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Buenos Aires, la capitale del fútbol

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La magica città in cui gli stadi sono monumenti da visitare

Non si visita realmente una città finché non ne si visita lo stadio. Un mantra che può sembrare irrazionale, ingiustificato per chi è poco avezzo al calcio. Eppure le cattedrali urbane del football sono parte integrante e vitale di qualsiasi panorama urbano. Ne mettono a nudo le peculiarità architettoniche e umane, il folklore residuale.

Buenos Aires è una cittadella sacra, un museo a cielo aperto di chiese profane dagli spalti usurati. Di quartiere in quartiere si alternano prati verdi incastonati in rispettosi luoghi di preghiera che vedono, ogni settimana, migliaia di credenti assieparsi ai cancelli d’ingresso nell’attesa di una giocata, di un cartellino, di una rete gonfiata.

Il legame tra Buenos Aires e il fútbol è palpitante, vorticoso. Eduardo Galeano nel suo ispirato “Splendori e miserie del calcio”, scriveva: “Ci sono alcuni paesi e villaggi del Brasile che non hanno una chiesa, ma non ne esiste neanche uno senza un campo di calcio”. Ecco, lo stesso discorso si può traslare nella selva urbana della capitale argentina: dietro ogni strada si può trovare una ‘cancha’, uno spelacchiato campetto affollato da giovani, dentro ogni isolato si può trovare uno stadio.

Abbiamo fatto una selezione delle cattedrali più iconiche della Parigi del Sudamerica, alternando mostri sacri ormai entrati nell’immaginario comune a stadi distanti dal mainstream ma che, per il popolo argentino, rappresentano vere e proprie perle sportive e sociali.

Un’idea di viaggio alternativa, ammaliante per chiunque volesse scoprire i lati più profondi e passionali della metropoli argentina. 

Estadio Alberto José Armando, ‘La Bombonera’. 49mila posti a sedere. Difficile partire da uno stadio diverso. Situato nel quartiere de La Boca, rappresenta un unicum per la particolare formula architettonica, somigliante ad una scatola di cioccolatini (‘bombones’, per l’appunto) e per il calore umano sprigionato ad ogni partita degli Xeneizes.

Estadio Antonio Vespucio Liberti, ‘El Monumental’. 70mila posti a sedere. Casa dei ‘Millionarios’ del River Plate, altro leggendario impianto trasudante mito e storia calcistica. Situato nel barrio Belgrano, originariamente vedeva solo tre tribune attorno al campo, disposte a ferro di cavallo e romanticamente affacciate sul Rio de la Plata.

Estadio Tomás A. Ducó, ‘El Palacio’. 48mila posti a sedere. Situato nel barrio di Parque Patricios, ‘El Palacio’ è costruito sopra un antico spazio di smaltimento rifiuti: proprio per questo i tifosi del Club Atlético Huracán sono soprannominati ‘Quemeros’ (piromani). L’Huracán è anche legato ad una particolare simbologia: nello stemma societario capeggia difatti una mongolfiera, scelta come omaggio a Jorge Newbery, pioniere dell’aviazione argentina.

Estadio José Amalfitani, ‘El Fortín’. 49mila posti a sedere. Patria del Club Atlético Vélez Sarsfield, posizionato nel barrio di Liniers. I biancoblu sono stati i primi a giocare una partita ufficiale in notturna, nel 1935. Lo stadio è stato costruito, miracolosamente, sul terreno acquitrinoso di una palude creata da condotti fognari: ci vollero ben due anni per prosciugare un suolo impreparato alle gittate di cemento.

Estadio Pedro Bidegain, ‘El Nuevo Gasómetro’. 48mila posti a sedere. Dal 1993 la nuova casa del ‘Ciclón’, il Club Atlético San Lorenzo de Almagro, situata nel quartiere di Bajo Flores. Il suo predecessore, il ‘Viejo Gasómetro’ venne espropriato dal governo militare nel 1979. I ‘Cuervos’, tifosi del San Lorenzo, stanno disperatamente lottando per ottenere la proprietà dei terreni del vecchio stadio: hanno anche vinto un’azione legale contro la multinazionale Carrefour, rea di aver costruito un supermercato proprio su quel luogo sacro.

Estadio Islas Malvinas. 22mila posti a sedere. Chicca bianconera che si fa spazio tra i palazzi del barrio de Monte Castro. Dal 1963 ospita le partite casalinghe del Club Atlético All Boys. Una roccaforte dai tanti significati extrasportivi, come testimonia il nome dell’impianto: ancora oggi, difatti, l’All Boys omaggia gli ex combattenti della guerra delle Falkland, dedicando loro manifestazioni e riconoscimenti ogni 2 aprile.

Estadio Diego Armando Maradona. 26mila posti a sedere. Inevitabile omaggio dell’Asociación Atlética Argentinos Juniors, che ha visto esordire ‘el Pibe de oro’ proprio in maglia biancorossa. Affacciato sulle strade del barrio Villa General Mitre, i ‘Bichos Colorados’ hanno dovuto attendere il 2003 per vedere inaugurato uno stadio che sostituisse la vecchia struttura in legno, abbandonata nei primi anni ’80.

Estadio Nueva Chicago. 25mila posti a sedere. La ‘República de Mataderos’, centro d’aggregazione per il barrio Mataderos, dove esplode la passione per il Club Atlético Nueva Chicago. Un nome, quello della squadra neroverde, derivato da un grande mattatoio presente al centro del quartiere all’inizio del XX secolo: fu all’epoca immediata l’accostamento a Chicago (polo statunitense famoso per l’abbattimento di capi di bestiame). Non è un caso, dunque, anche il soprannome del club: ‘El Torito’.

Estadio Arquitecto Ricardo Etcheverri. 25mila posti a sedere. Inaugurato il 2 gennaio 1905, è il più antico stadio argentino e il secondo di tutto il Sudamerica (dietro solo all’ Estadio Gran Parque Central di Montevideo). Casa del Club Ferro Carril Oeste, suggestivo è lo scenario creatosi negli anni attorno al campo di gioco, con alcuni imponenti palazzi affacciatisi sulle tribune.

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