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Battling Siki, il folle primo campione del mondo africano

Dal Senegal al tetto del mondo: una leggenda tra ring, donne bianche e pistole fumanti

Matteo Floccari

11 settembre 2019

La città  di Saint Louis, situata nel nord del Senegal a pochi chilometri dalla Mauritania, è una vera perla dell’Africa Occidentale: inserita dall’Unesco tra i Patrimoni dell’Umanità  nel 2000, presenta un centro storico caratterizzato da splendidi edifici in stile coloniale francese e portoghese. La zona più antica della città  è costruita su un’isola naturale compresa tra il fiume Senegal e l’Oceano Atlantico. Un ponte la collega a un’altra striscia di terra che ospita il villaggio dei pescatori e un monumento dedicato ai “Tirailleurs sénégalais”, cioè a quei senegalesi (e più in generale abitanti originari dell’Africa Occidentale Francese) che hanno servito l’allora madrepatria nella Prima Guerra Mondiale. Tra questi, anche se non fu un Tirailleurs, e tra i più gloriosi, figura anche colui che è la vera celebrità  locale.

Non è difficile far sorridere un senegalese di Saint Louis: basta chiedere di Battling Siki, nome d’arte di Louis Mbarick Fall, un uomo nato a cavallo tra diciannovesimo e ventesimo secolo che ha viaggiato tra mille paesi, tre continenti, dando vita ad una storia sportiva semplicemente pazzesca. Fall nacque nel 1897 a Saint Louis, che sino al 1902 sarebbe stata la capitale del Senegal e di tutta l’Africa Occidentale Francese. Le notizie sulla sua gioventù sono poche e dubbie: la versione ufficiale riporta che nel 1909 un’attrice francese, in viaggio a Saint Louis, si innamorò del suo fisico scultoreo e lo volle al suo seguito come cameriere personale a Marsiglia. Tenere Louis Fall cristallizzato in una magione però era praticamente impossibile, tant’è che il connubio si ruppe dopo poco tempo, e il nostro iniziò a fare lavori saltuari e boxare.

Al pari di tantissimi altri francesi la sua vita venne sconvolta dall’avvento della Prima Guerra Mondiale, che da lì a breve avrebbe divorato tutto e tutti per oltre 4 anni. Louis servì nell’Ottava Divisione di Fanteria, e lo fece da francese, a differenza di tanti suoi connazionali strappati al Senegal e condotti a forza sui campi di battaglia europei.
Impegnato al fronte, Fall si distinse come uno dei più impavidi soldati della sua Divisione, tant’è che alla fine del conflitto si meritò non solo la Croce di Guerra ma anche la Medaglia al Valore Militare, oltre che la possibilità  di continuare la carriera nell’esercito. A questo però Louis preferì i premi in denaro dei match di pugilato, puntualmente inceneriti a poche ore di distanza nei locali non solo francesi, ma anche nordafricani, spagnoli, belgi ed olandesi: tutte zone razziate dalla sua voglia di fare baccano e di conquistare donne. Proprio una ragazza olandese, bianca e già  sposata, tornò con lui a Parigi nel 1921, destando scandalo per l’epoca anche per il fatto di avere abbandonato un figlio.
Nel 1922 il suo nome giunse all’orecchio di François Descamps, vero e proprio deus-ex-machina della noble art francese dei tempi. Questi volle organizzare una sfida contro Georges Carpentier, ai tempi detentore del Titolo di Campione del Mondo dei Pesi Leggeri.

Il 24 settembre 1922 sarebbe stato il grande giorno in cui la boxe arrogante del franco-senegalese, dallo stile agile e quasi irrisorio, si sarebbe scontrata con quella ordinaria ma efficace del Campione. Il ring pensato per l’incontro fu quello del nuovo Buffalo Velodrome di Parigi, e i 55.000 spettatori fecero segnare il nuovo record di pubblico per un match disputato nella Vecchia Europa, a testimoniare ancora di più la portata dell’evento. Tra di loro vi era anche Ernest Hemingway, ai tempi di stanza nella capitale francese, che sperava di vedere un incontro pulito e senza trucchi.

L’arbitro di quell’incontro fu un certo Bernstein, che già  nel primo round vide Siki andare giù dopo un jab di Carpentier. Il senegalese sembrava quasi svogliato, come se perdere per lui fosse economicamente più conveniente che vincere, con lo zampino di Descamps che si vedeva in lontananza e iniziava a far spazientire il pubblico. Dopo due riprese povere di spettacolo, nella terza cambiarono sia il match che la storia: dopo aver ancora messo un ginocchio a terra, il senegalese si rialzò, e per la prima volta fece sentire tutta la sua potenza a Carpentier che, colpito due volte al corpo, si accasciò a sua volta. Da quel momento non si parlò più di un incontro di pugilato, ma di un massacro. Battling Siki prese letteralmente fuoco, scaricando un destro e un sinistro dietro l’altro sul corpo dell’avversario, che nella sesta ripresa crollò definitivamente: un uppercut destro aprì la guardia del francese, che venne poi travolto da una miriade di pugni al corpo che lo spedirono al tappeto, dove rimase privo di coscienza dopo 70 secondi dall’inizio del round.

