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Dal baseball al football, dalla boxe a Jesse Owens. Nelle riflessioni socio-artistiche di Basquiat lo sport è sempre stato protagonista

Un curioso vagabondare per le strade di New York. Qualche apprezzamento alle ragazze che si incrociano, una stretta di mano ad un amico, un cenno allo spacciatore del quartiere. Uno scatto d’isteria creativa marchiato SAMO© in uno degli infiniti spazi vuoti della Grande Mela. Un’esistenza apparentemente ordinaria, comune. In quel SAMO©, tuttavia, c’è qualcosa di speciale: non è solo “SAMe Old shit”, non è il banale tag di qualche writer. È una furia artistica ai limiti dell’ossessività, l’urlo pittorico di chi dà voce ai propri demoni interiori. Tutto questo è l’essenza di Jean-Michel Basquiat, il trait d’union tra il dinamismo artistico dominato dai propri istinti e la staticità della routine quotidiana.

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Quella di Basquiat è un’infanzia turbolenta: i genitori divorziano quando lui è solo un adolescente, la madre è spesso ostaggio degli istituti psichiatrici ed il padre ha comportamenti violenti. Jean-Michel, dotato di una personalità estremamente sensibile, scappa di casa ed inizia a vagabondare per le strade di New York. Basquiat ha la grande capacità di assorbire tutto ciò che lo circonda, immagazzina concetti ed idee che trasferisce successivamente nelle sue opere. Una delle più grandi fonti d’ispirazione per l’artista newyorkese è lo sport, elemento fortemente radicato nella cultura americana contemporanea.

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Jean-Michel è un vero e proprio sperimentatore: opere d’arte ed oggetti di uso comune trovano nuova vita dopo esser stati filtrati dal genio creativo di Basquiat. “Anti-product Baseball Cards” è un progetto realizzato in collaborazione con Jennifer Stein volto a rivoluzionare e reinventare un mass product come le figurine. I volti e l’anagrafica dei giocatori vengono completamente cancellati, conferendo un curioso fascino anonimo ad ogni singola carta. Un appena riconoscibile Steve Henderson diventa così “Joe”, mentre “Jerk” è probabilmente Bob Randall. La perdita d’identità degli atleti è il passaggio chiave per trasformare una semplice figurina in un non-prodotto, un’opera d’arte unica ricavata dalla serialità commerciale.

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Combattere per difendere il proprio onore. Salire sul ring per dimostrare la propria forza e guadagnare il rispetto della società. Utilizzare il proprio successo per essere la voce di un’intera comunità. Il pugilato è stato uno dei primi sport dove gli atleti hanno saputo sfruttare i propri trionfi per sensibilizzare ed allertare l’opinione pubblica. Da sempre impegnato nell’esaltazione del potere afroamericano, Basquiat è affascinato dai grandi boxeur in grado di sconfiggere due avversari come razzismo ed ingiustizia sociale. Nel 1981 realizza “The Ring”, un’opera in cui è Basquiat stesso ad essere rappresentato all’interno del ring trionfante. Le braccia al cielo in segno di vittoria, sembrano esaltare il successo artistico e sociale dell’artista nato a New York.

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Gli eroi basquiatiani coincidono con gli idoli della cultura afroamericana. Eroi che hanno sconfitto il razzismo a colpi di guantone come Cassius Clay, Jack Johnson, Sugar Ray Robinson o Jersey Joe Walcott. Sono loro le muse ispiratrici ed i protagonisti nelle opere di Basquiat. Contrariamente alla maggior parte dei suoi dipinti caratterizzati da una sorta d’isterìa ordinata, i lavori dedicati ai grandi pugili del passato sono sorprendentemente essenziali: solo pochi tratti decisi che compongono un primo piano dell’atleta, suggestive agiografie visive che rendono immortali le loro gesta sportive ed umane.

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L’arte di Basquiat ha un evidente e profondo legame con il pugilato stesso. Pennellate decise come un jab, messaggi sociali che colpiscono quanto un potente destro ai fianchi. Jean-Michel è la promessa della boxe artistica mondiale e chi se non il grande artista ed amico Andy Warhol poteva rappresentare lo sfidante perfetto per l’astro nascente dell’arte mondiale? In preparazione ad un’importante mostra in cui sono state esposte le loro opere, i due artisti organizzano un’astuta messinscena pugilistica in cui Warhol, affermato artista americano, sembra pronto a testare tutta la forza artistica del giovane Basquiat. Il match, ovviamente mai avvenuto, ha dato vita ad una serie di scatti semplicemente incredibili, capaci di immortalare l’essenza del pugilato, dell’arte e dell’amicizia tra Andy e Jean-Michel.

Artist Pieter Ceizer

Photography Rise Up Duo

Text by Gianmarco Pacione

 

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