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Behind the Lights – Patrycja Jerzak

Nel mondo di ‘Pato’, la calciatrice professionista che immortala la cultura del pallone

“Vorrei unire arte e calcio, proporre qualcosa di diverso rispetto al solito immaginario visivo calcistico. La mia intenzione è andare alla scoperta delle varie comunità che costituiscono il cuore pulsante del mondo del pallone, analizzare la connessione tra calcio e culture locali”

Patrycja Jerzak ha deciso di essere ben più di una calciatrice di livello internazionale, ha deciso di non concentrare la propria energia creativa solamente tra riscaldamento prepartita e triplice fischio finale, ma di progredire, di espandere la propria ispirazione oltre i novanta minuti di gioco.

Icon Collection Juventus
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Nata in Polonia nel 1998, Pato, questo il suo distintivo soprannome, ha incentrato la propria vita sulla scoperta a tutto tondo del prato verde: una scoperta che avviene contemporaneamente attraverso la vorticosa dolcezza dei propri piedi e il sapiente utilizzo dell’obiettivo.

“Sono nata in Polonia, lì ho iniziato ad amare il calcio: era una passione di famiglia e presto mi sono ritrovata a giocare con i ragazzini del mio quartiere, ricordo che usavamo delle pietre come pali… Quando avevo 6 anni ci siamo trasferiti in Svezia, non conoscevo la lingua e il calcio è stato un mezzo fondamentale per integrarmi. Giocavo in una squadra di ragazzini, molti erano più grandi di me, ma avevo la sensazione che fossi nata per fare questo. Era tutto così naturale… In quegli stessi anni il movimento calcistico femminile ha iniziato ad avere una role-model come Marta, lei mi ha permesso d’immaginare un futuro da professionista”

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Cresciuta tra le giovanili del Djurgårdens e la Nazionale polacca, Pato decide di attraversare l’Atlantico per i propri anni universitari, scegliendo la celebre UConn come alma mater accademica e sportiva.

Tra i banchi e i campi d’allenamento degli Huskies, la centrocampista di origini polacche scopre la bellezza della lente e comprende la possibilità di unire la moderna estetica visiva all’immaginario calcistico.

“Durante i due anni di college mi sono avvicinata a gruppi di studenti appassionati di fotografia. Avevo sempre curato il mio profilo Instagram, ma solo in quel momento ho comprato la mia prima macchina fotografica e ho iniziato ad affinare il mio stile artistico. Unire il calcio alla fotografia è stato automatico. Ho cominciato a pubblicare foto di campi e vedute aeree realizzate grazie a un drone: le reazioni dei miei follower sono state positive e mi hanno incoraggiato a proseguire”

Icon Collection Juventus
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Proseguendo il proprio percorso, invece, Pato fa tappa in Italia, firmando il primo contratto europeo da professionista a Napoli e trovando nella meraviglia insulare di Capri il più unico dei soggetti da ritrarre. Grotte, cale e un fiabesco campo sportivo affacciato sui Faraglioni danno il là ad un progetto che la giovane groundhopper (esploratrice di campi) polacca vede, purtroppo, bloccato sul nascere.

Intrappolata dal susseguirsi di lockdown durante la sua stagione d’esordio da pro, Pato matura la propria svolta artistica, unendo all’inconfondibile potenza geometrica di porte, panchine e spalti, la volontà antropologica di documentare vite e culture legate simbioticamente al calcio.

“Una volta trovato quel campo a Capri ho pensato di fare un documentario da pubblicare su YouTube. Poi il Covid ha fermato tutto. Doveva essere un racconto del campo, ma anche uno studio delle persone che facevano parte di quella società sportiva. Negli anni, difatti, ho capito quanto sia importante raccontare l’humus umano alla base del calcio. Penso a tutti i volontari che investono gratuitamente il proprio tempo per sostenere le piccole squadre locali, come succedeva nella mia prima società svedese. Penso ai tifosi, a quei ragazzi napoletani che prima di un Barcellona-Napoli accompagnavano i pullman delle squadre in moto. Penso all’importanza che riveste un club per una città, per un quartiere…”

Icon Collection Juventus
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Football is Everywhere Mag è diventato il risultato tangibile di tutte queste riflessioni, della volontà di condividere ed esaltare il vero (e plurimo) significato del calcio. Questo neofondato Mag digitale e cartaceo è un raffinato itinerario in un calcio popolare e romantico, sperduto tra panorami verdeggianti e innevati, tra folkloristici aficionados e reti strappate.

La prima Issue di Football is Everywhere, disponibile da qualche mese, si concentra sulla parte settentrionale della Svezia, la seconda si focalizzerà invece sulle Isole Far Oer. Nonostante i reportage fotografici e la costante creazione di contenuti, Pato non ha mai abbandonato la sua carriera calcistica. Oggi veste la maglia dell’Ifö Bromölla, squadra della massima seconda divisione svedese, e attende la prima convocazione nella Nazionale polacca senior.

“Mi piace il fatto che queste due carriere si siano fuse. Un allenatore mi ha detto che osservando le mie foto si può capire il perché in campo faccio determinati passaggi e vedo determinati movimenti… Mi ha fatto sorridere. Non è facile essere una calciatrice professionista: se pensi solo alla partita e sbagli la prestazione rischi degli enormi crolli mentali. Avere altre prospettive, altri interessi, aiuta ad essere più rilassati, più consapevoli di sé stessi. Voglio continuare a fotografare per questo motivo e perché la fotografia mi sta aiutando a capire, a scoprire, a interpretare ciò che non conosco”

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Credits

Pato Jerzak
IG @___pato

Football is Everywhere™ Mag
IG @ftbliseverywhere

Testo a cura di Gianmarco Pacione

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