Era tutto vero: l’Africa aveva il suo primo Campione del Mondo nel Pugilato. Per il potente Descamps le cose però non sarebbero dovute andare così, e il connivente arbitro Bernstein inizialmente ribaltò il verdetto, dichiarando che Siki aveva cercato più volte di sgambettare l’avversario e andava squalificato. La prima decisione fece inferocire la folla, con la polizia che a stento riusciva a trattenere gli spettatori più esagitati, e per vedere giustizia si dovettero attendere circa 45 minuti. In questo lasso di tempo, i tre giudici ribaltarono il primo verdetto, dichiarando ufficialmente Battling Siki Campione del Mondo dei Pesi Leggeri. La storia era scritta: per la prima volta un africano guardava tutti dall’alto in basso nella sua categoria. Al termine dell’incontro Siki annunciò di volersi dedicare anima e corpo alla boxe, abbandonando la vita di bagordi che spesso aveva condotto fino a quel giorno, e puntare addirittura al titolo dei pesi massimi, ai tempi in mano all’americano Jack Dempsey.

Quella stessa notte affittò una macchina e un autista, fece un lunghissimo tour di Montmarte, fermandosi a bere ad ogni angolo. Una settimana dopo fu visto per Parigi con una scimmia sulla spalla e un cucciolo di leone al guinzaglio, indomabile e fuori di senno. A dicembre sorsero i primi problemi sportivi, con la Federazione Francese di Pugilato che lo squalificò per aver colpito il manager di un altro boxeur. 
Chiusa l’avventura pugilistica in Francia, c’era comunque un titolo da difendere: l’avversario che si auto-propose fu l’irlandese Michael Francis McTigue, un buon mestierante del ring ma nulla più, che chiese di sfidarlo col titolo in palio. Il match venne messo a calendario il 17 marzo 1923, il giorno di San Patrizio, al Teatro La Scala di Dublino. Siki però non era più il temibile pugile che aveva battuto Carpentier, tra allenamenti saltati, poca voglia di impegnarsi e al contempo un sacco di festini alle spalle. Il match fu comunque vero, e dopo 20 round molto combattuti il modesto McTigue fu dichiarato vincitore e nuovo Campione del Mondo dei Pesi Leggeri. Una seguente sconfitta col francese Morelle, datata 16 giugno, chiuse di fatto la carriera di alto livello del senegalese. 

Qualche mese dopo Battling Siki decise di abbandonare l’Europa e trasferirsi negli Stati Uniti, dove il 20 novembre 1923 ebbe l’onore di combattere al Madison Squadre Garden, sconfitto ai punti da Kid Norfolk. Gli americani, seppur non lo considerassero un pugile di alto livello, ne apprezzavano lo stile scanzonato, e per questo l’ex Campione riuscì a strappare moltissimi altri ingaggi. Si stima che in due anni, tra il novembre 1923 e quello del 1925, Siki abbia racimolato circa 100.000 dollari. Il problema del ragazzo era però non tanto la quantità  di denaro incassata, ma la velocità  di dissipazione dello stesso. Capitava di vederlo nella zona di Times Square girare con cilindro, cravatta rossa, scarpe a punta, monocolo e bastone con pomello dorato, vesti che in non poche occasioni regalava a sconosciuti tornandosene poi a casa in taxi. 

Nell’estate del 1924 Battling Siki si trasferà nel quartiere di Hell’s Kitchen, dopo aver sposato una ragazza di Memphis di nome Lilian Werner, che non riuscì comunque farlo tornare pienamente in possesso del suo senno. Il destino gli presentò un conto molto amaro e tuttora misterioso. Poco dopo la mezzanotte del 15 dicembre 1925, un poliziotto in pattuglia ad Hell’s Kitchen lo vide ciondolante sulla 42esima strada, vicino a casa sua. Stando al racconto dell’epoca, l’agente John Meehan lo lasciò andare, essendo questi a piedi, ma quando alle 4.15 tornò nella stessa zona vide un corpo disteso a terra. Era Battling Siki, Louis Fall, con del piombo in corpo: due colpi di pistola alle spalle lo avevano ucciso. Non si scoprì mai l’autore del delitto. Siki fu inizialmente sepolto in un cimitero del Queen’s, ma nel 1993 i suoi resti fecero ritorno a casa, andando ad occupare un posto nel cimitero di Saint Louis, là dove tutto era cominciato.

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