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Behind the Lights – Tana Wizard

Fotografia, moda, streetball. Un tuffo nella vita di questo creativo del Sol Levante

L’occhio, il polso, i polpastrelli si muovono verso Oriente, direzione Sol Levante. Nelle metropoli in cui si fondono luci al neon e ciliegi, tradizioni secolari e ipermodernismo, trovano posto una serie di enclavi cestistiche in costante evoluzione, in costante fermento.

Sono le comunità dello streetball, della palla a spicchi che travalica il sapore dell’asfalto per diventare cultura popolare, per sposare il mondo fashion. Sono le comunità di Tana Wizard, ispirata mente capace d’intrecciare questi binari paralleli, affidando al Gioco la propria ricerca e il proprio impegno quotidiano.

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“Ho iniziato a giocare a basket quando ero alle elementari. Più ci giocavo, più ero risucchiato da questo meraviglioso sport: all’epoca l’NBA iniziava a popolare i televisori e, al suo fianco, prendeva sempre più piede il manga SLAM DUNK. Vicino a casa mia non c’erano canestri, così ne ho dovuto creare uno. Ho lavorato su dei pezzi di metallo, dando loro una forma circolare, e li ho fissati su un tabellone di legno, appendendo tutto su palo telefonico. Vivevo in una zona collinare e non potevo permettermi di perdere il pallone, altrimenti l’avrei dovuto rincorrere lungo la strada: per questo motivo ho iniziato a migliorare le mie doti di palleggiatore, quelle doti che, più avanti nel tempo, mi avrebbero regalato il soprannome ‘Wizard’. Dopo il liceo mi sono specializzato nel 3 contro 3 e, contemporaneamente, ho scoperto l’AND 1 MIXTAPE. Da quel momento ho cominciato a portare sempre la palla con me e a desiderare di espandere il movimento dello streetball in tutto il Giappone. Dopo aver preso parte a molti eventi televisivi e a tornei freestyle di risonanza mondiale, mi è stato diagnosticato un problema cronico, così ho deciso di focalizzarmi su SOMECITY prima, su ballaholic poi. Quando il mio disagio fisico è ulteriormente peggiorato, ho smesso completamente e mi sono indirizzato verso la fotografia

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Nelle fotografie di Tana vengono ritratti gli ideali e i capisaldi alla base dei vari progetti creati negli ultimi anni. Come SOMECITY, trasversale confederazione del basket di strada, che vede coinvolte e unite tutte le maggiori prefetture nipponiche.

“Lo streetball in Giappone non ha una grande tradizione. Ci sono pochi parchi con campetti, in tanti di essi è vietato addirittura giocare con un pallone. Quando abbiamo iniziato ad organizzare eventi, abbiamo trovato notevoli difficoltà nell’ottenere gli appositi permessi, così abbiamo deciso di creare playground in ogni luogo disponibile, anche all’interno di locali notturni. Questa è l’anima di SOMECITY, giocare ovunque si possa. Dopo qualche tempo abbiamo compreso che non bastava viaggiare nelle varie città e creare di volta in volta sessioni estemporanee, così ci siamo impegnati nel costituire comunità locali, che potessero organizzarsi autonomamente: ad oggi siamo riusciti a stabilirci in oltre trenta centri metropolitani, sbarcando anche in sul territorio cinese”

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A sbarcare prepotentemente non solo nel lontano Oriente, ma anche nel Vecchio Continente e oltre Pacifico, nella culla statunitense dello sport di James Naismith, è il brand ballaholic. A dimostrarlo sono le recenti collaborazioni con ASICS e Kevin Couliau, sono, soprattutto, gli innumerevoli attestati di stima e il sempre maggior interesse collettivo per un marchio che rappresenta ben più della semplice estetica fine a sé stessa.

“Prima dello streetball non ero interessato a questo particolare ambito, probabilmente perché ero limitato dalla cultura scolastica giapponese, dove tutti indossano la stessa uniforme. Scoprendo il basket di strada ho scoperto anche lo stile: girare in città vestito da gioco, indossare due paia di pantaloncini, tagliare le maniche delle maglie… A quei tempi pochissimi negozi sportivi vendevano pantaloncini da basket con le tasche, sport e quotidianità erano nettamente divisi: ballaholic parte proprio dalla volontà di superare questo concetto. Inevitabilmente durante quest’esperienza è aumentato anche il mio interesse per il mondo fashion, un mondo che mi permette costantemente d’incontrare creative director e designer, di creare relazioni e connessioni. Un enorme turning point nella mia vita è arrivato quando sono stato obbligato a smettere di giocare, in quel momento la macchina fotografica è diventato il nuovo mezzo per esprimere i miei pensieri e la mia creatività: oggi è uno strumento fondamentale per rendere tangibili questi progetti, per ritrarre amici e streetballer vicini alla nostra community”

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Una community dalla doppia anima, fatta di sudore e playground, di contesti urbani e negozi. Una community che a profitto e mercato preferisce termini come ideologia e diffusione.

“SOMECITY è necessario per creare una cultura streetball in Giappone. ballaholic è un brand e un’ideologia. Vogliamo che si avvicinano al basket persone di ogni età, genere ed etnia. ballaholic veste i giocatori di SOMECITY che, a loro volta, abbracciano gli ideali del brand. Per noi lo streetball è il livello massimo di Gioco. Il Gioco è uno stato mentale all’interno del quale ti senti completamente immerso, distante da tutto ciò che ti gravita intorno. Il nostro obiettivo è quello d’innestare la pallacanestro nella quotidianità del maggior numero di persone. A causa del Covid la macchina organizzativa di SOMECITY è stata notevolmente limitata, ma stiamo provando a fare tutto il possibile per non fermarci. Con ballaholic, invece, abbiamo lanciato le importanti collaborazioni con ASICS e Kevin Couliau (legandoci, ovviamente, al suo Asphalt Chronicles). Ora vorremmo costituire un servizio di costruzione di campetti per privati, pensiamo di riuscire a lanciarlo già quest’anno. L’importante però è continuare a fare ciò che ci entusiasma maggiormente, diffondere la cultura cestistica in Giappone e nel mondo”

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