi a colori che sempre più stavano popolando i salotti del Bel Paese. Queste modifiche stilistiche diedero vita ad un capo iconico nella sua essenzialità, ad una delle ultime maglie prodotte in cotone leggero (e non in materiale sintetico) che, grazie alla mistica sinfonia Azzurra diretta dal ‘Vecio’ Bearzot, catalizzò gli occhi ammirati, in molti casi innamorati, di tutto il mondo.

Icon Collection Juventus
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LE COQ E IL CALCIO, DI DNA ED ELEGANZA

Non era un esordio, quello di Le Coq, nella magmatica vetrina calcistica. Era piuttosto la continuazione, nonché uno dei tanti apici, di una connessione simbiotica, insita nel codice genetico di un brand nato nel lontanissimo 1882 e, proprio per questo motivo, insignito del titolo di marchio sportivo più antico al mondo.

Fu Émile Camuset a lanciare l’idea di un polo manufatturiero dedicato unicamente all’arte atletica, leggenda vuole che la decisione fosse stata presa durante un’innocente chiacchierata presso un bar frequentato da appassionati di ciclismo e calcio, una sorta di café sportivo-letterario incastonato nel piccolo centro di Romilly-sur-Seine, regione dello Champagne.

Da poche parole prese forma l’azienda, dall’azienda prese forma una vision imperniata su eleganza e innovazione. La nobile ascesa del gallo transalpino, oltre a segnare indelebilmente intere ere ciclistiche e vestire monumenti di tennis, rugby e atletica internazionale, portò al concepimento della tuta, capo sconosciuto fino alla fine degli anni ’30, e al fecondo rapporto con il pallone: un rapporto in costante equilibrio tra tradizione ed esotismo, tra nobilitazione dell’heritage e apertura al cambiamento.

Icon Collection Juventus
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Basterebbe un elenco puntato per comprendere l’influenza di Le Coq nell’estetica calcistica. Dall’Ajax di Johann Crujiff e dai meccanismi perfetti del suo ‘calcio totale’ all’iperattivo Senegal dei Mondiali nippo-coreani, dai ‘Les Verts’, i verdi del Saint-Étienne, ancora oggi feudo Le Coq, all’Argentina maradoniana della ‘Mano de Dios’ e alla vittoria socio-politica di Mexico ’86, dalle divise all white degli Spurs sospinti dall’estro di Ricky Villa, due volte vincitori dell’FA Cup ad inizio anni ’80, all’attuale rapporto con gli indomabili leoni camerunesi.

Le scelte di partnership e sponsorizzazione di Le Coq, a partire dal secondo dopoguerra, risultarono anticipatrici per le loro tendenze transcontinentali, per la loro capacità di tessere una rete globale che negli anni avrebbe toccato l’Italia (Ancona, Inter, Udinese) come il Brasile (Internacional, Fluminense, San Paolo e oggi l’Atletico Mineiro), la Gran Bretagna, dove la finezza teorizzata da Camusét trovò la propria roccaforte (Aston Villa, Swansea, Chelsea, Aberdeen, Everton e Sunderland giusto per citare alcune squadre), come l’orientale Corea del Sud (Incheon United, Ulsan Hyundai, FC Seoul).

Un’attitudine cosmopolita, perseguita di Paese in Paese, di kit in kit, restituendo sempre una coerenza estetico-narrativa, una precisa continuità basata su pulizia e minimalismo. Un’attitudine che è arrivata a bypassare i canonici limiti calcistici, arrivando a promuovere realtà atipiche come quella dell’A.S. Velasca, il club più artistico del mondo, fondato a Milano nel 2014 con l’intenzione di unire la fantasia di alcuni artisti contemporanei al dio fútbol.

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LE COQ SPORTIF x ITALIA ‘82. LA STORIA RITORNA, INSIEME ALL’ARTE

La collaborazione tra Le Coq e l’A.S. Velasca ha portato ad una capsule collection interamente dedicata alla Nazionale dell’82: un progetto atto a celebrare il quarantennale dell’impresa Azzurra attraverso la sua rivisitazione in chiave artistica e contemporanea. L’immaginazione di artisti e designer come Thomas Signollet, Patrizia Novello, Emmanuel Mousset, Nada Pivetta e Wolfgang Natlacen (presidente dell’A.S. Velasca) in questa collezione progetta un ponte tra passato e presente, rivitalizzando rispettosamente gli outfit indossati dalla compagnia bearzottiana e implementandoli con oggetti speciali, come un paio di sneakers.

Le Coq X Italia ’82 trova il proprio manifesto programmatico in una felpa bianca reversibile, dalle due anime, evidente omaggio al completo con cui Marco Tardelli (protagonista dell’evento di lancio della capsule) e compagni cantavano l’inno prima del triplice fischio d’inizio. Un lato è difatti un fedele ricordo della felpa del 1982, l’altro è invece un racconto delle storiche tappe iberiche. I disegni dell’artista Emmanuel Mousset, realizzati con inchiostro di China, in questo capo ripercorrono alcuni highlights del Mondiale ’82: uno su tutti l’esultanza incontenibile dello stesso Tardelli dopo il celeberrimo raddoppio in finale.

Icon Collection Juventus
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Illustrazioni che narrano una storia tramandata di padre in figlio, di generazione in generazione, di visione estetica in visione estetica: storia di cui Le Coq Sportif continua ad essere contenitore e stilista, riuscendo a modificare uno dei più sacri paradigmi calcistici. Perché quando si veste una  divisa griffata Le Coq, si finisce per indossare qualcosa in più dell’essenza di un club o di una selezione nazionale, si finisce per indossare anche l’essenza di un brand.

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