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Asia Lanzi, lo skate può essere razionale

Intervista alla prima e unica olimpica italiana della tavola

“Uno dei miei obiettivi principali è quello di spingere la scena italiana e far vedere che ci sono skater anche qui. Negli ultimi tempi, specialmente grazie all’ondata olimpica, ho visto un sacco di ragazze iniziare a skateare. Per me è stato diverso, da piccola ero sempre sola e gareggiavo unicamente contro i maschi. Ora spero svanisca la lunga serie di blocchi mentali e culturali presente nella nostra società, spero venga abbattuta quella forma di timidezza imposta che ha forzato tante ad abbandonare la tavola”

Ha appena 19 anni, Asia Lanzi, eppure il suo pensiero pare già articolato e preciso, come una delle tante run vissute negli ultimi anni, come quella vissuta a Tokyo2020 da prima e unica skater italiana partecipante ai Giochi Olimpici.

Icon Collection Juventus

Nativa di Cento, la ‘Piccola Bologna’ della provincia ferrarese, Asia esprime concetti solidi con parole che tradiscono una timidezza innata, impossibile da celare. Quello di Asia pare un tipo di carattere semplice, lineare, razionale, antitetico rispetto a quello stereotipato dello skater-ribelle.

Non c’è superficialità dietro i semplici occhiali di questa giovane, non c’è indisciplina o anticonformismo nel suo approccio a bowl e trick. C’è solo un’enorme passione ereditata dal padre, c’è solo la volontà di esprimere nel migliore dei modi il proprio talento, il proprio lavoro, c’è solo il desiderio di vedere riconoscere la propria disciplina in una nazione che, oltre a snobbarla, negli ultimi anni è riuscita nella triste impresa di osteggiarla.

“Sono una ragazza molto timida, da sempre. Di solito faccio fatica ad esprimermi, a parlare davanti alla gente… Con lo skate mi viene tutto più facile. Credo sia una forma di linguaggio, un mezzo per mettere in contatto e avvicinare le persone. Le prime volta sullo skate sono state a Pieve di Cento, c’erano un paio di rampe e mio padre mi ha spinto a provare, ricordo che stavo seduta sulla tavola e facevo improbabili gare di velocità con lui. Negli anni successivi la scena di Bologna era molto forte, per certi versi era paragonabile a quella di Milano. Anche nei paesi limitrofi, come Castel Maggiore, si trovavano belle strutture. Con il tempo questi impianti si sono usurati e nessuno li ha riparati, anzi, hanno iniziato a chiuderli. Mio padre ha addirittura dovuto costruire uno skatepark dentro un capannone per farmi allenare. Ora la situazione è triste: ci troviamo senza strutture, in un periodo storico in cui sempre più bambini si stanno approcciando ad uno sport olimpico”

Icon Collection Juventus

Una condizione che sta portando questa interprete dello Street, specialità che riproduce una serie di ostacoli urbani da superare in 45 secondi equamente divisi tra attenzione e creatività, a maturare scelte che guardano oltreoceano, verso la terra promessa californiana, verso la luce del professionismo.

“Qui abbiamo lacune enormi. Non c’è continuità d’informazione e di attenzione nei confronti dello skate e, di conseguenza, non c’è continuità nell’evoluzione del movimento. In Italia ci si concentra su uno sport ‘minore’ solo quando ci sono exploit incredibili. Guardate l’atletica quest’estate… La California è un sogno che spero si possa concretizzare. In America puoi vivere e respirare lo skate, lì ti senti trattato come atleta vero e non esiste il giurassico accostamento skater-criminale: argomento tabù che in Italia deve ancora essere completamente sfatato”

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Per il momento Asia, dopo l’esperienza olimpica nipponica e quella mondiale vissuta al Foro Italico di Roma, si sta concentrando sull’allargare il proprio bagaglio tecnico e il proprio mazzo di trick, con l’obiettivo di arrivare a conquistare i podi internazionali.

Un focus che svilupperà nelle strade emiliane, come sempre ha fatto, ammortizzando cadute e paure. Un focus che, almeno momentaneamente, ha messo in stand-by l’altro grande interesse della skater centese, quello per l’informatica.

“Durante le practice alcune manovre mi fanno paura, non lo nego, ma cerco di concentrarmi: se sono da sola ascolto musica che mi possa ispirare, se sono con altre persone faccio delle scommesse per autoincentivarmi a provare. In questo momento sto assimilando nuovi trick e ogni trick necessita di un approccio diverso. Come sempre ripeto tutti i movimenti moltissime volte: in questo modo in gara ho una maggiore sicurezza nei miei mezzi e, anche se il park è sconosciuto, il trick mi riesce con facilità. Il bello della specialità Street è che puoi riproporla ovunque, è molto libera. Io, per esempio, vado alla scoperta dei paesini emiliani: ci sono potenziali spot dappertutto: in fondo basta un semplice marciapiede… Se devo pensare al futuro, sono sicura che m’iscriverò all’università e farò Ingegneria Informatica. Devo solo capire quando. Ora riesco solo a pensare alle gare del prossimo anno, che mi porteranno a viaggiare in tutto il mondo”

Asia Lanzi
IG @asia_lanzi

Foto di

Asia Lanzi

Davide Biondani
IG @davide_biondani

Piero Capannini
IG @pierocapannini

Intervista di Gianmarco Pacione

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