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Africathletics, correre verso un futuro migliore

Siamo orgogliosi di annunciare l’inizio della collaborazione con Africathletics: il progetto culturale che, grazie all’atletica,  aiuta il progresso dei giovani malawiani

‘Run With Us, We Never Stop’. Nel claim di Africathletics sono racchiusi anima, significato e principali attori di questa virtuosa idea. La corsa e l’atletica a tutto tondo sono i veri capisaldi di questo progetto dalle molte sfacettature: da queste attività-fulcro si irradiano una serie di elementi atti allo sviluppo individuale e collettivo, come quello accademico e quello alimentare.

“La genesi del progetto risale al 2015 ed è strettamente legata alla componente sportiva”, spiega Giulia Marazzini, communication manager e consigliera dell’associazione, “Mario Pavan ed Enrico Tirel, i due fondatori di Africathletics, erano 400isti e amici di pista. Durante un meeting si sono soffermati davanti al banchetto di una ONLUS che operava in Africa e hanno deciso di affrontare la loro prima esperienza da volontari. Dopo un mese in Zambia hanno voluto proseguire il loro viaggio in Africa e sono arrivati a Monkey Bay, una piccola cittadina situata sulle sponde meridionali del Lago Malawi. Lì hanno scoperto un paradiso terrestre, un luogo magico, e hanno deciso di sviluppare un progetto incentrato sull’atletica leggera”

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Il Malawi è una stretta lingua di terra dell’Africa Sudorientale. In questa ex colonia britannica tre quarti della popolazione vive con meno di due dollari al giorno e il 12% di essa è afflitto dalla piaga della sieropositività. Qui, incorniciata dalla Grande Rift Valley, ha preso forma l’idea multidimensionale di Mario ed Enrico.

“L’atletica è l’elemento trainante del nostro progetto. È uno strumento che aiuta ad evolvere in meglio le nuove generazioni, permette loro di apprendere la necessità di una visione a lungo termine: per ottenere risultati sportivi, d’altronde, c’è bisogno di allenamento. Ogni anno diamo la possibilità a circa 200 ragazzi e ragazze di partecipare al nostro progetto, poi selezioniamo i più meritevoli in base a diversi fattori come le prestazioni atletiche e quelle scolastiche, oltre alle condizioni familiari, infine assegnamo loro delle borse di studio”

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Africathletics si è strutturata con lo scorrere del tempo, divenendo realtà sempre più in grado d’infrangere barriere secolari e allargare orizzonti culturali. Una crescita che, purtroppo, è stata alimentata da un tragico evento, la morte dell’appena venticinquenne vicepresidente Mario Pavan. La reazione a questa dolorosa perdita è stata immediata, ed ha portato molte nuove figure e volontari italiani ad unirsi al progetto.

Un progetto che nelle borse di studio vede uno strumento fondamentale per incidere sui giovani di Monkey Bay, per formarli grazie all’aiuto d’istruttori sportivi, d’insegnanti scolastici e di una corretta dieta alimentare. Elementi che, combinati tra loro, sprigionano una potenza rara, in grado di cambiare in meglio una singola vita e, di conseguenza, l’intera comunità.

“Cerchiamo di andare al passo con la comunità. Per noi è fondamentale che il progetto venga vissuto in primis dagli abitanti locali e che loro stessi lo vivano come parte integrante della comunità. Noi vogliamo che il progetto viva anche in nostra assenza, speriamo che un giorno possa addirittura arrivare ad autosostenersi. Stiamo creando gli allenatori del futuro e stiamo creando la buona società del futuro, dando la possibilità ai giovani d’imparare correttamente l’inglese, strumento necessario per accedere alla scuola secondaria. La scuola primaria del Malawi difatti vede spesso classi sovrappopolate, che arrivano a contare circa 200 bambini… Gli insegnanti parlano il dialetto locale Chichewa e, terminato il primo ciclo di studi a 8 anni, meno del 10% degli studenti può proseguire il percorso accademico a causa delle lacune linguistiche. Ecco perché noi mettiamo a disposizione corsi extra di inglese e matematica. Affrontiamo anche il problema della malnutrizione: in Malawi la terra è fertile, quindi non si può parlare di denutrizione, ma la dieta tradizionale prevede prevalentemente nshima (una polenta bianca) e cibi fritti. Con il nostro piano alimentare dimostriamo quanto sia importante anche questa componente nella maturazione dei giovani malawiani”

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La presa di coscienza del proprio corpo, della propria mente, della propria capacità comunicativa, del proprio futuro. Il lavoro di Africathletics passa anche attraverso l’esempio dei primi ragazzi coinvolti nel progetto, oggi cresciuti culturalmente, oltre che fisicamente, e divenuti testimonial ideali per convincere i più giovani a perseguire gli stessi obiettivi.

Passa anche per la ‘Conquista del Castello’, gara podistica organizzata annualmente a Feltre, il cui ricavato viene devoluto al progetto malawiano, e passa per una comunicazione dall’alto impatto visivo. Sui social Africathletics ha deciso di cambiare la classica narrazione di ONLUS e associazioni varie, proponendo contenuti estetici, volti a raccontare l’anima positiva di un progetto che è in continuo sviluppo.

“Non vogliamo comunicare tristezza o difficoltà. I malawiani vengono definiti ‘il popolo del sole’, regalano sempre gioia e sorrisi. Per questo portiamo con noi fotografi che sono in linea con la nostra idea comunicativa, le loro immagini rispecchiano il nostro pensiero e crediamo che siano un punto di forza del progetto. Come prossimo step ci piacerebbe creare una squadra di rugby a 7 femminile. Riteniamo sia fondamentale per evolvere il concetto di donna, tema storicamente delicato nel continente africano. L’importante, come sempre, sarà trattare tutto con calma e delicatezza, nel rispetto della cultura malawiana”

Per conoscere più approfonditamente e sostenere il progetto Africathletics, clicca qui. 

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Credits

Ph Davide Gaudenzi
IG @davidegaudenzi_photo
davidegaudenzi.com

Ph Federico Ravassard 
IG @federico_ravassard
federicoravassard.com

Testo di Gianmarco Pacione

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