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Andre Agassi e la rivoluzione stilistica del tennis

Il Kid di Las Vegas che cambiò l’estetica della racchetta

Quando si pensa al tennis, una delle prime parole che vengono in mente è probabilmente Wimbledon: una dresscode policy intransigente, il manifesto dell’eleganza tennistica per eccellenza. Come può Andre Agassi, un punk prestato alla racchetta, vincere un torneo così ancorato alle proprie tradizioni?

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Nella storia personale di Andre Agassi, le contraddizioni sono qualcosa di fastidiosamente ordinario. L’ordine e la disciplina tanto care a papà Emanoul l’hanno guidato verso un successo macchiato d’odio e sofferenza. “Papà dice che se colpisco 2500 palline al giorno, ne colpirò 17.500 alla settimana e quasi un milione in un anno. Crede nella matematica. I numeri, dice, non mentono. Un bambino che colpisce un milione di palline sarà imbattibile.”

Se per il padre matematica e rigore sono alla base di una vita professionistica di alto livello, non possiamo dire lo stesso per Andre Agassi, che di questi due elementi ne ha fatto una vera e propria ossessione. La fuga dal padre e dal “dragone” (macchinario speciale) con cui lo allena, sembrano rappresentare il primo step verso quella libertà che tanto sogna.

Dal Nevada alla Florida, dalle magiche luci di Las Vegas al verde sconfinato di Bradenton. L’arrivo presso la tennis academy di Nick Bollettieri, fucina di talenti che hanno scritto la storia di questo sport come Jim Courier o le sorelle Williams, è una prima boccata d’aria dopo essere stato soffocato per anni dalle idee paterne. Agassi è uno spirito libero e presto si rende conto che le regole hanno un peso specifico importante anche in quel contesto.

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Il divieto di indossare qualsiasi tipo di gioiello è la prima norma che Andre infrange. Poco dopo il suo arrivo all’accademia, inizia a portare vistosi orecchini e monili. Professori ed allenatori lo ammoniscono, minacciando addirittura l’espulsione. L’opportunità di fuggire è concreta ed il Kid di Las Vegas è deciso a coglierla.

Si presenta ad un torneo con smalto color rubino, i capelli alla mohicana tinti di un improbabile rosso vivo ed un abbigliamento a dir poco appariscente. Il padre e Bollettieri sono inorriditi da ciò che vedono, capendone allo stesso tempo l’origine di questo comportamento: dare corda agli atteggiamenti isterici di Andre significherebbe alzare bandiera bianca e dare ragione ai suoi capricci adolescenziali.

I suoi outfit in campo sono l’urlo di chi vuole essere diverso da tutti gli altri. Un urlo iconico, da rockstar, tanto che Nike decide di dedicarci un’intera collezione. Lo spot pubblicitario dello swoosh vede un’inedita collaborazione tra tennis e rock, tra Red Hot Chili Peppers e Andre Agassi. “Hit the ball as loud as you can” dice Flea, celebre bassista della band losangelina.

Una giacca prestata dall’atletica leggera, pantaloncini in lycra simili a quelli dei ciclisti. Una calzatura, la Nike Air Challenge III a metà tra il tennis e la pallacanestro. Tutto questo viene illuminato da coloratissimi lampi fluorescenti: giallo, verde, rosa. La cultura punk statunitense ha colonizzato anche lo sport più nobile, Agassi è a capo di una rivoluzione stilistica e sportiva.

Durante i tornei più importanti del circuito, come durante lo US Open del 1988, Andre indossa dei singolari short in denim. Ciò che veniva visto come non convenzionale ed unico, diventa presto una vera e propria moda: il campione del Nevada ispira un’intera generazione, abbattendo i precedenti canoni stilistici e barriere espressive.

L’unico torneo a non essersi completamente piegato alla ribelle creatività di Agassi è Wimbledon, culla del tennis e della nobiltà inglesi. Dopo averlo sabotato per anni a causa dell’inflessibile dresscode bianco, decide di competere sul verde più famoso del mondo con la sua ormai celebre criniera bionda, una polo oversized ed un paio di occhiali con delle particolari lenti gialle. Uno sprazzo di ordinarietà ed obbedienza alle regole che sembra aver domato il genio ribelle di Agassi.

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Chi incarna la perfezione e l’eleganza con la racchetta tra le mani è Pete Sampras, l’antieroe agassiano per eccellenza. Una personalità mai sopra le righe, tecnica da manuale e una grande sobrietà stilistica nel rettangolo di gioco.

Il rapporto tra Sampras ed Agassi è pregno d’odio reciproco: un’amicizia utopica, quella tra una rockstar ed un’icona della nobile arte tennistica. Riuscire a far collaborare due caratteri così diversi è estremamente complicato, pensare che possano essere gli attori di uno spot che segnerà la storia del marketing sportivo è semplicemente illogico e folle. In pieno stile Nike, dove “Just Do It” rappresenta molto più di un motto, Eric King decide di ingaggiare Andre Agassi e Pete Sampras per realizzare uno spot chiamato “Guerilla Tennis”. Grazie alla sapiente regia di Spike Jonze, i due campioni escono da un veicolo in pieno centro a San Francisco e mentre Agassi inizia a piantare la rete sulla strada principale, Sampras armato di racchetta paralizza il traffico cittadino.

I due iniziano uno scambio intenso ed appassionato, radunando centinaia di spettatori incantati dal ritmo incalzante della loro pallina. Anche nel loro abbigliamento e nello stile di gioco, essi rappresentano due mondi completamente opposti: il genio creativo e non convenzionale di Agassi è nella polo a righe abbinata ad un pantalone dalle varie sfumature di blu, così com’è presente nel colpire la pallina girato di spalle, facendola passare sotto le gambe. Sampras, al contrario sfodera tutta la sua eleganza sferrando dritti precisi e potenti con la sua polo bianca.

Il tennis, da sempre uno sport da seguire in religioso silenzio durante lo scambio, stava subendo una piccola ma significativa rivoluzione capeggiata dalle sue stelle più luminose. L’ennesimo attacco all’eccessivo tradizionalismo tennistico.

Andre Agassi non è solo un atleta. Non è solo un campione. È un manifesto di libertà espressiva e stilistica con pochi eguali nella storia dello sport. Le sue urla di liberazione, concentrate nell’iconico rovescio bimane o in una polo dalle fantasie più improbabili continueranno ad affascinare ed ispirare intere generazioni.

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