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Bagliori Blaugrana: Ansu Fati e Vicenç Martinez Alama

Gianmarco Pacione

30 agosto 2019

Speranze passate, presenti e future del Barcellona.

16 anni e 298 giorni, tanto è bastato al talento prezioso di Anssumane “Ansu” Fati per sbocciare nella Liga spagnola al fianco di Griezmann e soci. Un esordio precocissimo per il bissau-guineano: talmente precoce dal dover richiedere un permesso speciale ai genitori. Il regolamento spagnolo prevede difatti un particolare cavillo burocratico che vieta alle società, a scanso di concessioni familiari, di schierare ragazzi troppo giovani in partite serali.

Per molti quello stabilito al minuto 79 durante il 5-2 tra Barcellona e Betis è stato un record assoluto. Per molti, ma non per gli impolverati almanacchi blaugrana. Basta difatti tornare indietro nel tempo al 19 ottobre 1941, quando in un Real Madrid-Barcellona a esordire tra gli ospiti è il poco più che adolescente Vicenç Martínez Alama. Ha le sopracciglia folte e lo sguardo catalano, ha la pelle liscia e la brillantina a comprimere gli scuri capelli, soprattutto ha 16 anni e 278 giorni.

Figlio di pescatori, nato a cresciuto a Barcellona, Martínez Alama scava presto solchi sulle fascie sinistre dei campi provinciali, bazzicando nei tardi anni ’30 i prati de L’Hospitalet prima e del Racing de Sants poi: preludi semiprofessionistici al grande balzo in Primera. L’inaspettata chiamata per l’esordio record arriva un giovedì incolore ad orario di pranzo, quando Martínez Alama, davanti ad un piatto di pasta, assiste incredulo all’arrivo affannato di un dirigente blaugrana che lo convoca per il match del weekend. A Madrid finisce 4-3 per i blancos e nel proseguo della stagione Martínez Alama scende in campo altre sei volte.

Postura elegante, mancino educato: la carriera in esponenziale ascesa viene segnata, appena tre anni dopo, da un indelebile infortunio al menisco, che lo costringe a ripartire dalla Tercera División in maglia Nástic. A Terragona vive stagioni di pura esaltazione sportiva e popolare, vincendo due campionati di seguito e trascinando i Granas in Liga.

Per la parabola calcistica di Martínez Alama però non arriva il lieto fine. I ritmi della Liga sono troppo alti e il suo ginocchio malconcio non regge. Si ritrova catapultato di nuovo in Segunda, abbandonando per la prima volta la sua Catalogna per l’Andalusia. Durante l’incolore stagione in maglia Linense la sua vita subisce un’ennesima svolta dolorosa: la moglie, rimasta a Barcellona, perde un figlio e Martínez Alama conclude anzitempo la stagione sportiva per starle accanto. Le seguenti stagioni in Segunda vedono i denti del catalano stringersi sempre di più, fino allo stop definitivo ad appena 28 anni.

Quello che era stato un giovane prodigio blaugrana si ritrova così in breve tempo a guidare stanchi taxi lungo le Ramblas. “Era impossibile vivere di rendita” ricorderà, laconico, in un’intervista. Una carriera iniziata e finita troppo presto, un istantaneo bagliore catalano che si è sprigionato nuovamente, a distanza di 78 anni, nelle movenze di una giovane ala dal corpo smilzo e dai piedi fulminei. Il passato ha ormai scritto e firmato il copione della vita sportiva di Martínez Alama (scomparso nel 2018): solo il futuro deciderà cosa fare di Ansu Fati. Il popolo del Camp Nou sicuramente si augurerà un finale diverso.

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