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Chic Brodie, il portiere maledetto

Sassi, bombe a mano e cani impazziti: la tragicommedia dell’uomo che non riusciva a parare la sfortuna

Gianmarco Pacione

18 settembre 2019

Chic Brodie nella memoria anglosassone è il portiere maledetto dalla sorte: per varie generazioni di tifosi ha incarnato una sorta di malocchio vivente. I suoi anni da professionista coincidono con un enorme campionario di disordinate e kafkiane scene tragicomiche; una carriera sportiva che pare scritta da uno sconclusionato sceneggiatore di serie b, incapace di dare un senso logico a ciò che è costretto ad affrontare, passo dopo passo, il proprio personaggio.

Nato nel 1937 a Duntocher, in Scozia, nel corso della sua discreta carriera Brodie diventa famoso e benvoluto per le spiccate doti tecniche e umane, per l’eleganza e la grande capacità di uscire coraggiosamente nei cieli delle aree di rigore. Un portiere normale, di certo non eccellente, destinato ad impallidire nella grande marea dei giocatori britannici minori. Il fato però aveva in serbo per lo scozzese un piano diametralmente opposto.

Tutto ha inizio nel 1964, quando Brodie è al secondo anno con la maglia del Brentford in Third Division. Chic sta osservando attentamente la fase offensiva dei suoi compagni a Carlisle, ha le braccia a penzoloni e il cappello sistemato in testa. È una trasferta complicata, il pubblico è particolarmente agitato. All’improvviso sente una fitta fortissima al ginocchio, si accascia, inizia ad urlare. A terra vede un sasso di medie dimensioni, tutto Brunton Park se la ride: un folle dalla tribuna aveva provato a centrarlo senza nessuna ragione, l’aveva colpito perfettamente. Chic abbandona la partita in barella senza sapere che quello sarebbe stato solo l’inizio del suo disgraziato percorso calcistico.

Anno seguente, 1965. Chic Brodie fronteggia il Millwall fuori casa, sta difendendo ancora i pali delle Bees biancorosse. Improvvisamente scorge, a pochi passi dalla linea di porta, uno strano oggetto metallico: si avvicina lentamente a guardarlo, è stato sicuramente lanciato dal popolo dei Leoni alle sue spalle. È una granata. Chic realizza di essere davanti ad un potenziale ordigno esplosivo, lo prende in mano e lo lancia dietro la porta: causa istantaneamente momenti di panico e follia tra i poliziotti locali. La bomba in realtà all’interno è vuota, è innocua, ma la partita viene fermata e la granata viene messa in sicurezza nell’apprensione generale.

Trascorre qualche anno di serenità fino al 1970. In un soleggiato Griffin Park il Brentford ospita il Lincoln City. Gli ospiti scendono sulla fascia destra, il terzino rientra sul piede sordo e crossa. Esce fuori una parabola sbilenca, un tracciante destinato alla terra di nessuno dispersa tra la traversa e il gol. Chic elegantemente tocca la sfera sopra la barra bianca e si appende ad essa gustando il proprio gesto tecnico. Arriva uno scricchiolio sinistro, poi l’imponderabile. La traversa si rompe a metà in un istante e lo scozzese piomba a terra di schiena, rimanendo disteso e inerme davanti a compagni e avversari. La partita riprende con 45 minuti di ritardo, Chic è dolorante, ma non sa che l’apice delle sue sfortune deve ancora arrivare.

Pochi mesi dopo, novembre 1970. In un grigio sabato inglese uno straripante Colchester sta regolando il Brentford 4-0 in casa. Manca poco al fischio finale e la partita stagna in attesa delle docce calde. Dal nulla una piccola chiazza bianca spunta sul prato verdognolo. È un Terrier, un cagnolino che rincorre all’impazzata il pallone seguendone specularmente la traiettoria. L’arbitro non interrompe il gioco, lascia misteriosamente proseguire l’azione. La sfera arriva ad un difensore ospite che, senza riflettere, la scarica dietro tra i guantoni di Brodie. Le immagini televisive d’epoca cristallizzano istanti surreali: il portiere più sfortunato della storia si china, raccoglie la palla e viene centrato in pieno dal Terrier all’altezza del ginocchio sinistro.

“What a tackle! What a great tackle!” commenta il telecronista con un perfetto humour britannico.

Chic resta ancora una volta a terra. Questa volta sa che la malasorte ha avuto definitivamente la meglio sulla sua carriera. Il suo ginocchio sinistro è polverizzato: un cane gli ha appena procurato l’infortunio più grave, inaspettato e fatale della carriera.

“Quel cane sarà anche stato piccolo, ma ha dimostrato di essere bello solido…” dirà sorridendo qualche tempo dopo.

La vita da calciatore professionista per Chic Brodie finisce proprio in quel pomeriggio di novembre. Il ginocchio non si riprenderà più e il portiere scozzese indosserà i guanti solo per giocare con squadre amatoriali. Diventerà autista di taxi in quella Londra che gli aveva visto dirigere tante partite tra i pali.

Tornerà spesso sulla sua sfortunata e incredibile carriera: lo farà sempre con un’ironia preziosa, mai velata da rimpianti e tristezza. Perché in fondo nella storia del calcio è entrato anche lui, seppur da una porta secondaria e poco scintillante. Lo scozzese sa di avere un posto saldo nella mitologia del pallone e lo sapeva anche nell’aprile del 2000, quando si è spento ad appena 63 anni: Chic Brodie sarà per sempre il portiere che non riusciva a parare la sfortuna.

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