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Safiya Alsayegh, il ciclismo ha bisogno di eroine

Giovane pioniera, giovane rivoluzionaria, intervista al volto-simbolo del UAE Team ADQ

“Mi sono sempre vista sulla bici, l’immagine delle mie prime pedalate con due rotelle stabilizzatrici è ancora impressa nella mia mente. Avevo meno di 4 anni e il ciclismo non era molto popolare negli Emirati Arabi Uniti… A dire il vero il ciclismo femminile era praticamente pari a zero”. Comincia con questa romantica diapositiva la storia di Safiya Alsayegh: la storia di una pioniera, o meglio, di una giovane pioniera contemporanea.

Dal deserto ciclistico degli Emirati Arabi Uniti 21 anni fa è sbocciata un’inattesa rivoluzionaria, una ragazza capace di far germogliare una primavera sportiva, di segnare e cambiare indelebilmente il rapporto tra una nazione e le due ruote. È l’atipico cammino di Safiya Alsayegh, l’attuale volto-manifesto del UAE Team ADQ. È la forza dirompente della passione, in grado di modificare paradigmi e costumi, tradizioni e passato, stereotipi e tabù.

Tutto cominciò casualmente, grazie ad una vecchia bicicletta e al profondo legame paterno. Tutto continua a ruotare attorno alle sensazioni delle due ruote, in una carriera da pro che sotto l’arido sole di Abu Dhabi sembrava una missione impossibile, quasi utopica, ma che negli ultimi sette anni si è invece concretizzata in un’ascesa tinta di medaglie continentali e corse internazionali, in una legacy in costruzione.

Icon Collection Juventus
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“Da giovane ho provato quasi tutti gli sport. Ero particolarmente brava nel nuoto, ho anche raggiunto risultati rilevanti a livello nazionale, ma ho dovuto abbandonare le vasche a causa dell’assenza di competizioni. Sono passata all’atletica e, grazie ad un mio compagno di squadra, ho scoperto il ciclismo. Ho chiesto subito a mio padre una bici e mi sono ritrovata a pedalare con una city bike di seconda mano al suo fianco. Era la seconda bici della mia vita. In principio ho vissuto il ciclismo come un modo per connettermi a mio padre e per alimentare il nostro legame: facevamo giri di una decina di chilometri attorno al quartiere e parlavamo di tutto. Poi ho notato sui social che una mia amica si stava allenando con la squadra nazionale, l’unico team femminile di tutto il Paese, e ho deciso di unirmi a lei. All’epoca sapevo pochissimo di questo sport, pensate che volevo partecipare alla prima gara con la bicicletta che mi aveva regalato mio padre… Per fortuna non è andata così”

La narrazione di Safiya riesce ad essere contemporaneamente leggera e matura, coraggiosa e timida, evidenziando una personalità strutturata alla perfezione, in costante equilibrio tra dolcezza, forza e consapevolezza. Perché non è facile essere Safiya, non è facile essere un’innovatrice. È in questi casi che entra in gioco un fattore determinante, ci rivela quest’atleta già campionessa nazionale, medaglia d’oro dei Paesi Arabi e bronzo nei Campionati Asiatici: il fattore familiare. E il sostegno paterno e materno può portare ad uno sviluppo individuale e generazionale, ad un processo cosmopolita di empowerment femminile, al pesante, eppure fondamentale status d’icona.

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“Mio padre ha giocato nella Nazionale di calcio degli Emirati Arabi Uniti e da grande sportivo ha sempre supportato il mio sogno. L’unica sua preoccupazione erano i miei risultati scolastici che, fortunatamente, sono addirittura migliorati dopo l’inizio del mio rapporto con il ciclismo. Mi ha sempre detto: se questo sport è la tua passione, combatti e vai avanti. Lui è una quotidiana fonte d’ispirazione, mentre mia madre tende a stare dietro le quinte, si mostra poco, ma non mi ha mai fatto mancare sostegno e affetto. Non pensavo di poter ispirare a mia volta qualcuno, ora però molte ragazze mi ammirano e voglio mostrare loro la migliore versione di me stessa. Voglio comunicare messaggi virtuosi. È una strana condizione, mi sento privilegiata e, in qualche modo, benedetta, ma anche sotto pressione e con grandi responsabilità. La bici non smette di essere un piacere, più passa il tempo, però, più mi rendo conto di avere un ruolo rilevante, di rappresentare il mio Paese e la sua evoluzione in corso, di segnare una nuova strada per tante bambine che potranno diventare atlete. Molte volte mi sento il volto del UAE Team ADQ: sono fiera di poter portare queste lettere in giro per il mondo, di mostrare i variegati colori della mia terra, così come di diffondere il verbo del ciclismo femminile. Sono convinta che il nostro sport abbia bisogno di eroine”

Safiya sorride affacciata sul Golfo Persico, elencando gli inimmaginabili luoghi che è riuscita ad esplorare grazie alle proprie gambe e alla propria abnegazione. Dal panorama pianeggiante del suo Paese alle epiche vette d’Europa, dai rapidi giri nei dintorni di casa alle gare dell’ultima stagione in dieci diverse nazioni… Questa studentessa di Graphic Design dà l’impressione di essere contemporaneamente allieva e maestra della vita, mettendo in rima nei suoi ragionamenti movimento sportivo e situazione sociale, falsi stereotipi e progressi femminili, fornendo un identikit inatteso dei suoi Emirati Arabi Uniti.

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“Il pensiero occidentale è spesso figlio di preconcetti, è il prodotto di paradigmi cognitivi che ormai sono obsoleti. Il mio Paese è cambiato e sta continuando a cambiare. È diventato aperto e tollerante. Ecco perché è fondamentale quello che stiamo facendo con il UAE Team ADQ: riusciamo a mostrare al mondo un punto di vista differente e reale sullo stato del nostro Paese. Se volete uno spaccato diverso da quello mainstream, riflettete sul fatto che il 50% dei nostri rappresentanti governativi è obbligatoriamente di sesso femminile, e tantissime donne ricoprono importanti ruoli istituzionali anche a livello sportivo. Anno dopo anno stanno aumentando le opportunità sotto ogni punto di vista. Una delle poche cose che non amo del mio Paese è l’assenza di montagne… Non sono abituata alle leggendarie salite del grande ciclismo: ecco perché ho faticato e sofferto tantissimo nell’ultimo Mondiale, ma in futuro andrà meglio… Mi sto allenando molto sul suolo europeo”

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E il futuro di Safiya sarà impegnativo e affascinante, sarà la prosecuzione di un viaggio che non vuol essere solo sportivo, ma anche culturale, sarà la somma dello sviluppo personale e di quello collettivo, plasmato dalle sue parole e dalle sue gesta. “Se vedo persone interessate alla mia vita, mi piace entrare in contatto con loro e condividere esperienze e pensieri”,conclude questa saggia ventunenne, “Il UAE Team ADQ è la piattaforma perfetta per me e per le idee che voglio diffondere. Ora voglio migliorare i miei risultati: i miei obiettivi più grandi sono una partecipazione olimpica e la vittoria di una stage race. Nel mentre continuerò ad incontrare nuove persone, nuove culture e nuovi panorami, a creare progetti di graphic design dedicati al ciclismo e a segnare una nuova via per le donne che amano questo sport e per il mio Paese”.

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